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Crisi climatica: No, Parigi non ha fallito, hanno fallito i negazionisti. E ora devono pagare. Tutto.

L’Accordo di Parigi e la soglia di 1,5 °C restano centrali anche nell’era dell’overshoot. È il punto della riflessione dell’ingegner Pesaresi: superare temporaneamente 1,5 °C non significa rinunciare all’obiettivo, ma accelerare mitigazione e adattamento climatico.

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L’Accordo di Parigi, la soglia di 1,5 °C e il rischio di un overshoot climatico sono al centro della riflessione dell’ingegner Pesaresi. Il nuovo rapporto UNEP considera ormai molto probabile il superamento temporaneo della soglia, ma chiarisce che ciò non equivale ad abbandonare l’obiettivo: occorre contenere il picco di temperatura, ridurre la durata dell’overshoot e accelerare insieme mitigazione e adattamento. Per progettisti e tecnici significa ripensare città, edifici e infrastrutture rispetto a caldo estremo, alluvioni e altri rischi climatici.


Parigi ha davvero fallito? No: è fallita la risposta politica alla crisi climatica

Caro Andrea,
durante la mia rassegna quotidiana degli articoli pubblicati sul nostro portale Ingenio mi sono imbattuto nel titolo "Parigi ha fallito... the goal is officially dead", titolo che hai messo ad un tuo articolo riguardante il nuovo rapporto UNEP - il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente - intitolato "Limitare il superamento della soglia di 1,5°C: come affrontare il superamento di tale soglia e quali sono i percorsi per il ritorno alla normalità".

Il titolo mi ha colpito. Di più, mi ha ferito. Non il contenuto, condivisibile dell'intero articolo e del rapporto UNEP. Ma il titolo. E' chiaro che tu l'hai messo in maniera provocatoria, contando sull'ironia del lettore. Purtroppo l'ironia in questi tempi è scomparsa, è sepolta sotto le bombe di Kyev, di Gaza e nei post di Trump su Truth. Molti, i soliti, non la capiranno.

Quando l'ho letto mi sono visto davanti agli occhi petrolieri, negazionisti climatici e ipocriti alzare i calici di champagne per festeggiare: Parigi ha fallito, abbiamo vinto noi!

No, Andrea, Parigi non ha fallito. Hanno fallito coloro che non l'hanno compreso, coloro che non hanno voluto comprenderlo, coloro che sono stati pagati per non comprenderlo, coloro che hanno pagato affinché la gente non lo comprendesse. Ed è diverso. Molto.

Se un medico ti prescrive delle medicine per guarirti e tu non le prendi e così peggiori la tua malattia, non puoi dire "il medico ha fallito", no tu hai fallito, perché è solo colpa tua. Se la guida alpina ti indica il solo percorso sicuro da seguire per arrivare in cima e tu, scientemente, ne fai un altro e non arrivi in cima o, peggio, ti perdi e cadi in un burrone, non puoi dire "la guida ha fallito", Tu hai fallito.

Parigi non ha fallito. Ha fallito chi non ci ha creduto.

Era l'anno di grazia del 2015, forse l'ultimo anno nel quale multilateralismo voleva ancora dire collaborazione mondiale per il bene comune. Un anno rivoluzionario, l'anno dell'enciclica Laudato sii di papa Francesco, un potente messaggio scientifico e culturale, un invito a ritornare nel ciclo vitale della Natura; l'anno dell'Agenda 2030 ONU per lo sviluppo sostenibile, quando era ancora lecito trattare temi che ora sono scomparsi quali sconfiggere la povertà e la fame, parità di genere, lavoro dignitoso e crescita economica, lotta al cambiamento climatico, e addirittura!, la pace; e l'anno della COP 21 con l'Accordo multilaterale di Parigi per limitare l'aumento della temperatura terrestre a 1,5 °C rispetto al periodo della prima rivoluzione industriale.

Lo spirito positivo e profetico del 2015 ha innescato il Green Deal europeo del 2019, un progetto rivoluzionario intergenerazionale nel quale tutti avevano un ruolo attivo e propositivo, un progetto con un inizio e un traguardo: la neutralità climatica da raggiungere nel 2050. Un progetto di crescita "buona", solidale, inclusiva, pulita. Il mondo della ricerca, dello sviluppo tecnologico unito al mondo imprenditoriale, economico, finanziario in vista di un cammino comune.

Il 2015, Parigi e il Green Deal hanno avuto il coraggio di indicare la strada per un futuro, possibile e migliore, per tutti.

Poi, come succede ad ogni rivoluzione, anche per quelle gentili come questa, si è innescata la reazione, violenta, cattiva.

Gli interessi economico-finanziari della lobby del fossile, padrona di governi, finanza, enti e società, hanno inventato il negazionismo climatico e lo hanno propagandato attraverso il supporto degli odiatori prezzolati, dei leoni da tastiera che si sono rivelati ben presto gli utili idioti per distruggere Parigi e il Green Deal.

Hanno dileggiato in maniera oscena una ragazzina svedese Greta Thunberg, rea di aver capito tutto (nell'ignoranza dei grandi) e di averlo denunciato, in maniera insopportabilmente nonviolenta. Hanno cercato di offendere i ragazzi ambientalisti chiamandoli Gretini, ignorando (proprio perché sono ignoranti) che in questo mondo o sei un Gretino o sei un Goglione. Altro non c'è.

Si sono inventati uno slogan fasullo: la sostenibilità è il nemico dell'economia. Slogan falso e tendenzioso ma che è stato ripetuto tante di quelle volte da diventare vero: nelle chiacchiere social il Green Deal e le energie rinnovabili ci stanno strozzando.

La grancassa del potere economico fossile ha accecato e drogato il nostro mondo occidentale al punto da non farci vedere che i concorrenti economici come la Cina si sono fatti beffe di noi e hanno utilizzato la sostenibilità come motore dell'economia, altro che nemico. Hanno realizzato e installato montagne di pannelli fotovoltaici risparmiando così sull'energia. E ora noi dobbiamo comprarli da loro. Hanno inventato e realizzato auto elettriche economiche e funzionali che ora hanno invaso il nostro mercato. L'energia fotovoltaica della Spagna assicura un'energia sicura ad un costo così basso che noi lo sogniamo la notte.

Grazie a quello slogan indecente per ignoranti il nostro mondo si è impiccato al petrolio e al gas e quando il suo boss ha scatenato l'ultima stupida guerra si è reso conto che il nodo scorsoio attorno al collo si stava stringendo sempre più, niente più energia fossile e prezzi alle stelle. Economia in ginocchio. Mentre Spagna e Cina sollevavano i calici. E poi si sono inventati, per disperazione ideologica, la caramellina del ritorno al nucleare nonostante la sua inutilità e insicurezza (vedere al capitolo scorie) e nonostante due referendum popolari che lo hanno vietato in Italia.

No, Andrea, Parigi non ha fallito. Se così fosse i nostri lavori non avrebbero più senso. Io dovrei rinunciare a progettare edifici sostenibili perché ormai tutto è perduto e tu dovresti smettere di affiancare parola a parola per spiegare che un mondo migliore è possibile.

No, Parigi non ha fallito. Dobbiamo solo prendere atto della situazione attuale e ricominciare a lavorare per mitigare il cambiamento climatico e, nel frattempo, adattare il nostro mondo al nuovo clima che abbiamo contribuito a creare. E ripartire, uniti e consapevoli che siamo ancora in tempo. Ce lo dice la scienza e proprio il rapporto UNEP.

LEGGI ANCHE: Città e crisi climatica: 3 strategie dal Nord Europa per adattarsi a caldo, alluvioni ed emissioni

No, Parigi non ha fallito. Il mondo scientifico non ha fallito. Chi ha fallito allora? Ognuno di noi ora deve farsi un esame di coscienza: io da che parte sono stato e da che parte sarò? Ora che i cambiamenti climatici ci stanno arrostendo piano piano, siamo ancora disposti a irridere gli scienziati? Siamo ancora disposti a credere ai negazionisti climatici, ai no vax, ai terrapiattisti?

No Parigi non ha fallito. Ha fallito il negazionismo climatico e tutti i governi che lo hanno seguito come una bandiera ideologica sovranista. E ora devono pagare. Tutto.

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