Calcestruzzo = seducente

02/10/2013 2151

 "Seducente" è la caratteristica del calcestruzzo associata all'ultimo evento della giornata di apertura del Made in concrete, in un incontro dedicato al mondo della progettazione.

Stefano Vezzola, Vice Presidente dell'Atecap, ha puntato l'attenzione su come Il calcestruzzo abbia saputo accompagnare la storia delle costruzioni in Italia tanto da guadagnarsi la fama di materiale principe.

Le costruzioni in calcestruzzo possono essere considerate un vero e proprio settore del Made in Italy che ci ha reso fonte di ispirazione e di emulazione all'estero.

La sua capacità di resistere nei secoli e con l'avvicendarsi di nuovi materiali e nuove "mode" nel costruire risiede nelle caratteristiche più intime del materiale calcestruzzo.

È da sempre considerato un materiale affidabile, solido, durevole e ha saputo adattarsi non solo alle richieste del mondo della progettazione, ma anche a quelle del più esigente e volubile panorama dell'architettura.

Ha preso poi la parola Tullia Iori, dell'Università di Roma Tor Vergata, che ha "raccontato" un secolo di storia del calcestruzzo con una impressionante carrellata di opere, fatti e persone che si intreccia profondamente con la storia del nostro Paese, con i fasti economici, i periodi di crisi, i nostri vanti e i grandi paradossi.

Dalla sua diffusione, all'inizio del Novecento, con i brevetti accolti fin da subito dalle imprese italiane, per tre decenni, il calcestruzzo si è imposto con forza nel panorama delle costruzioni, riuscendo a scalzare altri materiali storici e di più consolidata storia.

L'avvento del fascismo ha segnato la prima grande involuzione del settore del calcestruzzo. Dal 1937 al 1945 il calcestruzzo viene vietato per legge a causa dell'embargo delle materie prime. Ma La strategia autarchica di Mussolini ha spinto i grandi progettisti, primo fra tutti Nervi, a pensare a un nuovo modo di concepire le opere. Nascono così nuove tecniche costruttive, sempre più d'avanguardia e sempre più "moderne".

E poi arriva il dopoguerra, con un intero paese da ricostruire, in un'Italia piena di fermento culturale e di professionisti preparati e pronti ad affrontare le nuove sfide della tecnica. E l'Italia del calcestruzzo cavalca a pieno gli anni del boom. Gli anni 60' sono i veri anni d'oro del calcestruzzo, anni in cui la nostra ingegneria si è affermata come eccellenza a livello mondiale. Basti pensare che nel 1964, in occasione della presentazione dell'ingegneria del XX secolo al Moma di New York, l'Italia è il secondo paese più rappresentato come numero di opere di ingegneria: le costruzioni di "Italia 61", il Palazzo del Lavoro di Nervi, il Palavela di Franco Levi e l'Autostrada del Sole (prima ancora della sua inaugurazione) sono solo alcune delle opere che furono presentate sotto i riflettori del mondo intero, come esempio di alta progettazione.

Il 1963, con il disastro del Vajont, segna l'inizio di una stagione negativa per il calcestruzzo. Nonostante abbia resistito ai milioni di metri cubi del corpo di frana, la diga di Carlo Semenza è indicata come la colpa del disastro.

Comincia un percorso molto difficile per il calcestruzzo, con l'opinione pubblica che lo inizia ad associare ad una accezione negativa. Ma il calcestruzzo è sempre lo stesso, non ha mai perso fascino né potenzialità.

Ne è una prova l'uso del calcestruzzo negli ultimi anni da parte delle archistar internazionali, che tendono a mostrarlo, esporlo come elemento dal forte fascino, tornando all'accezione di Nervi della "pietra fusa" dalla quale forgiare grandi opere.

La consapevolezza della nostra storia ingegneristica è un valore per nulla scontato, da tutelare in un'epoca in cui si tende poco a ricordare. Invece è dall'analisi del passato che possono nascere nuove e grandi idee. La storia delle costruzioni del Novecento ci insegna che non ci sono limiti all'uso del calcestruzzo: il materiale protagonista della nostra storia e interprete principale del nostro futuro.