Alessandro Panci: “Serve un CNAPPC protagonista nella scrittura delle norme, non spettatore delle riforme”
In vista della candidatura alla presidenza del Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC), Alessandro Panci delinea una strategia centrata su riforma normativa, qualità del progetto e rafforzamento operativo del sistema ordinistico. Dal Testo Unico dell’Edilizia ai concorsi di progettazione, fino alla formazione e al Centro Servizi nazionale, l’obiettivo dichiarato è rendere l’Ordine parte attiva nella scrittura delle regole, incidendo concretamente su appalti, urbanistica e tutela del territorio.
L’intervista della redazione di Ingenio all'Arch. Alessandro Panci affronta le principali criticità normative che incidono sull’esercizio della professione: Testo Unico dell’Edilizia, legge urbanistica, Codice dei contratti pubblici e concorsi di progettazione. Il nodo centrale è l’incertezza interpretativa e la frammentazione procedurale che generano contenzioso e rallentamenti. La proposta è un CNAPPC protagonista nel processo legislativo, con testi normativi, linee guida e strumenti operativi capaci di garantire qualità progettuale, trasparenza e tempi certi fino alla realizzazione delle opere.
Riforma del Testo Unico e concorsi ordinari: la strategia di Alessandro Panci per il nuovo CNAPPC
Quali sono, secondo lei, le tre priorità normative che oggi bloccano o penalizzano maggiormente il lavoro degli architetti (appalti, compensi, responsabilità, procedure, concorsi) e con quale strategia il CNAPPC può incidere concretamente su questi nodi?
Architetto Alessandro Panci
Il Consiglio Nazionale dovrà essere protagonista sulle seguenti tematiche (la maggior parte già incardinate in Parlamento):
- Testo Unico dell’edilizia;
- Riforma delle professioni e Equo Compenso;
- Revisione del Codice dei contratti pubblici;
- Legge sull’architettura;
- Riforma urbanistica;
- Rigenerazione Urbana;
- Definizione Caratteristiche storico artistiche e centralità dell’architetto nel restauro;
- Modalità di liquidazione C.T.U. e aggiornamento tariffe C.T.U.;
- Piano Casa nazionale.
Occorre attribuire priorità strategica alla riforma del Testo Unico dell’Edilizia. Le criticità interpretative non riguardano soltanto i grandi interventi, ma anche opere apparentemente semplici – pergotende, portici, strutture leggere – rispetto alle quali l’assenza di norme chiare genera incertezza applicativa, contenzioso e difficoltà operative. Quando la norma è ambigua, il problema diventa sociale prima ancora che tecnico: le difformità interpretative tra territori, come avviene in alcune realtà lombarde, producono disparità e scaricano su professionisti e cittadini il peso dell’arbitrio amministrativo. Non è un caso che nel 1923 siano stati istituiti gli Albi professionali: per garantire la tutela dell’interesse pubblico attraverso competenze riconosciute e responsabilità definite.
Le proposte di Legge sull’Architettura oggi all’esame del Senato della Repubblica riconoscono l’architettura come bene comune e spazio di vita, direttamente connesso alla qualità dell’esistenza delle persone. Questo passaggio culturale è fondamentale: la qualità del progetto non è un tema corporativo, ma una questione di interesse generale.
Allo stesso modo, è necessario superare l’impianto della Legge urbanistica 1150/1942, concepita in una fase storica di espansione urbana. Oggi le città non crescono per espansione, ma per trasformazione del costruito e rigenerazione del paesaggio. Serve una nuova Legge Urbanistica che:
- assuma il riuso e la rigenerazione come priorità strutturali;
- introduca strumenti flessibili e processuali;
- contempli le nuove esigenze abitative, ambientali e sociali;
- integri pianificazione e qualità progettuale.
La rigenerazione urbana rappresenta il superamento della crisi della pianificazione tradizionale, spesso segnata da rigidità procedurali e da uno scollamento tra strumenti normativi e realtà territoriale. In questo quadro l’architetto svolge un ruolo istituzionale centrale: traduce le istanze collettive in progetto, garantisce qualità, coerenza e leggibilità delle trasformazioni urbane, rendendo effettiva la partecipazione. Le politiche europee e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dimostrano che l’accesso alle risorse è sempre più legato alla capacità dei territori di costruire strategie condivise e progetti credibili.
Il Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori è chiamato a esercitare un ruolo attivo nel processo legislativo, promuovendo:
- il riconoscimento normativo dei processi partecipativi;
- la centralità della qualità progettuale;
- il rafforzamento dei concorsi di progettazione;
- strumenti permanenti di monitoraggio della rigenerazione urbana.
Queste non sono opzioni, ma condizioni essenziali per un governo responsabile della città futura.
Il rapporto con le istituzioni deve diventare propositivo e tempestivo. Non possiamo limitarci a commentare testi già scritti: dobbiamo presentare soluzioni praticabili, testi normativi pronti, emendamenti e dossier tecnici sintetici. Il punto è ribaltare la posizione negoziale. Quando si parla di edilizia, appalti, urbanistica e paesaggio, la categoria deve presentarsi con proposte coerenti e immediatamente utilizzabili, così da incidere realmente e ridurre l’arbitrio interpretativo che oggi grava su professionisti e cittadini.
Non dobbiamo più attendere modifiche alle leggi: dobbiamo essere parte integrante del processo di scrittura normativa, protagonisti attivi nella definizione delle regole che governano il territorio.

Tempi della Pubblica Amministrazione e incarichi professionali: come il CNAPPC può incidere su procedure, bandi e affidamenti SAI
Esercizio della professione (tempi della PA, incarichi, gare, rapporti con le stazioni appaltanti), oltre al solo ruolo ordinistico e regolatorio?
Architetto Alessandro Panci
Consolidare il rapporto con le Istituzioni, non solo attraverso la partecipazione nei tavoli tecnici, ma anche organizzando eventi e momenti di riflessione in cui dialogare e confrontarsi per giungere a una condivisione delle proposte. Un dialogo costante con tutte le amministrazioni al fine di superare quell’errato concetto di vedere il sistema ordinistico come portatore di interessi degli iscritti quando lo stesso, direttamente dipendente dal Ministero di Giustizia, è a diretta garanzia del cittadino e deve dialogare alla pari con le altre Istituzioni.
L’azione del sistema ordinistico può articolarsi su due livelli tra loro complementari e interconnessi. Il primo livello riguarda l’attivazione delle competenze del Centro Studi, che opera su mandato politico del Consiglio Nazionale e del sistema ordinistico nel suo complesso. Il secondo livello sfrutta la sussidiarietà verticale coinvolgendo gli organi territoriali attraverso il sistema relazionale: a partire dagli Ordini locali e dalle Federazioni regionali, si costruiscono e si rafforzano i contatti con gli interlocutori istituzionali direttamente coinvolti nei singoli provvedimenti, favorendo un dialogo continuo e consapevole e portando le istanze del sistema ordinistico all’attenzione dei decisori.
Con il Centro Studi l’intento è superare la frammentazione della conoscenza e l’inseguimento dell’ultima pronuncia giurisprudenziale, privilegiando invece un approccio sistematico, critico e ragionato allo studio e alla comprensione delle norme. Riteniamo fondamentale che ciascun Ordine riceva dal CNAPPC pareri ed indicazioni univoche e certe, senza margini di interpretazione o di facoltatività, soprattutto sui temi dell’adempimento dell’attività istituzionale a termine di legge.
L’ONSAI, ovvero l’Osservatorio Nazionale Servizi di Architettura e Ingegneria, sarà rilanciato, non solo come strumento di monitoraggio della correttezza dei bandi pubblicati sul territorio nazionale, ma anche quale struttura che individui le procedure palesemente errate (che tradiscono i principi di qualità, trasparenza, libera concorrenza, parità di trattamento e non discriminazione) per le quali, a sostegno delle attività dell’Ordine territoriale, sia necessario un immediato intervento del Consiglio Nazionale che, instaurerà preliminarmente un confronto con la stazione appaltante per evidenziare le anomalie e ove le posizioni non dovessero risolversi, si valuterà l’opportunità di avviare un’azione per la rettifica o la revoca del bando.
La comunicazione non è immagine: è strumento di tutela e di autorevolezza. ON propone messaggi chiari, unitari e replicabili dagli Ordini, per rendere comprensibile alla società il valore dell’architettura e per sostenere l’azione istituzionale con una narrazione coerente.
Serve un investimento strutturato in comunicazione, rivolto non agli addetti ai lavori, ma ai cittadini. L’architetto è una figura chiave nella trasformazione del territorio, nella sostenibilità, nella sicurezza e nella qualità della vita. Eppure, troppo spesso questa figura è ignorata, marginalizzata, non compresa.
Concorsi di progettazione negli appalti pubblici: strategie operative per Comuni e stazioni appaltanti
Il tema dei concorsi di progettazione è centrale per la qualità dell’architettura e per l’accesso al lavoro, soprattutto per i giovani. Quali interventi concreti propone per renderli più diffusi, più semplici e realmente praticabili per gli studi professionali?
Architetto Alessandro Panci
Il Concorso di progettazione, deve divenire lo strumento ordinario di espletamento delle gare, la sensibilizzazione delle amministrazioni appaltanti, unita alla messa a disposizione gratuita della piattaforma, sono alcune delle azioni che deve promuovere il Consiglio Nazionale.
Le strategie più efficaci per convincere i Comuni non sono teoriche, ma concrete: presentare casi realizzati, offrire supporto operativo nella redazione del bando, accompagnare e supportare i funzionari nelle attività di organizzazione e gestione delle fasi del concorso, compresa il supporto alla giuria, anch’essa da mettere nelle condizioni di poter esprimere giudizi fondamentalmente sul merito progettuale, avendo affrontato con metodo scientifico, le fasi istruttorie della valutazione delle proposte progettuali presentate. È fondamentale comunicare che il concorso non rappresenta un costo aggiuntivo, ma un investimento che produce valore amministrativo, riduce il rischio di contenziosi e aumenta il consenso informato attorno alle scelte progettuali.
Traggo da quanto abbiamo scritto sul programma di ON (OfficiNa architettura):
Il concorso di progettazione rappresenta oggi in Italia poco più del 2% delle assegnazioni di incarico in ambito pubblico. Per noi è però il paradigma della qualità: accessibilità per molti, confronto di idee, dibattito aperto sui temi legati alla trasformazione del territorio. La cultura del concorso è per noi cultura del progetto e del cambiamento di qualità.
Oggi il sistema ordinistico mette a disposizione quattro piattaforme per ospitare concorsi di progettazione, garantendo procedure nelle quali sia tutelata la professione, venga messo al centro il progetto di qualità e si promuova un profondo rapporto fiduciario fra società e progettisti.
L’auspicio è che lo sforzo fatto fino ad ora possa dare frutti unitari, fornendo supporto e competenze alle pubbliche amministrazioni nell’organizzazione di concorsi calibrati con attenzione alle specifiche esigenze dell’ente nel rispetto della professione. Promuovere presso le pubbliche amministrazioni la procedura concorsuale facendone comprendere anche i grandi vantaggi amministrativi è il primo passo per ridare voce al progetto quale unico vettore di qualità.
Oltre a uno sforzo capillare di promozione sul territorio, serve un’azione politica incisiva, a livello nazionale, per introdurre e codificare il concorso di progettazione nelle norme che orientano le pratiche amministrative. Individuare non solo meccanismi premiali, ma anche prescrittivi per rendere ordinario e non eccezionale il ricorso allo strumento concorsuale è uno degli obiettivi che ci poniamo.
Visione politica e strategie future
Il concorso di progettazione permette di scegliere il miglior progetto indipendentemente dal progettista. Pertanto può essere considerato la migliore concretizzazione delle pari opportunità, in quanto si da valore al merito, e alla partecipazione, della comunità. Infatti con il concorso di progettazione è insuperabile la necessità di avere un documento programmatico chiaro e divulgabile che stabilisca le esigenze della comunità e le risorse disponibili.
A volte la programmazione delle OO.PP. può non essere perfettamente coerente con le risorse e le esigenze, ma il Concorso di progettazione impone prima dell’inizio del processo, un concreto confronto tra tutte le parti coinvolte, sulla realizzabilità dell’opera.
Vogliamo che il concorso di progettazione diventi lo strumento ordinario per le opere pubbliche, che potrà anche riverberarsi sulle opere private con alcune specifiche di maggior dettaglio, in merito alle premialità urbanistiche che lo possono incentivare, per cui è necessario compiere un salto politico e culturale: trasformarlo da opzione possibile a metodo strutturale.
Per farlo servono alcune priorità chiare. Innanzitutto, una strategia normativa nazionale che renda il concorso la modalità preferenziale per interventi di particolare rilevanza urbana, sociale e paesaggistica, pur potendolo utilizzare anche per opere ordinarie. Non si tratta solo di soglie economiche, ma di qualità e impatto delle opere da realizzare.
In un processo virtuoso e diffuso alla scala locale, occorre poi rafforzare il ruolo degli Ordini territoriali come soggetti di supporto tecnico alle stazioni appaltanti, strutturare un sistema di monitoraggio permanente sugli esiti dei concorsi e investire nella formazione dei coordinatori del concorso, la cui figura codificata è l’assistente al RUP.
Il coordinatore del concorso è un progettista specializzato, che auspicabilmente partecipa agli altri concorsi come concorrente e mantiene la vocazione del progetto tra le proprie attitudini, e che può indirizzare il concorso verso la fattibilità concreta. Per fare questo imposterà il concorso, sia a livello di DIP, che di elaborati grafici richiesti, proporzionati ed esaustivi per il livello richiesto, che approderà al PFTE, alla fine del percorso. Estremamente efficaci si sono rivelati i corsi per Coordinatori distribuiti sul territorio nazionale che incidono molto meno sui costi che il singolo professionista deve sopportare, facendo assorbire il costo della logistica sul CNAPPC. Inoltre i relatori dei corsi possono sia promuovere dal vivo l’utilizzo dei concorsi, illustrando agli esponenti delle Stazioni Appaltanti, debitamente invitati alla prima giornata di presentazione dei corsi, i vantaggi derivanti dai Concorsi, con un’illustrazione esaustiva e motivazionale.
L’esperienza maturata negli ultimi anni ha prodotto buone pratiche, competenze e strumenti. Vanno perciò ripresi gli strumenti già collaudati, ma che vanno adeguati alle normative vigenti, e contemporaneamente è necessario promuovere l’adeguamento delle norme vigenti alla logica del concorso concreto, fattibile e che valorizzi il progetto. La standardizzazione del processo infatti, permette al progettista di concentrare quasi tutte le sue energie solo sul progetto e non sull’interpretazione di modalità espositive delle esigenze della stazione appaltante, diverse da quelle precedenti.
Devono pertanto essere consolidate linee guida stabili, piattaforme interoperabili e modelli replicabili. La governance dei concorsi deve garantire trasparenza, sostenibilità economica e riduzione degli oneri per professionisti e amministrazioni. Una piattaforma digitale integrata con i sistemi nazionali, documentazione standardizzata e premi adeguati al livello di approfondimento richiesto sono elementi essenziali per rendere il sistema credibile e attrattivo.
Parallelamente, è necessario rafforzare alcuni “paletti” normativi e operativi: affidamento effettivo delle fasi successive del progetto fino alla DL, al vincitore, copertura finanziaria già programmata, limitazione delle modifiche sostanziali al progetto selezionato e monitoraggio della fase attuativa. Senza queste garanzie, il concorso rischia di fermarsi alla fase comunicativa, perdendo la sua funzione trasformativa.
Rapporto con le amministrazioni
Il nodo non è soltanto normativo: è culturale e amministrativo. Il concorso deve essere percepito dalle Stazioni Appaltanti non come un adempimento complesso, ma come uno strumento maggiormente efficace in termini di tempi di realizzazione e qualità del progetto rispetto alle gare di affidamento dei servizi.
Dal punto di vista tecnico-amministrativo, il concorso offre vantaggi evidenti: riduce la discrezionalità, rafforza la trasparenza, tutela il RUP e amplifica la partecipazione, in quanto strumento obbligatoriamente molto divulgato, chiaro nell’esposizione e concreto negli obiettivi, andando così anche a legittimare politicamente le scelte. Un’amministrazione che utilizza il concorso dimostra di voler governare la trasformazione urbana con qualità e visione.
Le strategie più efficaci per convincere i Comuni non sono teoriche, ma concrete: presentare casi realizzati, offrire supporto operativo nella redazione del bando, accompagnare e supportare i funzionari nelle attività di organizzazione e gestione delle fasi del concorso, compresa il supporto alla giuria, anch’essa da mettere nelle condizioni di poter esprimere giudizi fondamentalmente sul merito progettuale, avendo affrontato con metodo scientifico, le fasi istruttorie della valutazione delle proposte progettuali presentate. È fondamentale comunicare che il concorso non rappresenta un costo aggiuntivo, ma un investimento che produce valore amministrativo, riduce il rischio di contenziosi e aumenta il consenso informato attorno alle scelte progettuali.
In questo quadro, il CNAPPC e gli Ordini professionali possono assumere un ruolo decisivo come facilitatori tecnici: predisporre disciplinari tipo, supportare la scrittura dei bandi, contribuire alla definizione dei criteri di valutazione, accompagnare le amministrazioni fino alla fase esecutiva. L’uso gratuito della piattaforma come investimento da parte del CNAPPC ha già generato un forte interesse ed è sicuramente la strada da ri-intraprendere, per essere al fianco delle Stazioni Appaltanti.
Il concorso di progettazione in due fasi consente alla stazione appaltante di operare una scelta più consapevole e motivata, coerente con i principi del Codice dei contratti pubblici, orientando l’azione amministrativa non solo all’efficienza procedurale, ma alla produzione di valore pubblico duraturo.
Tali principi dovranno essere ribaditi dai documenti di indirizzo del Consiglio Nazionale che individuano nel concorso di progettazione la procedura più idonea a garantire trasparenza, imparzialità, concorrenza tra soluzioni progettuali e valorizzazione del merito, evitando che la scelta ricada esclusivamente sulla notorietà del singolo professionista.
È opportuno sottolineare come il concorso di progettazione consenta di selezionare il miglior progetto in risposta a uno specifico problema, e non il progettista più celebre.
Alla luce di quanto sopra, l’indizione di un Concorso di Progettazione in due fasi non dovrebbe essere intesa come un aggravio procedurale, bensì come un atto di responsabilità amministrativa, in grado di dare lustro e visibilità dell'amministrazione stessa di fronte alla cittadinanza.
Dal concorso alla realizzazione
Il vero banco di prova del concorso non è la pubblicazione del bando, ma la realizzazione dell’opera.
Gli ostacoli principali sono noti: mancanza di copertura finanziaria certa, cambi di amministrazione, varianti che snaturano il progetto vincitore, tempi eccessivamente dilatati nelle fasi successive. Per superare queste criticità occorre vincolare il concorso a risorse già programmate, definire cronoprogrammi credibili e garantire continuità amministrativa.
Nel rispetto e valorizzazione reciproca delle proprie funzioni gli Ordini territoriali possono essere degli insostituibili facilitatori delle Stazioni Appaltanti, per approdare alla realizzazione dell’opera: l’evidente prova di una buona gestione della pubblica amministrazione. Solo stando fianco a fianco alle stazioni appaltanti è possibile prevenire eventuali derive opportunistiche nell’interesse della collettività e, in ultima analisi, delle stesse Stazioni Appaltanti, che possono rendere concreti i propri impegni istituzionali e politici. Le esperienze più virtuose dimostrano che, quando il concorso è inserito in una strategia urbana coerente e sostenuto con determinazione fino alla fase esecutiva, produce qualità concreta e riconoscibile.
Strumenti operativi e criticità normative
La concretezza passa dagli strumenti. I bandi tipo hanno rappresentato un passaggio fondamentale per uniformare la qualità delle procedure, ridurre incertezze interpretative e limitare il contenzioso. Standardizzare significa garanzia di una base comune che tuteli la centralità del progetto e renda replicabili le procedure, rendendole di facile gestione e riducendone l’impatto in termini di dispendio di tempo da parte dei progettisti.
Accanto alla promozione, occorre programmare azioni di monitoraggio: osservatorio permanente sui concorsi, report periodici sugli esiti, banca dati pubblica delle opere realizzate. Solo misurando risultati e criticità sarà possibile migliorare il sistema.
Permangono, tuttavia, alcune debolezze nel quadro normativo: eccessiva discrezionalità nel ricorso a procedure alternative, eccessiva discrezionalità nell’affidamento delle fasi successive al vincitore, fino alla DL, che garantisce la qualità frutto della continuità progettuale.
In conclusione, è necessario rendere il concorso lo strumento ordinario per le opere pubbliche richiede:
- una visione politica chiara e continuativa;
- strumenti operativi solidi (come la piattaforma);
- accompagnamento alle amministrazioni (sensibilizzazione e gratuità dell’uso della piattaforma);
- garanzie normative sull’attuazione (modifiche legislative);
- responsabilità e partecipazione attiva dei progettisti se incentivati dall’erogazione di premi congrui;
- strutturare la rete tra le piattaforme esistenti (awn.concorsi, concorrimi, archibo, CAN);
- promuovere proposte di legge per la promozione della qualità dell’architettura attraverso il concorso di progettazione.
Il concorso di progettazione non è una battaglia ideologica, non è il balocco dei progettisti, che per partecipare investono gratuitamente risorse intellettuali e di tempo.
È uno strumento di governo del territorio, capace di coniugare qualità dell’architettura, trasparenza e interesse pubblico.
Formazione continua architetti: come superare i CFP e costruire un modello realmente competitivo
Formazione, competenze e mercato: come si può superare il sistema dei CFP come mero adempimento e costruire un modello che aumenti davvero la competitività e la credibilità professionale degli architetti?
Architetto Alessandro Panci
La formazione deve tornare a essere uno strumento scelto, utile e identitario, capace di accompagnare l’architetto lungo tutto l’arco della vita professionale. Non un accumulo di crediti fine a sé stesso, ma un percorso di crescita consapevole, costruito su programmi coerenti con le esigenze reali del mercato e con i processi di innovazione tecnica, ambientale, digitale e sociale che stanno trasformando la professione.
In questa prospettiva, gli obiettivi sono chiari: ricostruire il senso e il valore della formazione continua; favorire un’adesione spontanea e motivata, anziché un adempimento forzato; ridurre drasticamente il numero di colleghi non in regola, intervenendo sulle condizioni che generano l’irregolarità.
Per perseguire tali obiettivi si propone un passaggio culturale e operativo verso un modello di formazione premiante, capace non solo di motivare i colleghi ma anche di valorizzarne le competenze in modo concreto e riconoscibile. A partire da metà 2027, il CNAPPC, attraverso la propria Fondazione e la rete delle Fondazioni territoriali, potrebbe attivare un’offerta di corsi di formazione premiante, finalizzata a garantire a tutti gli iscritti un accesso equo e qualificato alla formazione e, al contempo, ad alleggerire le incombenze organizzative ed economiche degli Ordini territoriali. Il pacchetto potrebbe essere costruito su programmi di qualità con certificazione finale, mediante accordi con società di accreditamento o attestato se in accordo con le Università, chiaramente riconoscibili e direttamente collegati agli ambiti strategici della professione.
Contestualmente, si rende necessaria una revisione delle Linee Guida sulla Formazione Continua, per renderle più flessibili, leggibili e orientate alla qualità dei contenuti. In tale revisione dovrà essere superata la logica dei corsi obbligatori inutili e dei crediti fine a sé stessi, che hanno progressivamente svuotato di significato l’esperienza formativa.
La formazione premiante deve assumere un valore selettivo, diventando criterio di qualificazione e di riconoscimento delle competenze nei diversi ambiti dell’esercizio professionale. I percorsi formativi di qualità, certificati e tracciabili attraverso il sistema ordinistico, potranno essere valorizzati come elementi preferenziali:
nei concorsi di progettazione;
nelle procedure di affidamento di incarichi pubblici e privati;
nella composizione di short list e albi qualificati;
nei rapporti con la Pubblica Amministrazione e con i soggetti istituzionali.
In questo modo la formazione continua non si traduce in una moltiplicazione di attestati o certificazioni autonome, ma diventa uno strumento unitario di selezione basato sulle competenze reali, capace di contrastare il proliferare di certificazioni frammentate, spesso ridondanti e prive di reale valore professionale.
Sussidiarietà tra Ordini professionali: modello organizzativo per condividere servizi e abbattere le quote annuali
Molti iscritti percepiscono il sistema ordinistico come distante dai problemi quotidiani dello studio professionale. Quali strumenti organizzativi e servizi pensa di attivare per ridurre questo divario e dare un supporto più concreto agli Ordini e agli iscritti?
Architetto Alessandro Panci
È necessario procedere per passi progressivi, il primo dei quali sarà promuovere il principio di sussidiarietà orizzontale fra ordini provinciali. Il concetto in sé sembra semplice ma nasconde le stesse insidie del “centro servizi”. Si dovrà procedere non tanto con l’individuazione di servizi uguali per tutti, quanto piuttosto alla definizione delle necessità di gruppi di ordini omogenei per dimensioni e dinamiche che vogliano provare a condividere i servizi essenziali: acquisti e consulenze hanno le stesse caratteristiche per ordini lontani ma di dimensioni analoghe.
Il rilievo della forte differenza delle quote annuali che ciascuno Ordine impone ai propri iscritti, proprio per la necessità di adempiere agli obblighi istituzionali implicando in tal modo delle differenze sostanziali quanto, talvolta inique a carico dei singoli colleghi, impone di promuovere il principio di sussidiarietà verticale tra il Consiglio nazionale e gli ordini sotto il profilo economico e dei servizi messi a disposizione. Proponiamo di modulare un sistema di messa a disposizione dei servizi da ricondurre al CNAPPC, in modo che gli Ordini più piccoli possano mantenere quelle risorse necessarie per il mantenimento dei servizi diretti agli iscritti e degli obblighi cui sono soggetti, ad oggi con fatica, promuovendo quel principio di comunità che è caro a chi scrive.
Il CNAPPC dovrà costituire il Centro Servizi di supporto tecnico, amministrativo e legale agli Ordini territoriali attraverso strumenti digitali condivisi, linee guida, consulenze e piattaforme comuni. Questo servizio dovrà accentrare le incombenze amministrative degli ordini, liberandoli da fardelli normativi, privacy, trasparenza, ecc. che possono e devono essere gestite centralmente, garantendo un’economia di scala che permetterà di liberare risorse che gli Ordini potranno utilizzare per progetti a beneficio degli iscritti.
Il Centro Servizi si propone come punto di riferimento qualificato per il sistema ordinistico che necessita di approfondimenti, riguarderanno temi tecnico-giuridici strutturati in merito agli adempimenti burocratici. A titolo esemplificativo e non esaustivo: privacy, trasparenza, quesiti sulle competenze (ad esempio in merito al DPR 328/2001), ecc... oltre che tradurre in documentazione, supporto e ove possibile la modulistica “tipo” ogni indicazione normativa necessaria alla vita amministrativa dell’Ordine provinciale.
La standardizzazione degli obblighi consentirà all’Ordine di vedere semplificate le incombenze cui la norma lo assoggetta. La centralizzazione della maggior parte delle attività amministrative e gestionali di difficile espletamento su piccola scala libereranno risorse a favore delle iniziative istituzionali degli ordini provinciali. Il Centro Servizi si occuperà anche di coadiuvare gli ordini con azioni legali a tutela della professione dell’architetto nel caso di segnalazioni gravi illeciti (esercizio abusivo della professione, equo compenso ecc..). L’intento è superare la frammentazione della conoscenza e l’inseguimento dell’ultima pronuncia giurisprudenziale, privilegiando invece un approccio sistematico, critico e ragionato allo studio e alla comprensione delle norme. Riteniamo fondamentale che ciascun Ordine riceva dal CNAPPC pareri ed indicazioni univoche e certe, senza margini di interpretazione o di facoltatività, soprattutto sui temi dell’adempimento dell’attività istituzionale a termine di legge. Saranno previsti incontri formativi per le segreterie degli ordini al fine di rendere omogeneo l’espletamento dei compiti.
CNAPPC e monitoraggio legislativo: come incidere su leggi edilizie e governo del territorio
Il rapporto con la politica e le istituzioni è spesso episodico e reattivo. Come immagina un CNAPPC capace di incidere in modo continuativo su leggi e politiche pubbliche che riguardano territorio, edilizia e professioni tecniche?
Architetto Alessandro Panci
Il rapporto tra il sistema ordinistico nazionale e la politica rappresenta oggi un passaggio strategico imprescindibile per il futuro della professione di architetto.
Non si tratta unicamente di presidiare i processi decisionali, ma di contribuire in modo strutturato, competente e autorevole alla costruzione delle politiche pubbliche che incidono sul governo del territorio, sull’edilizia, sulla rigenerazione urbana e, più in generale, sulla qualità dell’abitare.
In questo quadro risulta certamente necessaria la presenza di una struttura dedicata al monitoraggio costante e tempestivo delle attività del Governo, della Camera dei Deputati e del Senato, nonché dei principali passaggi presso i Ministeri competenti e le sedi di confronto istituzionale.
Il primo livello è quello dell’analisi e dell’elaborazione tecnico-istituzionale. La conoscenza puntuale dei percorsi parlamentari consente di individuare con tempestività gli snodi decisionali, i margini di intervento e le possibili criticità, traducendo le istanze della professione in proposte emendative, contributi tecnici e documenti di posizione coerenti e argomentati. In questa dimensione, il Consiglio Nazionale assume un ruolo di sintesi e rappresentanza unitaria, capace di dialogare con le istituzioni in modo autorevole e fondato su una base informativa condivisa.
Il secondo livello è quello della partecipazione e del coinvolgimento attivo dei territori. L’efficacia dell’azione nazionale dipende infatti dalla qualità e dalla tempestività del flusso informativo proveniente dagli Ordini e dalle Federazioni, che intercettano quotidianamente le ricadute operative delle norme e le esigenze concrete degli iscritti. In un modello realmente bidirezionale, il centro non si limita a trasmettere indirizzi, ma restituisce analisi, orientamenti e strumenti operativi, alimentando un circuito virtuoso di confronto continuo.
L’integrazione tra questi due livelli consente di superare una logica meramente reattiva, trasformando il monitoraggio legislativo in leva strategica di indirizzo politico-professionale. Il sistema ordinistico, così inteso, non si limita a osservare i processi decisionali, ma li presidia in modo consapevole, intervenendo nei tempi utili e con una posizione costruita collettivamente.
In questa prospettiva, la funzione informativa iniziale si configura come l’infrastruttura di base di un’azione più ampia: una governance partecipata, fondata sulla circolarità delle informazioni, sulla condivisione delle responsabilità e sulla valorizzazione delle competenze diffuse. Solo attraverso questa integrazione il Sistema Ordinistico può esprimere pienamente il proprio potenziale, rafforzando la capacità di incidere sulle scelte normative che riguardano la professione e, più in generale, la qualità dell’ambiente costruito.
Riforma CNAPPC: quale impatto concreto sull’esercizio quotidiano della professione di architetto
Guardando al prossimo mandato, quale cambiamento strutturale vorrebbe che gli architetti potessero riconoscere nel loro lavoro quotidiano grazie all’azione del CNAPPC?
Sulla scorta delle riflessioni esposte, riteniamo che il prossimo Consiglio Nazionale, attraverso un’assunzione di responsabilità collettiva nei confronti degli oltre 150.000 architetti, debba perseguire una visione unitaria, pluralista e contemporanea, che sappia valorizzare la diversità dei territori e le molteplici forme dell’esercizio professionale. Il CNAPPC deve tornare a essere motore di visione, azione e credibilità. Occorre un patto per il futuro tra istituzioni, Ordini e professionisti: un impegno collettivo per un sistema più equo, trasparente e autorevole, capace di rappresentare tutti e di guidare con competenza le trasformazioni del nostro tempo:
- Aperto e propositivo, capace di dialogare con istituzioni, cittadini e società civile;
- Attivo e progettuale, non solo regolatore ma promotore di politiche e iniziative concrete;
- Rappresentativo e autorevole, garante della qualità dell’architettura e della dignità del lavoro professionale;
- Efficiente e trasparente, vicino agli Ordini territoriali, con processi chiari e rendicontazione continua;
- Riconoscibile, per le sue sensibilità e competenze;
- Al servizio delle Comunità, ribadendo l’attività di pubblico servizio che svolge e figura di garanzia per tutelare il paesaggio e il patrimonio storico-artistico (art. 9 della Costituzione).
L’obiettivo principale è ricostruire la credibilità del sistema ordinistico, rilanciando la figura dell’architetto come professionista utile, competente e necessario per il Paese, garante della qualità della vita e della trasformazione sostenibile del territorio.
La professione di architetto, nel plasmare i luoghi del vivere, non solo traduce in spazio le esigenze e le aspirazioni di ogni individuo e di gruppi sociali, ma punta alla realizzazione e alla tutela degli interessi generali. Una professione, la nostra, che guarda al presente e al futuro, la cui azione impone doveri nei confronti della società che storicamente ne ha riconosciuto il ruolo primario nelle trasformazioni fisiche del territorio, nella pianificazione e nella conservazione dei paesaggi, naturali e urbani, nonché del patrimonio storico e artistico
Per garantire continuità e serietà istituzionale, i candidati di ON sottoscrivono un Patto Etico per un impegno collettivo per un sistema più equo, trasparente e autorevole, capace di rappresentare tutti e di guidare con competenza le trasformazioni del nostro tempo.
Appalti Pubblici
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News e approfondimenti relativi alla rigenerazione urbana: i concorsi e i progetti, l’analisi di casi concreti, l’innovazione digitale, le norme e gli strumenti finanziari, i dati del mercato immobiliare, i pareri degli esperti.
T.U. Edilizia
Il D.P.R. 380/2001 (Testo unico dell'edilizia) definisce le regole fondamentali da seguire in ambito edilizio, disciplinando l’intero ciclo del processo edilizio: i titoli abilitativi (CILA, SCIA, permesso di costruire), i procedimenti amministrativi, i regimi sanzionatori, gli adempimenti tecnico-progettuali, gli standard di sicurezza e agibilità degli edifici.
Urbanistica
Con questo Topic "Urbanistica" raccogliamo tutte le news e gli approfondimenti che sono collegati a questo termine, sia come disciplina, che come aggettivo. Progettazione e programmazione urbanistica, gestione dello sviluppo delle città e dei territori e normativa inerente al tema.
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