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Applicazione Linee Guida Ponti: approfondimenti sulla classe di attenzione delle frane

Una procedura rivisitata per la valutazione del rischio frana nei ponti consente di distinguere correttamente le interferenze e di ridurre le sovrastime della classe di attenzione. L’approccio integra dati documentali, osservazioni sul campo e indicatori più rappresentativi dei meccanismi di interazione.

La valutazione del rischio da frana per ponti e viadotti rappresenta una delle sfide più complesse nella gestione delle infrastrutture esistenti. L’esperienza applicativa delle Linee Guida ha evidenziato la necessità di affinare i criteri di classificazione, soprattutto nei casi di interazione tra opere e movimenti di versante. Da un’ampia analisi condotta su quasi cinquecento schede reali nasce una proposta metodologica condivisa da dodici università italiane. Il lavoro introduce una lettura più consapevole delle interferenze frana-struttura, migliorando l’affidabilità della classe di attenzione senza ridurre il livello di sicurezza.


La criticità delle frane nella valutazione delle opere esistenti

Il tema dell’interazione tra frane e opere infrastrutturali, in particolare ponti e viadotti, rappresenta oggi uno dei nodi più complessi nella gestione della sicurezza delle reti esistenti. Come sottolineato dal professor Gianfranco Urcioli, il problema non è soltanto individuare la presenza di un fenomeno franoso, ma comprenderne in modo corretto e non semplificato le modalità di interferenza con la struttura. Le frane costituiscono infatti un “mondo a sé”, caratterizzato da cinematismi differenti, evoluzioni temporali molto variabili e modalità di interazione che non possono essere ricondotte a schemi univoci.

È a partire da questa consapevolezza che nasce il lavoro sviluppato nell’ambito della task 5.2 di ReLUIS, che ha visto la collaborazione di dodici università italiane. L’obiettivo non era riscrivere le Linee Guida vigenti, ma verificarne l’applicabilità operativa alla luce di una vasta casistica reale, evidenziandone criticità e margini di miglioramento, soprattutto per quanto riguarda l’attribuzione della classe di attenzione associata al rischio da frana.

 

Dall’analisi delle schede alla rivisitazione del livello 2

Il lavoro ha preso avvio dall’esame sistematico di 478 schede di livello 0 e 1, analizzate congiuntamente alle criticità segnalate dai gestori delle infrastrutture. Da questa prima selezione è emerso che solo 271 schede risultavano effettivamente utilizzabili per l’elaborazione, in quanto caratterizzate da un reale rischio di interferenza con fenomeni franosi. Le restanti 207, pur formalmente classificate, non presentavano condizioni tali da giustificare un’analisi approfondita del rischio frame.

È proprio su questo punto che si colloca l’elemento di maggiore novità della procedura proposta. La classificazione di livello 2 viene sostanzialmente rivisitata e reinterpretata come una fase di filtro consapevole, finalizzata a individuare in modo chiaro quei casi in cui il rischio di frana è assente o trascurabile e che possono quindi essere classificati direttamente in classe di attenzione bassa o medio-bassa. Su tutti gli altri casi, invece, si propone una fase di integrazione delle informazioni, basata prioritariamente su indagini documentali e, qualora queste risultino insufficienti, su ispezioni speciali mirate.

Questa rivisitazione non interrompe il percorso previsto dalle Linee Guida, ma si innesta nel diagramma di flusso già vigente, consentendo una riclassificazione più fondata prima di accedere alle fasi più onerose di valutazione accurata.

 

Interferenze dirette e indirette: un cambio di prospettiva

Uno degli aspetti centrali introdotti dal lavoro coordinato da Urcioli riguarda la distinzione tra interferenza diretta e interferenza indiretta tra frana e opera. Nel primo caso si fa riferimento a situazioni in cui il movimento franoso agisce prevalentemente per impatto o per incremento delle sollecitazioni sulle strutture in elevazione. Nel secondo caso, invece, l’opera risulta fondata sul corpo di frana, e gli effetti si manifestano attraverso spostamenti differenziali, distorsioni e accumulo di deformazioni nelle fondazioni, nelle pile o nelle spalle.

Questa distinzione non è meramente terminologica, ma incide in modo sostanziale sulla valutazione della suscettibilità e della vulnerabilità. I meccanismi di danno cambiano, così come cambiano i parametri che devono essere osservati e ponderati. La procedura proposta consente di tenere conto di tali differenze già a partire dal livello 2, correggendo e integrando gli indici numerici utilizzati per la valutazione della suscettibilità territoriale e locale.

Nel cosiddetto livello 3, o livello 2 rivisitato, questi indicatori vengono ulteriormente affinati grazie all’integrazione di informazioni aggiuntive, spesso già disponibili in forma documentale, come la geometria delle fondazioni, la tipologia dei movimenti di versante o la presenza di segni di attività al suolo.

 

Vulnerabilità strutturale ed esposizione: verso una valutazione più coerente

Un altro contributo rilevante del lavoro riguarda la valutazione della vulnerabilità strutturale. Non tutte le tipologie di ponte rispondono allo stesso modo agli spostamenti indotti da un movimento franoso. Strutture ad arco in muratura o in calcestruzzo massivo risultano, ad esempio, particolarmente sensibili agli spostamenti differenziali, mentre altre tipologie ammettono deformazioni più significative senza compromettere immediatamente la sicurezza.

La procedura proposta introduce quindi una valutazione della vulnerabilità che distingue tra stati limite di esercizio e stati limite ultimi, considerando da un lato la capacità della struttura di tollerare distorsioni e dall’altro la ridondanza dei vincoli. Le tabelle di supporto guidano l’operatore verso una stima il più possibile oggettiva, riducendo la discrezionalità e aumentando l’omogeneità dei risultati.

Per quanto riguarda l’esposizione, viene suggerito di fare riferimento alla componente strutturale e fondazionale piuttosto che a quella sismica, ritenuta meno rappresentativa nel caso specifico del rischio da frana.

 

Gli effetti applicativi: meno classi alte, più diagnosi affidabile

L’applicazione della procedura ai casi analizzati mostra un risultato di grande interesse: una riduzione significativa del numero di situazioni classificate in classe di attenzione alta per il rischio da frana, in particolare nel caso di frane lente e complesse. Questo non rappresenta un abbassamento del livello di sicurezza, ma al contrario l’esito di una diagnosi più accurata, basata sulla reale interazione tra corpo di frana e struttura.

Ridurre i casi in classe alta significa evitare un ricorso sistematico e spesso non necessario alla valutazione accurata, prevenendo quel “cortocircuito” che porta a concentrare risorse su situazioni che possono essere gestite efficacemente con monitoraggi e ispezioni periodiche. La classe di attenzione da frana, soprattutto quando risulta medio-alta o alta, continua comunque a rappresentare il fattore guida per tutte le decisioni successive.

 

Il contributo della geologia applicata e il manuale operativo

Il professor Giuseppe Sappa ha evidenziato come il lavoro si fondi su un approccio fortemente osservativo, tipico della geologia applicata. L’analisi documentale, il ricorso a piattaforme come Idrogeo di ISPRA e l’utilizzo delle immagini interferometriche satellitari hanno consentito di ricostruire l’evoluzione temporale di numerosi casi reali, dai viadotti della Napoli–Bari fino alla Salerno–Reggio Calabria.

Da questa ampia casistica sperimentale è nato un manuale operativo di supporto alle ispezioni speciali, pensato come strumento pratico per gli operatori. Il manuale accompagna il tecnico nella lettura delle interferenze tra frana attiva o potenziale e opera in elevazione, fornendo schemi interpretativi, riferimenti ai cinematismi e strumenti semplificati per una prima caratterizzazione del fenomeno, lasciando alle fasi successive gli approfondimenti più specialistici.

Il lavoro congiunto delle università coinvolte nella task 5.2 dimostra come sia possibile migliorare l’affidabilità delle classificazioni di rischio senza appesantire inutilmente il processo valutativo. La rivisitazione del livello 2, l’introduzione di una distinzione chiara tra interferenze dirette e indirette e l’uso guidato di informazioni integrative consentono una lettura più realistica delle condizioni di sicurezza, rafforzando il ruolo della classe di attenzione da frana come strumento decisionale centrale per la gestione delle infrastrutture esistenti.

IN SINTESI
-L’esperienza applicativa delle Linee Guida ha evidenziato la necessità di affinare la valutazione del rischio da frana per ponti e viadotti esistenti.
-L’analisi di quasi 500 casi reali ha portato a una rivisitazione del livello 2, introducendo un filtro più efficace tra situazioni con e senza reale interferenza.
-La distinzione tra interferenza diretta e indiretta consente una stima più coerente della suscettibilità e della vulnerabilità strutturale.
-La nuova procedura riduce le sovrastime della classe di attenzione alta, migliorando l’affidabilità delle decisioni senza abbassare i livelli di sicurezza.

DI SEGUITO LA REGISTRAZIONE INTEGRALE DI G. URCIOLI E G. SAPPA.


Il testo è stato redatto mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'uso dell'IA.

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