Affidabilità PSHA per previsioni multirischio poissoniane degli scenari della diga di Camastra
La diga Camastra tra NTC 2018 e crisi idrica: perché il rischio acqua supera quello sismico. Un’analisi multirischio presentata ad ANIDIS 2025 dall'Ingegner Marco Faggella (Università di Porto).
Un caso emblematico di gestione del rischio tra sicurezza strutturale e crisi idrica
L’intervento presentato da Marco Faggella ad ANIDIS 2025 (Assisi, 7–11 settembre) affronta in modo sistematico e indipendente la crisi della Diga Camastra, verificatasi nell’autunno 2024, inquadrandola nel più ampio contesto del distretto idrico dell’Appennino Meridionale.
Lo studio, sviluppato in collaborazione tra Università di Porto, gruppo Construct e Oregon State University, propone una lettura critica dell’attuale approccio normativo alle grandi dighe, mettendo in evidenza come la gestione del rischio sismico, se non integrata con altri scenari di pericolo, possa produrre effetti collaterali estremamente rilevanti sul piano sociale, economico e sanitario.
Il distretto dell’Appennino Meridionale rappresenta uno dei sistemi di trasferimento idrico più imponenti d’Europa, con volumi prossimi al miliardo di metri cubi annui convogliati verso la Puglia. In questo sistema si inseriscono infrastrutture strategiche come la diga di Montecotugno, la più grande diga in terra battuta d’Europa, e la diga Camastra, fondamentale per l’approvvigionamento di 28 comuni lucani e circa 150.000 abitanti.
Evoluzione normativa e penalizzazione degli invasi storici
La diga Camastra, costruita tra gli anni Sessanta e Settanta, non è mai stata collaudata secondo criteri moderni. Originariamente progettata per un volume di 33 milioni di m³, ha subito nel tempo progressive riduzioni di invaso: prima a 22 milioni di m³, poi a 9 milioni di m³ dal 2019, in seguito all’applicazione combinata della Legge 584/1994 e dell’evoluzione normativa culminata nelle NTC 2018 e nelle relative circolari.
L’assenza del cosiddetto collaudo insanatore ha fatto scattare limitazioni sempre più severe, fino allo svuotamento quasi totale dell’invaso nell’autunno 2024. Il risultato è stato un blocco dell’approvvigionamento idrico per mesi, con ricorso a soluzioni emergenziali come la ripotabilizzazione delle acque fluviali, in un contesto ambientale già critico.
A complicare ulteriormente il quadro, il danneggiamento di una delle paratoie di mezzo fondo ha ridotto drasticamente la capacità di gestione delle piene, impedendo l’utilizzo degli scarichi superiori e aumentando la vulnerabilità operativa dell’opera.
Rischio sismico: prestazioni migliori delle attese
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla relazione riguarda il confronto tra rischio sismico e rischio idrico. Studi non ufficiali condotti già nel 2008 avevano evidenziato una buona risposta sismica della diga, nonostante la progettazione pre-earthquake.
Indicatori chiave come l’abbassamento del coronamento, la liquefazione e la stabilità del nucleo mostravano ampi margini di sicurezza, con valori significativamente inferiori alle soglie critiche.
La rivalutazione sismica ufficiale pubblicata nel 2024 ha confermato prestazioni soddisfacenti per il corpo diga e per gli organi di scarico, individuando criticità prevalentemente nelle opere accessorie: edifici di servizio, casa di guardia, passerelle e box tecnologici. Tutti elementi con carenze risolvibili tramite interventi mirati e relativamente rapidi, senza necessità di ridurre drasticamente l’invaso.
XX Convegno ANIDIS: focus su sicurezza sismica e vulnerabilità del costruito
Ad Assisi si è svolto il XX Convegno ANIDIS, principale appuntamento per la comunità dell’ingegneria sismica. Al centro del dibattito: vulnerabilità del costruito, tecniche di rinforzo, monitoraggio strutturale, nuovi materiali, strategie multi-hazard e politiche di riduzione del rischio. INGENIO ha seguito l’evento con video e interviste ai protagonisti.
LEGGI L'APPROFONDIMENTO
Il vero driver della crisi: deficit idrico e interrimento
L’analisi multirischio presentata da Faggella mostra con chiarezza come il rischio di deficit idrico superi quello sismico di un ordine di grandezza, fino a 10–20 volte, soprattutto su orizzonti temporali brevi.
L’interrimento dell’invaso, stimato tra 8 e 17 milioni di m³, riduce ulteriormente la capacità utile della diga, rendendo strutturalmente insostenibile un esercizio a soli 9 milioni di m³.
I modelli probabilistici basati su processi di Poisson e su studi consolidati in letteratura indicano tempi di ritorno del deficit idrico compresi tra 3 e 6 anni, mentre scenari di crisi severa risultano plausibili già per eventi con TR di 5–10 anni. A ciò si aggiunge il drastico calo delle sorgenti nel 2024, effetto diretto del cambiamento climatico.
Verso un approccio time-adaptive al risk assessment
Il contributo più innovativo della relazione consiste nella proposta di un approccio time-adaptive al risk assessment, basato sulla probabilità di eccedenza (PoE) anziché sul solo periodo di ritorno.
Mantenendo costante la probabilità prevista dalle NTC (5%), è possibile ridurre l’orizzonte temporale di riferimento e accettare vulnerabilità controllate, purché limitate nel tempo, guadagnando anni preziosi per programmare interventi di retrofit senza compromettere la sicurezza.
Applicando questo metodo al caso Camastra, emerge che vi erano margini temporali di 7–10 anni per intervenire sulle opere accessorie, evitando lo svuotamento dell’invaso e la conseguente crisi idrica. Un quadro decisionale più flessibile, già compatibile con l’impianto concettuale delle NTC 2018, potrebbe quindi ridurre drasticamente i rischi sistemici.
Il caso della diga Camastra dimostra come un’applicazione rigida delle norme, se non supportata da una visione integrata dei rischi, possa produrre effetti paradossali: mitigare un pericolo a bassa probabilità nel breve termine, amplificando invece un rischio certo e immediato come quello idrico.
L’analisi multirischio presentata ad ANIDIS 2025 suggerisce la necessità di affiancare agli attuali criteri prestazionali un framework decisionale probabilistico e adattivo, capace di tenere conto dei tempi reali di intervento e delle priorità sociali.
Il testo è stato redatto tramite la videoregistrazione della relazione, con l'utilizzo dell'IA.
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