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Applicazione Linee Guida Ponti: la procedura di attribuzione della classe di attenzione

Il processo di classificazione del rischio si conferma robusto e poco dipendente dall’operatore, ma mostra un’applicazione spesso conservativa. Le proposte di modifica migliorano la distribuzione delle classi senza alterare l’impianto normativo.

A cinque anni dall’introduzione delle Linee Guida per la classificazione del rischio delle infrastrutture esistenti, il dibattito tecnico si arricchisce di nuove evidenze sperimentali. L’analisi condotta nell’ambito del Task 3.1 del progetto di ricerca coordinato da Antonio Occhiuzzi offre una valutazione critica del processo di classificazione, mettendone in luce solidità, limiti applicativi e possibili traiettorie evolutive. I risultati, basati su casi studio distribuiti sull’intero territorio nazionale, forniscono spunti concreti per una riflessione sul futuro aggiornamento delle Linee Guida.


Analisi del processo di classificazione

Viene affrontato in maniera sistematica l’intero processo di classificazione delle opere, con l’obiettivo di valutarne l’efficacia, la robustezza e le possibili evoluzioni. L’attività si è sviluppata lungo tre direttrici principali: l’analisi critica delle applicazioni effettuate durante il progetto, la rilettura indipendente dei casi studio e la formulazione di proposte di modifica al procedimento di classificazione previsto dalle Linee Guida.

Un elemento qualificante del lavoro è stato il contributo delle unità di ricerca coinvolte, distribuite sull’intero territorio nazionale e capaci di mettere a disposizione un insieme di casi studio ampio e territorialmente rappresentativo. Su questo patrimonio informativo si è innestata un’analisi approfondita di 84 opere, un numero limitato ma sufficientemente significativo per consentire valutazioni di dettaglio. Per ciascun caso è stata ricostruita la classificazione originariamente attribuita dall’ente gestore, utilizzando una scheda di sintesi appositamente predisposta, e successivamente è stata ripetuta la classificazione in modo indipendente e “blind” da parte delle unità di ricerca.

Il confronto tra i due esiti ha restituito un risultato chiaro: il processo di classificazione si è dimostrato complessivamente robusto e poco sensibile all’operatore. Nella maggioranza dei casi, infatti, le classificazioni coincidono, attestandosi lungo la diagonale di confronto tra valutazioni indipendenti. Le discrepanze osservate mostrano però una tendenza sistematica: laddove emergono differenze, gli enti gestori adottano un approccio più prudente, collocando le opere in classi di attenzione più elevate rispetto a quelle individuate dalle unità di ricerca.

 

Prudenza applicativa e criticità emerse

Questa impostazione conservativa risulta evidente soprattutto per la classe di attenzione strutturale e fondazionale e per la sottoclasse sismica. Diverso e più complesso è il quadro relativo al rischio idraulico e da frana, per il quale i risultati appaiono difficilmente interpretabili a causa di una qualità e di una disponibilità dei dati non sempre adeguate. Non a caso, proprio su questo aspetto è stato avviato un successivo approfondimento e perfezionamento metodologico.

Anche osservando la classe di attenzione globale, che sintetizza l’intero processo, si conferma la solidità dell’impianto di classificazione accompagnata da una costante inclinazione alla cautela da parte degli enti gestori. Questo elemento, pur comprensibile in una fase iniziale di applicazione delle Linee Guida, solleva interrogativi sull’effettiva capacità del sistema di distribuire le opere lungo una scala di priorità realmente differenziata.

A partire da queste evidenze, il gruppo di lavoro ha elaborato un ampio insieme di proposte di modifica. Alcune di esse hanno carattere prevalentemente editoriale e mirano a migliorare la chiarezza e l’univocità del linguaggio senza alterare l’impianto concettuale delle Linee Guida. Un esempio emblematico riguarda l’uso del termine “classe”, che attualmente identifica una pluralità di concetti diversi: una maggiore precisione terminologica, anche attraverso parole già presenti nel testo normativo, potrebbe ridurre sensibilmente le ambiguità interpretative emerse nelle applicazioni reali.

Proposte di modifica e pacchetti di intervento

Accanto agli interventi di affinamento, sono state formulate proposte più tecniche, sviluppate congiuntamente da tutte le unità di ricerca coinvolte nel Task. Queste agiscono in modo puntuale sui diversi passaggi del processo di classificazione, incidendo sulla stima dei livelli di esposizione, pericolosità e vulnerabilità per i vari fattori di rischio. In alcuni casi il confronto scientifico ha portato all’elaborazione di soluzioni alternative, successivamente testate mediante la definizione di specifici “pacchetti” di proposte.

In parallelo, l’unità di ricerca dell’Università di Trento ha avanzato un insieme di proposte radicalmente diverse, che presuppongono una revisione sostanziale dell’impianto delle Linee Guida per le sottoclassi strutturale-fondazionale e sismica. In questo approccio, l’attribuzione delle classi si basa su una stima semplificata ma esplicita della probabilità di collasso, ottenuta combinando in modo diretto vulnerabilità e pericolosità, superando l’attuale separazione logica dei due aspetti. Anche il livello di esposizione viene reinterpretato come probabilità di coinvolgimento di un determinato numero di persone in caso di collasso.

Le diverse proposte sono state organizzate in quattro pacchetti. I primi tre introducono modifiche crescenti ma mantengono l’impianto attuale delle Linee Guida, mentre il quarto rappresenta una vera e propria innovazione concettuale. L’applicazione dei pacchetti ai casi studio ha mostrato che gli interventi di “cesello” producono effetti limitati ma coerenti: si osserva una riduzione delle opere classificate nelle classi di attenzione più elevate e un incremento di quelle collocate nelle classi intermedie, senza però stravolgere il quadro complessivo. Solo il pacchetto più innovativo determina una redistribuzione marcata delle opere tra le classi, modificando in modo sostanziale il profilo di rischio dello stock analizzato.

 

Classificazione e verifiche accurate: un risultato inatteso

Un esito particolarmente rilevante, e in parte inatteso, riguarda il confronto tra le classi di attenzione attribuite e i risultati delle verifiche accurate di livello 4. L’ipotesi di partenza era che a classi di attenzione più elevate corrispondessero prestazioni peggiori in termini di sicurezza strutturale e sismica. Tuttavia, né l’applicazione delle Linee Guida attuali né quella dei pacchetti di proposte conferma questa attesa: non emerge una correlazione significativa tra classificazione e indicatori di sicurezza ottenuti dalle verifiche avanzate.

Questo risultato deve essere letto alla luce di un limite strutturale del campione analizzato. A cinque anni dall’introduzione delle Linee Guida, meno del 20% delle opere considerate risulta sottoposto a verifiche di livello 4, percentuale che, su stock più ampi, scende addirittura sotto il 10%. Si tratta di un dato critico, che riduce la significatività statistica delle correlazioni ma che, al tempo stesso, rappresenta un’informazione di grande rilievo per il decisore pubblico.

Nel complesso, il lavoro svolto nel Task 3.1 evidenzia come il processo di classificazione previsto dalle Linee Guida sia solido e relativamente indipendente dall’operatore, pur mostrando una tendenza applicativa alla prudenza. Le proposte di modifica elaborate consentono di migliorare l’uniformità di distribuzione delle opere nelle diverse classi di attenzione, rafforzando la funzione primaria della classificazione come strumento di definizione delle priorità. Tuttavia, per ottenere cambiamenti realmente significativi nella distribuzione delle classi risulta necessario intervenire in modo più profondo sull’impianto concettuale del sistema, come dimostrato dalle sperimentazioni più innovative.

Infine, la mancata correlazione tra classi di attenzione e risultati delle verifiche accurate solleva interrogativi che meritano ulteriori approfondimenti, soprattutto alla luce della scarsa diffusione delle verifiche di livello 4. Un tema che apre prospettive di ricerca e di riflessione strategica fondamentali per l’evoluzione futura del sistema di gestione e sicurezza delle infrastrutture esistenti.

 

DI SEGUITO LA REGISTRAZIONE INTEGRALE DELL'INTERVENTO DI ANTONIO OCCHIUZZI.


Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'uso dell'IA.

 

IN SINTESI
-Il Task 3.1 analizza il processo di classificazione del rischio delle infrastrutture, a partire da 84 casi studio esaminati in profondità da più unità di ricerca sul territorio nazionale.
-Il confronto tra classificazioni degli enti gestori e valutazioni indipendenti evidenzia un metodo complessivamente robusto, ma applicato con un approccio spesso prudenziale.
-Le proposte di modifica “di cesello” migliorano la distribuzione delle opere tra le classi di attenzione senza alterare l’impianto delle Linee Guida.
-Solo interventi concettualmente più innovativi, basati su una stima esplicita della probabilità di collasso, producono variazioni significative nella distribuzione delle classi.
-L’assenza di una chiara correlazione tra classi di attenzione e risultati delle verifiche di livello 4 apre nuove riflessioni sul ruolo e sull’evoluzione futura del sistema di classificazione.

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