Al SAIE alcune proposte del CTE per il rilancio della prefabbricazione

16/10/2013 3712

Al SAIE alcune proposte del CTE per il rilancio della prefabbricazione

Giovanni Plizzari
Presidente del CTE
plizzari@ing.unibs.it
 

In Italia la prefabbricazione in calcestruzzo, o come si usa chiamare oggi la costruzione a secco, è stata prevalentemente utilizzata per gli edifici industriali e della grande distribuzione e, a differenza di quanto avviene in altri paesi europei, quasi mai per la residenza. Questo certamente è legato ad un aspetto culturale in quanto gli italiani non sono particolarmente disposti ad abitare in edifici prefabbricati, molto probabilmente perché li associano agli edifici industriali.

La realtà è invece diversa, in quanto la prefabbricazione può produrre edifici di grande qualità e design, nel pieno rispetto degli standard energetici che, nell’ambito di una produzione industrializzata, consentirebbero una significativa riduzione dei costi. Ciò è dimostrato dal suo ampio utilizzo in molti paesi del nord Europa.

Se si pensa poi all’importanza che ora assume la durabilità delle strutture che, per legge, devono avere una vita nominale non inferiore ai 50 anni, e che la durabilità delle strutture prefabbricate è garantita dall’alta qualità dei materiali impiegati, probabilmente qualche rinuncia alla massima libertà formale dell’architettura sarebbe pienamente giustificata dai vantaggi forniti da una struttura a bassi consumi energetici e ridotti costi di manutenzione.

Si deve inoltre osservare che il concetto di prefabbricazione, in Italia, è stato quasi sempre associato alla struttura completa, all’edificio “chiavi in mano”. Viceversa, la prefabbricazione potrebbe fornire con successo componenti industrializzati per l’edilizia tradizionale, come pannelli isolanti, tamponature idonee per il funzionamento sismico dell’edificio, singoli elementi strutturali.

Un secondo aspetto di grande interesse riguarda la sicurezza sismica, ingiustamente messa in dubbio per gli edifici industriali in calcestruzzo armato che, durante il terremoto dell’Emilia, sono crollati per il semplice fatto che non erano stati progettati per resistere all’azione del terremoto. La realizzazione di edifici prefabbricati in c.a. sismoresistenti è ovviamente possibile senza rinunciare ai vantaggi economici e all’alta qualità dei materiali che la prefabbricazione ha sempre garantito.

Un terzo aspetto riguarda la riqualificazione del costruito esistente, sia tradizionale sia prefabbricato, in quanto molti edifici sono stati costruiti durante la ricostruzione del secondo dopoguerra, con normative che avevano requisiti prestazionali ben inferiori a quelli attuali e che non prevedevano la sicurezza sismica. Molti di questi edifici hanno raggiunto o superato la vita utile prevista dalla normativa, manifestano evidenti segni di degrado e vulnerabilità al terremoto. Ciò è accaduto perché non era ancora stata emanata la normativa sismica (disponibile dal 1974) oppure perché la zona nella quale erano costruiti gli edifici non era considerata a rischio sismico. Si dovrebbe quindi procedere alla riqualificazione di questi edifici, soprattutto se al loro interno è presente un’attività produttiva che coinvolge molte persone (con le conseguenti responsabilità del datore di lavoro), adeguandoli ai nuovi requisiti di sicurezza e funzionali, ove possibile, o demolendoli per costruirne di nuovi. Anche in questo caso la prefabbricazione potrebbe dare una risposta all’altezza del contesto attuale, limitando i costi e, soprattutto, i tempi di realizzazione.

Sono convinto che in questo contesto molto complesso il compito primario del CTE debba essere rivolto ad un maggior coinvolgimento di tutti gli operatori del settore, per aiutare l’intero comparto ad individuare quei necessari nuovi indirizzi di sviluppo su cui orientare la loro futura operatività.

Questa intensa attività vuole ribadire che CTE è sempre disponibile a offrire un supporto culturale e di idee agli operatori del settore.

Guarda l'intervista a Giovanni Plizzari: www.edilio.it/eventi/p_14294.html

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