Gli Spiriti del Sistema (delle Costruzioni)

In questi giorni si sono tenute le sessioni annuali di valutazione nel Programma Dottorale ABCPhD del Politecnico di Milano, che è un corso che, sotto il coordinamento attento di Enrico De Angelis, annovera circa un centinaio di candidati, italiani o meno.

Si tratta certo di un caso significativo, ancorché rappresentativo di una condizione che vivono, in virtù della legislazione vigente, molti dipartimenti e molti atenei, condizione che non pochi hanno censurato nel senso che si tratterebbe di convivenze forzate ed eterogenee tra saperi e tra culture differenti.

Eppure, al di là delle opinioni personali e partigiane, tutte ovviamente legittime, esattamente come si è verificato recentemente per DIGITAL & BIM ITALIA, il valore, in primo luogo, simbolico ed emozionale delle iniziative oggi, nel Nostro Paese, dipende in gran parte dalla possibilità di ritrovarsi separatamente o meno, da parte di accademici o di operatori, in luoghi e in occasioni che riuniscano.

Ciò si deve essenzialmente, a mio avviso, a due fattori: il disorientamento che la lunga crisi recessiva ha comportato e la necessità, nell'Era Circolare e Digitale, di aggregare, di condividere, di mettere in relazione.

Ecco, è palese come mettere in rapporto i soggetti non significhi implicitamente metterli a sistema; sfortunatamente, infatti, lo spirito di sistema che ho rinvenuto altrove, segnatamente in Francia, pur col beneficio d'inventario, all'interno del Projet National MINnD non si può inventare, deriva da una storia secolare di una nazione e, in quel caso, vede i grandi attori del settore delle costruzioni agire secondo economie di conoscenza e di scala (come dimostra il solo leggere la mailing list dei destinatari delle comunicazioni all'interno del programma di ricerca quadriennale).

Non solo; in quell'ambito, tutto sommato, anche i rapporti tra le istituzioni (considerando anche le grandi aziende come tali) sono di reciproca legittimazione.

In un contesto in cui, al contrario, la polverizzazione prevale da sempre non è lecito attendersi una simile evoluzione, ma il ritrovarsi assieme inizia, come si è detto, ad acquisire un valore, a generare un valore, anche se i gerghi, le mentalità, le convenienze restano spesso irriducibili e contrapposti.

A oggi il divario che separa il mondo dell'Accademia da quello delle Professioni e delle Imprenditorialità resta ingente, così come le seconde stentano ad assumere atteggiamenti sistemici, faticano a ragionare in termini di filiera, di catena: della fornitura come del valore.

Tutte le prove di forza che possano intercorrere tra di esse mettono in scena, di fatto, elementi forti di debolezza e di timore, perché la Transizione, da qualunque punto la si guardi (tecnologico, finanziario, juslavoristico, organizzativo), come si è detto innumerevoli volte, appare insidiosa, minaccia le identità che, di conseguenza, si ribellano cercando affannosamente di riconfermarsi integre.

Tutti gli iati che si riscontrano nell'Accademia cosi come nell'Operatività, all'interno di esse e non solo tra di esse, non sono destinati a scomparire facilmente né rapidamente, tanto più, o a causa di, che non si intravedono politiche o strategie industriali per il comparto, che seguita a presentarsi in ordine sparso e antagonistico.

Ma sarebbe miope non rilevare che alcuni embrioni di sistemicità sorgano, probabilmente meno per merito dei soggetti, maggiormente a opera di confini tra tematiche che si affievoliscono e di interazioni che si accentuano.

Parlare di Nuova Industrializzazione, allora, non significa veramente discorrere di Off Site o di altro, bensì ammettere che una Cultura Industriale, foss'anche inverata da micro organizzazioni artigiane in riferimento a micro committenti, vive di relazioni, di intermediazioni e di disintermediazioni, sempre più digitalizzate, tra gli elementi, costringe le entità, per il solo fatto di essere costrette a relazionarsi, a mutare lentamente i proprio punti di vista e sinanco la propria natura.

Questa della Transizione è una tessitura paziente, è una narrazione articolata che, in parte, stride con la natura che si vorrebbe sconvolgente del cambiamento, che è, per molti versi, radicale, rivoluzionario.

Ma, come si evinceva da un recente dialogo con Tyler Goss e con Randy Deutsch a proposito di un tema di tendenza, almeno nell'immaginario, come l'Intelligenza Artificiale nel settore, il suo battage giunge al culmine nel momento stesso in cui essa appare, in termini di implementazione rigorosa e diffusa, piuttosto remota.

In definitiva, molte dissertazioni dottorali, pur di grande interesse prospettico, sono, in ambito nazionale così come internazionale, in cerca di un contesto (per esse, non a caso, si parla sovente di piattaforma, di struttura, di metodo), mentre i racconti professionali e imprenditoriali sono spesso, al termine della recessione strutturale, privi di una trama.

E' difficile immaginare che una Accademia non di rado in cerca di referenzialità, di referenti, possa incontrarsi senza difficoltà con una Operatività convinta di non potersi davvero permettere un futuribile a causa del ridimensionamento del mercato domestico e delle sempre maggiori difficoltà nel competere nel quotidiano.

In questo frangente, i mezzi di comunicazione, colla frammentarietà delle notizie periodiche, ci restituiscono un quadro di micro conflittualità endemico, che ultimamente ha finito per coinvolgere anche l'Accademia, non a caso, nel momento in cui essa, a torto o a ragione, pretendeva, in quanto istituzione, di scendere nell'agone del mercato, sostanzialmente diffidente nei suoi riguardi (a causa di quella carenza forse di reciproco rispetto istituzionale sostanziale menzionato precedentemente) sia per acquisire maggiore familiarità collo stesso sia per raccogliere provviste finanziarie venute meno altrove.

Nonostante ciò, quegli embrioni di colloquio, quei luoghi di raduno fanno sperare che, nel prossimo futuro, sia possibile proporre qualche tratto più incline all'Esprit de Système, a patto che si segua un filo logico del discorso tutto improntato alla definizione del sistema, appunto, delle convenienze: reciproche.

Prof. Arch. Angelo Ciribini
DICATAM, Università degli Studi di Brescia