Home Smart Concrete

1. Introduzione
Per molti anni la prefabbricazione è stata considerata una modalità costruttiva di scarsa qualità. Si pensava, e in parte si continua a pensare, che gli edifici prefabbricati non siano destinati a funzioni, come quella residenzaile, destinate a mantenere inalterato il proprio valore nel tempo. Soprattutto nelle zone geografiche del mediterraneo e dell’Italia in particolare, la prefabbricazione, in particolare quella in cemento armato, è vista come una tecnica costruttiva associata agli edifici industriali e commerciali, una sorta di mortificazione delle espressività legate al sapere manufatturiero e alle capacità creative e costruttive. Questo luogo comune deriva soprattutto da motivi culturali, che riguardano il fenomeno della crescita industriale che negli anni 80/90 ha portato alla costruzione di intere aree industriali sparse in tutt’Italia e realizzate con componenti prefabbricati, con scarse attenzioni poste sulla qualità architettonica ed insediativa. Quindi nell’immaginario collettivo questa tecnica costruttiva è stata inconsciamente ricondotta ad espressioni di scarsa qualità ed efficienza energetica. E in effetti, come illustrava Guido Nardi: “Un intervento industrializzato comporta due fondamentali presupposti che contribuiscono a definire i caratteri su cui si struttura l’intervento stesso: la quantità e la serialità del prodotto” [1]
I vantaggi di ordine quantitativo (costi, tempi di costruzione) sono quelli che hanno determinato dalla fine degli anni settanta del novecento fino ad oggi il successo della prefabbricazione in cemento armato.
Negli ultimi anni si avverte una inversione di tendenza, in quanto le strutture prefabbricate si sono rivelate tra le più adatte a sposare le linee guida della progettazione sostenibile.
La tecnologia prefabbricata del legno, ad esempio, con la sua velocità di messa in opera, ha permesso il suo impiego in condizioni d’emergenza, a seguito di eventi calamitosi, sia nei casi in cui sia necessario allestire in pochi giorni delle abitazioni temporanee, sia nella successiva fase di ricostruzione (non sempre con esiti brillanti).
Quindi anche questi risultati applicativi hanno permesso alla prefabbricazione di assumere rilevanza, sostenibilità e velocità? “L’introduzione del concetto di serialità, permette un collegamento più diretto con la metodologia architettonica e con il concetto di tipo e modello sul quale viene impostata l’operazione interativa…la standardizzazione è il risultato di una attività che attraverso un continuo processo individua gradi misurabili o riconoscibili di uniformità e qualità dove si possono avere sistemi che interessano la sola struttura dell’edificio e sistemi che tendono a fornire l’edificio completo” [1]

Tutto ciò, va letto anche alla luce delle nuove esigenze e problematiche sociali, confermate dai dati (ISTAT - www.istat.it) relativi al 2015, di seguito elencati:
. Invecchiamento e inadeguatezza del costruito in genere, le città e il suo patrimonio non sono sostenibili a lungo termine e l'edilizia residenziale corrente (in forte crisi economica).
. Carenze strutturali, energetiche ed economiche, che non rispondono alle attuali esigenze di rispondenza ai bisogni di comfort e benessere
. Le percentuali legate alla produzione di edifici prefabbricati in Italia sono poco incoraggianti, raggiungono solamente il 4%, mentre raggiungono il 9% in Gran Bretagna, il 10% in Germania e addirittura il 40% in Giappone.
. La stretta creditizia da parte delle banche, oggi permette di coprire solo in media il 50% del valore degli immobili.

2. L’evoluzione dell’abitare in tempi di precarietà ed emergenza

La richiesta a livello mondiale di nuove residenze in molti contesti geografici, dovute alla crescita demografica e alle migrazioni rende sempre più attuale una riflessione sul significato contemporaneo dell’abitare. Le dinamiche che si osservano nelle nostre città sono frutto di tre differenti fattori correlati, che fanno riferimento a tendenze sociali, crisi economica ed alla particolare condizione dettata dalle condizioni migratorie, “In venti anni la presenza di persone straniere sul suolo europeo è aumentata di circa dieci volte” (ec.europa.eu/Eurostat).
Sembra evidente la necessità di un cambiamento nel concepire il progetto dell’abitazione collettiva, al fine di ottenere dei livelli di adattabilità e flessibilità maggiori accompagnate da estrema velocità di esecuzione e da elevate qualità spaziali. “L'Europa vive in una casa di proprietà, costruita prima della seconda guerra mondiale, con uno o nessun inquilino dentro e in qualche caso senza gabinetto, dove in Romania il 38% degli alloggi non hanno il bagno” (ec.europa.eu/Eurostat).
Tralasciando gli aspetti riguardanti la costruzione fisica dello spazio, è importante mettere in evidenza come la precarietà e l’insicurezza diffusa stia connotando la società europea. Si possono distinguere in tale fenomeno globale diversi livelli, in relazione alle necessità dell’individuo, che sono comuni alla condizione umana oppure determinate dal vivere nell’attuale momento storico.
Diventa imprescindibile prevedere in fase di progetto la trasformazione, il che può portare a dotare la casa di strumenti tecnologici adeguati oppure a modificarla per facilitare ì movimenti, garantendo così una sicurezza che va ad investire anche il campo psicologico, difatti una delle componenti negative dell’essere anziani è proprio la perdita della possibilità di utilizzo dello spazio domestico a proprio piacimento.
Da questo punto di vista, i progetti di Alejandro Aravena appaiono significativi; con ELEMENTAL mette in campo tutta l’abilità di immaginare architetture capaci di rispondere alle esigenze abitative di paesi in via di sviluppo o con un tasso di povertà molto elevato.
Emblematico è il prototipo di social housing che ELEMENTAL ha proposto nel 2008 in occasione della Triennale di Milano: dieci pannelli prefabbricati in calcestruzzo assemblati in sole 24 ore. A seguito di uno studio sulla relazione che intercorre fra il bisogno abitativo e le risorse economiche delle classi più povere, nasce un modulo residenziale basilare di appena 18 mq (cucina, bagno, camera da letto), più ulteriori 18 mq personalizzabili in un secondo momento da chi andrà a viverci.



Figura 1: Housing prototype Milan 2008 (www.elementalchile.cl)

Anche le dinamiche migratorie incidono notevolmente come fattore determinante sull’instabilità della società, perché aumentano il numero dei significati del termine ‘casa’, a seconda delle diverse culture, differenziando così le necessità dello spazio, che ora deve rispondere ad una gamma maggiore di usi e consuetudini. Inoltre tra gli immigrati si sviluppano forme coabitative, caratterizzate dal sovra-utilizzo degli spazi a disposizione: il soggiorno viene solitamente trasformato durante la notte, con la disposizione di letti mobili, mentre le singole brande possono essere utilizzate da diverse persone a seconda dei turni di lavoro.
Il cohousing ad esempio è un fenomeno sociale sempre più diffuso in europa, grazie all’equilibrio fra pubblico e privato, tra convivialità ed intimità, dove le parti private sono di dimensioni più limitate rispetto alla media delle normali abitazioni. Il motivo è duplice: contenere i costi complessivi dell'intervento (poiché a carico di ciascun proprietario vi è anche una quota della spesa per la realizzazione degli spazi collettivi) e cercare di favorire in questo modo un più intenso utilizzo delle aree comuni [2] (Francesco Chiodelli)
In Italia, il disgregamento delle strutture familiari e la lontananza della persona che si trova possibilmente in difficoltà, non garantiscono più il tradizionale supporto e pertanto sono sempre più utilizzati i centri di accoglienza. Come ricorda Federica Verona in ‘Milano. Cronache dell’abitare’[3].

3. Flessibilità e reversibilità come paradigma della sostenibilità?

Dalle considerazioni del precedente paragrafo, i requisiti di reversibilità e flessibilità si appaiono condizioni fondamentali, non solo per rispondere alle diverse esigenze sociali ed economiche, ma anche per realizzare processi sostenibili nel tempo.

Guardando al processo progettuale/realizzativo, per soddisfare i due requisiti, si possono configurare due modi: agire sugli elementi che si relazionano con l’ambito urbano individuandone le specificità, e dall’altra puntare alla prefigurazione di spazi neutri, per lasciare ampia libertà di manovra.
Alcuni interessanti spunti sull’argomento possono essere tratti dal network internazionale Open Building, ideato dall'architetto olandese John Habraken, Andrebbero progettati frammenti di tessuto urbano non rigidi, offrendo alle aree le potenzialità per acquisire un indubbio valore urbano, grazie a parti di esse modificabili nel tempo e immaginabili anche removibili, quando necessario.
Così facendo la città diventerebbe un organismo sviluppabile e pronto a ricevere gli inevitabili “upgrades” di cui avremo sempre bisogno [4] (Stephen Kendall) Sarà questa la strategia che si illustrerà di seguito in un caso studio di modulo abitativo sviluppato in collaborazione con una azienda di prefabbricati in cemento armato, nonchè lo sviluppo di una ricerca all’interno della Scuola di Architettura e Design di Ascoli Piceno (UNICAM).



Figura 2 - SMEASY Home2 (assemblato in stabilimento), SAAD, Unicam, 2015

Il progetto di questo sistema modulare si pone come obiettivo non solo di garantire ottime prestazioni meccaniche, ma anche di efficienza energetica, dovuta al materiale, alla qualità della lavorazione che può avvenire solo in


stabilimento e alla interazione con gli elementi di chiusura orizzontale e verticale. La sfida è quella di realizzare un sistema costruttivo il cui risultato finale sia quello di essere in grado di rapportarsi ai più importanti protocolli di certificazione ambientale (LEED e BREEAM). Oltre a ciò la proposta vuole rispondere in pieno alle esigenze dell’utente, offrendo un grado di comfort globale, con livelli di semplicità, di esecuzione e prestazioni superiori a quelle raggiunte con la tradizionale costruzione in opera. Il progettista assume in questo processo il ruolo di coordinamento dell’opera nelle sue diverse fasi, coadiuvando i singoli utenti a gestire con libertà lo spazio abitativo e di personalizzarlo a suo piacimento, anche in relazione alle disponibilità economiche.
L’obiettivo è quello di sviluppare una serie di nuove composizioni, a partire dal reimpiego di materiali di scarto opportunamente valorizzati, che siano funzionali per sia alla realizzazione di elementi portanti strutturali sia per pannelli/elementi di completamento con possibile impiego per rivestimenti esterni. Il notevole vantaggio conseguito sarà duplice: da un lato il superamento di problematiche tecniche ed ambientali caratterizzanti la produzione attuale, dall’altro la possibilità di creare forme con facilità di assemblaggio.
Tali materiali dovranno permettere una certa versatilità e duttilità di impiego in relazione alla necessità di progettazione nonché rispondere alle tradizionali esigenze del mercato come: costo, qualità, performance isolanti, funzionalità e rispetto delle normative in materia.

4. Smeasy home (smart and easy prefab for home)

4.1 Sistema Smeasy Home
La ricerca effettuata sul modulo abitativo in cemento prefabbricato, esprime al meglio il concetto di insediamento programmabile, il cui utilizzo è legato ad eventi previsti e possibilmente programmati come, alloggi di emergenza, alloggi turistici, alloggi privati ed alloggi per social housing.
. Alloggi di emergenza: servono per garantire nel lungo periodo condizioni di vita confortevoli per utenti di qualsiasi età e condizione di salute, oltre che per il crescente bisogno di avere alloggi per rispondere alle esigenze di abitazioni per i migranti.
. Alloggi turistici: è possibile utilizzare il modulo singolo, progettando una migliore integrazione con il contesto attraverso il design personalizzato degli elementi di tamponatura.
. Alloggi privati: il sistema modulare può essere impiegato anche alle abitazioni isolate (economiche e funzionali), fornendo tutti i comfort di un’abitazione costruita in opera, con spazi personalizzabili e multifunzionali.
. Alloggi per social housing: risolve tutte quelle situazioni di disagio legate alla crisi economica, che impedisce di avere un'abitazione nella quale è possibile vivere con un sufficienti standard di qualità della vita.

Il modulo abitativo in cemento armato prefabbricato denominato SMEASY HOME, ha l’ambizione di ottenere quelle che sono le caratteristiche di flessibilità e reversibilità trattate in precedenza, attraverso 5 punti fondamentali.

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Articolo tratto dagli Atti del CONCRETE 2016 - Architettura e Tecnica