X-Lam e umidità: gli errori costruttivi che fanno degradare il legno
Nelle costruzioni in legno il degrado non nasce dal materiale ma dal dettaglio: appoggio a terra, banchine delle finestre e giunti esposti sono i punti dove l'acqua innesca la marcescenza. Quindici anni di casi documentati - case in X-Lam, passerelle, ponti pedonali - indicano soluzioni e costi di ripristino.
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Le costruzioni in legno in X-Lam e lamellare offrono ottimo rapporto peso/resistenza, velocità di posa e prestazioni igrotermiche superiori, ma la vita utile dipende dal controllo dell'acqua nei nodi costruttivi. L'articolo documenta, su casi reali seguiti da Marco Peroni Ingegneria, dove il degrado si innesca — appoggio a terra dei pannelli, banchina finestra-cappotto, giunti metallici esposti, cantieri non protetti - e le contromisure: appoggi in acciaio ispezionabili, piani di posa rialzati, ampi sporti di gronda e ripristini a tratti a 500-600 €/m.
In questo articolo raccontiamo l'esperienza maturata dal nostro studio nelle costruzioni in legno, dal boom del settore fino ai giorni nostri. Non ci limitiamo ai successi: condividiamo anche gli errori e le criticità incontrate, convinti che sia proprio da questi che si impara di più. Attraverso alcuni casi concreti — dalla passerella di Via Lapi a Faenza al ponte di Tredozio, fino a una villa unifamiliare e ad una scuola materna a Lugo — ripercorriamo i nodi tecnici più ricorrenti: la gestione del cantiere, la protezione dall'acqua e dall'umidità, la cura dei dettagli costruttivi che nel legno fanno davvero la differenza. Ne emerge un quadro chiaro: il legno è un materiale di grande qualità, ma richiede competenza tecnica, imprese specializzate e una visione di lungo periodo, perché è nel tempo che si misura davvero il valore di una costruzione fatta bene.
Dove si innesca il degrado: l'acqua nei nodi costruttivi delle strutture in legno
Come società interdisciplinare di ingegneria strutturale, ci occupiamo, da sempre, di costruzioni in legno, almeno sin dal cosiddetto “boom” che queste tecnologie hanno vissuto tra il 2012 e il 2015, quando la casa in legno sembrava la panacea di tutti i mali, soprattutto dal punto di vista economico: la casa prefabbricata in legno appariva infatti come la soluzione più conveniente per chi voleva costruire una nuova abitazione.
Sia per ragioni di velocità di esecuzione (e questo in effetti era vero) sia come costi (… questo un po' meno vero). In quegli anni abbiamo iniziato con la tecnologia platform-frame per poi spostarci nel tempo verso un impiego quasi esclusivo del sistema X-Lam.
Con il passare degli anni, si è visto che le case economiche in legno venivano proposte da imprese improvvisate, poi fallite, che utilizzavano materiali provenienti da mercati poco affidabili, con una qualità del legno che, all'arrivo in cantiere, era spesso al limite dell'accettabilità — per non parlare delle finiture, che, come vedremo, hanno poi creato non pochi problemi.
Alla fine, si è capito che la casa in legno, realizzata a regola d'arte, non era affatto più economica di quella tradizionale, ma anzi più costosa rispetto ad una costruzione tradizionale in cemento armato o muratura (secondo il nostro osservatorio, anche del 20%), pur garantendo un risparmio nella gestione del calore e un livello di salubrità generale della costruzione indubbiamente superiore. E naturalmente, essendo prefabbricata, il fattore tempo poteva essere determinante in certi casi, come per esempio lo è stato in parte in occasione del Superbonus 110%.
Da una fase iniziale di innamoramento e di accettazione di soluzioni sbrigative, quasi specchietti per le allodole, si è passati quindi, fino ai giorni nostri, a un mercato selezionato: imprese altamente professionali sopravvissute alla scrematura naturale e un prodotto giunto a maturazione, con prezzi allineati al giusto posizionamento di un prodotto di fascia alta, come deve essere questo tipo di costruzione.
Anche noi tecnici - parlo per noi “progettisti di tutto”, non per gli specialisti del legno che ne hanno sempre conosciuto pregi e difetti - superata la fase pionieristica dei primi progetti, abbiamo imparato dai nostri errori e siamo in parte migliorati, o quantomeno abbiamo preso piena consapevolezza delle criticità di questo tipo di opere, soprattutto sul tema della loro durabilità nel tempo.
Perché la scelta dell'impresa è una scelta progettuale
Il problema di affidarsi a imprese realmente specializzate resta sempre attuale, perché nel legno è fondamentale che l'impresa sappia, ad esempio, mantenere il cantiere protetto in ogni sua fase. Abbiamo constatato in più casi, infatti, come un fermo cantiere di alcuni mesi, per le cause più svariate, senza un'adeguata protezione dei pannelli già installati, possa provocarne il deterioramento irreversibile — cosa che, entro certi limiti, non accade in una costruzione tradizionale, che può restare incustodita anche per anni senza protezioni particolari.
Abbiamo dunque un primo nodo, quello della gestione del cantiere, che solo le imprese davvero ben organizzate riescono a governare correttamente.
Acqua e umidità: la regola di base è tenerle lontane dalla costruzione
C'è poi il problema dell'acqua e dell’umidità più in generale: in particolare dell'acqua stagnante e, più in generale, dell'umidità che attacca il legno favorendo la formazione di funghi. L'acqua alla base della costruzione è certamente il primo punto da curare in fase di progetto, ma il problema si presenta, come abbiamo visto più volte, anche ai piani più alti, ad esempio in corrispondenza delle banchine delle finestre.
Tetto spiovente e ampio cornicione: la protezione parte dalla progettazione architettonica
In generale, senza voler semplificare troppo, la regola di base è tenere l'acqua lontana dalla casa: un buon punto di partenza è un tetto spiovente con un ampio cornicione, capace di allontanare la pioggia dalle pareti ed evitare infiltrazioni — qui entriamo subito in un tema di progettazione architettonica, più che strutturale.
Sappiamo che i cornicioni sono considerati dalla maggior parte degli architetti poco eleganti, perché ricordano le baite di montagna (spesso si vedono addirittura le grondaie incassate nello spessore della parete, a filo esterno); eppure ogni volta che penso a uno sporto di copertura importante mi vengono in mente le splendide ville di Frank Lloyd Wright o di Richard Neutra, che tutto si può dire tranne che non siano belle. Anche nella casa in legno, quindi, vale la pena investire in una progettazione ad hoc della copertura, soprattutto per proteggere l’appoggio a terra, dove il rischio di risalita d'acqua dalle pareti è più concreto.
Il nodo banchina-finestra-parete-cappotto
Anche il nodo banchina della finestra-parete-cappotto va curato con particolare attenzione, cercando soprattutto di evitare che l'acqua si richiami alla parete: lo si può ottenere con scossaline in rame o rompi-goccia, piccoli accorgimenti che però richiedono un'impresa di costruzioni “pensante”.
Le foto che seguono mostrano, senza voler fare allarmismo, i problemi riscontrati in edifici (spesso realizzati nei primi anni del 2000) la cui progettazione non aveva tenuto conto di queste regole di base.

Abbinando questo accorgimento a un generoso marciapiede in pendenza e a una progettazione che porti la quota di appoggio dei pannelli sufficientemente in alto rispetto ad esso, si risolvono in gran parte questi problemi, anche senza dover ricorrere a un'impermeabilizzazione eccessiva con guaine che soffocherebbero la struttura in legno — che sappiamo dover sempre “respirare”.
Appoggio a terra dei pannelli: aerazione, ispezionabilità, regolazione in quota
Riguardo all’appoggio dei pannelli a terra, esistono molteplici soluzioni proposte dalle varie ditte del settore, che non stiamo qui a illustrare perché reperibili in letteratura o in rete.
Appoggi in acciaio sagomato con controllo a sonde del fondo pannello
Da parte nostra, abbiamo sperimentato con successo particolari appoggi in acciaio sagomato, pensati per garantire un minimo di aerazione del sistema di appoggio e la possibilità di ispezione con sonde per controllare lo stato del fondo dei pannelli.
Platea continua senza cordoli rialzati: compensare gli errori di quota tra carpenteria e fabbrica
Questo tipo di cordolo – prefabbricato di appoggio permette di realizzare una platea di fondazione continua senza cordoli rialzati in cemento (è sempre difficile mettere d’accordo la precisione del carpentiere con quella del fabbricatore del legno) e di installare questo sistema di aggancio delle pareti regolandolo anche in altezza compensando eventuali piccoli errori di quote. Un esempio che portiamo è quello della villa sulle colline di cui parleremo più avanti dove abbiamo utilizzato questo sistema fondale.
Un altro caso interessante (ma che pensiamo possa essere un indirizzo da applicare in tanti casi) è quello dell’appoggio a terra dei pannelli Xlam che abbiamo pensato per uno stabilimento balneare, in una situazione quindi estrema per il possibile attacco anche di mareggiate violente.
Caso estremo: piano di posa a +50 cm per uno stabilimento balneare esposto a mareggiate
Il piano di appoggio dei pannelli è stato portato a +50cm dal piano di posa del solaio di base sollevato da pannelli in cemento prefabbricato (dello stesso spessore dei pannelli in legno) ancorati al solaio prefabbricato di base. Il tutto poi impermeabilizzato e rivestito di contropareti in cartongesso ma in modo da essere sicuri che in qualsiasi modo l’acqua non attacchi la struttura portante.





Fissaggi a terra di elementi verticali puntuali: il drenaggio che manca
La stessa accortezza andrebbe adottata, ad esempio, per il fissaggio a terra di elementi verticali puntuali in legno: le scatole in acciaio dovrebbero essere fornite di sfiori attraverso cui lasciar defluire l’eventuale acqua di infiltrazione e comunque tutto l’apparato di appoggio dovrebbe essere protetto da infiltrazioni che potrebbero non riuscire ad asciugarsi e quindi marcire il legno, come vediamo in questa serie di pilastri di uno spogliatoio di una piscina (che viene di solito pulita letteralmente a secchiate d’acqua) i cui fissaggi scomparivano all’interno del sottofondo della pavimentazione.


Sono soluzioni certamente costose, ma come dicevamo in apertura, chi si imbarca nell'impresa della casa in legno non deve guardare al risparmio sulla costruzione in sé, bensì avere una visione di lungo periodo: quanto spendiamo oggi lo recuperiamo nel tempo, a patto che sia speso bene fin dall'inizio.
Ripetiamo ancora, sono nostre considerazioni tratte dalle casistiche di cui ci siamo occupati. Non si vuole insegnare niente a nessuno per cui probabilmente altri colleghi hanno avuto magari approcci diversi allo stesso tema.
Come si ripristina una parete in X-Lam ammalorata alla base
Prima di raccontare i progetti di cui ci siamo occupati, torniamo un attimo ai problemi che abbiamo elencato per raccontare come abbiamo cercato di risolverli.
Sostituzione a tratti dall'esterno: porzioni di 1-2 m per non compromettere la stabilità
Nei casi in cui abbiamo riscontrato marcescenze alla base, o anche a livello delle banchine delle finestre del primo piano, abbiamo operato con la ricostruzione della porzione di pannello X-LAM dall'esterno, rimuovendo le parti ammalorate e ripristinandole con nuove tavole.
L'operazione va naturalmente eseguita “per cantieri” (a tratti, in modo che la casa non collassi su sé stessa — quindi per porzioni di 1-2 m di larghezza al massimo), inchiodando e incollando con resine epossidiche i nuovi pannelli su quelli più interni, che in genere non sono deteriorati.
Nel caso di una porzione a terra invece completamente ammalorata, abbiamo sostenuto — sempre per tratti di qualche metro — la parte superiore della costruzione con appositi elementi metallici (una sorta di pilastrini in acciaio inox – prodotti da una nota ditta di componenti per l’edilizia in legno), realizzando per il primo tratto, alto 60-70 cm, un cordolo in cemento armato che inglobasse questi elementi di sostegno che fungono da hold-down e aggiungendo i connettori a taglio necessari da calcolo, da tassellare sul cordolo gettato.
Nelle foto relative a questo intervento, si vedono le lavorazioni di cantiere eseguite su una casa abitata: in questi casi si opera dall'esterno, usando come contro-cassero interno il pannello di cartongesso con interposto uno strato di isolante, in modo da non interessare l’interno della casa. È chiaro che vanno evitati tutti gli impianti, e che un intervento condotto a tratti in questo modo è molto oneroso, sia in termini di costo (si parla di circa 500-600 €/m di intervento) che di tempo.



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Nel documento integrale: quattro casi studio, dal degrado al ripristino
Fin qui abbiamo affrontato i nodi ricorrenti — la gestione del cantiere, l'appoggio a terra dei pannelli, il nodo banchina-finestra, il ripristino a tratti delle pareti ammalorate. La versione integrale dell'articolo, disponibile in PDF, prosegue con quattro casi studio documentati fotograficamente, dai quali emergono tanto gli errori quanto le soluzioni che hanno retto nel tempo:
- La passerella di Via Lapi a Faenza (2008-2023)
- Il ponte pedonale di Tredozio (2012-2024)
- La villa in collina in X-Lam (2015)
- La copertura a gridshell dell'asilo La Filastrocca a Lugo di Romagna
FAQ TECNICHE: Costruzioni in legno - errori di dettaglio e durabilità dell'X-Lam
Che cos'è l'X-Lam e perché il suo comportamento in opera dipende dai dettagli?
L'X-Lam (CLT, legno massiccio a strati incrociati) è un pannello portante formato da strati di tavole incollate a fibratura incrociata, i cui requisiti di prodotto sono definiti dalla UNI EN 16351. Il pannello garantisce rigidezza nel piano e ottimo rapporto peso/resistenza, ma è un materiale igroscopico: la sua durabilità non dipende dalla sezione resistente, bensì dalla capacità del progetto di impedire il contatto prolungato con l'acqua nei punti di appoggio, di attacco e di attraversamento.
In quali contesti applicativi il rischio di degrado è più alto?
Nei casi documentati il rischio si concentra all'appoggio a terra dei pannelli, in corrispondenza delle banchine delle finestre anche ai piani alti, nei fissaggi a terra di elementi verticali puntuali e nelle strutture esterne non coperte — passerelle, ponti pedonali, parapetti. Sono contesti nei quali il legno non riesce ad asciugare tra una bagnatura e la successiva, condizione corrispondente alle classi di utilizzo più severe della UNI EN 335.
Quali norme regolano durabilità e progettazione delle strutture di legno?
La UNI EN 335 definisce le classi di utilizzo in funzione dell'esposizione biologica e dell'umidificazione; la UNI EN 1995-1-1 (Eurocodice 5) definisce le classi di servizio, da cui discendono i valori di resistenza di calcolo e le verifiche di deformabilità. Le due classificazioni descrivono condizioni ambientali analoghe ma non sono sovrapponibili: la prima governa il degrado biologico, la seconda il comportamento meccanico. Per i prodotti si aggiungono UNI EN 16351 per l'X-Lam e UNI EN 14080 per il legno lamellare incollato.
Come si progetta l'appoggio a terra dei pannelli per evitare la risalita d'acqua?
Le soluzioni sperimentate dallo studio prevedono appoggi in acciaio sagomato che garantiscono un minimo di aerazione e consentono l'ispezione con sonde del fondo dei pannelli, oltre alla regolazione in altezza che compensa gli errori di quota tra carpenteria e fabbricazione del legno. In un caso estremo — uno stabilimento balneare esposto a mareggiate — il piano di appoggio è stato portato a +50 cm dal piano di posa mediante muretti prefabbricati in cemento ancorati al solaio di base. Vanno evitate impermeabilizzazioni continue con guaine che impediscano la traspirazione della struttura lignea.
Quali controlli e quale manutenzione servono nel tempo?
L'esperienza documentata mostra che le strutture esterne senza manutenzione programmata arrivano a fine vita anche in 15 anni: la passerella di Via Lapi a Faenza, progettata nel 2008, era già puntellata prima dell'alluvione del 2023. Servono ispezionabilità progettata (sonde, appoggi aerati), verifica periodica dei punti di ristagno su piastre e selle in acciaio, controllo delle scossaline e degli sporti.
Quali errori ricorrenti vanno evitati in progettazione e in cantiere?
I più frequenti: giunti trave-trave risolti "in faccia" con elementi a T in acciaio a scomparsa su strutture esposte, che sedimentano acqua e marciscono irrimediabilmente; montanti di parapetto infilati nella trave portante senza protezione, veri inneschi di infiltrazione; scatole in acciaio di fissaggio prive di sfiori per il drenaggio; cantieri lasciati per mesi senza protezione dei pannelli già installati, con deterioramento irreversibile. Il ripristino a tratti — porzioni di 1-2 m di larghezza massima, con nuove tavole incollate con resine epossidiche — costa circa 500-600 €/m di intervento.
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