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Consiglio Superiore LLPP: approvate le Linee Guida MIT sulla Gestione Informativa Digitale

Il 20 febbraio 2026 l’Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha approvato le Linee Guida del MIT sulla Gestione Informativa Digitale (GID), rivolte in particolare a stazioni appaltanti ed enti concedenti. L’esito si inserisce nel percorso di consolidamento del BIM nella committenza pubblica e si raccorda alle attività della Commissione di monitoraggio BIM e del relativo Comitato scientifico.

Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha approvato le Linee Guida del MIT sulla Gestione Informativa Digitale (GID), rivolte in particolare a stazioni appaltanti ed enti concedenti. Il provvedimento si inserisce nel percorso di consolidamento del BIM nella committenza pubblica e si raccorda alle attività della Commissione di monitoraggio BIM e del Comitato scientifico. Per progettisti e imprese, il tema è capire come cambiano requisiti informativi, documenti di gara, flussi di consegna e verifiche lungo il ciclo dell’opera. 


le Linee Guida del MIT sulla Gestione Informativa Digitale (GID)

Nella seduta del 20 febbraio 2026, l’Assemblea Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha approvato il documento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dedicato alle Linee Guida per la Gestione Informativa Digitale (GID), con indicazioni operative rivolte a stazioni appaltanti ed enti concedenti

L’approvazione si inserisce nel percorso di consolidamento del BIM nella committenza pubblica e si collega al lavoro della Commissione di monitoraggio BIM attiva presso il Consiglio Superiore LLPP, affiancata da un Comitato scientifico a supporto delle attività.

Nel corso dell’Assemblea, la decisione è stata fortemente sostenuta anche da ANAC, con l’intervento del Presidente Giuseppe Busia.

Le linee guida sono riportate in allegato, disponibili per una download gratuito.


I punti salienti delle Linee Guida MIT sulla gestione informativa digitale

 

Linee Guida MIT sulla gestione informativa digitale con l’uso del BIM: più chiarezza e meno incertezze per le stazioni appaltanti

Con l’emanazione delle nuove Linee Guida del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla gestione informativa digitale delle costruzioni, il quadro applicativo del Codice dei contratti pubblici compie un passo decisivo verso la maturità operativa. 

Il documento non introduce nuovi obblighi rispetto alla norma primaria, ma svolge un ruolo molto più rilevante: interpreta, chiarisce e rende applicabile il sistema. In altre parole traduce l’impostazione del Codice in istruzioni operative comprensibili anche alle amministrazioni meno strutturate, riducendo le incertezze che negli ultimi mesi hanno accompagnato l’entrata in vigore dell’obbligo BIM. 

Il risultato è un impianto più leggibile e soprattutto più sostenibile per la Pubblica Amministrazione.

  

Manutenzioni: chiarito quando il BIM non è obbligatorio

Uno dei primi chiarimenti riguarda gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Il Codice già escludeva tali interventi dall’obbligo di gestione informativa digitale, ma restava aperto un nodo interpretativo fondamentale: cosa si intende esattamente per manutenzione? Le Linee Guida indicano esplicitamente come riferimento il DPR 380/2001. Ne deriva una conseguenza pratica molto rilevante: se l’intervento edilizio non comporta modifica di volumetria o trasformazioni sostanziali dell’organismo edilizio, il BIM non è obbligatorio

Questa interpretazione riduce drasticamente la complessità per numerosi interventi sull’esistente, tipicamente quelli più frequenti per gli enti locali, evitando l’onere di rilievi avanzati e modellazioni non proporzionate all’opera. Per le amministrazioni meno digitalizzate si tratta probabilmente del chiarimento più atteso: non tutti gli interventi su edifici esistenti richiedono l’impiego della Gestione Informativa Digitale.

  

Regime transitorio: niente conversioni forzate dei progetti

Altro passaggio centrale riguarda il regime transitorio. Le Linee Guida stabiliscono con chiarezza che i procedimenti avviati prima dell’entrata in vigore dell’obbligo non devono essere convertiti in BIM e che tale impostazione vale per l’intero ciclo di realizzazione dell’opera, considerato come un unicum, dalla progettazione alla realizzazione. 

Un progetto sviluppato in modalità tradizionale può quindi proseguire fino alla costruzione senza cambi di impostazione.

Se la progettazione è stata svolta senza BIM, anche l’appalto dei lavori avviato successivamente può restare senza BIM. L’impresa non è tenuta a produrre un as-built digitale e lo stesso principio vale per i livelli progettuali successivi: un primo livello di progettazione non digitale avviato prima del 31.12.24 non obbliga a sviluppare in BIM quello esecutivo. Non esiste quindi alcun obbligo di transizione in corsa.

Il chiarimento evita un problema concreto, ovvero la richiesta di modelli informativi in fase di realizzazione senza che la progettazione li avesse previsti. Si tratta di un’interpretazione di grande impatto operativo perché garantisce coerenza tecnica e contrattuale.

Nel caso invece dei lavori di importo sopra la soglia UE, la sola redazione del DOCFAP prima del 31.12.24 libera tutto l’intervento dall’obbligo, anche se il primo livello di progettazione (PFTE) viene avviato dopo il 1.1.25

    

Prevalenza contrattuale: cosa significa “praticabile tecnologicamente”

Il Codice prevede che, nei lavori gestiti digitalmente, prevalgano i modelli informativi sugli elaborati grafici nei limiti della praticabilità tecnologica.

Le Linee Guida intervengono proprio su questa espressione chiarendone finalmente il significato operativo. La praticabilità tecnologica viene definita attraverso i documenti informativi di commessa, cioè il piano di gestione informativa e la relazione sulla modellazione.

In questi documenti il progettista, in coerenza con le richieste del committente, stabilisce anche in forma matriciale quali informazioni devono essere contenute nel modello, quali elaborati derivano dal modello e quali restano tradizionali. Ne consegue che per gli elementi modellati prevale il modello, mentre per ciò che non è modellato prevalgono gli elaborati. Il progettista può quindi evitare modellazioni inutilmente complesse, ad esempio dettagli costruttivi o armature, senza perdere certezza contrattuale e senza rischi di contenzioso in fase esecutiva.

Il livello di digitalizzazione più complesso (o impossibile) da modellare diventa così una scelta consapevole della Stazione Appaltante che approva il piano di gestione informativa e non un automatismo tecnologico.

   

ACDat e cybersicurezza: riferimento al regolamento ACN

Un ulteriore chiarimento riguarda l’Ambiente di Condivisione Dati. Le Linee Guida collegano esplicitamente l’ACDat alle regole dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

Se il sistema è in cloud deve essere qualificato secondo il regolamento ACN, con livello coerente ai dati trattati dalla Pubblica Amministrazione. Si tratta di un passaggio importante perché integra definitivamente BIM e sicurezza informatica nel sistema della digitalizzazione pubblica ed elimina interpretazioni difformi.

   

Un percorso guidato per le amministrazioni meno strutturate

Oltre ai singoli chiarimenti normativi, il valore più rilevante del documento è metodologico.

Le Linee Guida accompagnano passo dopo passo la stazione appaltante nella trasformazione organizzativa, dalla definizione dell’atto organizzativo alla individuazione dei ruoli e delle responsabilità, fino alla formazione mirata e all’adozione proporzionata degli strumenti.L’approccio è esplicitamente graduale e calibrato sulle capacità dell’ente.

Non si tratta di creare modellatori BIM interni dove non serve, ma di costruire competenze adeguate alle funzioni svolte. La digitalizzazione diventa quindi un processo governato, non una soglia tecnologica da superare.

Più che un obbligo, dunque, un metodo operativo. Le nuove Linee Guida non irrigidiscono il sistema ma lo rendono applicabile. Riduzione degli obblighi non proporzionati, continuità procedurale, chiarezza contrattuale e gradualità organizzativa delineano un modello in cui la gestione informativa digitale non è più percepita come un adempimento tecnologico, ma come uno strumento di governo dell’opera pubblica.

Per molte amministrazioni, soprattutto piccole e medie, è probabilmente questo il vero passaggio: dal timore dell’obbligo alla comprensione del metodo.

Ecco la notizia sul sito del MIT: LINK


Non finisce qui: presto altri due documenti di indirizzo

I prossimi documenti in lavorazione riguardano il tema dei capitolati informativi, del Piano di Gestione Informativa, della relazione specialistica sulla modellazione informativa e delle procedure di appalto, dove saranno date anche indicazioni sulle premialità nei bandi, in particolare sul peso da dare alle certificazioni di competenza digitale, visto che il Codice parla soprattutto di esperienza e formazione documentata.

Verranno infine elaborate Linee Guida sull’esecuzione dei lavori supportati dalla gestione informativa digitale, insieme ad indirizzi operativi per la direzione lavori ed il collaudo.

Tutti questi documenti saranno redatti con lo scopo di rendere semplici le procedure, in chiave di sostenibilità tecnica ed economica e secondo il principio di ragionevolezza.


Commissione di monitoraggio BIM

  • Pres. Massimo SESSA
  • Ing. Pietro BARATONO
  • Dott. Calogero MAUCERI
  • Dott. Francesco BALDONI
  • Ing. Andrea FERRANTE
  • Cons. Anna CORRADO
  • Ing. Massimo BABUDRI
  • Ing. Diego SOZZANI
  • Dott. Andrea SPERANZA
  • Ing. Daniela APREA (primo membro)
  • Ing. Ugo DIBENNARDO (secondo membro)
  • Prof. Domenico ASPRONE
  • Ing. Giovanni CORTI
  • Ing. Giovanni SORRENTINO
  • Arch. Ernesto SACCO
  • Pres. Avv. Giuseppe BUSIA
  • Dott. Francesco Saverio SESTI
  • Dott.ssa Emanuela MARIOTTI
  • Magg. Ing. Alessio CHIANESE
  • Ing. Enrico FUSCO
  • Ing. Stefano TORRINI
  • Arch. Tiziana CAMPUS
  • Geol. Filippo CAPPOTTO
  • Arch. Francesco BARGIGGIA (membro effettivo)
  • Ing. Paolo GATTINI (membro supplente)
  • Ing. Sandro CATTA (membro effettivo)
  • Ing. Domenico CONDELLI (membro supplente)

Comitato Scientifico

  • Arch. Viola ALBINO
  • Prof. Arch. Marcello BALZANI
  • Ing. Angelo CICCONE
  • Prof. Arch. Angelo CIRIBINI
  • Prof. Giuseppe DE PIETRO
  • Ing. Cinzia GATTO
  • Avv. Andrea NAPOLEONE
  • Prof. Berardo NATICCHIA
  • Prof. Arch. Alberto PAVAN
  • Arch. Francesco RUPERTO
  • Ing. Antonio SALZANO
  • Ing. Francesco SEMERARO
  • Avv. Andrea VERSOLATO
  • Ing. Pietro CIARAVOLA
  • Prof. Ing. Gianluca DELL’ACQUA
  • Ing. Fabio ERRICO

Allegati

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