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Anticipazione del prezzo negli appalti: stop temporaneo al recupero per sostenere le imprese

La norma approvata dalla Camera consente alle stazioni appaltanti di rinviare temporaneamente il recupero dell'anticipazione sul prezzo, ma esclude espressamente i lavori finanziati, anche solo in parte, con fondi PNRR.

Il disegno di legge di conversione del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante misure urgenti per infrastrutture, PNRR e ulteriori interventi finanziari, ha ottenuto il via libera dalla Camera nella seduta del 4 agosto 2026. Il testo, modificato durante l’esame parlamentare, passa ora al Senato per il completamento dell’iter legislativo.

Tra le disposizioni inserite in fase di conversione assume particolare rilievo l’articolo 1-bis, che interviene sulla gestione dell’anticipazione del prezzo negli appalti pubblici di lavori ancora in corso.

Sospensione del recupero: una misura temporanea

La nuova disciplina consente alle stazioni appaltanti, su richiesta dell’impresa esecutrice, di sospendere temporaneamente il recupero dell’anticipazione prevista dall’art. 125 del d.lgs. 36/2023.

La misura è collegata alle difficoltà che stanno interessando l’esecuzione dei contratti pubblici a causa delle criticità negli approvvigionamenti e dei rilevanti incrementi dei costi di materiali da costruzione, carburanti e prodotti energetici, riconducibili anche agli effetti dei conflitti in corso nell’area mediorientale.

Non si tratta, tuttavia, di una proroga generalizzata del recupero dell’anticipazione: la sospensione è sottoposta a condizioni precise e opera esclusivamente per il periodo necessario ad affrontare le difficoltà che incidono sull’esecuzione del contratto.

La decisione resta alla stazione appaltante

Un aspetto particolarmente importante per RUP, direttori dei lavori e professionisti coinvolti nella gestione dell’appalto riguarda la natura della disposizione. La richiesta dell’appaltatore non produce automaticamente la sospensione.

La norma attribuisce infatti alle stazioni appaltanti una facoltà, imponendo una valutazione concreta della situazione rappresentata dall’impresa. L’amministrazione dovrà quindi verificare la necessità della misura, individuarne la durata strettamente indispensabile e accertare la disponibilità delle risorse necessarie.

La sospensione può essere disposta esclusivamente entro i limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente e, in ogni caso, non può protrarsi oltre il 31 dicembre 2026.

Esclusi i lavori finanziati dal PNRR

La disposizione introduce inoltre un limite netto al proprio campo di applicazione. Il comma 2 dell’art. 1-bis esclude infatti dalla possibilità di sospendere il recupero dell’anticipazione gli interventi finanziati, anche solo parzialmente, con risorse del PNRR.

La preclusione opera quindi anche quando il finanziamento europeo rappresenta soltanto una componente del quadro finanziario complessivo dell’intervento. In tale situazione, la stazione appaltante non sembra poter utilizzare la nuova facoltà, indipendentemente dall’entità della quota PNRR.

Cosa verificare nella gestione del contratto

Per gli operatori tecnici la nuova disciplina richiede quindi una verifica preliminare della fonte di finanziamento dell’intervento, oltre alla valutazione delle condizioni economiche e operative rappresentate dall’appaltatore.

La sospensione del recupero costituisce uno strumento temporaneo di sostegno alla prosecuzione dei lavori, ma il suo utilizzo richiede una decisione motivata e coerente con le risorse disponibili. Resta inoltre essenziale distinguere gli appalti ordinari da quelli con finanziamento PNRR, per i quali la nuova misura non è applicabile.


IL TESTO DEL DDL DI CONVERSIONE DEL DL PNRR (107/2026) APPROVATO DALLA CAMERA, NON ANCORA IN VIGORE, E' SCARICABILE IN ALLEGATO

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