Debiti PA, le osservazioni di Confprofessioni

20/04/2013 2052

Confprofessioni ha accolto con favore l’emanazione del Decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, con cui il Governo ha sbloccato il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione, allentando i vincoli del patto di stabilità interno, ed ha ripreso il processo di certificazione e compensazione dei crediti vantati dai privati con la Pubblica Amministrazione.


Il provvedimento si inserisce nell’ambito di un complesso di interventi normativi volti a dare concreta attuazione alle problematiche connesse ai ritardi dei pagamenti nelle transazioni commerciali, affrontate a livello comunitario con l’adozione della Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 2000/35/CE del 29 giugno 2000, recepita nell’ordinamento nazionale con il D.Lgs. n. 231 del 2002, e sostituita dalla più recente direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 2011/7/UE, a sua volta recepita con il D.Lgs. n. 192 del 2012.

In Italia, nel luglio 2012 sono entrati in vigore i decreti ministeriali del 22 maggio 2012 (per gli Enti statali) e del 25 giugno 2012 (per le Regioni, Enti locali ed Enti del SSN) attuativi dell’art. 9 del Decreto-legge 185/2008, regolante la certificazione dei crediti verso la Pubblica Amministrazione, finalizzata a favorirne lo smobilizzo presso il sistema finanziario e la compensazione dei crediti certificati con debiti iscritti a ruolo (quest’ultima disciplinata dal Decreto-legge 31 maggio 2010 n. 78 e dalla Legge 94/2012 di conversione del Decreto-legge 52/2012).

L’odierno provvedimento recepisce l’orientamento del Consiglio Europeo del 14 marzo 2013 che ha indicato, tra l’altro, nel pagamento dei debiti pregressi della Pubblica Amministrazione la leva specifica su cui operare. Si consideri, infatti, la misura allarmante dell’esposizione debitoria del settore pubblico: lo stesso dato fornito dalla Banca d’Italia – che ha quantificato il debito delle PA in essere al 31 dicembre 2011 in 90 miliardi di Euro1 – appare sottostimato, perché tiene conto soltanto dei crediti vantati dalle aziende medie e grandi, mentre non considera i crediti di minore entità individuale ma diffusi su larghissima scala, di piccole imprese e singoli professionisti.

Benché l’impegno finanziario avrebbe potuto essere da subito più incisivo, la misura rappresenta anzitutto il segnale di un doveroso rispetto degli impegni sottoscritti dallo Stato con i suoi cittadini, nonché, nell’attuale fase recessiva dell’economia italiana, un utile strumento di sviluppo e ripresa. Ciò nonostante, è nostra opinione che il provvedimento debba essere perfezionato, affinché rappresenti effettivamente una misura economica di sviluppo e crescita in grado di incrementare la produzione e l’occupazione. Con il presente documento Confprofessioni intende, dunque, richiamare l’attenzione su alcune criticità presenti nel testo normativo che potrebbero essere superate in sede di conversione parlamentare.

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