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Abusi edilizi, la forma conta: acquisizione al patrimonio comunale annullata se il comune sbaglia

Se il comune deve rettificare un'ordinanza di demolizione, deve riavviare l'iter sanzionatorio al fine di emendare gli errori e non può procedere alla corezione nello stesso atto in cui si notifica l'acquisizione gratuita del bene abusivo a patrimonio comunale, trattandosi di due atti temporalmente distinti.

L’articolo esamina la sentenza n. 4699/2026 del Consiglio di Stato, che ribadisce la centralità della correttezza procedurale nei procedimenti sanzionatori edilizi. In materia di abusi, l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale per inottemperanza all’ordine di demolizione è un effetto automatico ex art. 31 del d.P.R. 380/2001, ma presuppone un ordine di demolizione valido e definitivo. Se il Comune rileva errori nell’ordinanza, deve riavviare l’iter sanzionatorio: non è legittimo correggere l’atto demolitorio contestualmente alla notifica dell’acquisizione. La confusione tra fasi distinte comporta l’annullamento di entrambi i provvedimenti.


Ordine di demolizione ed errore formale del comune

Cosa succede se un comune, in procinto di notificare l'acquisizione del bene abusivo a patrimonio comunale per inottemperanza all'ordine di demolizione, si accorge di aver commesso un errore nell'indicazione di quell'ordinanza e quindi, corregge lo stesso ordine contestualmente all'invio della notifica per la confisca dell'immobile?

Il Consiglio di Stato, nella sentenza 4699/2026 dello scorso 11 giugno, è piuttosto chiaro in merito: non è possibile unire due fasi distinte del procedimento sanzionatorio (ordine di demolizione e acquisizione del bene al patrimonio comunale per inottemperanza) per correggere eventuali errori.

Così, un privato si è 'salvato in corner', vedendosi annullati i due provvedimenti (demolizione errata e acquisizione del bene), col comune che dovrà ricominciare l'iter daccapo. Ma vediamo bene i dettagli del caso, considerando la portata molto importante di una pronuncia che conferma l'importanza dei passaggi procedurali corretti e la tutela del cittadino in merito alle procedure comunali sugli abusi edilizi.

Il caso: demolizione per abuso edilizio

Tutto nasce da un'ordinanza di demolizione del 7 marzo 2011, impartita dal comune per dei lavori edilizi su un “immobile abusivamente ampliato, con sopraelevazione dello stesso, con mutamento di destinazione d’uso del fabbricato da annesso agricolo a civile abitazione, in assenza di idoneo titolo abilitativo ex articolo 78della legge regionale 1 del 2005 e di autorizzazione paesaggistica ex articolo146 del decreto legislativo 42 del 2004”.

Ordine di demolizione parte seconda: la correzione del comune

Attenzione a questo passaggio: il 15 maggio 2017 il Comune di rettificata infatti l’ordinanza di demolizione di cui sopra limitatamente alla contestata violazione del vincolo paesaggistico sul canale di Mezzana, notificava ai ricorrenti il provvedimento (emesso in data 9.05.2017) di accertamento di inottemperanza dell’ordine di demolizione delle opere abusive, con conseguente acquisizione dell’area al patrimonio comunale.

Di fatto, nello stesso atto in cui si accertava che i proprietari non avevano ottemperato alla demolizione, il comune ha inserito una rettifica della vecchia ordinanza di demolizione, perché la contestazione sul vincolo paesaggistico era errata.

Il ricorso e la conferma del TAR

I ricorrenti proponevano ricorso per l'annullamento di entrambi i provvedimenti.

Per il Tar, il provvedimento demolitorio è da ritenersi inoppugnabile, considerata la dichiarazione di perenzione del ricorso proposto dai coniugi per l’annullamento dello stesso. Né può ritenersi che il Comune, operando una rettifica dell’ordinanza di demolizione, abbia riesercitato il proprio potere sanzionatorio; la contestazione del vincolo paesaggistico, poi, non rappresenta un fattore invalidante per il provvedimento amministrativo, avente ad oggetto l’accertamento di opere edilizie realizzate in assenza di titolo abilitativo. Di conseguenza, tutte le censure proposte avverso l’ingiunzione di demolizione sono considerate inammissibili.

Infine, il provvedimento di accertamento di inottemperanza e la conseguente acquisizione al patrimonio culturale del Comune rappresentano atti dovuti, non residuando alcun margine di discrezionalità per la P.A.

Per Palazzo Spada, però, le cose non stanno così.

Demolizione e acquisizione a patrimonio comunale: correzione e sanzione in due momenti distinti

In linea generale, in tema di abusi edilizi, l'acquisizione gratuita al patrimonio comunale ex art. 31 del D.P.R. n. 380/2001 costituisce effetto legale automatico dell'inottemperanza all'ordinanza di demolizione; la motivazione del provvedimento di acquisizione può legittimamente essere desunta per relationem dalle precedenti ordinanze sanzionatorie, purché l'area abusiva sia ivi individuata e correttamente perimetrata, anche mediante successivo frazionamento tecnico che risulti, se del caso, di estensione inferiore a quella originariamente indicata (cfr. ad es. Cons. Stato, Sez. II, Sentenza, 25/03/2026, n. 2493)

Nel caso di specie, lungi dal potersi desumere tutti gli elementi necessari così come dettati dall’ordine di demolizione presupposto, quest’ultimo risulta addirittura rettificato proprio dal medesimo atto di accertamento, in termini del tutto incompatibili con la stessa ratio e la stessa potestà connesse all’adozione dell’atto di accertamento dell’inottemperanza e relative conseguenze ex lege.

Diversamente, l’amministrazione avrebbe dovuto riavviare l’iter sanzionatorio al fine di emendarne gli errori, non potendo ammettersi la contestuale adozione di due atti che la stessa legislazione, in termini di principio, sancisce come, sia logicamente che temporalmente, distinti.

Entrambi i provvedimenti vengono annullati, il comune dovrà rifare tutto daccapo e il cittadino, per il momento, è salvo.


FAQ TECNICHE: Errore del comune nell'ordinanza di demolizione e invalidità dell'acquisizione gratuita del bene | Ingenio

Il Comune può correggere un’ordinanza di demolizione insieme all’atto di acquisizione?
No. Ordine di demolizione e acquisizione gratuita sono atti distinti, sia sul piano logico che temporale. Eventuali errori nell’ordinanza impongono la riattivazione del procedimento, non una rettifica “in corsa” nell’atto di accertamento dell’inottemperanza.

Perché l’acquisizione al patrimonio comunale è stata annullata?
Perché si fondava su un’ordinanza di demolizione rettificata nello stesso atto. In tal modo è venuto meno il presupposto valido e definitivo richiesto dalla legge per l’effetto ablatorio automatico previsto dall’art. 31 del d.P.R. 380/2001.

L’acquisizione gratuita è sempre un atto dovuto?
Sì, ma solo se l’ordine di demolizione è legittimo, corretto e non emendato successivamente. In presenza di vizi o rettifiche necessarie, l’automatismo sanzionatorio non può operare.

Cosa deve fare il Comune se si accorge di un errore nell’ordinanza di demolizione?
Deve riavviare l’iter sanzionatorio, adottando un nuovo ordine di demolizione corretto e concedendo nuovamente i termini per l’adempimento, prima di poter procedere all’eventuale acquisizione.

Qual è il principio affermato dalla sentenza per le amministrazioni comunali?
La forma procedimentale è sostanza: il rispetto rigoroso delle fasi e dei presupposti degli atti sanzionatori tutela la legittimità dell’azione amministrativa e garantisce i diritti del cittadino nei procedimenti sugli abusi edilizi.


LA SENTENZA E' SCARICABILE IN ALLEGATO

Allegati

Abuso Edilizio

L'abuso edilizio rappresenta la realizzazione di opere senza permessi o in contrasto con le concessioni esistenti, spaziando da costruzioni non autorizzate ad ampliamenti e modifiche illegali. Questo comporta rischi di sanzioni e demolizioni, oltre a compromettere la sicurezza e l’ordine urbano. Regolarizzare tali abusi richiede conformità alle normative urbanistiche, essenziale per la legalità e il valore immobiliare.

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