Piastrelle di ceramica 2013: venduti 392 milioni di metri quadrati (+1%) bene l’export (+3,1%)

26/12/2013 3222
Piastrelle di ceramica 2013: vendite a 392 milioni di metri quadrati (+1%), bene l’export (+3,1%) ma male l’Italia (-5,4%).

Previsioni 2014: in crescita vendite totali (+1,6%) e produzione nazionale (+1,2%) ma irrisolti i nodi della competitività e della crisi della domanda interna che bloccano lo sviluppo del settore.
 

Il 2013 rappresenta il punto minimo della congiuntura dell’industria ceramica italiana, il 2014 quello della (troppo lenta) ripresa, a causa degli irrisolti problemi di competitività del Sistema Italia. E’ questa la fotografia che emerge dall’analisi dei diversi strumenti di analisi e previsione messi a punto da Confindustria Ceramica in collaborazione con Prometeia, Cresme e Banca Popolare dell’Emilia Romagna. 
 
Anno 2013
Il 2013 dell’industria italiana delle piastrelle di ceramica registra esportazioni per 300 milioni di metri quadrati (+3,1% rispetto al 2012), l’assorbimento del mercato italiano a poco meno di 90 milioni di metri quadrati (-5,4%); la produzione nell’anno ha toccato i 355 milioni di metri quadrati (-3,3%) mentre si è assistito ad un destoccaggio di prodotti finiti nell’ordine dei 15 milioni di metri quadrati.
La crisi del mercato immobiliare italiano (-7,1% il calo degli investimenti in costruzioni; - 23,7% il residenziale nuovo) contrale le vendite di ceramica sul mercato nazionale, mentre positive evidenze emergono sui mercati esteri, dove l’area Nafta ha registrato +12,5%, il +11,7 nel Golfo, +11,9 nel Far East. Quasi ferma l’Europa Occidentale ed i Balcani, mentre più performanti (+4,5%) sono le vendite nell’Europa Occidentale.
 
Positive indicazioni emergono dall’esame dei bilanci 2012 delle aziende ceramiche considerate nel loro insieme. Il campione analizzato da Banca Popolare dell’Emilia Romagna mostra un EBITDA di settore pari al 9,5%, quale risultante di un valore di 11,2% per i gruppi con fatturato superiore ai 120 milioni di euro e di 7,3% per le aziende con fatturato compreso tra i 40 ed i 120 milioni di euro. L’incidenza del circolante sul fatturato è del 45% a livello di settore e delle principali classi di fatturato, e con una posizione finanziaria netta sull’EBITDA di 3,55 nel caso del settore, mentre i gruppi sono al 2,63 e le aziende di medie dimensioni al 3,93.
 
Anno 2014
Le previsioni 2014 registrano vendite totali in crescita del +1,6%, dovuto ad una sostanziale stabilità (-0,8%) sul mercato interno e da un export che mette a segno un +2,4%. La produzione ritorna, dopo un biennio, in campo positivo con un +1,2%.
Nel dettaglio, le esportazioni sono attese mostrare un segno positivo in ciascuna delle aree obiettivo, anse che con intensità diversa: crescita inferiore all’1% in Europa Occidentale (+0,5%) e Balcani (+0,9%), leggermente migliore (+2%) nell’Europa Orientale, mentre le esportazioni di piastrelle di ceramica sono attese crescere in tutti gli altri continenti ad un tasso compreso tra il 3 ed il 4%. Unica, positiva eccezione, l’area Nafta dove trainati dagli Stati Uniti, le previsioni parlano di un +8%.
“Dietro a queste variazioni positive – afferma Vittorio Borelli, Presidente di Confindustria Ceramica - ci sono solo pochi milioni di metri quadrati di vendite in più, troppo poco per parlare di svolta. Lo strabismo tra un mercato mondiale che cresce ed una industria italiana che segna il passo, pur continuando a mantenere la leadership nel commercio mondiale in valore, è data dal differenziale di competitività relativa”.
 
Tra i fattori che frenano il completo sviluppo del settore, Confindustria Ceramica pone l’alto costo dell’energia, stretto tra oneri sulle rinnovabili e mancata liberalizzazione del mercato; tempi per la concessione qualsiasi tipo autorizzazione enne volte più lunghi rispetto ad omologhe decisioni in altre paesi sviluppati; una carenza nel sistema delle infrastrutture che rappresenta una palla al piede per l’ulteriore innalzamento del livello di competitività delle imprese ceramiche italiane.
 
“Il nostro settore continua ad investire oltre il 5% del proprio fatturato annuo in innovazione tecnologica – conclude Vittorio Borelli – anche se facciamo sempre più fatica a supplire a queste carenze, impossibili ed ingiustificate per una Nazione evoluta che immagina di continuare ad essere una potenzia industriale mondiale”.
 
 
 
 
 
Per ulteriori informazioni: Andrea Serri 
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