CNI: Solidarietà ai componenti della Commissioni Grandi rischi

24/10/2012 1472

Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, pur non commentando l’operato della magistratura, rileva che la sentenza apre scenari critici per tutti coloro che nel nostro Paese, a vario titolo, si assumono responsabilità in tema di sicurezza.


“Esprimo tutta la solidarietà, anche a nome dell'intero Consiglio Nazionale che rappresento, ai colleghi e ai professori della Commissione Grandi rischi per la sentenza de L'Aquila". Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, non intende commentare l'operato della magistratura ma certo rileva che la sentenza apre scenari molto critici, per non dire drammatici, per tutto il sistema di coloro che, a vario titolo a livello istituzionale e non, si assumono continuamente forti responsabilità in tema di sicurezza.
Ciò che è accaduto nel territorio aquilano va addebitato a chi ha ostacolato l'introduzione del certificato di vulnerabilità sismica dei fabbricati, la microzonizzazione idrogeologica e sismica del territorio e più, in generale, a chi, tacendo, si è di fatto opposto ad un processo di conoscenza della vulnerabilità' in senso lato di edifici ed infrastrutture.
Chi non ha mai scelto di avviare una seria politica di prevenzione e messa in sicurezza degli edifici e delle infrastrutture nel nostro Paese e' il vero responsabile dei danni derivanti dagli effetti di un sisma che si può prevedere con certezza, con il livello attuale di conoscenze, in termini di “dove” e di “quanto forte” ma non in termini di “quando”.
Da tanto tempo gli ingegneri italiani stanno lanciando un grido d'allarme sulla necessità di mettere in sicurezza il patrimonio edilizio esistente. Un patrimonio che risale, per oltre il 64 per cento, agli anni 70 e quindi costruito non sulla base delle nuove norme antisismiche.
E se le esperienze del passato possono aiutare a costruire un futuro dalle basi più solide il Presidente Zambrano rilancia sulla necessità di avviare finalmente un piano mirato di prevenzione e “messa in sicurezza” nazionale, che passi per l'obbligatorietà del certificato di vulnerabilità sismica dei fabbricati, per la de fiscalizzazione delle spese per chi avvia processi di miglioramento o adeguamento sismico, per la stipula di polizze assicurative contro il rischio sismico. Affinché in Italia possa crescere davvero, a partire dall'esperienza drammatica dell'Aquila e più recentemente dell’Emilia, una nuova cultura condivisa e diffusa della sicurezza dell'abitare e del vivere le case ed il territorio.

Roma, 22 ottobre 2012