Aggiornamento degli Eurocodici e il ruolo della Commissione UNI-CIS
L’Italia si prepara a recepire la seconda generazione degli Eurocodici con il supporto della Commissione “Ingegneria Strutturale” dell’UNI, che funge da interfaccia nazionale con il CEN/TC250, la commissione europea responsabile della normativa tecnica in ambito strutturale. L’obiettivo è anche quello di armonizzare i nuovi documenti europei con i contenuti delle NTC, attualmente in fase di revisione, così da garantire coerenza e continuità tra il quadro normativo nazionale e quello europeo.
Negli ultimi anni, la normazione tecnica in ambito strutturale sta vivendo una fase di profondo rinnovamento, con particolare attenzione all’evoluzione degli Eurocodici. Ma qual è il contesto normativo italiano, come si collocano gli Eurocodici rispetto alle Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC) e quale ruolo svolge la Commissione “Ingegneria Strutturale” dell’UNI?
Ne ha parlato il presidente della Commissione stessa, Raffaele Landolfo (Università di Napoli) nel corso dell'evento di Eucentre e ReLUIS svoltosi a Pavia.
Norme tecniche ed Eurocodici: due livelli complementari
Nel panorama italiano, in tema di sicurezza strutturale, coesistono due sistemi normativi con status differenti. Da un lato le Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC), norme cogenti con valore di legge, emanate con Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; dall’altro gli Eurocodici, norme tecniche di tipo consensuale e volontario, condivise a livello europeo e non direttamente vincolanti, ma riconosciute come riferimento tecnico consolidato.
Nonostante la diversa natura, tra i due livelli esiste una connessione molto forte: non a caso il Capitolo 12 delle NTC2018 richiama espressamente gli Eurocodici come documenti di comprovata validità da utilizzare in modo coerente con la normativa nazionale.
L’evoluzione degli Eurocodici: dalla prima alla seconda generazione
L’idea degli Eurocodici risale a oltre 50 anni fa. La prima generazione ha preso forma concreta tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, portando alla pubblicazione delle versioni EN (Euronorma) dei diversi documenti normativi. La struttura complessiva si articola in 10 codici principali, che coprono tutti gli ambiti della progettazione strutturale: dai principi generali (Eurocodice 0), alla progettazione con diversi materiali da costruzione, fino agli aspetti geotecnici e alla progettazione in presenza di azioni sismiche (Eurocodice 8).
Nel tempo si è reso necessario un aggiornamento. Il mandato M/515 della Commissione Europea ha avviato la seconda generazione degli Eurocodici, con obiettivi ambiziosi: semplificazione delle regole, ampliamento degli argomenti trattati, integrazione dei risultati delle ricerche più recenti e riduzione del numero dei Nationally Determined Parameters (NDP), cioè quei valori che, nell’ambito di ogni singolo Eurocodice, ogni Stato membro può definire autonomamente.
Il processo, coordinato dal CEN/TC 250, è partito nel 2015 e si è sviluppato in quattro fasi successive in quanto l’aggiornamento simultaneo di tutti gli Eurocodici non sarebbe risultato operativamente gestibile, considerato il loro elevato numero. L’aggiornamento di ciascun documento normativo ha richiesto in media di 5-6 anni, a causa della complessità dell’iter: dalla redazione delle bozze, all’inchiesta pubblica per la raccolta dei commenti tecnici, fino al voto formale e alle traduzioni nelle tre lingue ufficiali (inglese, francese e tedesco).
La Commissione UNI CT 021: il presidio italiano sugli Eurocodici
Il CEN delega ai singoli Paesi membri la gestione e l’attuazione degli Eurocodici. In Italia, questo ruolo è svolto dall’UNI, attraverso la Commissione "Ingegneria Strutturale" (UNI/CT 021), che si configura come “specchio” della commissione CEN/TC 250. La Commissione, presieduta dallo scrivente, è articolata in sottocommissioni parallele a quelle europee, ciascuna dedicata a un Eurocodice specifico.
Questa struttura consente un dialogo diretto e costante con il livello europeo, garantendo la partecipazione italiana alle inchieste pubbliche, la formulazione di commenti tecnici e, soprattutto, esprimendo il voto formale per l’approvazione finale dei documenti. Grazie al contributo degli esperti della Commissione UNI/CT 021, l’Italia ha svolto un ruolo determinante nella preparazione di tutti gli Eurocodici di seconda generazione.
Il nodo degli NDP: un vuoto normativo da colmare
Gli Eurocodici sono accompagnati da Documenti di Applicazione Nazionali (NAD), che ogni Stato membro redige per adattare le norme europee alle specifiche condizioni nazionali. Questi documenti includono i Nationally Determined Parameters (NDP), ovvero quei parametri tecnici che ogni Paese può definire in modo autonomo per adeguare le norme europee al proprio contesto nazionale. In Italia, già con la prima generazione degli Eurocodici, si è scelto di non redigere veri e propri Documenti di Applicazione Nazionali (NAD), ma di limitarsi alla definizione dei NDP, senza fornire ulteriori integrazioni normative. I valori dei NDP vengono stabiliti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in coerenza con le Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC) vigenti, e pubblicati tramite apposito Decreto Ministeriale. Ad oggi, gli unici NDP ufficialmente emanati in Italia sono quelli contenuti nel DM 31 luglio 2012, elaborati in riferimento alle NTC del 2008. Sebbene il Ministero abbia provveduto successivamente a predisporre i valori aggiornati alle NTC2018, ad oggi tali valori non sono mai stati pubblicati ufficialmente, generando un vuoto normativo significativo.
L’avvio dell’iter di aggiornamento delle NTC, avvenuto recentemente, ha rappresentato quindi l’occasione per affrontare congiuntamente anche il tema dei NDP. Nell’ambito dei gruppi di lavoro incaricati della revisione delle NTC, è stato istituito uno specifico gruppo dedicato alla definizione dei valori dei NDP per la seconda generazione degli Eurocodici, al quale partecipano tutti i Presidenti delle diverse sottocommissioni della UNI/CT 021. L’obiettivo è quello di elaborare gli annessi nazionali in coerenza con la futura NTC, così da costruire, per la prima volta, un quadro normativo nazionale pienamente armonizzato con quello europeo.
Traduzione degli Eurocodici: una questione ancora aperta
Ultimo, ma non meno importante, è il tema della traduzione degli Eurocodici in lingua italiana, attualmente oggetto di confronto. Le opzioni sul tavolo sono essenzialmente due: mantenere l’uso esclusivo delle versioni originali in inglese oppure procedere alla loro traduzione in italiano. In quest’ultimo caso, si pone un’ulteriore scelta: tradurre integralmente tutti i documenti — che sono numerosi e articolati — oppure limitarsi a una selezione di testi ritenuti strategici o di maggiore rilevanza applicativa.
Un altro aspetto rilevante riguarda il soggetto incaricato della traduzione: tra le ipotesi in discussione, vi è l’affidamento del compito alla Commissione CT 021 dell’UNI, oppure a un gruppo misto che coinvolga anche il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e altri stakeholder istituzionali e tecnici.
Qualunque sia la soluzione adottata, sarà fondamentale garantire la qualità del lavoro, la coerenza terminologica con le NTC e con i documenti europei di riferimento, e la piena condivisione del processo, per assicurare l’effettiva fruibilità tecnico-operativa degli Eurocodici nel contesto nazionale.
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