Coperture piane pavimentate: dove posizionare l'elemento di tenuta per evitare infiltrazioni
Un'analisi tecnica delle stratigrafie conformi alla UNI 8178-2:2019 e dei vantaggi derivanti dalla collocazione dell'impermeabilizzazione direttamente sotto il rivestimento.
Le coperture piane pavimentate rappresentano una tipologia costruttiva largamente diffusa nell’edilizia contemporanea, soprattutto in ambito residenziale. Terrazze, lastrici solari e superfici praticabili richiedono infatti sistemi stratigrafici in grado di garantire nel tempo adeguate prestazioni di impermeabilità, durabilità e stabilità meccanica, nonché la corretta gestione delle sollecitazioni termiche e igrometriche a cui tali strutture sono normalmente sottoposte.
In questo contesto, la corretta progettazione dell’elemento di tenuta assume un ruolo centrale nella definizione delle prestazioni complessive della copertura. La norma UNI 8178-2:2019, che disciplina la classificazione e la composizione funzionale delle coperture, definisce chiaramente le diverse funzioni degli strati che compongono il pacchetto tecnologico, distinguendo tra elemento portante, strato di pendenza, elemento di tenuta, strati di protezione e rivestimento finale.
Tradizionalmente, nelle coperture piane pavimentate l’elemento di tenuta viene realizzato mediante membrane bituminose o sistemi analoghi, posizionati al di sotto di uno strato di protezione e di un successivo massetto destinato a ricevere la pavimentazione. Questo approccio, consolidato nella pratica costruttiva, comporta tuttavia una stratigrafia relativamente complessa, caratterizzata dalla presenza di numerosi strati intermedi e da tempi di realizzazione non trascurabili.
Negli ultimi anni si sono progressivamente diffusi sistemi alternativi basati sull’impiego di lamine sintetiche desolidarizzanti e impermeabili, progettate per essere collocate immediatamente al di sotto della pavimentazione. In questa configurazione l’elemento di tenuta viene spostato verso la parte superiore della stratigrafia, entrando direttamente in contatto con il sistema di rivestimento. Questa diversa impostazione progettuale comporta importanti implicazioni sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista economico, poiché consente di ridurre il numero di strati costruttivi, semplificare la stratigrafia e migliorare il controllo della tenuta all’acqua dell’intero sistema.
Il presente contributo analizza e mette a confronto due soluzioni costruttive conformi ai criteri funzionali della norma UNI 8178-2:2019: da un lato la stratigrafia tradizionale con sistema impermeabile bituminoso o sintetico collocato sotto il massetto di protezione, dall’altro una soluzione basata sull’impiego di lamine sintetiche impermeabili posizionate direttamente sotto la pavimentazione, evidenziandone le principali differenze tecniche, prestazionali ed esecutive.
La letteratura tecnica e la manualistica di settore analizzano ampiamente le prestazioni dei diversi materiali impermeabilizzanti, mentre risultano meno frequenti studi comparativi dedicati all'influenza della posizione dell'elemento di tenuta all'interno della stratigrafia delle coperture pavimentate. L'analisi sviluppata nel presente contributo si inserisce in tale ambito di ricerca, confrontando sistemi tradizionali e sistemi a impermeabilizzazione superficiale sotto pavimentazione.
La durabilità di una copertura pavimentata dipende non solo dal tipo di impermeabilizzazione utilizzata, ma soprattutto dalla posizione dell’elemento di tenuta all’interno della stratigrafia.

Il ruolo dell'elemento di tenuta secondo la UNI 8178-2:2019
Nella progettazione delle coperture piane, uno degli aspetti più rilevanti riguarda la corretta definizione e collocazione dell’elemento di tenuta, ovvero lo strato funzionale destinato a garantire l’impermeabilità del sistema nei confronti dell’acqua meteorica.
La norma UNI 8178-2:2019, che costituisce uno dei principali riferimenti tecnici per la classificazione e la composizione delle coperture continue, individua chiaramente le diverse funzioni che gli strati devono svolgere all’interno della stratigrafia, distinguendo tra:
- elemento portante;
- strato di pendenza;
- elemento di tenuta;
- strati di separazione o protezione e rivestimento finale.
All’interno di questa configurazione funzionale, l’elemento di tenuta assume il compito fondamentale di impedire la penetrazione dell’acqua negli strati sottostanti della copertura, proteggendo l’elemento portante e garantendo la durabilità dell’intero sistema costruttivo.
La norma non impone una specifica tecnologia costruttiva per la realizzazione di tale elemento, ma definisce il ruolo che esso deve svolgere e le prestazioni che deve garantire nel tempo, lasciando quindi al progettista la possibilità di individuare la soluzione più idonea in relazione alla tipologia di copertura e alle condizioni di esercizio.
La posizione tradizionale dell'impermeabilizzazione nelle coperture pavimentate
Nelle coperture piane pavimentate l’impermeabilizzazione principale viene tradizionalmente realizzata mediante membrane bituminose o sintetiche, generalmente collocate al di sopra dello strato di pendenza e al di sotto degli strati di protezione e del massetto destinato a ricevere la pavimentazione. In questa configurazione, lo strato impermeabile risulta quindi collocato in posizione relativamente bassa nella stratigrafia, mentre gli strati superiori svolgono prevalentemente funzioni di protezione meccanica e di supporto per il rivestimento.
L'evoluzione verso l'impermeabilizzazione sotto pavimentazione
Negli ultimi anni, l'evoluzione dei sistemi impermeabilizzanti e delle tecnologie di posa ha consentito lo sviluppo di configurazioni stratigrafiche alternative, nelle quali l'elemento di tenuta viene collocato in posizione più prossima alla superficie, immediatamente al di sotto della pavimentazione.
In tali soluzioni, l’impermeabilizzazione non è più protetta da massetti sovrastanti, ma diventa parte integrante del sistema di posa del rivestimento, svolgendo contemporaneamente funzioni di tenuta all’acqua e di desolidarizzazione.
Questa diversa collocazione dell’impermeabilizzazione modifica in maniera significativa il comportamento della stratigrafia nei confronti dell’acqua meteorica, poiché consente di intercettare l’eventuale infiltrazione immediatamente sotto la pavimentazione, evitando che l’acqua possa penetrare negli strati inferiori e saturare i massetti o altri elementi della copertura.
La scelta della posizione dell’elemento di tenuta all’interno della stratigrafia rappresenta quindi un aspetto progettuale di primaria importanza, in quanto incide direttamente sulla durabilità del sistema, sulla gestione delle infiltrazioni e sulla complessità costruttiva dell’intero pacchetto tecnologico.
Impermeabilizzazione coperture piane pavimentate: stratigrafia tradizionale con membrane bituminose
Nelle coperture piane pavimentate realizzate secondo la pratica costruttiva tradizionale, l'elemento di tenuta è generalmente costituito da membrane bituminose applicate al di sopra dello strato di pendenza e al di sotto degli strati destinati a ricevere la pavimentazione.
La UNI 8178-2:2019 individua le funzioni fondamentali che devono essere svolte dai diversi strati della copertura e propone configurazioni funzionali sia per coperture prive di isolamento termico sia per coperture dotate di elemento termoisolante.
Nel caso delle coperture pavimentate non isolate, la stratigrafia prevista dalla norma è costituita dall'elemento portante, dallo strato di pendenza, dall'elemento di tenuta e dallo strato di pavimentazione. Nelle coperture isolate, invece, tra lo strato di pendenza e l'elemento di tenuta vengono inseriti lo strato di controllo del vapore e l'elemento termoisolante, con l'obiettivo di migliorare il comportamento termoigrometrico dell'intera copertura.
In entrambe le configurazioni l'elemento di tenuta risulta collocato in posizione inferiore rispetto alla pavimentazione e costituisce la principale barriera contro la penetrazione dell'acqua meteorica negli strati sottostanti.

Il ruolo del massetto nelle coperture impermeabilizzate con membrane bituminose
Sebbene gli schemi funzionali della UNI 8178-2 rappresentino in modo sintetico gli strati principali della copertura, nella pratica esecutiva le coperture pavimentate con membrane bituminose richiedono normalmente ulteriori elementi stratigrafici.
Infatti, le membrane svolgono la funzione di impermeabilizzazione ma non costituiscono generalmente un supporto idoneo per la posa diretta di rivestimenti ceramici o lapidei. Per tale motivo sopra l'elemento di tenuta viene normalmente realizzato un massetto di protezione avente il compito di salvaguardare la membrana dalle sollecitazioni meccaniche e di costituire il supporto per gli strati superiori. Il massetto svolge anche una funzione di regolarizzazione superficiale e di distribuzione dei carichi derivanti dall'utilizzo della copertura. Su tale supporto vengono successivamente applicati gli adesivi cementizi e la pavimentazione finale.
La presenza del massetto rappresenta pertanto una componente essenziale delle soluzioni tradizionali con membrane bituminose, poiché consente di separare funzionalmente l'impermeabilizzazione dal sistema di rivestimento.
Sistemi di protezione idraulica applicati sopra il massetto
Le fughe tra gli elementi della pavimentazione e gli stessi materiali di rivestimento possono infatti consentire il passaggio di una quota dell'acqua meteorica verso gli strati sottostanti. Per limitare tale fenomeno vengono frequentemente adottati sistemi di protezione idraulica applicati sopra il massetto e immediatamente al di sotto del rivestimento. Tali strati non sostituiscono l'elemento di tenuta principale, ma svolgono una funzione complementare di riduzione dell'assorbimento d'acqua da parte del supporto e di protezione del sistema di posa.
La necessità di prevedere ulteriori strati impermeabilizzanti o protettivi evidenzia come, nelle soluzioni tradizionali, la gestione dell'acqua meteorica rappresenti un aspetto particolarmente delicato della progettazione.
Complessità stratigrafica e implicazioni esecutive
Dal punto di vista costruttivo, le coperture pavimentate con membrane bituminose sono caratterizzate dalla presenza di numerosi strati aventi funzioni differenti e complementari. Partendo dall'elemento portante, la stratigrafia può comprendere:
- lo strato di pendenza,
- lo strato di controllo del vapore,
- l'isolamento termico,
- l'elemento di tenuta,
- il massetto di protezione,
- eventuali sistemi di protezione idraulica,
- gli adesivi di posa,
- il rivestimento finale.
Ciascun elemento richiede specifiche modalità applicative, tempi di maturazione e controlli esecutivi che contribuiscono ad aumentare la complessità complessiva dell'intervento. La posizione dell'elemento di tenuta al di sotto degli strati destinati a ricevere la pavimentazione costituisce una caratteristica tipica di questa configurazione stratigrafica e influenza direttamente il comportamento della copertura nei confronti dell'acqua meteorica. Proprio l'analisi di tale comportamento rappresenta il presupposto per comprendere le differenze tra i sistemi tradizionali e le più recenti soluzioni che prevedono la collocazione dell'impermeabilizzazione immediatamente sotto il rivestimento.
Attraversamento dell'acqua meteorica nelle coperture pavimentate
Perché la pavimentazione non è una barriera impermeabile assoluta
Nelle coperture piane pavimentate la gestione dell'acqua meteorica rappresenta uno degli aspetti più delicati dell'intero sistema stratigrafico.
Contrariamente a quanto comunemente percepito, la pavimentazione ceramica non costituisce una barriera impermeabile assoluta nei confronti dell’acqua meteorica. Le fughe tra gli elementi di rivestimento, così come le inevitabili discontinuità presenti nel sistema di posa, consentono infatti il passaggio di una percentuale di acqua meteorica verso gli strati sottostanti. L'entità di tale fenomeno dipende da numerosi fattori, tra cui l'intensità delle precipitazioni, la larghezza delle fughe, la qualità esecutiva della posa e le caratteristiche dei materiali impiegati per la sigillatura delle fughe.
Conseguenze della permanenza dell'acqua nella stratigrafia
In presenza di pavimentazioni incollate, l'acqua che attraversa le fughe può raggiungere l'interfaccia tra il rivestimento e l'adesivo cementizio, accumulandosi nelle cavità residue derivanti da una distribuzione non uniforme dell'adesivo.
Particolare importanza assume a questo riguardo la tecnica della doppia spalmatura, che consente di ridurre sensibilmente la presenza di vuoti sotto le piastrelle. In assenza di una completa adesione tra rivestimento e supporto, possono infatti formarsi sacche d'acqua localizzate nelle rigonature dell'adesivo o nelle zone non perfettamente riempite dalla malta di posa.
Tali ristagni determinano condizioni di umidità persistente che possono influenzare negativamente la durabilità dell'intero sistema.

La permanenza dell'acqua all'interno della stratigrafia può innescare fenomeni di degrado chimico e fisico dei materiali.
Nei sistemi impermeabilizzanti cementizi bicomponenti, ad esempio, l'esposizione prolungata all'acqua può favorire processi di alterazione della matrice polimerica con conseguente migrazione verso la superficie di alcuni componenti presenti nelle formulazioni. Analogamente, gli adesivi cementizi modificati con polimeri possono subire fenomeni di progressiva degradazione che compromettono nel tempo le caratteristiche di adesione e coesione del sistema di posa.
La presenza continua di umidità favorisce inoltre la migrazione dei sali solubili contenuti nei materiali cementizi. L'evaporazione dell'acqua in prossimità delle fughe determina la cristallizzazione dei sali sulla superficie del rivestimento e la comparsa di efflorescenze, fenomeno frequentemente riscontrabile nelle coperture pavimentate soggette a imbibizione persistente.

Effetti dei cicli di gelo-disgelo sugli strati di posa
Particolarmente rilevanti risultano inoltre gli effetti indotti dai cicli di gelo e disgelo nelle zone caratterizzate da temperature invernali prossime o inferiori a 0 °C. Quando l'acqua ristagna nelle cavità presenti tra rivestimento e adesivo o all'interno degli strati superficiali della stratigrafia, può essere soggetta a ripetuti fenomeni di congelamento.
Come noto, durante il congelamento l'acqua aumenta di volume. Quando il fenomeno avviene all'interno di cavità o spazi confinati presenti nella stratigrafia, l'incremento volumetrico può generare pressioni interne in grado di sollecitare il sistema di posa e il rivestimento.
Il ripetersi dei cicli di gelo e disgelo determina pertanto una progressiva sollecitazione meccanica degli strati superficiali della copertura. Le tensioni così generate possono favorire la formazione di microfessurazioni, la perdita di adesione tra rivestimento e supporto e il progressivo deterioramento delle prestazioni del sistema.
Nei casi più severi il fenomeno può manifestarsi con il sollevamento localizzato delle piastrelle, il distacco del rivestimento o la rottura degli elementi ceramici. Tali problematiche risultano particolarmente frequenti nelle pavimentazioni esterne soggette a ristagni d'acqua persistenti e rappresentano una delle principali cause di intervento manutentivo nelle coperture praticabili.
La presenza di acqua negli strati immediatamente sottostanti il rivestimento non costituisce quindi soltanto una possibile causa di degrado chimico dei materiali, ma può trasformarsi in un'importante sorgente di sollecitazioni meccaniche capaci di compromettere nel tempo la stabilità e la durabilità dell'intera pavimentazione.
Questi fenomeni evidenziano come il comportamento di una copertura pavimentata non dipenda esclusivamente dalla qualità dei materiali impiegati, ma anche dalla capacità della stratigrafia di limitare la presenza e la permanenza dell'acqua negli strati immediatamente sottostanti il rivestimento. È proprio in questo contesto che assume particolare rilevanza la posizione dell'elemento di tenuta all'interno del pacchetto tecnologico.

Elemento di tenuta e protezione idraulica: differenze funzionali secondo la UNI 8178-2
Prima di analizzare i vantaggi derivanti dal posizionamento dell'elemento di tenuta immediatamente sotto il rivestimento ceramico, è opportuno precisare che tali benefici possono essere conseguiti esclusivamente mediante l'impiego di membrane che svolgano effettivamente tale funzione all'interno della stratigrafia.
Per comprendere correttamente la portata delle considerazioni che seguono, è quindi necessario chiarire il significato normativo del termine “elemento di tenuta”.
La UNI 8178-2:2019 individua l'elemento di tenuta tra gli strati primari che costituiscono la soluzione tecnologica della copertura. Al punto 5.5.1 esso viene definito come:
«Elemento avente la funzione di conferire al sistema di copertura, nella sua complessità e di dettaglio geometrico, la tenuta all'acqua meteorica o di irrigazione, anche in presenza di battenti definiti».
Da tale definizione emerge chiaramente come l'elemento di tenuta rappresenti il vero sistema impermeabile della copertura e abbia il compito di garantire la protezione dell'intera stratigrafia nei confronti dell'acqua meteorica.
Diversa è invece la funzione dello strato di “protezione idraulica”, definito dalla medesima norma come:
«Strato avente la funzione di ridurre la propagazione capillare di acqua piovana negli elementi e strati a esso sottostanti».
La distinzione tra questi due concetti è fondamentale. Lo strato di protezione idraulica contribuisce infatti a limitare la diffusione dell'acqua all'interno del sistema, ma non può essere assimilato a un elemento di tenuta e non è destinato a garantire l'impermeabilità dell'intera copertura.
Tale precisazione assume particolare importanza alla luce della crescente diffusione sul mercato di membrane e lamine desolidarizzanti utilizzate sotto pavimentazione. Molti di questi prodotti sono progettati principalmente per assorbire le deformazioni del supporto, migliorare la distribuzione delle tensioni o ridurre il rischio di fessurazioni del rivestimento, ma non necessariamente possiedono caratteristiche tali da consentirne la classificazione come elemento di tenuta.
Verifica dei requisiti di membrane e lamine impiegate sotto pavimentazione
Affinché una lamina possa essere qualificata come elemento di tenuta è indispensabile verificare che la relativa documentazione tecnica riporti esplicitamente tale funzione e attesti la conformità alle prove di impermeabilità previste dalla norma EN 1928, Metodo B.
Analogamente, la Dichiarazione di Prestazione (DoP) dovrebbe fare riferimento alla norma EN 13956 e identificare chiaramente il prodotto come elemento destinato all'impermeabilizzazione.
È quindi consigliabile che progettisti, direttori dei lavori e applicatori verifichino preventivamente la documentazione tecnica e prestazionale dei sistemi impiegati, con particolare riferimento alle schede tecniche, alle Dichiarazioni di Prestazione e alle eventuali certificazioni disponibili.
Il ruolo della posizione dell'elemento di tenuta nella gestione dell'acqua meteorica
La comparazione tra le due stratigrafie evidenzia come il comportamento della copertura nei confronti dell'acqua meteorica sia determinato principalmente dalla posizione dell'elemento di tenuta. In entrambe le soluzioni l'acqua può attraversare le fughe e raggiungere gli strati immediatamente sottostanti il rivestimento. Ciò che cambia non è quindi il punto di ingresso dell'acqua, ma il punto in cui essa viene intercettata e gestita dalla stratigrafia.

Nelle coperture pavimentate tradizionali l'elemento di tenuta viene generalmente collocato al di sotto del massetto e degli strati di posa. Prima della realizzazione della pavimentazione è inoltre frequente l'applicazione di ulteriori sistemi superficiali, quali prodotti impermeabilizzanti cementizi o membrane bugnate, destinati alla protezione del massetto di sottofondo e alla limitazione della propagazione dell'acqua negli strati sottostanti.
Nella pratica progettuale è diffusa la convinzione che la presenza di più strati impermeabilizzanti o di protezione idraulica possa garantire livelli di affidabilità superiori rispetto a una soluzione basata su un unico elemento di tenuta.
Tuttavia, indipendentemente dal numero di strati presenti, l'acqua meteorica continua ad attraversare fughe e rivestimenti raggiungendo gli strati di posa collocati al di sopra dell'elemento di tenuta principale. Di conseguenza massetti, adesivi e materiali cementizi possono essere soggetti nel tempo a fenomeni di imbibizione e ai processi di degrado precedentemente descritti.
Nelle stratigrafie che prevedono, invece, l'impiego di una lamina sintetica impermeabile e desolidarizzante avente funzione di elemento di tenuta, quest'ultimo viene posizionato immediatamente sotto il rivestimento. L'acqua che attraversa le fughe viene pertanto intercettata in prossimità della superficie e convogliata verso i punti di scarico senza interessare gli strati inferiori della copertura.
La differenza tra le due configurazioni non risiede quindi esclusivamente nella tecnologia impermeabilizzante adottata o nel numero di strati presenti, ma soprattutto nella posizione dell'elemento di tenuta all'interno della stratigrafia e nel modo in cui l'acqua viene gestita una volta superato il rivestimento. È proprio da questa diversa impostazione progettuale che derivano i vantaggi tecnici illustrati nel capitolo successivo.
Vantaggi tecnici del posizionamento dell'elemento di tenuta immediatamente sotto il rivestimento
La comparazione tra le stratigrafie analizzate evidenzia come il comportamento di una copertura pavimentata dipenda non soltanto dalle caratteristiche del materiale impermeabilizzante impiegato, ma soprattutto dalla posizione dell'elemento di tenuta all'interno del pacchetto tecnologico. Lo spostamento dell'elemento impermeabile immediatamente sotto il rivestimento modifica, infatti, il percorso dell'acqua meteorica e determina una serie di vantaggi tecnici che interessano sia la durabilità della copertura sia il comportamento complessivo della stratigrafia nel tempo.

Riduzione dell'imbibizione degli strati sottostanti
Il primo e più importante vantaggio consiste nella possibilità di intercettare l'acqua immediatamente dopo il suo attraversamento delle fughe e del rivestimento. Nelle coperture tradizionali l'acqua può interessare gli strati di posa e il massetto prima di raggiungere l'impermeabilizzazione principale; nei sistemi con elemento di tenuta posto direttamente sotto la pavimentazione, invece, il percorso dell'acqua viene drasticamente ridotto e il suo smaltimento avviene in prossimità della superficie.
Il principale vantaggio della collocazione dell'elemento di tenuta immediatamente sotto il rivestimento consiste nella separazione funzionale tra il percorso dell'acqua meteorica e gli strati costruttivi della copertura. Una volta attraversate le fughe, l'acqua viene intercettata e smaltita senza coinvolgere il massetto di supporto, gli strati isolanti e gli altri elementi della stratigrafia. In questo modo gli strati sottostanti non sono chiamati a convivere con la presenza permanente di umidità e possono conservare più a lungo le proprie caratteristiche prestazionali.
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L'articolo prosegue analizzando i principali vantaggi derivanti dal posizionamento dell'elemento di tenuta all'interno del sistema di posa, evidenziandone non solo i benefici tecnici e prestazionali, ma anche gli aspetti economici e gestionali lungo l'intero ciclo di vita della copertura.
Riferimenti normativi per la progettazione delle coperture piane pavimentate
La progettazione delle coperture piane pavimentate richiede il coordinamento tra le norme relative alla composizione funzionale della copertura e quelle che disciplinano la posa dei rivestimenti ceramici.
UNI 8178-2:2019 definisce le funzioni dei diversi strati della stratigrafia (elemento portante, strato di pendenza, elemento di tenuta, strati di protezione e rivestimento) e attribuisce all'elemento di tenuta il compito di garantire l'impermeabilità del sistema nei confronti dell'acqua meteorica.
UNI 11493-1:2025, che costituisce il riferimento tecnico per la corretta progettazione e posa delle pavimentazioni ceramiche, introduce specifiche indicazioni sugli strati funzionali aggiuntivi, distinguendo chiaramente tra sistemi impermeabilizzanti e sistemi desolidarizzanti, aspetto particolarmente rilevante nelle coperture pavimentate con impermeabilizzazione posizionata immediatamente sotto il rivestimento.
Attenzione progettuale
La presenza di una membrana o di una lamina sotto pavimentazione non implica automaticamente che essa possa essere considerata un elemento di tenuta ai sensi della UNI 8178-2:2019. È quindi necessario verificare la documentazione tecnica del prodotto, le relative Dichiarazioni di Prestazione (DoP) e le certificazioni di impermeabilità applicabili al sistema adottato.
FAQ – Coperture pavimentate, elemento di tenuta e gestione dell'acqua
1. Le fughe di una pavimentazione esterna sono impermeabili?
No. Le fughe cementizie non devono essere considerate impermeabili. L'acqua meteorica può attraversarle e raggiungere gli strati sottostanti la pavimentazione. Per questo motivo la durabilità di una copertura pavimentata dipende principalmente dal modo in cui l'acqua viene intercettata e gestita all'interno della stratigrafia.
2. Perché nelle coperture pavimentate si verificano spesso efflorescenze e distacchi delle piastrelle?
Quando l'acqua attraversa fughe e rivestimenti può imbibire adesivi, massetti e altri materiali costituenti il sistema di posa. Nel tempo possono manifestarsi fenomeni di degrado, efflorescenze saline, perdita di adesione e, nei climi più rigidi, danni riconducibili ai cicli di gelo-disgelo.
3. Qual è la differenza tra una copertura tradizionale e una copertura con elemento di tenuta posto immediatamente sotto il rivestimento?
Nelle stratigrafie tradizionali l'elemento di tenuta è generalmente collocato al di sotto del massetto e degli strati di posa. Nei sistemi più evoluti l'acqua viene invece intercettata immediatamente sotto il rivestimento e convogliata verso gli scarichi senza interessare gli strati inferiori della stratigrafia.
4. Tutte le lamine posate sotto pavimentazione possono essere considerate elementi di tenuta?
No. Non tutte le lamine desolidarizzanti sono automaticamente elementi di tenuta. È necessario verificare che la documentazione tecnica del produttore identifichi esplicitamente il prodotto come elemento di tenuta e che siano presenti i riferimenti normativi e le certificazioni previste per la funzione impermeabilizzante.
5. Un sistema impermeabilizzante liquido può essere considerato elemento di tenuta?
Sì. La normativa tecnica più recente consente, al ricorrere dei requisiti previsti e delle relative certificazioni, di qualificare determinati sistemi impermeabilizzanti liquidi come elementi di tenuta. La funzione impermeabilizzante e la funzione desolidarizzante restano tuttavia due prestazioni distinte che devono essere valutate separatamente.
6. Qual è il vantaggio di una membrana che svolge contemporaneamente funzione impermeabilizzante e desolidarizzante?
La presenza simultanea delle due funzioni consente di associare la gestione dell'acqua alla riduzione delle tensioni trasmesse dal supporto alla pavimentazione. Questo aspetto assume particolare importanza nelle coperture di grande estensione e nei rivestimenti realizzati con lastre ceramiche di grande formato.
7. Qual è il principale criterio progettuale per migliorare la durabilità di una copertura pavimentata?
Più che il materiale utilizzato, risulta determinante il punto in cui l'acqua viene intercettata all'interno della stratigrafia. Quanto più l'elemento di tenuta è collocato in prossimità della superficie di ingresso dell'acqua, tanto minore sarà il coinvolgimento degli strati sottostanti nei fenomeni di degrado legati all'umidità.
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