DIGITAL&BIM ITALIA 2017: all'Origine di un Eco-Sistema?

DIGITAL&BIM ITALIA si è concluso a Bologna nella serata del 20 Ottobre 2017 segnando probabilmente l'inizio di un processo dai significati tutti da scoprire: e magari anche da inventare.
DIGITAL&BIM ITALIA si colloca, quindi, in un circuito continentale che annovera il BIM Summit in Spagna, la Digital Construction Week nel Regno Unito, il BIM World in Francia e in Germania: ma una analoga manifestazione si è tenuta in Belgio nello stesso mese di Ottobre 2017 e un'altra avrà luogo in Russia nel Novembre 2017.
Sull'esito positivo dell'evento non compete assolutamente pronunciarsi allo scrivente, essendone parte in causa, ma quel che di positivo si sia potuto rinvenire dallo stesso si deve decisamente ascrivere a due soggetti: l'uno, «individuale», l'ente organizzatore felsineo, coi suoi collaboratori esterni, a esclusione, naturalmente, del sottoscritto, l'altro, «collettivo», l'insieme dei relatori nella conferenza internazionale e nelle arene, degli espositori e, infine, del «pubblico» degli operatori e degli studenti.
A questo proposito, da un lato, il primattore di una manifestazione di questo genere, per gli operatori della Domanda e dell'Offerta Digitalizzata, è stata l'inclusività, il ritrovarsi tutti assieme.
Ciò, ovviamente, non genera ancora una nozione strutturata di sistema, ma ne pone forse le basi, anche grazie alle realtà associative che, con diverse finalità, anzianità e ambiti erano presenti.
Il sentiment e il mood, per usare un vocabolario non autoctono, insomma, apparivano favorevoli, costituendo l'asset principale dell'iniziativa.
Sarebbe, infatti, indispensabile che il Settore della Costruzione e dell'Immobiliare, prima ancora che con una, pur necessaria, piattaforma tecnologica, si presentasse ai decisori politici e alle istituzioni finanziarie con un ecosistema identitario, che richiedesse politiche a lungo termine e proponesse strategie di medio periodo, reagendo agli stimoli contenuti nel messaggio che il Signor Ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti ha generosamente voluto indirizzare ai vertici dell'ente fieristico in occasione di DIGITAL&BIM ITALIA.
Tra l'altro, la manifestazione di interesse che i visitatori hanno esplicitamente espresso colla loro folta e, soprattutto, intensa partecipazione permette di intravedere le potenzialità di un mercato che, parafrasando un illustre uomo politico bolognese, non lontano dal dossettismo caro anche all'autore, si potrebbe definire «adulto», avviato oltre gli obblighi legislativi per la Domanda Pubblica e indirizzato pure verso la Domanda Privata.
Appunto, il «pubblico»: è palese, in effetti, per coloro che frequentano la community internazionale della Digitized Built Environment Industry che la sfida si giochi nel doppio passo tra innovazione incrementale e innovazione radicale, secondo due direttrici, l'una inferiore, l'altra superiore, destinate, addirittura obbligate, a trovare un delicatissimo punto di convergenza.
A questo proposito, però, con riferimento a Bologna Fiere, si può dire che non per caso, negli stessi luoghi, sia pure con altri protagonisti, si stia ripetendo, esattamente negli stessi termini, quantunque con tecnologie auspicabilmente più abilitanti, la parabola della cultura industriale nel Settore delle Costruzioni che, a partire dagli Anni Sessanta, ha dato vita al SAIE.
In un certo qual modo, quella parabola, non lineare, sta facendo sì che la dislocazione semantica che, a un certo punto, aveva sostituito la parola «industrializzazione» col termine «innovazione», registri un ritorno alle origini, che obblighi, per il SAIE 2018, a giocare sulle dicotomie e sulle paradossalità tra Analogico/Digitale, Materiale/Immateriale, Tradizionale/Innovativo.
Per quanto ciò, dal punto di vista familiare di chi redige queste povere note sia suggestivo (aggiungendosi, in parte, una testimonianza oculare e una frequentazione infantile di quei luoghi e di quegli attori), occorre, al di fuori di pur commoventi nostalgie, fare attenzione a non ripeterne gli errori che sono consistiti, a mio parere, essenzialmente in due fattori:
1) avere privilegiato dell'industrializzazione (di allora) le componenti essenzialmente epifenomeniche e nominali, trascurandone l'essenza, esattamente come sta ora accadendo per la quarta rivoluzione industriale;
2) sottovalutare la natura e la riluttanza del Mercato della Costruzione e dell'Immobiliare che, in definitiva, di quell'intento riformatore ha successivamente assimilato alcuni portati, con una resilienza che, infine, ha, tuttavia, condotto a porre le basi per la cause strutturali della crisi recessiva della metà degli Anni Duemila.
Ecco, ritorniamo, in conclusione, al «mercato»: è lapalissiano che tutto ciò che abbia a che fare colla digitalizzazione sia sinonimo di «trasformazione», secondo un réfrain ormai divenuto ossessivo, ma il cambiamento richiede la consapevolezza di una transizione che non ignori le caratteristiche originali e originarie degli attori.
Idealmente, quello che di positivo possa essere scaturito da DIGITAL&BIM ITALIA, in termini di grave responsabilità, obbliga gli organizzatori, ma anche gli espositori, a supportare, a orientare gli operatori nel difficile cammino della transizione.
Iconicamente, si tratterebbe di andare incontro individualmente a ciascuno dei visitatori, considerarlo per le proprie specificità, riconoscerlo per quello che oggi è, visitatore oppure nativo digitale, impregnato di cultura architettonica o ingegneristica o immerso nel produttivismo laborioso.
Quale è, allora, la scommessa più grande per DIGITAL&BIM ITALIA, intesa come lo sforzo corale che ha inteso essere? Riconoscere il visitatore, ma anche aiutarlo a riconoscersi in una nuova identità che, al momento, ci appare e gli sembra con-fusa.
Come farlo? Anzitutto, evitando di replicare se stessa, ammettendo che trovarsi nel «luogo giusto» al «tempo giusto» vuol significare nella contemporaneità evolversi rapidamente per non divenire utopici o distopici, per non fare sì che, come accaduto a molte serie televisive di fantascienza, quel futuribile non divenga, nei suoi immaginari e nelle sue icone, testimonianza di un passato storicizzato.
Secondariamente, dilatando i tempi, ancora una volta il fattore temporale irrompe, puntuale, nello spazio evolutivo dei tragitti che intercorrono tra un evento e quello successivo.
Serve, pertanto, la grande modestia di chi sa che per persuadere gli operatori a mettersi in gioco occorre non solo attrarli in un luogo fisico per poche ore, ma anche raggiungerli, foss'anche solo digitalmente, nel proprio vissuto quotidiano, parlare un linguaggio che sia proprio di ciascuno di essi.
Occorre un grande discernimento: citando, ovviamente pour cause, Ignazio si può dire che «mucha sabiduría unida a mediana santidad es preferible a mucha santidad con poca sabiduría».