Il Teleriscaldamento in Italia e gli inquinanti locali: considerazioni su innovazioni tecnologiche

La foto dallo spazio dell’astronauta Nespoli ha fatto il “giro del mondo”. La pianura padana è coperta da una coltre di smog. I sindaci si appellano al buon senso dei cittadini invitandoli a non accendere i riscaldamenti. Da Torino all’Adriatico la situazione è critica.
Le polveri sottili hanno “sforato” i limiti massimi per troppi giorni, l’aria è irrespirabile, l’atmosfera nei centri urbani è giallognola. Si tenta di bloccare il traffico veicolare dei motori diesel…
Oltre al traffico veicolare, il settore del riscaldamento, precipuamente nei periodi invernali, ha un ruolo significativo nella produzione di emissioni inquinanti locali che contribuiscono a peggiorare la qualità dell’aria.
Infatti studi recenti sia europei che nazionali, basati su costanti rilevazioni sulla qualità dell’aria a livello locale, hanno riscontrato concentrazioni di inquinanti atmosferici e composti tossici, ancora troppo elevata, nonostante la revisione delle norme in materia di emissioni sia per gli impianti industriali che per il parco autoveicolare.
Secondo il rapporto 2014 della Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) le emissioni primarie di particolato da edifici sono da due a tre volte maggiori di quelle da trasporti. Per quanto riguarda le emissioni di NOX, precursori del particolato, sia il riscaldamento che il traffico contribuiscono in egual misura .
Il peso quindi del riscaldamento domestico in particolar modo per quanto riguarda il particolato (PM), gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e le diossine (PCDD-PCDF) è notevolmente rilevante rispetto al traffico veicolare ed alle emissioni industriali.
Fra questi studi interessante è la recente indagine, svolta nel 2016 da Innovhub - Stazioni Sperimentali per l’Industria: “Studio comparativo sulle emissioni da apparecchi a gas, GPL, gasolio e pellet”.
L’obiettivo dello studio era analizzare l’impatto di singole tecnologie per la produzione di riscaldamento domestico confrontando fra loro i fattori di emissione.
“Se da un lato il progresso nella tecnologia ha portato alla produzione di apparecchi e impianti intrinsecamente più efficienti e meno inquinanti, dall’altro si sono prodotte ed in parte favorite o incentivate delle transizioni dagli effetti ambivalenti o globalmente negativi sul piano ambientale. In quest’ottica va considerato il processo di fuel switching dai combustibili liquidi (olio combustibile e gasolio) verso quelli gassosi (gas naturale e GPL), ma contestualmente anche verso la biomassa solida e ugualmente va considerata la progressiva transizione da impianti centralizzati a impianti mono-famigliari” .

Senza entrare nel merito delle analisi svolte dallo studio, molto interessanti, passando direttamente alle conclusioni si riscontra la conferma della supposizione precedente.
Infatti dalla figura seguente, che analizza i fattori di emissione per il PM, reperiti in letteratura o direttamente ricavati nella sperimentazione di questo studio, si riscontra come il gas naturale ed il gasolio impattino meno della legna e del pellet, ma abbiano uguale misura, fra loro, nell’impatto. I loro fattori di emissione sono assolutamente confrontabili.


Figura 1 - Fattori di emissione per il PM reperiti in letteratura o direttamente ricavati nella sperimentazione di questo studio

Fra i combustibili gassosi ed il gasolio da un lato ed il pellet dall’altro si nota un incremento progressivo di due ordini di grandezza nelle emissioni di PM.


Figura 2 - Fattori di emissione per gli NOx reperiti in letteratura o direttamente ricavati nella sperimentazione di questo studio

Per gli NOX la considerazione è ancora più stringente.

Lo studio conferma che anche apparecchi a biomassa di gamma medio/alta contribuiscono in modo sostanziale alle emissioni inquinanti del settore domestico in special modo per quanto riguarda il particolato. Considerazione, del resto già anticipata, seppur in modo molto meno analitico, dallo studio svolto da ENEA nel 2015 in “Gli impatti energetici e ambientali dei combustibili nel settore residenziale”.
Ma ai fini della nostra analisi quello che è interessante è soprattutto l’invarianza dell’uso dei combustibili gassosi rispetto a quelli liquidi sull’emissione del particolato. Perché ci interessa ciò perché fra le tecnologie alternative ad una rete di teleriscaldamento dal punto di vista emissivo possono essere trattati in pari modo.
Partendo dai risultati di un recente studio degli effetti degli inquinanti sulla salute umana, a cura dell’Organizzazione mondiale della sanità (REVIHAAP), e da importanti dati, sulla cancerogenicità del particolato, pubblicati dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) che ha classificato il particolato come cancerogeno accertato per l’uomo, il progetto EPIAIR ha analizzato le ricadute sanitarie stimabili per l’esposizione ai livelli di inquinamento atmosferico registrati nelle aree urbane.

Le conclusioni del progetto portano alle seguenti considerazioni:

• La letteratura epidemiologica dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che l’esposizione all’inquinamento atmosferico comporta effetti avversi sulla salute delle popolazioni.
• Si osservano effetti avversi di tipo cardiovascolare, respiratorio e neoplastico.
• Gli effetti sanitari a breve termine non possono essere considerati semplici anticipazioni di eventi che si sarebbero comunque verificati, ma rappresentano un rischio aggiuntivo per la salute in termini di aumento di mortalità e morbosità.
• Di fianco agli effetti sanitari a breve termine vanno considerati quelli a lungo termine con i rispettivi periodi di latenza tra esposizione ed effetto sanitario.
• Gli effetti a lungo termine sono di un ordine di grandezza maggiore degli effetti a breve termine.

Il progetto EpiAir2 invita quindi in conclusione le autorità amministrative a tener conto delle evidenze epidemiologiche e tossicologiche presentate al fine di tutelare la salute dei cittadini.

Ed il resto d’Europa com’è messo? Siamo nella stessa situazione oppure peggio?

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