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Ancoraggi per scaffalature industriali: perché la scelta giusta nasce dal progetto, non dal prodotto

La scelta degli ancoraggi per le scaffalature industriali non dipende solo dalla resistenza del prodotto, ma da un’attenta valutazione di carichi, supporti, condizioni di installazione e requisiti normativi. Un approccio progettuale integrato è essenziale per garantire sicurezza, affidabilità e durabilità delle strutture logistiche.

Nella progettazione di magazzini e scaffalature industriali, gli ancoraggi rappresentano un elemento fondamentale per garantire stabilità e sicurezza dell’intero sistema. La loro scelta non può essere basata esclusivamente sulle prestazioni dichiarate del prodotto, ma deve considerare numerose variabili, dai carichi applicati alle caratteristiche del calcestruzzo, fino alle modalità di installazione. Le certificazioni ETA e le verifiche previste dall’Eurocodice 2-4 giocano un ruolo centrale nel processo progettuale, mentre l’evoluzione dei materiali, come il calcestruzzo fibrorinforzato, apre nuove prospettive per il settore. Un approfondimento sulle soluzioni disponibili e sui criteri che guidano una corretta progettazione degli ancoraggi in ambito logistico.


Dalla tipologia di carico alle condizioni del supporto: le variabili che fanno la differenza

Nel mondo della logistica e dei magazzini automatici, gli ancoraggi rappresentano spesso un elemento poco visibile ma assolutamente determinante per la sicurezza e la durabilità delle strutture. Quando si parla di scaffalature industriali, infatti, la scelta dell’ancorante non può essere ridotta a una semplice valutazione prestazionale del prodotto: è il risultato di un processo progettuale che coinvolge molteplici variabili tecniche, normative e operative.

Come evidenziato da Chiara Magnani, Field Engineer di Hilti Italia specializzata nel settore Machinery & Warehouse Racking, in occasione della giornata dei SAIE LAB di Reggio Emilia, dedicata alla logistica, il corretto dimensionamento degli ancoraggi richiede un approccio integrato che tenga conto non soltanto dei carichi applicati, ma anche delle caratteristiche del supporto, delle condizioni di installazione e degli obiettivi dell’intervento.

Uno degli errori più frequenti consiste nel valutare un ancoraggio esclusivamente sulla base della sua resistenza nominale. In realtà, ciò che determina la scelta corretta è soprattutto la natura delle sollecitazioni a cui il collegamento sarà sottoposto. Carichi statici, azioni sismiche, sollecitazioni da incendio o fenomeni di fatica richiedono verifiche differenti e prestazioni specifiche, certificate attraverso metodi di qualifica standard definiti dall’EOTA.

A questo si aggiungono le caratteristiche del materiale base. La classe del calcestruzzo, il suo stato di conservazione, la presenza di fessurazioni, giunti di dilatazione o bordi ravvicinati possono influenzare in modo significativo il comportamento dell’ancoraggio e la sua capacità portante. In un contesto logistico, dove le pavimentazioni industriali presentano spesso geometrie e condizioni particolari, questi aspetti assumono un peso determinante.

Anche la fase esecutiva entra a pieno titolo tra i criteri di scelta. Tempi di posa, produttività del cantiere, necessità di effettuare controlli di serraggio, modalità di realizzazione dei fori e necessità di ridurre le interferenze operative sono fattori che possono orientare la selezione verso una soluzione piuttosto che un’altra. Per questo motivo il dialogo tra progettista, installatore e committente diventa fondamentale sin dalle prime fasi del progetto.

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Ancoranti gettati in opera e post-installati: due approcci a confronto

Nel settore delle scaffalature industriali gli ancoraggi si dividono principalmente in due grandi famiglie: gli ancoranti gettati in opera (cast-in) e gli ancoranti post-installati.

I primi offrono elevate capacità resistenti e rappresentano una soluzione consolidata per applicazioni particolarmente impegnative. Tuttavia richiedono una pianificazione estremamente accurata, poiché la loro posizione deve essere definita con precisione già nelle fasi di getto del calcestruzzo. Eventuali modifiche successive risultano infatti difficili o impossibili da realizzare.

Gli ancoranti post-installati, al contrario, garantiscono una maggiore flessibilità progettuale e operativa. Possono essere installati a struttura già definita, consentono adattamenti in cantiere e dispongono oggi di certificazioni che coprono le principali condizioni di esercizio, comprese quelle sismiche. Inoltre, grazie all’evoluzione tecnologica degli ultimi anni, le loro prestazioni si sono progressivamente avvicinate a quelle delle soluzioni gettate in opera.

All’interno di questa categoria si distinguono ancoranti meccanici e ancoranti chimici. I primi sono particolarmente apprezzati per la rapidità di installazione e la possibilità di essere caricati immediatamente dopo la posa. I secondi, invece, offrono generalmente maggiori capacità di resistenza e una migliore adattabilità in presenza di vincoli geometrici, come spessori ridotti o distanze limitate dai bordi del calcestruzzo. La scelta tra le due tecnologie non può quindi basarsi su preferenze generiche, ma deve derivare da una valutazione tecnica puntuale delle condizioni di progetto.

Ancoraggi per scaffalature industriali: perché la scelta giusta nasce dal progetto, non dal prodotto

ETA ed Eurocodice 2-4: la progettazione passa dalla certificazione

Nel panorama europeo, la progettazione degli ancoraggi non può prescindere dalla consultazione dell’ETA (European Technical Assessment), il documento che rappresenta la vera e propria carta d’identità tecnica del prodotto.

All’interno dell’ETA sono riportate le modalità di installazione, i campi di applicazione e soprattutto le resistenze "certificate in funzione delle diverse condizioni al contorno (come quelle geometriche, di carico, ambientali…). Si tratta di informazioni ottenute attraverso prove sperimentali eseguite da enti terzi secondo procedure definite dagli EAD (European Assessment Documents), che garantiscono uniformità e affidabilità dei risultati a livello europeo.

La verifica progettuale viene poi sviluppata secondo l’Eurocodice 2 – Parte 4, norma di riferimento per gli ancoraggi nel calcestruzzo. Un processo tutt’altro che banale, che richiede l’analisi di molteplici modalità di collasso sia a trazione sia a taglio, oltre alla valutazione delle relative combinazioni. È proprio per la complessità di queste verifiche che i produttori mettono a disposizione software dedicati, indispensabili per eseguire calcoli coerenti con le certificazioni del prodotto utilizzato.

Un aspetto particolarmente importante riguarda la sostituzione di un ancorante con un prodotto differente. Anche quando le caratteristiche dichiarate sembrano simili, la verifica deve essere ripetuta integralmente: coefficienti, modalità di collasso e parametri certificati possono infatti variare sensibilmente da un sistema all’altro.

La sfida del calcestruzzo fibrorinforzato

Tra i temi più interessanti e attuali emerge quello dell’impiego degli ancoraggi su calcestruzzi fibrorinforzati. La diffusione crescente di queste soluzioni nelle pavimentazioni industriali sta spingendo il settore verso una progressiva evoluzione normativa.

Attualmente molti ancoranti certificati dispongono già di ETA che ne consentono l’utilizzo anche su calcestruzzo fibrorinforzato con fibre d’acciaio. Tuttavia, le metodologie di prova adottate restano sostanzialmente le stesse previste per il calcestruzzo tradizionale e non valorizzano ancora completamente i benefici offerti dalle fibre in termini di controllo della fessurazione e modalità di collasso.

È un ambito in forte sviluppo, nel quale produttori, organismi di certificazione e comunità tecnica stanno lavorando per definire criteri di prova più aderenti al comportamento reale di questi materiali. L’obiettivo è arrivare a certificazioni che possano esprimere in modo più efficace il potenziale prestazionale delle nuove pavimentazioni industriali, aprendo ulteriori opportunità per la progettazione delle strutture logistiche del futuro.

In un settore in cui efficienza, sicurezza e continuità operativa sono sempre più strategiche, l’ancoraggio si conferma quindi un componente tutt’altro che secondario. La sua corretta progettazione nasce dall’integrazione tra competenze, normative e conoscenza del contesto applicativo: un processo che coinvolge tutta la filiera e che può fare la differenza tra una soluzione semplicemente installata e una struttura realmente affidabile nel tempo.

DI SEGUITO L'INTERVENTO DI CHIARA MAGNANI.


Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'aiuto di strumenti di IA (ChatGpT)

IN SINTESI
-La scelta dell’ancoraggio per le scaffalature industriali deve considerare non solo l’entità dei carichi, ma anche la loro natura (sismica, statica, a fatica o in caso d’incendio) e le caratteristiche del supporto in calcestruzzo.
-Progettista della scaffalatura, progettista della pavimentazione, committente e installatore sono figure chiave che devono collaborare per individuare la soluzione più efficace e sicura.
-Gli ancoranti si dividono in gettati in opera (cast-in) e post-installati; questi ultimi garantiscono maggiore flessibilità in cantiere e comprendono ancoranti meccanici e chimici, ciascuno con specifici vantaggi applicativi.
-La progettazione deve basarsi sulle certificazioni ETA (European Technical Assessment) e sulle verifiche previste dall’Eurocodice 2 – Parte 4, utilizzando software dedicati per valutare correttamente tutte le modalità di collasso.
-L’impiego crescente del calcestruzzo fibrorinforzato sta spingendo l’evoluzione delle certificazioni e delle metodologie di prova, aprendo nuove prospettive per aumentare le prestazioni degli ancoraggi nelle infrastrutture logistiche.

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