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Cave e inerti da costruzione: il Rapporto Cave 2025 di Legambiente chiede regole e più riciclo

Meno cave autorizzate ma più sabbia e ghiaia estratta. Canoni irrisori e norme datate frenano l’innovazione. Serve una riforma strutturale per rilanciare il settore estrattivo italiano in chiave sostenibile.

Il nuovo Rapporto Cave 2025 fotografa uno dei comparti più strategici per l’edilizia italiana, chiamato oggi a una profonda revisione normativa e ambientale. Dati, proposte e buone pratiche delineano il percorso verso un modello estrattivo più sostenibile e innovativo.

 

Trend del settore estrattivo in Italia: meno cave autorizzate, più materiali prelevati, ritorni economici minimi

Il Rapporto Cave 2025 di Legambiente, presentato a Ecomondo in collaborazione con Fassa Bortolo, offre una fotografia aggiornata del comparto estrattivo italiano.

A fronte di un calo del numero di cave autorizzate – oggi 3.378, -20,7% rispetto al 2021crescono i volumi di materiale estratto: 34,6 milioni di m³ di sabbia e ghiaia (+18,5%) e 51,6 milioni di m³ di calcare (+92,5%). In calo l'estrazione di pietre ornamentali (5,5 milioni di metri cubi, -11,3%).

Nonostante i quantitativi rilevanti, il ritorno economico per le casse pubbliche resta marginale, con meno di 20 milioni di euro annui.

Sul fronte delle cave dismesse si registra un lieve aumento (14.640 unità, +3,5% rispetto al 2021), di cui solo una minima parte è destinata a interventi di ripristino ambientale.

Dal 2008 il Rapporto Cave di Legambiente monitora ogni quattro anni il settore estrattivo italiano, analizzando dati regionali, provinciali e Istat per valutare impatti economici e ambientali, quadro normativo e prospettive di economia circolare.

 

Altri dati contenuti nel Rapporto Cave 2025
In Italia 1.678 i Comuni con almeno una cava autorizzata. Tra le Regioni con più siti estrattivi la Lombardia, Veneto e Puglia, con oltre 300 cave autorizzate. Per le cave dismesse spiccano Lombardia (oltre 3.100), Toscana (2.400), Puglia (2.000) e Piemonte (1.847). Rispetto ai canoni, in Basilicata e Sardegna non sono previsti per nessuna tipologia di materiale estratto, in Valle d’Aosta è presente solo per sabbia e ghiaia, mentre i canoni più bassi si trovano in Calabria, Lazio, Puglia, Umbria, Valle d’Aosta (< 0,50 €/m³). 
Fonte: Rapporto Cave 2025 Legambiente

  

Un quadro normativo fermo al 1927: perché serve una riforma del settore estrattivo

Come denuncia Legambiente, il settore è ancora regolato da un decreto del 1927 e da leggi regionali frammentate, con canoni di concessione spesso inferiori a 0,50 €/m³.

Una condizione che limita l’innovazione e ostacola la transizione verso modelli estrattivi più sostenibili, fondati su riciclo, tracciabilità dei materiali e recupero ambientale delle aree dismesse.

 

È inaccettabile che un settore con forti impatti ambientali ed economici sia ancora regolato da un decreto del 1927, basato su un approccio datato e che trascura le ricadute sui territori (in termini di polveri, risorsa idrica e suolo, rumore e vibrazioni, paesaggio, ecosistemi naturali). Governo e Regioni adottino una visione nuova, capace di favorire innovazione, rilancio dei distretti produttivi e nuovi green jobs nel riciclo dei materiali da costruzione. Le capacità tecnologiche e le esperienze di imprese attive in tal senso non mancano. Serve una legge quadro che preveda il monitoraggio delle cave attive e dismesse, che introduca regole uniformi per tutelare il territorio, Valutazione di Impatto Ambientale obbligatoria, recupero ambientale e divieto di attività in aree sensibili, incentivi all’uso di materiali riciclati rispetto alle materie vergini.

 

Sostenibilità del settore estrattivo: 3 priorità strategiche secondo Legambiente

Alla luce di questa situazione eterogenea, Legambiente definisce nel Rapporto Cave 2025 tre linee d’azione prioritarie per orientare il comparto estrattivo verso la sostenibilità:

  1. Aumentare il recupero e riciclo dei materiali provenienti da demolizione e costruzione trasformandoli in alternative agli aggregati tradizionali, riducendo il conferimento a discarica, garantendo tracciabilità dei materiali, introducendo la demolizione selettiva nelle gare pubbliche, fissando obiettivi di recupero e riciclo e investendo nella formazione degli operatori.
  2. Introdurre un canone minimo nazionale per i materiali estratti, pari almeno al 20% del valore di mercato, per garantire un uso equo delle risorse e il ripristino di tutti i siti estrattivi, incentivare l’innovazione e il recupero ambientale e l’impiego di materiali riciclati a costi competitivi.
  3. Rafforzare la tutela dei territori, rendendo obbligatoria l’approvazione e l’aggiornamento dei Piani per le Attività Estrattive (PRAE) - ancora assenti in 6 Regioni e 1 Provincia Autonoma* - regolando i prelievi, l’uso di materiali riciclati, estrazioni sostenibili, garantendo il recupero delle aree e i controlli contro le infiltrazioni criminali.

* Abruzzo (dove il P.R.A.E. è stato adottato ma mai approvato), Molise, Sardegna, Calabria, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia (dove il Piano è stato approvato preliminarmente), e Provincia di Bolzano.

 

SCARICA IL RAPPORTO CAVE 2025 DI LEGAMBIENTE

Economia circolare e inerti da costruzione: la chiave per ridurre i prelievi
Rispetto alla Germania, Regno Unito, Francia e Paesi Bassi la produzione in Italia di aggregati naturali e artificiali utilizzabili al posto di materiali da cava è ancora molto ridotta: si stimano tra i 2.000 e i 3.000 impianti autorizzati (fissi e mobili) secondo quanto dichiarato da rappresentanti di ANCE nel 2021. Le Regioni con maggiore presenza di impianti di riciclo inerti sono del Centro-Nord: Lombardia, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Trentino e Toscana.
Fonte: Rapporto Cave 2025 Legambiente

 

Esempi virtuosi di recupero e riciclo: dai cantieri sostenibili alle cave rinaturalizzate

Il Rapporto Cave 2025 di Legambiente, oltre a delineare le priorità del settore, raccoglie esempi virtuosi di gestione sostenibile delle cave, di recupero e riutilizzo dei materiali e di innovazione orientata all’economia circolare.

Tra gli esempi virtuosi citati: la demolizione selettiva dell’Ospedale Misericordia e Dolce di Prato (recupero del 98% dei materiali) e il progetto “Corti di Medoro” a Ferrara, dove è stato riciclato oltre il 99% dei rifiuti. Ma anche la rinascita di cave dismesse come spazi verdi e culturali, dal Parco delle Cave di Brescia al sito di Marco Vito a Lecce.

 

Partnership Legambiente-Fassa Bortolo: un modello per l’estrazione sostenibile

In tema di esempi virtuosi, Legambiente ha anche stretto una partnership con Fassa Bortolo. Si tratta di esempi diffusi in varie parti d’Italia che fanno capire quanto il settore abbia ampi margini di miglioramento e prospettive di innovazione. Su questa scia, Legambiente dal 2017 collabora con Fassa Bortolo per divulgazione, sensibilizzazione e diffusione dell’informazione sulle nuove possibilità di utilizzo di materiali sostenibili in edilizia.

 

Per noi, attività estrattiva e recupero ambientale non sono fasi distinte, ma un unico processo integrato. Oltre tre secoli di esperienza ci hanno insegnato che solo investendo a monte su tecnologie innovative, una pianificazione attenta e una gestione responsabile delle risorse è possibile ottenere risultati concreti, capaci di coniugare davvero lo sviluppo umano con la tutela dell’ambiente. La partnership quasi decennale con Legambiente nasce proprio da queste basi comuni, dalla consapevolezza che lavorare nel rispetto del territorio non è solo una questione di etica, ma un'opportunità che genera valore: un modello virtuoso che merita di essere condiviso e promosso come buona pratica per l’intero settore.

  

Settore estrattivo come nuovo pilastro dell'economia circolare

Il Rapporto Cave 2025 conferma come il settore estrattivo possa diventare un attore chiave nella transizione verso l’economia circolare. Per farlo è necessario un deciso cambio di paradigma: ridurre il prelievo di materie prime, contenere l’impatto paesaggistico e ambientale delle cave, restituire valore ai siti dismessi attraverso interventi di recupero e ripristino, e promuovere il riciclo degli aggregati. Solo superando normative ormai obsolete, canoni di concessione non più adeguati e una frammentazione legislativa regionale sarà possibile costruire un modello estrattivo realmente sostenibile e innovativo.


Fonte: comunicato stampa Legambiente

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