Costruire con sistemi a secco: una nuova cultura progettuale tra prestazioni, norme e sostenibilità
Soluzioni leggere e performanti che integrano resistenza meccanica, isolamento acustico e termico, protezione al fuoco, rapidità di cantiere e sostenibilità. Con Saul Scarpari (Product Manager Fassa Bortolo) scopriamo come il Sistema Gypsotech sta ridefinendo la cultura del costruire.
Con il Sistema Gypsotech, Fassa Bortolo propone un approccio completo e integrato per costruire con sistemi a secco grazie a un’ampia gamma di lastre in cartongesso per interni ed esterni, stucchi e pannelli accoppiati per l’isolamento termico e acustico. Un sistema che coniuga alte prestazioni tecniche, versatilità applicativa e attenzione alla sostenibilità.
Ne parliamo con Saul Scarpari, Product Manager del Sistema Gypsotech, per approfondire i criteri di scelta, i riferimenti normativi e le innovazioni che stanno guidando l’evoluzione del sistema a secco in chiave sempre più efficiente e sostenibile.

Sistemi a secco: vantaggi tecnici, prestazionali e di cantiere
Quali sono, dal punto di vista tecnico, prestazionale e anche operativo in cantiere, i principali vantaggi del costruire con sistemi a secco rispetto alle soluzioni tradizionali?
I vantaggi del costruire a secco sono davvero numerosi. Da un lato riguardano le prestazioni tecniche del sistema, dall’altro portano benefici indiretti che coinvolgono la progettazione, la gestione del cantiere e la manutenzione nel tempo.
Dal punto di vista architettonico, i sistemi a secco aprono a una libertà compositiva quasi illimitata: una tecnologia così flessibile da costringere, a volte, a “mettere un freno” alla fantasia dei progettisti.
Sono strutture molto più leggere rispetto alle tradizionali — possono pesare dal 30 al 50% in meno — e questo consente di ridurre in modo significativo i carichi sulle strutture portanti. Basta pensare a un edificio di 30 o 40 piani: se il peso complessivo si dimezza, il risparmio strutturale è notevole.
Dal punto di vista prestazionale, le pareti a secco raggiungono livelli statici, meccanici, acustici e termici molto elevati.
Per quanto riguarda le prestazioni del sistema nello specifico abbiamo in primis le grandissime prestazioni acustiche (in 23 cm oltre 70 dB con un peso di 70 kg/m2) in bassi spessori e peso ridotto, prestazioni impensabili con in tradizionale.
C’è poi un altro aspetto fondamentale: si tratta di sistemi vuoti, costituiti da una struttura metallica e da un guscio formato da una o più lastre. Questo permette di inserire all’interno qualsiasi tipo di isolante, tradizionale o innovativo, e di far passare agevolmente gli impianti.
Ad esempio, una parete stratificata a secco per esterno di spessore 29 cm può contenere 21 cm di isolante, con prestazioni termiche impressionanti oltre che verificate da un punto di vista statico, sismico, acustico, pressione e depressione del vento etc.

Sulla parte antincendio non ci sono paragoni, possiamo arrivare a 120/180 minuti di resistenza al fuoco, altezze fino a 12 m con uno spessore di 21 cm, con all’interno 14 cm di isolante, soprattutto senza particolari fondazioni, pareti che soddisfano i più severi criteri antisismici e meccanici (tutti verificati attraverso un nostro software di calcolo specifico) senza l’aggiunta di pilastri, traversi, strutture aggiuntive etc.
Per quanto riguarda le prestazioni meccaniche, i sistemi a secco sono elastici e duttili: in caso di eventi sismici o di sfondellamento dei solai non collassano, ma “si adattano” alle deformazioni. Esistono soluzioni antisfondellamento con ingombri minimi da 15 mm e sistemi autoportanti fino a 6 metri che resistono a cedimenti del solaio anche di 2 metri.
Lo abbiamo verificato sul campo: in diversi eventi sismici, i sistemi a secco hanno dimostrato una sorprendente capacità di tenuta, grazie proprio alla loro elasticità. Quel piccolo profilo metallico da sei decimi di spessore, che può sembrare fragile, una volta assemblato con le lastre diventa una struttura estremamente solida e performante.
Infine, sul fronte del cantiere, i benefici sono altrettanto evidenti: meno materiali, meno tempi morti, maggiore pulizia. In media, a seconda della tipologia di edificio, il sistema a secco consente un risparmio del 30% sui tempi di realizzazione, un dato importante soprattutto per i cantieri di grandi dimensioni.
Inoltre, si elimina la fase più dispendiosa delle lavorazioni tradizionali: non bisogna realizzare e poi rompere i muri per far passare le tracce, con tutte le operazioni di smaltimento, ripristino e intonacatura che ne conseguono. Se serve intervenire sugli impianti, lo si fa in modo rapido e pulito, senza demolizioni invasive.
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Cartongesso nel residenziale: il cambio di paradigma
Il cartongesso è stato per lungo tempo sinonimo di edilizia leggera destinata al terziario. Oggi possiamo dire che questo paradigma sta cambiando? Ovvero, anche il mercato residenziale chiede soluzioni costruttive a secco?
Storicamente, il cartongesso era associato quasi esclusivamente al settore terziario: scuole, ospedali, case di riposo, centri commerciali, multisale - quando ancora se ne costruivano - e naturalmente uffici.
Nel residenziale, invece, si vedevano solo i primi tentativi: qualche impresa cominciava timidamente a costruire a secco, oppure realizzava edifici misti, con struttura portante in calcestruzzo o acciaio e pareti a secco, anche per gli esterni.
Oggi il settore terziario continua a rappresentare una fetta importante del mercato, ma stiamo assistendo a una forte crescita dei sistemi a secco nel residenziale, anche in contesti dove, fino a pochi anni fa, veniva guardato con sospetto.
C’era una sorta di diffidenza culturale: nessuno avrebbe mai comprato una casa “in cartongesso”, e già la parola stessa non aiutava — evocava qualcosa di fragile o temporaneo. Siamo, però, figli di una stagione edilizia — quella degli anni ’80 — in cui il cartongesso veniva usato in modo superficiale: era una soluzione veloce, economica, spesso senza isolante interno, percepita come una parete provvisoria.
Quel modo di operare ha lasciato una cattiva reputazione che per anni ha penalizzato il settore residenziale.
Oggi, però, le cose sono cambiate. È cambiata la tecnologia, è cambiata la sensibilità dei progettisti e dei clienti, e sono cambiate anche le generazioni.
Internet ha avuto un ruolo importante: le persone si informano di più, capiscono le differenze tecniche, conoscono i vantaggi in termini di comfort e prestazioni. I più giovani, in particolare, guardano alla qualità e alle prestazioni.
Negli ultimi 15 anni, la tecnologia ha fatto passi da gigante: oggi le lastre offrono prestazioni meccaniche e strutturali impensabili fino a qualche tempo fa. Ci sono soluzioni che uniscono resistenza, isolamento termico e acustico e durabilità, con un comfort abitativo superiore.
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All’estero, poi, costruire a secco è la prassi: la gran parte delle abitazioni è realizzata con questa tecnologia e non ci sono particolari problemi.
Il gesso, che è la base del sistema, ha una caratteristica straordinaria: la proprietà termoigrometrica, cioè la capacità di assorbire l’umidità presente nell’ambiente e rilasciarla gradualmente. Il risultato è un microclima interno confortevole e naturale: una casa a secco è più salubre, calda d’inverno e fresca d’estate, con un’aria generalmente più secca e pulita.
Oggi la percezione delle persone è cambiata: il sistema a secco è sempre più riconosciuto come una tecnologia costruttiva evoluta, efficiente e duratura, anche per il residenziale.

Sistemi a secco e cultura del costruire
Ti racconto un episodio risalente a circa vent’anni fa, che rende bene l’idea di come sia cambiata la percezione del sistema a secco. Stavo seguendo un cantiere sul Lago di Garda, destinato a una clientela prevalentemente centro-nord europea — tedeschi, austriaci, olandesi, belgi, inglesi.
L’impresa costruttrice, che era anche produttrice di mattoni, si trovò davanti a una scelta: realizzare gli appartamenti con il sistema tradizionale oppure adottare il cartongesso.
Per decidere, vennero realizzati due appartamenti campione: uno con struttura tradizionale e uno con sistema a secco. Quando i potenziali acquirenti esteri visitarono gli alloggi, accadde qualcosa di curioso. Abituati a testare la solidità dei muri, bussarono sulle pareti: quando sentivano il suono pieno del mattone, chiedevano «Ma dov’è l’isolante?».
Era un ragionamento completamente diverso dal nostro: per loro una parete deve essere un involucro performante, capace di garantire isolamento e comfort, non un blocco massiccio.
Noi, invece, siamo cresciuti con l’idea della “casa di mattoni”, solida e destinata a durare nei secoli.
Quell’esperienza mi fece capire quanto la mentalità costruttiva all’estero fosse già orientata all’efficienza e quanto in Italia servisse un cambio di prospettiva. E in effetti, negli ultimi anni, questo cambio è arrivato: il sistema a secco ha conquistato la sua collocazione naturale anche nel residenziale, e oggi è sempre più comune vedere nuove costruzioni e ristrutturazioni realizzate con questa tecnologia, al punto che in molti casi sta sostituendo il sistema tradizionale.
Durabilità dei sistemi a secco: prove sul campo e riscontri reali
Hai accennato al fatto che, per molto tempo, il termine cartongesso ha sofferto di una certa diffidenza culturale, evocando nell’immaginario collettivo qualcosa di fragile o temporaneo. Dopo il racconto della tua esperienza sul Lago di Garda, viene spontaneo chiederti: qual è la reale durabilità di un sistema a secco?
Non esistono stime ufficiali sulla durabilità dei sistemi a secco, ma posso raccontarti un altro episodio significativo che mi è capitato in cantiere - perché, devo ammetterlo, andare in cantiere è ancora una delle cose che mi appassionano di più.
Durante alcuni interventi di demolizione, ci è capitato di smontare vecchie pareti realizzate con lastre di cartongesso. È un’operazione semplice: si tagliano i tasselli e si separano gli elementi.
Sul retro di ogni lastra è sempre riportata la data e l’ora di produzione, utile per i controlli di qualità. In questo caso, dietro le lastre abbiamo trovato una sorpresa: quelle lastre risalivano agli anni’80.
Ebbene, dopo quarant’anni, le lastre erano perfette: il nucleo in gesso integro, l’isolante in lana minerale ancora in condizioni ottimali, nessun segno di degrado.
È stato un riscontro concreto e sorprendente di quanto questa tecnologia, se ben realizzata, possa garantire una durabilità nel tempo assolutamente paragonabile - se non superiore - ai sistemi tradizionali.
Reversibilità e manutenzione: modificare senza demolire
Possiamo considerare la reversibilità tra i punti di forza dei sistemi a secco?
Sì, assolutamente. La reversibilità è uno dei grandi vantaggi dei sistemi a secco. Noi in Italia abbiamo ancora un po’ la “fissazione” della casa immutabile, che deve restare sempre uguale nel tempo. All’estero, invece, soprattutto negli Stati Uniti o nei Paesi del Nord Europa, è normale modificare e riconfigurare gli spazi anche più volte nella vita di un edificio.
Certo, nelle nostre abitazioni questa flessibilità può essere più complicata da applicare - ad esempio quando c’è un impianto di riscaldamento a pavimento - ma con un sistema ad aria o con impianti a parete tutto diventa molto più semplice.
Se, per esempio, devo intervenire perché si è rotto ad esempio un impianto, non serve demolire: taglio la lastra dove serve con un cutter o un seghetto specifico, accedo all’impianto, effettuo la riparazione, rimetto l’isolante, richiudo con la lastra e ritocco. Intervento finito, pulito e rapido. Da questo punto di vista, l’assistenza agli impianti è davvero eccezionale.
Anche negli interventi di strip out o ristrutturazione, quando si smantellano gli interni per riconfigurarli, il sistema a secco è l’ideale: si taglia, si rimuove, si riciclano parte dei materiali e si ricostruisce in tempi brevi.
In sintesi, il sistema a secco è duale e flessibile: permette di intervenire, modificare o riadattare gli spazi senza comprometterne la qualità o le prestazioni.
Costruire in cartongesso: la normativa di riferimento per i sistemi a secco
Qual è la norma di riferimento che regolamenta le caratteristiche e i requisiti prestazionali delle lastre in cartongesso in edilizia? Puoi riassumerne brevemente i punti principali?
Tutto il sistema a secco è normato.
Esiste una norma specifica per la posa in opera, che è la UNI 11424, e poi ogni elemento che compone il sistema — profili, accessori, stucchi, lastre — ha una propria norma di riferimento.
Per quanto riguarda le lastre in cartongesso, la norma di riferimento è la UNI EN 520 (di libera consultazione), che definisce i requisiti minimi che una lastra deve possedere per essere prodotta e commercializzata all’interno della Comunità Europea.
È una norma piuttosto ampia, che classifica le lastre attraverso una serie di lettere identificative — A, H, F, I, D, R — ognuna delle quali corrisponde a una specifica caratteristica prestazionale.
Ad esempio, la lettera D identifica una lastra con densità controllata, cioè superiore ad almeno 800 kg/m³. Noi, come Fassa Bortolo, produciamo lastre che vanno ben oltre questo valore: da 840 a oltre 1.000 kg/m³, in base alla tipologia.
Lastre in gesso: come scegliere quella giusta?
Nel Manuale Tecnico Fassa Bortolo oltre 75 soluzioni di sistema
Per potersi orientare correttamente in base alle prestazioni richieste, Fassa Bortolo ha messo a punto delle documentazioni specifiche, il Manuale tecnico per interni ed esterni che sono una raccolta di sistemi divisi fra pareti, contropareti e controsoffitti. Al loro interno ci sono 75 soluzioni che sono state selezionate come i migliori compromessi tecnico economici dei vari sistemi. Poi per ogni soluzione c’è una tabella comparativa che ci permette migliorare o peggiorare le prestazioni della soluzione selezionata. In totale stiamo parlando di una comparazione di oltre 600/700 soluzioni diverse. >>> Accedi ai Manuali Tecnici del Sistema Gypsotech, Clicca su "Documentazione"
In sostanza, la norma fornisce i requisiti minimi, ma ogni azienda decide dove posizionarsi rispetto a questi parametri, e noi abbiamo scelto di mantenere standard qualitativi molto più alti.
Un aspetto che ci piace sempre sottolineare è che, già nel giugno 2010, noi della Fassa abbiamo ottenuto la certificazione NF 081, obbligatoria per il mercato francese ma non richiesta in Italia. Tuttavia, avendo un’unica linea di produzione, tutte le nostre lastre rispettano anche questo standard.
La norma NF 081 definisce parametri più stringenti rispetto alla EN 520: oltre a un peso minimo garantito e ai carichi di rottura
longitudinali e trasversali, introduce anche un valore di durezza superficiale minima garantita, elemento che la norma europea non prevede.
Questo rende le lastre certificate NF 081 più performanti e resistenti
rispetto agli standard minimi europei.
Inoltre, da circa un mese abbiamo ottenuto anche la certificazione AENOR per il mercato spagnolo, in vista dell’apertura del nostro nuovo stabilimento in Spagna. È un’ulteriore attestazione della qualità e dell’affidabilità del nostro processo produttivo, e ci permette di allinearci già agli standard del mercato iberico.
Oggi esiste un percorso di qualificazione professionale o un patentino dedicato agli applicatori di sistemi a secco?
Sì, ci si sta lavorando. La norma di riferimento è la UNI 11555, che è stata recentemente aggiornata, e proprio attraverso di essa si sta cercando di definire un vero e proprio patentino per gli applicatori di sistemi a secco.
È un percorso ancora in evoluzione, su cui stanno collaborando aziende, associazioni di categoria ed enti certificatori. In passato i requisiti per accedere al corso e all’esame erano piuttosto rigidi, con paletti molto alti che rendevano difficile la partecipazione.
Ora, invece, questi criteri sono stati rivisti e resi più accessibili, proprio per favorire la formazione e la qualificazione di un numero sempre maggiore di operatori.
L’obiettivo è chiaro: dare regole e competenze certe a chi posa i sistemi a secco, garantendo qualità e sicurezza in cantiere.
[...] CONTINUA LA LETTURA NEL PDF IN ALLEGATO
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- la visione sul futuro del sistema a secco tra riciclabilità e formazione.
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