Costruire in zona sismica. "La pianificazione detta tempi e modi per costruire in sicurezza"

26/09/2013 2462

Intervista esclusiva di Edilio a Paride Antolini, Coordinatore della Commissione Grandi Eventi del Consiglio Nazionale dei Geologi, presente a SAIE 2013.
“Sapere che un’area è sismica, sapere come si comporta e come si deve costruire è fondamentale. La pianificazione detta i tempi e i modi secondo i quali occorre costruire per la sicurezza del territorio e soprattutto del cittadino.” 

 

Il sisma del maggio 2012 ha portato alla luce fenomeni fino a quel momento quasi ignorati, come la liquefazione dei terreni.

Se si esclude il rischio vulcanico tutti i rimanenti rischi interessano il territorio dell’Emilia-Romagna, avendo quasi il 20% del territorio esposto ai fenomeni franosi o alle alluvioni, oltre il 30% dei comuni a rischio sismico medio-elevato e una fragile fascia costiera continua per 130 km, larga da poche decine di metri a qualche km, da Cattolica alla foce del Po.

Il sisma del maggio 2012 ha messo in evidenza la grande vulnerabilità del patrimonio edilizio di un'area molto ricca e avanzata come distretto produttivo, ma non adeguatamente preparata dal punto di vista del comportamento sismico dei terreni e delle strutture. Basta pensare a quanto era ignorato prima del sisma - il fenomeno della liquefazione dei terreni, pur essendo nota a molti geologi la presenza di paleo-alvei o altri corpi sedimentari potenzialmente soggetti a tale fenomeno. E basta pensare a quanto era disattesa nella costruzione delle strutture produttive l'elementare buona prassi di collegare elementi strutturali verticali (pilastri) e orizzontali (travi).

Come viene affrontato dai Geologi il tema del dissesto idrogeologico in Emilia Romagna?
A meno di un anno di distanza un'intensa stagione piovosa ha provocato un impressionante numero di frane e smottamenti in tutto l'Appennino emiliano, evidenziando l'effetto dell'abbandono dei territori montani e della mancanza di adeguata manutenzione. È certo che la conformazione geologico-strutturale del territorio regionale costituisce un elemento naturale di rischio.

Tuttavia, la gravità degli effetti e dei danni subiti è parsa anche più rilevante di ciò che ci si poteva attendere. Questo fatto ha certamente rafforzato nelle Istituzioni (Regione in primis) la convinzione dell'importanza strategica delle politiche di prevenzione dai rischi geologici e naturali. E questo non solo per quanto riguarda la ricostruzione delle aree colpite dal sisma, ma anche per esempio nell'incentivazione di interventi di adeguamento sismico nelle aree di costa della provincia di Rimini.

Per la categoria dei geologi, abituata da sempre a porre l'attenzione ai temi della prevenzione, della pianificazione territoriale e della mitigazione dei rischi, sembra finalmente arrivato il momento in cui questi elementi sono giustamente posti al centro delle strategie territoriali delle Amministrazioni. Se questo sarà confermato nei fatti, non faremo certo mancare la nostra collaborazione e le nostre competenze.

Negli ultimi anni l’Emilia Romagna è stata gravemente colpita da terremoti e frane.
Il Consiglio nazionale dei Geologi sarà presente al SAIE con un’ampia offerta formativa. Come verrà affrontato il tema del dissesto idrogeologico e quello della liquefazione del terreno
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Il tema del dissesto idrogeologico verrà affrontato nell’ambito del convegno "Il dissesto idrogeologico: il caso dell’Emilia" in programma il 18 ottobre durante il quale si affronterà il tema della classificazione del territorio e delle frane.
Il 16 ottobre, nell'ambito del workshop "Procedure e strumenti per la valutazione del rischio sismico", si affronteranno le problematiche relative alla sismicità del territorio e all’importanza della pianificazione per costruire in zona sismica. “Sapere che un’area è sismica, sapere come si comporta e come si deve costruire è fondamentale. La pianificazione detta i tempi e i modi secondo i quali occorre costruire per la sicurezza del territorio e soprattutto del cittadino.”

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