I Processi di Agentificazione della conoscenza nelle Società di Architettura o Ingegneria
Gli agenti IA possono trasformare la gestione della conoscenza negli studi di architettura e ingegneria, rendendo riutilizzabile il sapere delle commesse. Il nodo è governare compiti, memoria e decisioni senza perdere il controllo del patrimonio professionale: la lettura di Angelo Ciribini.
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L’IA agentica apre alle società di architettura e ingegneria la prospettiva di affiancare ai gruppi di progettazione agenti artificiali coordinati. L’obiettivo è rendere accessibile e riutilizzabile il sapere disperso tra persone, commesse e archivi, costruendo una memoria organizzativa condivisa. I benefici potenziali riguardano ricerca di precedenti, analisi contestuali e collaborazione interdisciplinare. Su INGENIO, Angelo Ciribini esamina questa trasformazione e i suoi nodi: controllo umano, verifica degli esiti e sovranità cognitiva, anche per piccoli studi e reti professionali.

Dalle commesse alla conoscenza condivisa: come gli agenti AI possono trasformare gli studi di progettazione
L’Intelligenza Artificiale Generativa, in modalità non sempre controllate e consapevoli, sta penetrando con grande facilità nelle prassi delle tradizionali organizzazioni professionali, oltre che delle organizzazioni imprenditoriali, a iniziare dalle società di architettura e di ingegneria.
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Gli obiettivi manifesti riguardano certamente la speditezza dei processi gestionali, la decomposizione e la ricomposizione (e sostituzione?) delle attività professionali, l’incremento degli indicatori di produttività.
Il motivo su cui ragionare è, tuttavia, altro, vale a dire l’insorgenza di forme societarie agentiche e cognitive che determinerebbero un radicale cambio di paradigma.
Sul tema non vi è consapevolezza diffusa né le rappresentanze paiono interessarsene, anche in virtù della prevalenza di soluzioni ancora generative.

Non a caso, gli esempi attualmente più credibili riguardano società internazionali che da decenni abbiano investito in Knowledge Management e che oggi cercano di aumentare la conoscenza collettiva dell’organizzazione coinvolgendo agenti artificiali e loro orchestre accanto ai Design Team.
Il tema fondamentale che l’adozione della Intelligenza Artificiale sta enfatizzando concerne, anzitutto, le organizzazioni professionali e imprenditoriali cosiddette a elevata intensità della conoscenza, a causa, appunto della loro predisposizione alla prospettiva.
In sostanza, si tratta di capire in che termini esse possano divenire effettivamente cognitive, vale a dire, essere in grado di capitalizzare il sapere e l’esperienza nel tempo col supporto dei sistemi artificiali agentici.
Si può dire agentica una organizzazione professionale in cui i soggetti umani e gli agenti artificiali orchestrati cooperino stabilmente nella percezione, nella interpretazione, nella decisione e nella trasformazione delle azioni professionali, distribuendo tra loro compiti, iniziative e capacità operative entro responsabilità e limiti esplicitamente governati dai soggetti umani.
Di fatto, ciò comporta che tale società divenga oggetto di ibridazione, nella quale la capacità di osservare, di ricordare, di interpretare, di anticipare e di agire non appartenga più esclusivamente agli individui, ma emerga dalla interazione tra entità eterogenee, alcune persino aliene.
Tale organizzazione deterrebbe, di fatto, una memoria cognitiva organizzativa, capace di costruire, di mantenere e di aggiornare rappresentazioni condivise dei propri progetti, dei propri processi, delle proprie conoscenze e di far fronte a situazioni inedite.
Queste società possono evolvere nella dimensione cognitiva, non solo la distribuzione dell'azione, ma anche la memoria e l'apprendimento nel tempo, secondo diversi livelli di contestualizzazione.

L’ipotesi annunciata non è peregrina, in quanto, le maggiori società di architettura e di ingegneria europee si stanno, in effetti, attrezzando nella prospettiva indicata e alcune di esse stanno introducendo operativamente forme e soluzioni agentiche, a iniziare da alcuni Paesi, come Regno Unito e Francia.
Le considerazioni precedenti evidenziano, pertanto, un fenomeno di mobilitazione della conoscenza per via computazionale, richiedendo, peraltro, alle persone coinvolte una particolare attitudine a dialogare con le orchestre agentiche sia nella fase dell’istruttoria del compito da perseguire sia in quella della falsificazione degli esiti delle azioni autonome e indipendenti dei sistemi artificiali, più che nella produzione autoriale fattiva.
Naturalmente, osservando eventi accaduti in altri ambiti, come per Hugging Face, la capacità di governare i comportamenti dei sistemi agentici nelle simulazioni sottostanti appare cruciale, poiché le recenti testimonianze sono eloquenti al riguardo.

In realtà, il quadro si deve estendere all’intero panorama continentale.
Nel prossimo futuro sarà, perciò, possibile realizzare attività di benchmarking.

Anche nel nostro Paese vi sono o vi saranno probabilmente società impegnate in tal senso.
Nella ipotesi proposta partendo da dati di progetto frammentati tra sistemi, formati e repository differenti e da un patrimonio conoscitivo disperso e individuale, si cerca di assicurare l’accesso alla conoscenza interna, ricercando casi, dati ed esperienza aziendale, la contestualizzazione, producendo risposte basate sulla specifica commessa o sul know-how interno, la generazione assistita, per contenuti, analisi, scenari e alternative, la condivisione e circolazione del know-how, facendo diventare il sapere delle commesse patrimonio comune, la protezione dei dati e dei contenuti, la collaborazione interdisciplinare, il supporto ai processi aziendali, il supporto ai processi progettuali.

Le notazioni sin qui avanzate potrebbero far emergere una polarizzazione preoccupante.
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È, tuttavia, ammissibile che, al contrario, si generi pure una democratizzazione di questi fenomeni, che coinvolga le micro e le piccole organizzazioni professionali, così come le corrispondenti reti, agendo positivamente sulla relazione che intercorre tra la dimensione dello studio e la sua capacità produttiva.

Ovviamente, sia nel caso della grande organizzazione sia nel caso opposto, si tratta, però, di salvaguardare il patrimonio conoscitivo proprio dall’ingerenza di ecosistemi cognitivi più vasti che tendono ad appropriarsene.
Si tratta di una eventualità da scongiurare che determinerebbe gravi ricadute sul mercato domestico.
La creazione di ecosistemi cognitivi nazionali o sovranazionali implica forte garanzia in termini fiduciari.
Ciò pone l’esigenza di definire una nozione di sovranità cognitiva, laddove non solo i produttori degli applicativi verticali, in termini strumentali, ma anche coloro che generano conoscenza, una volta colti in un ecosistema centralizzato di grandi dimensioni, potrebbero perdere la stessa sovranità cognitiva.

Di conseguenza, occorrerebbe sin da ora immaginare un ecosistema nazionale cognitivo decentralizzato e distribuito, che salvaguardi il capitale informativo e cognitivo degli attori del versante della domanda e quello degli operatori economici.
L’obiettivo sarebbe, pertanto, quello di costituire una infrastruttura nazionale capace di far cooperare intelligenze umane e artificiali senza obbligare gli attori a cedere il controllo del proprio capitale cognitivo.

FAQ TECNICHE: Agenti IA negli studi di progettazione: conoscenza e controllo
Che cosa significa “agentificazione della conoscenza” in uno studio di progettazione?
Nella prospettiva dell’articolo, significa coinvolgere agenti artificiali nell’accesso, nell’interpretazione e nell’impiego del sapere professionale. L’organizzazione diventa agentica quando persone e agenti cooperano stabilmente, con compiti e margini operativi definiti.
La dimensione cognitiva aggiunge la capacità di conservare e aggiornare una memoria condivisa delle esperienze.
In quali attività di architettura e ingegneria possono essere impiegati gli agenti IA?
Il testo individua la ricerca di precedenti, l’accesso al know-how interno e la produzione assistita di contenuti, analisi e alternative.
Le risposte dovrebbero essere contestualizzate rispetto alla commessa e alle conoscenze dell’organizzazione.
Quali norme sono pertinenti alla gestione della conoscenza e dell’IA?
La UNI ISO 30401:2019+A1+A2:2025 riguarda i sistemi di gestione della conoscenza nelle organizzazioni.
La UNI CEI EN ISO/IEC 42001:2026 riguarda i sistemi di gestione dell’intelligenza artificiale.
Quali vantaggi può offrire una memoria organizzativa condivisa?
Può rendere più accessibili esperienze e soluzioni maturate nelle commesse, riducendo la dipendenza dal sapere custodito dai singoli.
Può inoltre sostenere il confronto interdisciplinare e il riutilizzo contestualizzato delle conoscenze.
Come impostare la cooperazione tra progettisti e agenti artificiali?
Nell’impostazione proposta, occorre esplicitare il compito, il contesto e i limiti delle azioni affidate agli agenti.
Il professionista mantiene il governo delle responsabilità e la verifica critica degli esiti, cercando anche elementi che possano smentirli.
Quali controlli servono per mantenere affidabile la conoscenza nel tempo?
La memoria organizzativa descritta deve essere mantenuta e aggiornata, oltre che alimentata con nuove esperienze.
Come integrazione operativa, è utile esplicitare provenienza delle informazioni, versioni, autorizzazioni di accesso e verifiche degli esiti.
Le immagini sono state generate per mezzo di Modelli Linguistici.
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