Costruire meglio significa progettare meglio: il futuro dell'ingegneria passa da processo, innovazione e cultura
La trasformazione digitale, il nuovo Codice Appalti e l'evoluzione normativa stanno ridefinendo il ruolo dell'ingegneria strutturale. Per migliorare la qualità delle opere è necessario ricostruire un processo progettuale unitario, capace di integrare progettazione, costruzione, innovazione e cultura tecnica. La relazione di Giovanni Cardinale (Vicepresidente aicap) a ICC 2026.
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La progettazione strutturale sta vivendo una fase di profonda trasformazione, sospinta dall'evoluzione normativa, dalla digitalizzazione e dalle nuove esigenze di sostenibilità. Ma il futuro dell'ingegneria non dipende solo dall'adozione di tecnologie innovative: richiede una revisione dell'intero processo che porta dall'idea alla realizzazione dell'opera. Dalla centralità del progetto al rapporto tra progettisti e imprese, fino al ruolo del BIM e dell'intelligenza artificiale, emerge la necessità di recuperare una visione unitaria del costruire, capace di coniugare competenze tecniche, creatività e qualità dell'opera finale.
Il progetto come processo unitario: oltre la frammentazione del sistema italiano
Nel corso dell'ICC 2026 di Bergamo, Giovanni Cardinale, vicepresidente di aicap, ha proposto una riflessione ampia sul futuro della progettazione strutturale, collocandola all'interno delle profonde trasformazioni che stanno interessando il settore delle costruzioni. La sua relazione non si è limitata agli aspetti tecnici, ma ha affrontato il tema della governance dell'intero processo edilizio, sottolineando come la qualità delle opere dipenda prima di tutto dalla capacità di organizzare in maniera coerente l'intera filiera progettuale.
Secondo Cardinale, il punto di partenza di ogni intervento non è il progetto in sé, ma il percorso che conduce dall'espressione di un'esigenza, spesso di natura sociale, fino alla realizzazione dell'opera. È proprio la continuità del processo a rappresentare il principale elemento di qualità. Per spiegare questo concetto il vicepresidente di aicap richiama l'esperienza francese, caratterizzata da una cornice normativa che collega in modo organico obiettivi, responsabilità e competenze, consentendo alla committenza di mantenere una visione di lungo periodo dell'investimento.
L'Italia, al contrario, soffre di una forte frammentazione tra i diversi soggetti coinvolti. Progettisti, imprese, stazioni appaltanti e amministrazioni operano troppo spesso in una logica conflittuale, aggravata da un eccesso di burocrazia che rende difficile perseguire il reale interesse pubblico. Per Cardinale, proprio il concetto di bene comune dovrebbe tornare al centro del dibattito, ricordando come strumenti quali il Superbonus abbiano avuto il merito di rendere evidente che il miglioramento della sicurezza sismica e dell'efficienza energetica degli edifici privati produce benefici collettivi.
In questo quadro il nuovo Codice dei Contratti Pubblici rappresenta, a suo giudizio, un passo avanti importante. L'introduzione del quadro esigenziale, del Documento di fattibilità delle alternative progettuali (DOCFAP) e del Documento di indirizzo alla progettazione (DIP) rafforza infatti tutto ciò che precede il progetto vero e proprio, riconoscendo finalmente che la progettazione non nasce nel vuoto ma deve essere guidata da una precisa definizione degli obiettivi.
Guarda l'intervista esclusiva di INGENIO a Giovanni Cardinale.
Progettazione e costruzione devono tornare a dialogare
Uno dei passaggi più significativi dell'intervento riguarda il rapporto tra progettisti e imprese. Cardinale critica apertamente la crescente separazione tra chi progetta e chi costruisce, ritenendola una deriva culturale che contraddice la storia stessa dell'ingegneria italiana.
Le grandi opere del Novecento sono nate infatti da un dialogo continuo tra progettisti, costruttori, officine e mondo della ricerca. L'esempio del Centre Pompidou, richiamato nella relazione attraverso l'esperienza di Peter Rice, dimostra come alcune delle più importanti innovazioni strutturali siano state possibili proprio grazie alla stretta collaborazione tra progettazione, produzione industriale e sperimentazione scientifica.
Questa collaborazione diventa ancora più indispensabile negli interventi sul patrimonio esistente. In tali casi, osserva Cardinale, è impossibile immaginare una progettazione completamente definita a priori: la conoscenza dell'opera evolve durante il cantiere e richiede un continuo confronto tra progettista e impresa. Ridurre il costruttore al semplice ruolo di esecutore significa ignorare la natura stessa degli interventi di recupero e restauro.
Da questa riflessione nasce anche una proposta concreta: differenziare maggiormente il contenuto del progetto esecutivo a seconda che venga sviluppato dal progettista oppure direttamente dall'impresa esecutrice, riconoscendo che nel secondo caso debbano necessariamente essere esplicitate tecnologie costruttive, materiali e modalità realizzative.
Sostenibilità, AI e infrastrutture: a ICC 2026 il dialogo tra i leader mondiali del calcestruzzo
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Digitalizzazione, BIM e intelligenza artificiale: una metamorfosi più che un cambiamento
Un altro tema centrale della relazione riguarda la trasformazione digitale del settore delle costruzioni. Cardinale evita di soffermarsi sulle prospettive speculative dell'intelligenza artificiale, preferendo concentrarsi sugli effetti già concreti che digitalizzazione e Building Information Modeling stanno producendo nel mondo delle costruzioni.
Il modello informativo non rappresenta più soltanto uno strumento operativo, ma è ormai diventato un vero e proprio oggetto contrattuale, con implicazioni giuridiche e organizzative che modificano profondamente il modo di progettare e realizzare le opere. Tuttavia, questa evoluzione procede a velocità differenti: studi professionali e grandi società di ingegneria mostrano livelli molto avanzati di maturità digitale, mentre molte stazioni appaltanti e numerose imprese faticano ancora a tenere il passo.
Richiamando il sociologo Ulrich Beck, Cardinale descrive questa fase non come un semplice cambiamento ma come una vera "metamorfosi", destinata a modificare radicalmente competenze, responsabilità e modelli organizzativi.
Pur riconoscendo le enormi potenzialità dell'intelligenza artificiale e degli strumenti digitali nella fase ideativa e nella produzione del progetto, il vicepresidente di aicap mette però in guardia da un possibile rischio: quello di separare il modello digitale dalla cultura del progetto. Il BIM, per quanto ricco di informazioni, non sostituisce infatti il dettaglio costruttivo, la capacità di risolvere i nodi progettuali e la responsabilità tecnica dell'ingegnere. Il modello rappresenta uno strumento, non il progetto stesso.
Una normativa più dinamica e una nuova centralità della progettazione strutturale
Nella parte conclusiva dell'intervento Cardinale affronta il tema dell'evoluzione normativa, evidenziando come gli ultimi anni abbiano introdotto importanti elementi di innovazione: linee guida, osservatori permanenti, sperimentazione e aggiornamento continuo delle norme stanno progressivamente rendendo il sistema più dinamico.
Permane però, a suo giudizio, un ritardo sul fronte della legge quadro delle costruzioni, ancora ferma a un'impostazione ormai superata. La futura legge delega potrebbe introdurre importanti novità in materia di rischio, affidabilità, sostenibilità e responsabilità professionale, ma questi aspetti ricevono ancora poca attenzione nel dibattito pubblico.
Anche le Norme Tecniche per le Costruzioni potrebbero evolversi distinguendo maggiormente il trattamento delle nuove costruzioni rispetto al patrimonio esistente e introducendo procedure semplificate per gli interventi più ricorrenti, senza rinunciare al rigore scientifico ma favorendo una maggiore applicabilità operativa.
Il ruolo creativo dell'ingegnere e il futuro del calcestruzzo
L'ultima parte della relazione assume un carattere fortemente culturale. Cardinale utilizza la storia del calcestruzzo armato per dimostrare come l'ingegneria italiana sia sempre cresciuta attraverso il dialogo tra sperimentazione, pratica costruttiva e ricerca scientifica.
Di fronte alle critiche rivolte oggi al calcestruzzo, spesso indicato come uno dei materiali più impattanti dal punto di vista ambientale, invita a evitare semplificazioni ideologiche. Il problema non è il materiale in sé, ma la qualità del progetto, della costruzione e della manutenzione delle opere.
Da qui nasce il messaggio finale rivolto soprattutto agli ingegneri strutturisti: uscire dalla logica del semplice dimensionamento e riconquistare un ruolo attivo nella fase creativa del progetto. La progettazione strutturale non deve limitarsi alla verifica numerica delle sollecitazioni, ma contribuire alla definizione stessa dello spazio architettonico, dialogando con architetti, geotecnici e imprese fin dalle prime fasi dell'ideazione.
Per Cardinale, il progetto rappresenta un'attività di ricerca continua e di "sartorialità", capace di costruire soluzioni specifiche per ogni opera. Rifugiarsi in un'ingegneria esclusivamente difensiva significherebbe impoverire la professione e rinunciare alla sua capacità di innovare. È proprio recuperando questa dimensione culturale e creativa che l'ingegneria strutturale potrà affrontare le sfide della digitalizzazione, della sostenibilità e della qualità del costruito del prossimo futuro.
DI SEGUITO LA RELAZIONE INTEGRALE DI GIOVANNI CARDINALE.
Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'aiuto dell'IA.
IN SINTESI
-Il processo prima del progetto: la qualità delle opere dipende da un processo ben strutturato, con una committenza forte, obiettivi chiari e una governance capace di coordinare tutti gli attori coinvolti.
-Superare la frattura tra progettazione e costruzione: progettisti e imprese devono tornare a collaborare fin dalle prime fasi, recuperando un modello che ha caratterizzato le grandi opere dell'ingegneria italiana.
-Digitalizzazione come opportunità, non come fine: BIM e intelligenza artificiale stanno rivoluzionando il settore, ma il modello digitale deve restare al servizio della cultura progettuale e delle competenze tecniche.
-Norme più moderne e orientate al rischio: il quadro normativo deve evolvere introducendo maggiore dinamicità, valorizzando il concetto di rischio, distinguendo meglio tra nuove costruzioni ed edifici esistenti e semplificando gli interventi più ricorrenti.
-L'ingegnere protagonista della creatività: il progettista strutturale deve uscire dalla logica del solo dimensionamento e contribuire alla concezione dell'opera, coniugando innovazione, ricerca, qualità architettonica e sostenibilità.
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