INGEGNERI E ARCHITETTI DONNE: sono discriminate ? sì, è vero, dallo Stato

17/09/2013 1674

Pubblicato oggi sul sito di CONFPROFESSIONI una news che ripende un'attività del ministero del Lavoro.
Il Ministero ha identificato i settori e le professioni ad alto tasso di disparita' e ha previsto l'arrivo incentivi alle assunzioni di donne per architetti e ingegneri.

 

La news di CONFPROFESSIONI:

Ingegneri, architetti e professioni tecniche in campo scientifico, ingegneristico e della produzione rientrano tra le professioni caratterizzate da un alto tasso di disparità di genere. È quanto ha definito il ministero del Lavoro con due decreti interdipartimentale del 2 settembre scorso, che hanno individuato per il 2013 e il 2014 i settori e le professioni, limitatamente al settore privato, caratterizzate da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna, ai fini dell'applicazione degli incentivi all'assunzione previsti dalla legge Fornero.
Nel rispetto dal regolamento n. 800/2008 della Commissione Ue del 6 agosto 2008, che fa riferimento ai settori e alle categorie di lavoratori svantaggiati, l’incentivo si applica alle assunzioni di donne di qualsiasi età, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali europei.
Ogni anno il ministero del Lavoro, di concerto con il ministero dell’Economia, individua i settori e le professioni che possono beneficiare gli incentivi sulla base delle elaborazioni effettuate dall’Istat in relazione alla media annua del 2012. Nello specifico, il tasso di disparità medio è stato rilevato, per l’anno 2012, a quota 10,2%. La soglia sopra la quale una professioni è caratterizzata da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media del 12,7%. Nel 2012 il tasso di disparità per ingegneri, architetti e professioni assimilate ha toccato quota 65,5%.

http://www.confprofessioni.eu/news.jsp?idPagina=12278#sthash.BBVabqtR.dpuf 

 

Un nostro commento

A titolo personale non credo ne nelle quote rosa ne negli incentivi.

Nel mio corso di laurea vi erano donne più brave e donne meno brave del sottoscritto. Ho collaborato con compagne di corso, e successivamente ho lavorato sotto la direzione di donne o dirigendo delle donne. Spesso si dice che le donne abbiano un carattere particolare, ma nel lavoro ho avuto rapporti con "caratteri particolari" sia maschili che femminili.

Le donne su luogo di lavoro sono risorse come lo sono gli uomini, e il loro valore non sta nel sesso di appartenenza ma nelle singolari qualità che ognuna di esse sa esprimere, esattemente come gli uomini.

Dove è allora il problema: la donna resta incinta ? si, è vero, ma in genere una o due volte in un rapporto di lavoro che può durare tanti anni. Per di più nella mia vita lavorativa mi è capitato di vedere più assenze maschili per infortuni nei campi da calcetto che di donne per maternità. No il problema sta nel fatto che viviamo in una società ipocrita.

Diamo gli incentivi per assumere le donne, ma non creiamo un sistema che consenta a una donna con i figli di poter lavorare serenamente e profittevolmente. E questo gli imprenditori lo sanno e lo temono, e quindi fregandosene degli incentivi continuano a discriminare. E molte donne non riescono a realizzare percorsi di carriera pari a quelli degli uomini perchè nel cors odella carriera hanno dovuto sacrificare il lavoro in nome di altro.

Facciamo una veloce fotografia del sistema in cui devono operare le donne.I nostri asili e le nostre scuole chiudono il pomeriggio troppo presto, e se non ci sono i nonni ... i professori danno una marea di compiti, così anche il tempo a casa si trasforma in compiti/assistenza (quante volte ho sentito madri raccontare i temi che hanno fatto per i figli ...) ... le scuole finiscono a metà giugno e, fino a metà settembre, i figli dove stanno ? ... finita la scuola i figli chi li porta a fare sport ? le classi sono super affollate: una settimana su tre all'asilo i bimbi stanno a casa per malattia, e chi li segue ?

Potrei fare tanti esempi, ma l'obiettivo è unico: far capire che la lotta alla discriminazione non si combatte con gli incentivi, non è qui il problema e le donne non ne hanno bisogno. La lotta si combatte costruendo una società a misura di famiglia, dove la scuola inizia alle 8 e finisce alle 18 perchè dopo le lezioni c'è la possibilità di fare sport e il momento di studio in comune. E poi basta, i figli tornano a casa e stanno con le famiglie. La scuola è programmata per 11 mesi l'anno, ovviamente tenendo conto delle esigenze ricreative degli studenti, ma dando la possibilità alle famiglie di continuare anche a lavorare normalmente. Dove la spesa si ordina via Internet, dove le visite mediche si prenotano sempre via WEB, dove i pediatri sono disponibili anche il sabato ...

Potrei estendere questi ragionamenti ad altri ambiti, e non solo limitarli all'impegno dei figli, perchè non sono sole le donne con figli a dovere pagare il prezzo di uno stato che non si occupa di loro. Un esempio: ho lavorato per anni all'EUR e, anche allora, avevo l'abitudine di lavorare fino a tardi. Alle 9 di sera andare a piedi fino alla metropolitana, in quartieri "vuoti" mette paura anche a Rambo. Una donna che deve competere con gli altri, che ha deciso di non volere una famiglia per realizzare un sogno di carriera, deve mettere a rischio la propria sicurezza per raggiungere questi obiettivi ?

In sostanza, siamo convinti che la parità dei diritti, così come la lotta all'aborto, alla droga, alla disoccupazione, non si realizza con strumenti finanziari, ma solo attraverso una revisione sociale della nostra società.

Gli incentivi sono utili ? SI', a chi vuole dimostrare di aver fatto qualcosa, quando invece non ha fatto ancora nulla. Cambiamo la società, forse allora gli incentivi potranno essere un supporto "aggiuntivo".

 

Andrea Dari

Editore di INGENIO

 

PS. Mia madre, pagava un maestro per stare a casa per fare le supplenze e prendere punti. Quando ha avuto il posto si è ammalata di cancro. Troppi mesi per attendere una visita, troppi mesi per una operazione. Troppi anni passati senza di lei. Non voglio altri martiri per cambiare questo paese.