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BSI Flex 350: il codice di buona pratica per leganti alternativi e calcestruzzi low-carbon

BSI Flex 350 è il codice di buona pratica che porta in cantiere calcestruzzi low-carbon con leganti alternativi, senza uscire dal perimetro EN 206/BS 8500 ed EN 197. Pubblicato dal BSI, offre un percorso prestazionale, prove e responsabilità chiare per qualificare geopolimeri e materiali alcalino-attivati, unendo innovazione, durabilità e sicurezza strutturale. Riduce le emissioni e facilita capitolati e controlli tecnici.

Premessa — perché servono norme sui cementi e calcestruzzi sostenibili

Decarbonizzare il calcestruzzo passa soprattutto dal legante: è lì che si concentra la gran parte della CO₂ incorporata.

In UK, gli aggiornamenti a BS 8500 hanno già aperto margini per ridurre la quota di clinker e il carbon footprint; parallelamente istituzioni tecniche e normatori stanno spingendo su approcci prestazionali per accelerare l’adozione di miscele a minore impatto.

In questo quadro nasce ed evolve BSI Flex 350, un codice di pratica pensato per portare in cantiere — con criteri tecnici e verifiche — calcestruzzi con leganti alternativi (ABS) non coperti dalle specifiche “a ricetta”.

Prima di passare alla disamina del documento - che è possibile scaricare in originale in coda a questo articolo - mi preme ricordare che anche l'Italia si è dotata di una Prassi sui Calcestruzzi sostenibili, la UNI PDR 176/2025.

   

BSI FLEX 350
Scarica il CODICE DI BUONA PRATICA in coda all'articolo

 

La seconda edizione del codice di buona pratica BSI Flex 350:

Il titolo completo è eloquente: BSI Flex 350: Alternative binder systems for lower carbon concrete — Code of practice. È un codice di buona pratica, non una specifica cogente, pubblicato nella sua versione 2.0 il 30 settembre 2024. La parola “Flex” indica il processo: un documento iterativo, aggiornabile con rapidità per incorporare l’esperienza maturata in laboratorio, in impianto e in cantiere. In altre parole: un canale regolato per far dialogare innovazione e regole del gioco, senza aspettare i lunghi tempi di revisione degli standard “madre”.

Il perimetro è chiaro: Flex 350 non sostituisce le norme di riferimento (EN 206 e la correlata BS 8500 per chi opera nel Regno Unito, EN 197 per i tipi di cemento). Piuttosto offre un percorso prestazionale per usare calcestruzzi con leganti alternativi (ABS) che non rientrano nelle famiglie EN 197, mantenendo l’impianto di requisiti, controlli e responsabilità tipico dei capitolati impostati su EN 206.

   

BSI Flex 350 in sintesi

Titolo completo: BSI Flex 350 v2.0:2024-09 – Alternative binder systems for lower carbon concrete. Code of practice.
Data di uscita
: 30 settembre 2024 (v2.0). La v1.0 è del 31 ottobre 2023.
Natura editoriale
: codice di pratica (raccomandazioni), sviluppato con processo Flex: iterativo, aggiornabile, “fast-track”.
Dimensioni/Identificativi
(v2.0): 38 pagine, ISBN 978-0-539-25863-9.
Discontinuità
: con il rilascio della v2, è prevista la dismissione di PAS 8820:2016 (storico riferimento sugli alkali-activated).
Scopo in sintesi
. Flex 350 fornisce un percorso prestazionale per valutare, qualificare e impiegare calcestruzzi a legante alternativo (geopolimeri, AAM, ecc.), mantenendo i livelli di sicurezza e durabilità richiesti; non è una specifica prescrittiva, e le affermazioni di conformità non devono essere fuorvianti.

L’approccio prestazionale

La logica è quella che ai progettisti piace: meno ricette, più risultati misurabili. Flex 350 chiede di dimostrare che un calcestruzzo con legante alternativo, per un dato impiego, fa il suo dovere in termini meccanici e di durabilità.

Come? Con una “catena” di verifiche che procede su due livelli.

Il primo è la qualifica di sistema a cura del produttore del legante o del calcestruzzo: si sceglie una o più miscele rappresentative e si provano in modo esteso resistenze (andamento nel tempo, non solo a 28 giorni), proprietà fisiche (ad esempio tenacità o trazione indiretta dove utile al modello strutturale) e soprattutto durabilità rispetto ai meccanismi pertinenti: penetrabilità ai cloruri, carbonatazione, frost-thaw, ecc.

Il secondo livello è quello progetto-cantiere, dove la miscela realmente impiegata viene confermata sulla base del caso d’opera: stesse famiglie di prove, ma con frequenze e criteri di accettazione adeguati al controllo di produzione.

Questo impianto si sposa con la filosofia EN 206/BS 8500: si lavora per classi di esposizione, si documenta il copriferro minimo giustificato dalla durabilità, si mantengono i consueti paletti su cloruri e altri parametri.

L’innovazione del legante non diventa un salto nel buio, ma un percorso tracciabile dove ogni deviazione rispetto alla tradizione è coperta da evidenze equivalenti o migliori.

Approccio prestazionale e “catena delle prove”


Flex 350 struttura le verifiche su due livelli, chiarendo ruoli e responsabilità:
- Verifica di sistema (a monte, lato produttore): su un grado rappresentativo di calcestruzzo con ABS per dimostrarne le proprietà meccaniche e fisiche, la durabilità e la stabilità nel tempo.
- Prove di progetto/cantiere (a valle, lato progettista/impresa): per dimostrare l’idoneità della miscela specifica al caso d’opera e il controllo qualità in produzione. Una tabella riassuntiva (v1, Tabella 3) inquadra le famiglie di prove consigliate.
Cosa si testa tipicamente (indicazioni dalla v1):
- Resistenza a compressione e sviluppo delle resistenze (Figura 1: classi di sviluppo relative ai 28 giorni in coerenza con Eurocodice 2).
- Proprietà a trazione indiretta e parametri derivati per la modellazione prestazionale (es. relazioni di Bamforth nella Tabella 4).
- Contenuto di cloruri e limiti raccomandati (Tabella 2).
- Durabilità: indicazioni su carbonatazione, gelo-disgelo e altri meccanismi, mediante norme europee richiamate nella sezione Riferimenti normativi (EN 12350/12390 per le prove, CEN/TR 15177 per gelo-disgelo, ecc.).
Nota metodologica: essendo un codice di pratica, il testo usa “should” e non “shall”; non va citato come specifica e chi dichiara conformità deve poter giustificare eventuali deviazioni con prestazioni equivalenti o migliori.

Chi fa cosa: responsabilità e trasparenza

Un merito del Flex 350 è mettere in fila ruoli e responsabilità lungo la supply chain.

Il produttore del legante e/o del calcestruzzo fornisce il dossier di qualifica e il piano di controllo; il progettista specifica per prestazione (classe di resistenza, esposizione, requisiti di durabilità) e valuta le evidenze a supporto; il direttore lavori/committente verifica coerenza e tracciabilità in corso d’opera.

Attenzione al linguaggio: essendo un codice di pratica, il documento usa il registro del “should”, non del “shall”. Nei capitolati va quindi evitata l’idea di un “bollino”: ciò che conta è l’adesione sostanziale alle raccomandazioni tramite prove, metodi e criteri dichiarati.

Le prove che contano davvero

Semplificando senza banalizzare, i pacchetti prova da mettere in gioco sono quelli che ogni ingegnere si aspetta quando cambia “la chimica sotto il cofano”:

  • Meccanica: resistenza a compressione e curva di maturazione (per raccordarsi con le verifiche a tempo dell’Eurocodice 2), trazione indiretta e parametri per i modelli costitutivi quando servono.
  • Durabilità: cloruri (limiti al contenuto e/o penetrazione), carbonatazione (confrontata con copriferro e classe di esposizione), gelo-disgelo per gli ambienti che lo richiedono, e ogni altro meccanismo rilevante per la destinazione d’uso.
  • Stabilità: lavorabilità nel tempo, ritiro, eventuali fenomeni di fessurazione precoce se il legante ha cinetiche atipiche.

In regia rimangono le norme di prova europee (serie EN 12350/12390 e affini), così che i risultati siano confrontabili con quelli dei calcestruzzi “standard”.   

Il nodo ambientale: misurare, non dichiarare

Flex 350 non si ferma alle prestazioni tecniche. Invita a misurare l’impronta di carbonio del prodotto con metodi riconosciuti (ad esempio ISO 14067 ed EPD coerenti). È un passaggio chiave: spostarsi su un legante alternativo “per principio” non basta; serve un dato comprovabile e comparabile con scenari di riferimento, altrimenti la sostenibilità resta sulla carta.

   

Alternative binder system (ABS) concrete

Substance formed by combining ABS with fine and coarse aggregates and water, with or without the
incorporation of admixtures

Come si intreccia con EN 206, BS 8500 ed EN 197

Il rapporto è semplice: EN 206 stabilisce il quadro prestazionale e di conformità del calcestruzzo; BS 8500 ne è l’estensione nazionale per il Regno Unito; EN 197 definisce i tipi di cemento.

Flex 350 si posiziona accanto: quando il legante non rientra in EN 197, il codice di pratica descrive come dimostrarne l’idoneità affinché il calcestruzzo possa comunque essere specificato e controllato entro lo scheletro EN 206 (classi, esposizioni, controlli statistici, criteri di accettazione). È dunque un ponte metodologico: tutela il progettista, rende più chiaro il perimetro per il produttore, fornisce alla committenza uno schema di valutazione trasparente.

   

Il valore per progettisti, imprese e stazioni appaltanti

Per il progettista significa poter aprire il ventaglio delle soluzioni senza rinunciare alla solidità del framework EN 206.

Per l’impresa è una via per industrializzare leganti innovativi con un controllo qualità credibile.

Per chi acquista — pubblico o privato — è un modo per mettere a gara calcestruzzi low-carbon senza abbassare le difese su sicurezza e durabilità.

Non ultimo: la natura “Flex” del documento fa sì che i dati raccolti in fase di qualifica e in cantiere possano alimentare i futuri aggiornamenti delle specifiche principali. È così che l’innovazione smette di essere una “deroga” e diventa nuovo standard.

In pratica, come lo si porta a capitolato

Si continua a specificare per prestazione, come già si fa con EN 206: classe di resistenza, classi di esposizione, requisiti di durabilità e limiti ai cloruri.

Se la miscela usa un legante alternativo, si richiede che il fornitore documenti la qualifica di sistema secondo Flex 350 e presenti un piano di verifica progetto-cantiere coerente con il caso d’opera, includendo tempi di sviluppo delle resistenze e prove di durabilità pertinenti. Infine, si chiede la dichiarazione ambientale calcolata con metodo riconosciuto e confini di sistema chiari. Tutto resta nel perimetro noto a DL e Collaudatore; cambia — in meglio — la tracciabilità dell’innovazione.

Cosa mettere a capitolato (check-list rapida)

Specificare per prestazione (EN 206/BS 8500): classe di resistenza, classe d’esposizione, limiti di cloruri, requisiti di durabilità.
Richiedere percorso Flex 350 per i calcestruzzi con ABS, con:
- Dossier di qualifica del produttore (verifica di sistema) e Piano prove di progetto/cantiere (tipo, frequenza, criteri di accettazione).
- Evidenze su sviluppo delle resistenze, proprietà meccaniche/volumetriche e prove di durabilità pertinenti (carbonatazione, gelo-disgelo, penetrazione cloruri).
- Dichiarazione ambientale: metodologia di calcolo dell’impronta (es. ISO 14067) e confini di sistema.
- Ruoli e responsabilità: assumere la ripartizione proposta (Allegato A v1) su fornitura, controllo, tracciabilità e gestione delle non conformità.

 

Conclusione

Il BSI Flex 350 non è “il nuovo EN 206” né un elenco di ricette alternative al posto di EN 197. È, più semplicemente, lo strumento mancante: un codice di pratica che consente di validare e governare l’uso di leganti a basso impatto climatico senza uscire dal binario della sicurezza strutturale e della durabilità.

Per un settore che vuole decarbonizzare senza scorciatoie, è una buona notizia: finalmente l’innovazione del legante entra in cantiere con un metodo.


Riferimenti essenziali

  • Pagina BSI Knowledge del documento (stato e titolo), v2.0:2024-09
  • Scheda editoriale (data di rilascio, pagine, ISBN).
  • Brochure v1 (processo Flex, relazioni con PAS 8820, avvertenze su uso come “code of practice”, contenuti tecnici/tabelle).
  • The Concrete Centre — ruolo di BS 8500 e percorso low-carbon.
  • ICE — presentazione dell’aggiornamento 2024 (contesto decarbonizzazione).

Il sommario (Table of Contents) del documento BSI Flex 350 v2.0:2024-09.

  • Foreword — iii
  • 0 Introduction — vi
  • 1 Scope — 1
  • 2 Normative references — 2
  • 3 Terms, definitions and abbreviated terms — 4
    • 3.1 Terms and definitions — 4
    • 3.2 Abbreviated terms — 5
  • 4 Alternative binder systems — 6
    • 4.1 Main constituents — 6
    • 4.2 Performance assessment — 6
    • 4.3 Emissions — 8
  • 5 ABS concrete materials — 9
    • 5.1 Aggregates — 9
    • 5.2 Water — 9
    • 5.3 Admixtures — 9
    • 5.4 Other constituents — 9
    • 5.5 Chlorides — 10
  • 6 ABS concrete properties — 11
    • 6.1 General — 11
    • 6.2 Fresh properties — 12
    • 6.3 Mechanical properties — 12
  • 7 Durability of ABS concrete — 18
    • 7.1 General — 18
    • 7.2 Corrosion testing — 18
    • 7.3 Corrosion induced by carbonation (XC1, XC2, XC3, XC4) — 18
    • 7.4 Corrosion induced by chloride (XS1, XS2, XS3, XD1, XD2, XD3) — 19
    • 7.5 Freeze/thaw attack with or without de-icing agents (XF1, XF2, XF3, XF4) — 19
    • 7.6 Chemical attack (ACEC exposure class) — 20
    • 7.7 Mechanical abrasion (XM1, XM2, XM3) — 21

Annexes

  • Annex A (normative) Supply of ABS concrete — 22
    • A.1 General — 22
    • A.2 Plant and equipment — 22
    • A.3 Batching — 22
    • A.4 Placing and finishing — 23
    • A.5 Early protection and curing — 23
  • Annex B (normative) Reference concrete — 24

Bibliography — 26

List of figures

  • Figure 1 – Relative strength compared to 28 day… — 13

List of tables

  • Table 1 – Mechanical and physical requirements of ABS… — 7
  • Table 2 – Recommended limits on chloride content of ABS concrete — 10
  • Table 3 – 28 day tensile strengths derived from BS EN 1992-1-1… — 14
  • Table B.1 – Design of reference concrete for Example 1 — 25
  • Table B.2 – Design of reference concrete for Example 2 — 25

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