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Qualità dell’aria e comfort termico negli uffici: quali parametri monitorare oltre alla temperatura

Il comfort termico in ufficio non dipende soltanto dalla temperatura impostata, ma dall’equilibrio tra umidità, ventilazione, qualità dell’aria e regolazione HVAC. Condizioni indoor non adeguate possono aumentare affaticamento e disagio, riducendo attenzione e continuità operativa.

Il comfort termico negli uffici deriva dall’interazione tra temperatura dell’aria, umidità, ventilazione, qualità dell’aria e caratteristiche degli occupanti, non dalla sola regolazione del termostato. Ambienti troppo caldi, freddi o scarsamente ventilati possono accentuare affaticamento, sonnolenza, irritabilità e difficoltà di concentrazione. I dati dello studio Airzone indicano una forte percezione del rapporto tra aria indoor, salute, umore e produttività, pur richiedendo l’integrazione della numerosità e della data dell’indagine. Monitoraggio, zonificazione e controllo remoto degli impianti HVAC consentono una gestione più aderente all’uso reale degli spazi.


Progettare il comfort termico negli uffici: parametri, criticità e controllo intelligente degli impianti HVAC

Con le alte temperature di questi giorni torna centrale il tema del comfort negli ambienti di lavoro. Quando un ufficio è troppo caldo, troppo freddo o ha una qualità dell’aria non adeguata, il disagio percepito può riflettersi su concentrazione, produttività e benessere mentale, soprattutto nelle fasi di maggiore stress.

Caldo, aria viziata e disagio: gli effetti percepiti negli ambienti di lavoro

Con l’ondata di caldo estremo che ha invaso città italiane ed europee, il benessere negli ambienti di lavoro diventa un tema concreto per aziende e lavoratori. Se un ufficio è troppo caldo, troppo freddo o poco ventilato, il disagio non resta confinato alla sfera fisica: può incidere anche sull’umore, sull’attenzione e sulla qualità della giornata lavorativa.

Le indicazioni disponibili sul lavoro in condizioni di calore mostrano che lo stress termico può influire negativamente su prestazioni, sicurezza e percezione di affaticamento.

A contare, però, non è solo la temperatura. Il comfort indoor è il risultato di più fattori che agiscono insieme: temperatura, umidità, ventilazione e qualità dell’aria.

Quando questo equilibrio manca, gli effetti si percepiscono nella quotidianità: un ambiente troppo caldo può aumentare irritabilità e spossatezza; uno troppo freddo può generare disagio persistente e un maggiore senso di ansia; una qualità dell’aria insufficiente, soprattutto se protratta nel tempo, può essere associata a fastidio agli occhi, sensazione di aria pesante, sonnolenza e calo dell’attenzione.

Il problema può pesare ancora di più quando le persone si trovano già in una fase di affaticamento o pressione lavorativa. In questi casi, un ambiente percepito come sbilanciato o poco salubre può contribuire ad aumentare il senso di malessere e rendere più difficile mantenere lucidità, concentrazione e continuità nelle attività quotidiane.

Controllo climatizzazione in ufficio grazie a Easyzone 25 Plus di Airzone.
Controllo climatizzazione in ufficio grazie a Easyzone 25 Plus di Airzone. (Airzone)

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Qualità dell’aria negli uffici: cosa emerge dallo studio Airzone

A confermarlo sono anche i dati raccolti in uno studio realizzato da Airzone1: il 96,2% del campione ritiene che la qualità dell’aria incida direttamente sulla salute delle persone, l’89% ritiene che la scarsa qualità dell’aria influisca sull’umore, l’80,4% vorrebbe che la qualità dell’aria fosse controllata nel proprio luogo di lavoro e l’89,4% ritiene che una buona qualità dell’aria abbia un impatto sulla produttività.

“Quando si parla di ambienti di lavoro, il comfort non può più essere ridotto alla sola temperatura impostata sul termostato”, dichiara Desirée Quintero, Direttrice Business Development Italia di Airzone. “Benessere termico e qualità dell’aria devono essere considerati insieme, perché incidono sul modo in cui le persone vivono lo spazio durante la giornata: attenzione, comfort percepito, affaticamento e qualità del lavoro dipendono anche da queste condizioni”.
“Per questo è sempre più importante adottare sistemi che consentano il controllo e la regolazione degli impianti anche da remoto, così da garantire ambienti di lavoro con temperatura e qualità dell’aria ottimali in modo continuo, rapido e adattabile alle reali condizioni d’uso”, aggiunge Quintero.
“Oggi la tecnologia permette una gestione più precisa e integrata degli spazi indoor, con benefici concreti per il comfort quotidiano delle persone”.

In questo scenario, il comfort diventa una leva strategica per ripensare il benessere nei luoghi di lavoro. Non si tratta solo di raffrescare o riscaldare gli ambienti, ma di progettare e gestire spazi in cui temperatura, ventilazione e qualità dell’aria siano monitorate e regolate in modo coerente, per creare condizioni più favorevoli alla permanenza, alla concentrazione e al benessere complessivo delle persone.

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1 Studio realizzato da Airzone in Spagna, su un campione di persone tra i 25 e i 65 anni, divisi al 50% tra maschi e femmine. Il 48% del campione ha un livello elevato di istruzione (laurea), il 78% ha un’occupazione e il 68% ha figli.


FAQ TECNICHE: Comfort termico in ufficio: temperatura, aria e produttività

1. Che cosa si intende per comfort termico in un ufficio?

Il comfort termico è la condizione nella quale una persona esprime soddisfazione rispetto all’ambiente termico. Non dipende esclusivamente dalla temperatura dell’aria, ma anche da temperatura media radiante, velocità dell’aria, umidità, abbigliamento e attività metabolica. La UNI EN ISO 7730 utilizza, tra gli altri, gli indici PMV e PPD per stimare sensazione termica e percentuale prevista di insoddisfatti.

2. In quali ambienti di lavoro il rischio di discomfort è maggiore?

Le criticità sono frequenti negli open space, negli uffici con ampie superfici vetrate, negli ambienti esposti a irraggiamento solare e negli spazi caratterizzati da occupazione variabile. Ulteriori problemi possono derivare da distribuzione dell’aria non uniforme, terminali sovradimensionati o postazioni collocate vicino a bocchette e facciate.
È quindi necessario valutare il singolo ambiente e non soltanto la temperatura media dell’edificio.

3. Quali norme regolano comfort termico e qualità dell’aria indoor?

La UNI EN ISO 7730 definisce metodi per prevedere sensazione termica e insoddisfazione negli ambienti moderati.
La UNI EN 16798-1 stabilisce parametri di ingresso relativi ad ambiente termico, qualità dell’aria, illuminazione e acustica. Per gli impianti di ventilazione e condizionamento degli edifici non residenziali è pertinente anche la UNI EN 16798-3.

4. Quali vantaggi offre il controllo integrato degli impianti HVAC?

Il controllo integrato consente di adeguare temperatura, orari di funzionamento e setpoint alle effettive condizioni di utilizzo. La zonificazione può limitare differenze tra locali con esposizione, affollamento e carichi termici diversi. Il beneficio dipende però dalla corretta progettazione dei sensori, degli attuatori, delle portate e delle logiche di regolazione.

5. Come si progetta una regolazione efficace per gli uffici?

Occorre suddividere gli spazi in zone termicamente omogenee e valutare esposizione solare, densità di occupazione, carichi interni e profili d’uso. I sensori devono essere collocati in posizioni rappresentative, lontano da sorgenti di calore, correnti localizzate e irraggiamento diretto.

6. Quali controlli e attività di manutenzione sono necessari?

È necessario verificare periodicamente sensori, filtri, bocchette, serrande, terminali e dispositivi di regolazione. Filtri saturi, condotti sporchi o sensori non calibrati possono compromettere portate, qualità dell’aria e consumi energetici. La manutenzione deve essere programmata in funzione dell’impianto, delle condizioni ambientali e delle indicazioni del produttore.

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