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Cineteatri del Novecento: conoscere, conservare e riutilizzare un patrimonio urbano

Come recuperare i cineteatri storici conciliando conservazione e nuove funzioni? Casi studio, criteri di intervento e strategie progettuali mostrano come preservare i caratteri architettonici dei cine-teatri del Novecento, adeguandoli alle esigenze contemporanee e restituendo valore a un patrimonio spesso sottoutilizzato o abbandonato.

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Dalla perdita della funzione originaria alle nuove opportunità di rigenerazione: la quarta giornata del ciclo “Ereditare l’architettura del Moderno. Conoscenza, conservazione e riutilizzo”, promosso dal Centro Studi Sisto Mastrodicasa, ha affrontato il futuro dei cine-teatri del XX secolo.

Quattro contributi hanno analizzato strumenti di conoscenza, casi di recupero e possibili strategie di riuso di edifici che continuano a rappresentare importanti riferimenti per l’identità delle città: dalle sale cinematografiche storiche di Roma al rilievo e alla catalogazione degli edifici dismessi, fino ai casi del Cinema Lilli di Perugia, del Politeama di Sassuolo e del Metropolitan di Piombino. Esperienze e progetti che illustrano approcci diversi alla tutela, al recupero e alla rifunzionalizzazione di questo patrimonio.


Cineteatri del Novecento: un patrimonio da conoscere, conservare e reinventare

I cineteatri costruiti nel corso del Novecento rappresentano una componente significativa del patrimonio architettonico delle città italiane. Per decenni sono stati luoghi di spettacolo, aggregazione e vita collettiva, ma il cambiamento delle modalità di fruizione culturale e delle dinamiche urbane ha progressivamente determinato la chiusura o la perdita di funzione di numerose strutture.

Il loro futuro pone oggi una questione che va oltre il semplice recupero edilizio: come conservare il valore architettonico e la memoria di questi edifici, adattandoli contemporaneamente alle necessità della città contemporanea?

A questo tema è stata dedicata la quarta giornata del ciclo “Ereditare l’architettura del Moderno. Conoscenza, conservazione e riutilizzo”, organizzata dal Centro Studi Sisto Mastrodicasa e svoltasi il 30 ottobre 2025 presso la Sala Polivalente della Camera di Commercio dell’Umbria, a Perugia.

Ereditare l’architettura moderna significa prima di tutto conoscerla

Dal 2024 il Centro Studi Sisto Mastrodicasa ha avviato un programma di giornate di studio, curate dall’architetto Maria Carmela Frate, dedicato all’eredità architettonica del Novecento e alle problematiche legate alla sua conservazione.

Un patrimonio estremamente articolato, costituito non soltanto dalle opere dei grandi protagonisti dell’architettura moderna, ma anche da una grande quantità di edifici pubblici, residenziali e collettivi che hanno contribuito a definire l’immagine delle città europee e italiane nel corso del XX secolo.

Si tratta spesso di costruzioni nate in periodi di forte trasformazione economica e sociale, caratterizzate dall’introduzione di materiali, tecnologie e sistemi costruttivi innovativi: dal cemento armato all’acciaio, dal vetro alla prefabbricazione. Proprio questa componente sperimentale rappresenta oggi uno degli aspetti più delicati della loro conservazione. Il degrado dei materiali, l’obsolescenza funzionale e la necessità di adeguare gli edifici alle prestazioni contemporanee richiedono infatti approcci capaci di coniugare conoscenza storica, conservazione, intervento tecnico e riuso.

Le giornate promosse dal Centro Studi puntano quindi sul confronto tra professionisti, studiosi e docenti per costruire percorsi metodologici e modalità operative applicabili agli interventi sul patrimonio moderno.

PER APPROFONDIRE SUL TEMA
Restauro del Moderno: temi e casi studio dalle precedenti giornate
Conoscenza, documentazione, metodologie di restauro, riuso e conservazione dei materiali sono alcuni dei temi affrontati attraverso contributi specialistici e casi studio in occasione di altre giornate studio organizzate dal Centro Studi Sisto Mastrodicasa: dalla Villa La Saracena di Luigi Moretti alle architetture di Mario Ridolfi a Terni, fino al Palazzo Nervi-Scattolin a Venezia e alle esperienze europee di riuso dell’edilizia residenziale pubblica.
>>> Leggi le sintesi e guarda le videoregistrazioni degli interventi.

I cineteatri del ’900 tra perdita di funzione e rigenerazione urbana

La quarta giornata del ciclo ha concentrato l’attenzione su una particolare tipologia edilizia: i cineteatri del Novecento.

Grandi contenitori urbani, spesso collocati in posizioni strategiche e in alcuni casi caratterizzati da un rilevante valore architettonico, queste strutture hanno rappresentato per buona parte del secolo scorso uno dei principali luoghi della socialità cittadina.

La trasformazione dell’industria cinematografica, l’affermazione delle multisale, le nuove modalità di consumo audiovisivo e il cambiamento delle abitudini culturali hanno però determinato una progressiva crisi di molti cinema storici.

Alla perdita della funzione originaria può seguire il degrado fisico dell'edificio, fino al rischio di demolizione o di trasformazioni incompatibili con le sue caratteristiche.

Allo stesso tempo, dimensioni, collocazione urbana e valore simbolico rendono questi immobili particolarmente interessanti nell'ambito dei processi di rigenerazione urbana. Biblioteche, centri culturali, spazi polifunzionali e nuove funzioni collettive possono rappresentare alcune delle strade attraverso cui restituire questi luoghi alle comunità.

Le quattro relazioni presentate a Perugia hanno affrontato il problema da prospettive differenti, passando dalla ricostruzione storica alla documentazione, fino ai progetti concreti di recupero e rifunzionalizzazione.

Tutti gli interventi sono oggi disponibili in videoregistrazione: una risorsa preziosa per professionisti, studiosi e studenti interessati al tema della conservazione e restauro dell'architettura del XX secolo.

🎬 LEGGI LE SINTESI E GUARDA LE VIDEOREGISTRAZIONI DEGLI INTERVENTI 👇

Rilievo e catalogazione: conoscere per poter conservare

Prima ancora di progettare un intervento, è necessario conoscere ciò che si rischia di perdere.

È questo uno dei temi centrali della relazione di Matteo Pacini, dedicata al rilievo e alla catalogazione degli ex cinematografi e, più in generale, del patrimonio architettonico dismesso di interesse storico.

Documentazione, ricerca delle fonti e lettura delle trasformazioni avvenute nel tempo permettono infatti di ricostruire l’identità di edifici destinati, in alcuni casi, a essere profondamente modificati o persino a scomparire.

La catalogazione diventa così non soltanto uno strumento di conservazione della memoria, ma anche una base conoscitiva indispensabile per orientare correttamente le successive operazioni di riqualificazione urbana.

Rilievo e catalogazione di ex cinematografi: strumenti per conoscere, conservare, riqualificare


Roma e il patrimonio delle “sale d’autore”

L’intervento di Paolo Verdeschi ha approfondito il patrimonio delle sale cinematografiche storiche di Roma, ripercorrendone l’evoluzione e il ruolo nella storia architettonica, urbana e culturale della Capitale.

Nel corso del Novecento Roma ha sviluppato un rapporto particolarmente stretto con il cinema, tanto da essere definita “Hollywood sul Tevere”. Accanto alla produzione cinematografica si è sviluppata una rete di sale che, oltre alla funzione di spettacolo, ha contribuito alla costruzione della vita sociale dei quartieri.

Molte di queste strutture, alcune progettate da importanti architetti, possono essere considerate vere e proprie “sale d’autore”. Oggi il loro recupero richiede di trovare un equilibrio tra tutela dei caratteri architettonici, adeguamento funzionale e individuazione di nuove modalità di utilizzo.

L’intervento ha quindi ripercorso alcuni casi romani di ristrutturazione e rifunzionalizzazione, evidenziando criticità, strategie progettuali e prospettive di rigenerazione.

Le sale cinematografiche di Roma. Lo sviluppo, il declino, la (possibile?) rigenerazione


Il Cinema Lilli di Perugia: un edificio in attesa di un nuovo ruolo

L’intervento di Andrea Dragoni ha approfondito il caso del Cinema Teatro Lilli di Perugia, un’architettura del Novecento oggi al centro di riflessioni sulle possibili strategie di recupero e riuso.

Realizzato alla fine del 1942 su progetto dell’architetto Dino Lilli e rimasto in attività fino al 2003, l’edificio occupa una posizione particolarmente interessante a ridosso del centro storico di Perugia.

Da oltre vent’anni la struttura è in attesa di un programma di riuso capace di reintegrarla nella vita della città.

La relazione ha ripercorso la storia della costruzione, le analisi condotte nel tempo e alcune esperienze progettuali sviluppate anche in ambito universitario, mettendo in evidenza non soltanto le criticità esistenti, ma soprattutto le potenzialità che l’edificio conserva nell’ottica di un possibile recupero.

L’architettura del Cinema Lilli di Perugia: criticità e potenzialità per un recupero


Da cineteatro a nuovo centro culturale: i casi di Sassuolo e Piombino

Con la relazione di Micaela Bordin, il tema del riuso è stato affrontato attraverso due esperienze progettuali: il Politeama di Sassuolo e il Metropolitan di Piombino.

Nel caso del Politeama di Sassuolo il recupero punta a trasformare l’edificio in un centro culturale polivalente, integrando nuove funzioni e tecnologie digitali e mantenendo al tempo stesso il rapporto tra struttura e comunità locale.

Il progetto per il Metropolitan di Piombino segue invece un percorso nel quale memoria e innovazione vengono poste in dialogo, interpretando le trasformazioni avvenute nel corso della storia dell'edificio e costruendo nuove possibilità di utilizzo.

Due esempi che mostrano come il riuso di un cine-teatro possa andare oltre il recupero fisico dell'immobile e diventare occasione per introdurre nuove funzioni culturali e rafforzare il ruolo pubblico dell'architettura.

Ripensare gli spazi dei cine-teatri. Il Politeama di Sassuolo e il Metropolitan di Piombino


Conservare il Moderno significa continuare a farlo vivere

Il tema dei cineteatri restituisce con particolare evidenza la complessità legata alla conservazione dell’architettura del Novecento.

Non si tratta solamente di preservare forme, materiali o singoli elementi architettonici, ma di comprendere quale ruolo questi edifici possano ancora assumere all’interno della città.

La perdita della funzione per la quale erano stati costruiti non deve necessariamente coincidere con la fine della loro vita utile. Al contrario, può aprire una nuova fase progettuale nella quale la conoscenza dell’edificio diventa il punto di partenza per individuare nuovi usi compatibili con la sua identità e con le esigenze contemporanee.

È proprio in questo rapporto tra conoscenza, conservazione e trasformazione che si inserisce il percorso promosso dal Centro Studi Sisto Mastrodicasa: considerare l’architettura moderna non come un patrimonio immobile da congelare, ma come un’eredità della quale assumersi la responsabilità, affinché possa continuare a far parte della vita delle città.

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