CRESME: nel 2012 meno 7,4% nelle costruzioni

13/11/2012 1434

«Per il settore delle costruzioni quest'anno andrà peggio di come potessimo immaginare nelle più pessimistiche previsioni e andrà peggio di quanto preveda la contabilità nazionale».
Il Cresme, il più autorevole istituto di ricerca per il settore dell'edilizia, ha presentato venerdì 9 novembre il proprio Rapporto annuale con una stima di caduta degli investimenti nel 2012 del 7,4% e una previsione ancora negativa per il 2013 (-2,2%). Nel 2012 il mercato si ferma a 136,9 miliardi di investimenti in costruzioni cui vanno aggiunti 12,5 miliardi per gli impianti di energie alternative e 36 miliardi per la manutenzione ordinaria. «Il settore - ha spiegato l'amministratore delegato di Cresme Ricerche, Lorenzo Bellicini - è allo stremo, come un pugile che va al tappeto per la seconda volta dopo il primo ko del 2009. A questo punto, chi sta fermo è perduto. Le imprese devono ridisegnare le proprie strategie con l'innovazione, l'orientamento all'export, la scoperta di nuovi mercati. E le politiche pubbliche devono sostenere il settore nel traghettamento verso un mercato nuovo. Servono un piano di manutenzione straordinaria del territorio, sostegno al project financing e alla riqualificazione, un quadro favorevole all'innovazione. Se questo non avverrà subito gli effetti sulle imprese e sull'occupazione stavolta saranno drammatici».

Per il CRESME l'uscita dal tunnel si vedrà forse nel 2014, ma a quel punto bisognerà rassegnarsi a un mercato edilizio strutturalmente più piccolo e pesantemente «riconfigurato», ammesso che la difficile transizione approdi a un nuovo equilibrio.

Il numero di permessi di costruzioni che si prevede che quest'anno siano rilasciati, così come l'accelerazione negativa dimostrata in questi ultimi mesi sulla produzione di alcune materiali, porta Ingenio a pensare che la valutazione del CRESME sia purtroppo ottimistica, anche se supportata dall'enorme numero di informazioni e dati che vengono elaborate.