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Come materiali intelligenti e BIM rispondono alla crisi delle competenze nell'epoca della transizione ecologica

Nel contesto della transizione ecologica e demografica, l’edilizia affronta una sfida cruciale: reinventarsi con materiali intelligenti e processi digitali avanzati. L’uso di BIM, sensoristica in real-time, certificazioni blockchain e manutenzione predittiva sta rivoluzionando il cantiere, sempre più simile a una fabbrica temporanea. Una risposta concreta alla perdita di manodopera specializzata e alla crescente complessità tecnica, per edifici più sostenibili, efficienti e capaci di “invecchiare bene” nel tempo.

Transizione ecologica e transizione demografica

Materiali e componenti intelligenti

Voglio raccontarvi una favola. Eos (che sarebbe una divinità ambientale greca che noi chiamiamo dolcente Aurora) stava creando quell’effetto straordinario che possiamo percepire al crepuscolo con le sue dita di rosa, quando, volgendo lo sguardo sulla spiaggia di fronte a Troia, vide un giovane allenarsi nudo. Era Titone, fratello di Priamo, per lei bellissimo. Eos se ne innamorò e chiese a Zeus di renderlo immortale. Il supremo olimpico acconsentì alla richiesta passionale ed Eos ne fu felice. Ma, disgraziatamente, si scordò di aggiungere alla richiesta di rendere il suo amato anche eternamente giovane. Quindi Titone non morì mai ma invecchiò sempre, con un processo irreversibile e terrificante rendendolo non più amabile da parte di Eos. Il finale ve lo lascio andare a cercare in rete.

Perché vi racconto tutto ciò. Non per rimandarvi a ragionare sull’effimero amore della superficie rispetto alla sostanza interiore, ma per farvi capire il tema delle tecnologie costruttive sviluppate nel Novecento e che ancora utilizziamo nel processo progettuale e realizzativo. La maggioranza delle costruzioni eseguite in cemento armato e integrazione mista laterocementizia nascono per essere immortali, ma scoprono di non essere eternamente giovani.

Il problema risulta evidente in tutto il mondo dove nipoti e nipotini incompresi del Modernismo hanno attecchito e si sono moltiplicati come le cavallette.

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I processi costruttivi hanno proposto e difeso l’idea di cicli accelerati.

Ciò che si realizzava in tempi mediamente lunghi (per lasciare maturare e sviluppare gradi di adattamento) oggi si posa in tempi stretti con addittivazioni e controllo. Ciò che era tecnologicamente separato e di cui posatori e applicatori conoscevano le regole di accoppiamento oggi viene proposto integrato e già preassemblato. Vale per gli strati di sacrificio quanto per gli impianti. Insomma non stiamo costruendo peggio ma siamo tutti meno consapevoli di ciò che facciamo. Anche a fronte di una maggiore specializzazione tecnologica di componenti e materiali, rispetto ai pochi e più semplici di un tempo, il grado di reale conoscenza e consapevolezza costruttiva è più basso e si sta riducendo tra tutti gli operatori della filiera giorno per giorno. Sbagliare nella complessità è possibile.

Maggiore specializzazione determina anche più attenzione (ad esempio) alle compatibilità chimico-fisiche e avere a disposizione molti più farmaci per curare richiede una diagnosi più precisa.

Il settore dell’edilizia è in trasformazione.

È come se nel settore della salute avessimo chi produce farmaci ma non le farmacie per offrire reale consulenza, chi effettua ecografie ma pochi che sanno scrivere un referto e nessuno che sa utilizzarlo, chirurghi che operano alla cieca, prevenzioni non attivate, ecc. Non è proprio così disastroso ma un po' ci assomiglia. Mancano spesso protocolli di procedure condivisi e processi di controllo, validazione e certificazione che non siano solo di carta.

È interessante comprende la sovrapposizione di queste tendenze tecnologiche anche in relazione alla transizione demografica e alla progressiva perdita quantitativa di competenze specialistiche incubate dall’esperienza diretta maturata in cantiere. Tutto sta avvenendo secondo uno scenario che non offre via d’uscita particolari.

La risposta possibile è una progressiva industrializzazione del cantiere (la nostra fabbrica temporanea) utilizzando tecnologie digitali in fase di progettazione, realizzazione, verifica, manutenzione in tutto il ciclo vita. Sembra un mondo lontano ma non lo è in realtà. Si stanno già testando materiali digitali, validazioni di certificazioni in flussi block chain, sensorizzazioni immersive, monitoraggi a scala reale di componenti edilizi, ecc. Sono processi che stanno avvenendo da alcuni anni all’interno delle imprese e che vedono il BIM come il luogo in cui rendere visualizzabile e popolabile di informazioni ogni fase del processo e nel tempo. Un luogo che potrà essere gestito con maggiore sicurezza anche dall’intelligenza artificiale per arrivare alle scelte più efficaci, efficienti e sostenibili. Ecco perché protocolli e flussi di certificazione e validazione (su cui tanti stanno lavorando con simulatori e prototipi) saranno quindi essenziali per ovviare la riduzione delle competenze e la risposta industrialmente corrette e economicamente necessaria.

I componenti non saranno eternamente giovani ma dovrebbero invecchieranno bene e sapremo quando intervenire preventivamente per sostituirli e integrarli.

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