Aree interne, il disegno diventa strumento di conoscenza e progetto per la Montagna Materana
Il progetto FraMMET ha sviluppato un Atlante della Montagna Materana come strumento di conoscenza, interpretazione e supporto alla progettazione delle aree interne. Il lavoro ha coinvolto università italiane e latinoamericane, studenti e amministrazioni locali in un percorso interdisciplinare basato sul disegno e sulla rappresentazione.
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Il contributo presenta una ricerca sviluppata nel progetto TNE FraMMET (PNRR, Iniziative educative transnazionali). L’obiettivo è costruire un “Atlante conoscitivo della Montagna Materana”. Questo strumento servirà per rappresentare e analizzare le aree interne lucane. La ricerca esamina la frammentazione territoriale con un approccio integrato. Questo approccio si basa su rilievo diretto e indiretto, analisi cartografica, dati GIS, documentazione fotografica e rappresentazione multi-scalare. La metodologia include la raccolta e sistematizzazione dei dati territoriali e prevede la creazione di layer interpretativi su morfologia, infrastrutture, sistemi insediativi e paesaggio rurale. Infine, i contenuti vengono elaborati graficamente per restituire disegni bidimensionali e modelli tridimensionali a diverse scale. I primi risultati ottenuti, mostrano come l’integrazione dei dati permetta di creare modelli territoriali chiari e confrontabili, utili per sviluppare analisi, interpretazione e valorizzazione dei territori fragili.
Il disegno non rappresenta soltanto ciò che già conosciamo di un territorio, ma può diventare uno strumento attraverso cui interpretarlo, metterne in relazione le diverse componenti e costruire nuove visioni progettuali. È questa la prospettiva proposta da Marianna Calia nel suo intervento presentato in occasione del convegno dell’Unione Italiana per il Disegno, svoltosi a Ferrara dal 10 al 12 settembre 2026.
Al centro della relazione, un percorso di ricerca maturato nel corso di diversi anni e alimentato da tesi di laurea e di dottorato, progetti finanziati e attività internazionali. Il risultato è un’esperienza in cui il concetto di Atlante assume un significato più ampio rispetto alla semplice raccolta di dati e rappresentazioni: diventa un dispositivo critico e interpretativo capace di supportare la conoscenza delle aree interne e, nello stesso tempo, di suggerire possibili strategie per il loro futuro.
L’esperienza illustrata da Calia trova una delle sue espressioni più significative nel progetto internazionale FraMMET, coordinato con l’Università della Basilicata e concluso nel giugno 2026 dopo due anni di attività, che ha messo in relazione università italiane e latinoamericane intorno ai temi del territorio, della rappresentazione e della formazione.
L’Atlante come strumento per leggere e progettare le aree interne
Uno dei concetti centrali della ricerca è quello dell’Atlante, inteso non come prodotto statico ma come vero e proprio processo di conoscenza. La rappresentazione permette infatti di sovrapporre informazioni differenti, mettere in evidenza relazioni spesso difficili da cogliere e costruire letture capaci di andare oltre la semplice descrizione fisica dei luoghi.
Nel caso delle aree interne della Basilicata, questa impostazione assume una particolare rilevanza. Si tratta infatti di territori caratterizzati da sistemi insediativi, infrastrutturali, paesaggistici e sociali complessi, nei quali il disegno può svolgere una funzione di sintesi tra informazioni provenienti da ambiti disciplinari differenti.
L’Atlante diventa così uno strumento attraverso cui osservare il territorio da più punti di vista, facendo emergere elementi, criticità e potenzialità che una lettura settoriale rischierebbe di lasciare sullo sfondo.
La rappresentazione, in questa prospettiva, non costituisce soltanto l’ultima fase di restituzione di una ricerca, ma partecipa direttamente al processo interpretativo. Attraverso il disegno è possibile infatti formulare domande, mettere in discussione letture consolidate e costruire scenari.
Gli autori della relazione sono Marianna Calia, Roberto Pedone, Rossella Laera, Ali Yaser Jafari, Emanuela Borsci e Antonio Conte.
Disegno e interdisciplinarità come linguaggio comune
Un altro elemento fondamentale richiamato da Calia riguarda il rapporto tra disegno e interdisciplinarità.
Il progetto ha coinvolto docenti, ricercatori e studiosi provenienti da ambiti differenti, dimostrando come gli strumenti della rappresentazione possano costituire un terreno comune attraverso il quale discipline diverse riescono a dialogare.
Il disegno assume quindi una funzione di mediazione: traduce dati, letture, interpretazioni e conoscenze specialistiche in una struttura visiva condivisa, facilitando il confronto tra competenze differenti.
Questa capacità diventa particolarmente importante quando l’oggetto di studio è il territorio. Comprendere un’area interna richiede infatti di mettere insieme dimensioni molto diverse: morfologia, infrastrutture, sistemi insediativi, patrimonio, paesaggio, dinamiche sociali ed economiche.
La rappresentazione permette di integrare questi livelli all’interno di un unico sistema conoscitivo.
FraMMET, un progetto internazionale tra Basilicata e America Latina
Il contributo presentato a Ferrara sintetizza in particolare l’esperienza sviluppata attraverso FraMMET, progetto internazionale che ha costruito una rete tra l’Università della Basilicata, diversi atenei italiani e 16 università partner dell’America Latina.
Un ruolo importante nell’attivazione delle relazioni con il contesto latinoamericano è stato svolto anche dalla collaborazione con Salvatore Barba, richiamata da Calia come uno degli elementi determinanti per la realizzazione dell’iniziativa.
Il progetto ha permesso di finanziare 16 borse di studio destinate ad altrettanti studenti provenienti da Argentina, Colombia ed Ecuador, che hanno trascorso due mesi a Matera.
Durante questa esperienza gli studenti hanno sviluppato 16 tesi di master, lavorando direttamente sulle aree interne lucane e mettendo a confronto le proprie competenze e il proprio background culturale con il patrimonio di conoscenze costruito negli anni dai gruppi di ricerca locali.
Un elemento particolarmente interessante dell’esperienza riguarda proprio questo incontro tra prospettive differenti. Gli studenti latinoamericani hanno potuto osservare il territorio lucano attraverso uno sguardo esterno, portando interpretazioni e sensibilità differenti rispetto a quelle maturate da chi quei territori li studia da lungo tempo.
La ricerca ha quindi trasformato la distanza culturale in una risorsa conoscitiva.
Otto comuni della Montagna Materana come laboratorio territoriale
Il lavoro sul campo ha interessato otto comuni dell’area interna della Montagna Materana.
Durante i due mesi trascorsi in Basilicata, gli studenti hanno attraversato direttamente questi territori, entrando in relazione anche con le amministrazioni locali. L’esperienza ha quindi integrato attività di ricerca, formazione universitaria e confronto istituzionale.
Il territorio non è stato studiato esclusivamente attraverso dati e cartografie, ma attraverso una conoscenza diretta dei luoghi e delle loro trasformazioni.
Questo rapporto con le amministrazioni costituisce inoltre uno degli aspetti più significativi del progetto dal punto di vista della terza missione universitaria. L’obiettivo della ricerca non è infatti soltanto produrre conoscenza scientifica, ma costruire strumenti potenzialmente utilizzabili anche dai soggetti chiamati a governare il territorio.
L’Atlante della Montagna Materana nasce proprio con questa ambizione: mettere a sistema anni di ricerche e nuove letture territoriali per offrire alle amministrazioni una base conoscitiva capace di accompagnare riflessioni, strategie e future decisioni.
Il valore del progetto risiede quindi tanto nei risultati prodotti quanto nel metodo adottato: studenti, ricercatori, università e amministrazioni diventano parti di uno stesso processo di lettura e interpretazione territoriale.
Dalla rappresentazione del territorio alla costruzione di nuove visioni
L’esperienza illustrata da Marianna Calia mostra come il disegno possa assumere un ruolo che va ben oltre la rappresentazione formale dello spazio.
Nel lavoro sulle aree interne, il disegno diventa infatti uno strumento capace di rendere visibile la complessità, mettendo insieme conoscenze accumulate nel tempo e sguardi nuovi provenienti da contesti geografici e culturali differenti.
L’Atlante diventa, in questo senso, una piattaforma aperta: non soltanto un archivio di informazioni, ma un dispositivo attraverso cui formulare interpretazioni e possibili visioni progettuali.
Il confronto internazionale promosso attraverso FraMMET rafforza ulteriormente questa impostazione. Lo sguardo degli studenti provenienti dall’America Latina ha consentito di rileggere i territori della Montagna Materana da prospettive inedite, mentre le conoscenze sviluppate negli anni dall’Università della Basilicata hanno fornito la base scientifica attraverso cui strutturare e verificare tali interpretazioni.
Ne emerge un modello di ricerca nel quale conoscenza, rappresentazione, formazione e progetto non sono momenti separati, ma parti di un unico processo.
Ed è probabilmente proprio in questa capacità di mettere in relazione saperi, persone e territori che l’Atlante trova la sua funzione più interessante: non limitarsi a documentare ciò che esiste, ma contribuire a far emergere ciò che ancora non è pienamente visibile e che può diventare materia per le future strategie di sviluppo delle aree interne.
DI SEGUITO LA RELAZIONE INTEGRALE DI MARIANNA CALIA.
Il testo è stato elaborato grazie alla videoregistrazione dell'intervento, con l'aiuto di strumenti di IA (ChatGpT).
CONSULTA GLI ATTI DEL CONVEGNO, DISPONIBILI IN OPEN ACCESS

Grazie a un accordo editoriale con l’Unione Italiana per il Disegno (UID), INGENIO pubblicherà le videoregistrazioni delle sessioni e una selezione dei contributi scientifici presentati al 47° Convegno Internazionale dei Docenti delle Discipline della Rappresentazione e Congresso UID, svoltosi a Ferrara dal 10 al 12 settembre 2026.
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