Dal Green Deal al “Made in Europe”: perché Bruxelles punta sulla marcatura CE del calcestruzzo
La nuova CPR 2024 trasforma la marcatura CE del calcestruzzo in uno strumento strategico per integrare sostenibilità, digitalizzazione e tracciabilità nelle future politiche europee delle costruzioni.
La marcatura CE del calcestruzzo non è più soltanto una questione tecnica o normativa: sta diventando uno degli strumenti attraverso cui l’Europa intende guidare la transizione industriale, energetica e ambientale del settore delle costruzioni.
Nella relazione presentata da Grazia Bertagnoli (ERMCO) durante il convegno tecnico organizzato da CONPAVIPER al GIC 2026 – Giornate Italiane del Calcestruzzo emerge con chiarezza come il nuovo regolamento europeo CPR 2024 possa trasformare profondamente il ruolo del calcestruzzo nel mercato unico europeo. Non si parla soltanto di conformità del prodotto, ma di sostenibilità, digitalizzazione, tracciabilità e accesso alle future politiche industriali europee.
Il nuovo scenario europeo: dal Green Deal al Clean Industrial Deal
Per anni la marcatura CE del calcestruzzo è rimasta un tema tecnico confinato ai tavoli normativi europei. Oggi, invece, è diventata una questione strategica che coinvolge industria, sostenibilità, mercato unico e politiche industriali comunitarie. La discussione aperta a Bruxelles attorno alla nuova CPR 2024 (Construction Product Regulation) non riguarda infatti soltanto nuove procedure amministrative, ma il ruolo stesso che il calcestruzzo potrà avere nel futuro ecosistema europeo delle costruzioni.
È questo il messaggio centrale emerso dalla relazione di Grazia Bertagnoli, segretario generale di ERMCO, presentata durante il convegno tecnico organizzato da CONPAVIPER in occasione del GIC 2026 – Giornate Italiane del Calcestruzzo.
Dietro il dibattito sulla marcatura CE, infatti, si muove una trasformazione molto più ampia: il passaggio da una politica europea prevalentemente climatica a una strategia che punta contemporaneamente su competitività industriale, autonomia strategica e sostenibilità.
Secondo Bertagnoli, il cambiamento dell’agenda europea è evidente. Nel precedente mandato della Commissione guidata da Ursula von der Leyen il focus era concentrato soprattutto sulla transizione verde e digitale. Oggi, invece, le priorità includono competitività economica, sicurezza industriale e rafforzamento del concetto di “Made in Europe”.
È in questo contesto che il Green Deal evolve verso il cosiddetto Clean Industrial Deal, una versione più pragmatica della strategia climatica europea, orientata non solo alla riduzione delle emissioni ma anche alla tutela della capacità produttiva continentale.
Per il settore delle costruzioni questo significa l’introduzione di strumenti normativi sempre più integrati: dalla direttiva EPBD (“Case Green”) ai piani per l’housing sociale sostenibile, fino alla Circular Economy Act e all’Industrial Decarbonisation Accelerator Act.
Tutti questi strumenti hanno un elemento comune: richiedono materiali tracciabili, misurabili e digitalmente certificati.
Perché la marcatura CE diventa decisiva per il calcestruzzo
Il punto più interessante della relazione riguarda proprio il ruolo che Bruxelles attribuisce oggi alla marcatura CE. Non più semplice attestazione di conformità, ma infrastruttura tecnica necessaria per applicare le future politiche europee.
Secondo la Commissione, infatti, senza standard armonizzati sarà impossibile integrare il calcestruzzo nei nuovi sistemi di monitoraggio ambientale e negli appalti pubblici green.
Da qui nasce l’esigenza di introdurre strumenti come il Digital Product Passport, destinato a raccogliere informazioni ambientali, dati prestazionali, istruzioni d’uso, sicurezza e tracciabilità del prodotto lungo tutto il ciclo di vita.
Il tema è strettamente collegato alla misurazione del Global Warming Potential (GWP), cioè dell’impatto climatico associato al materiale. La nuova CPR 2024 prevede infatti che il calcestruzzo debba dichiarare parametri ambientali verificabili, condizione necessaria per poter partecipare ai nuovi programmi europei legati alla sostenibilità edilizia.
In altre parole: il rischio non è solo dover sostenere nuovi adempimenti, ma restare esclusi dal mercato europeo degli appalti sostenibili.
Low carbon concrete e appalti pubblici: la questione ancora aperta
Uno dei nodi più delicati riguarda la definizione stessa di “low carbon concrete”.
L’Industrial Decarbonisation Accelerator Act prevede infatti che negli appalti pubblici europei venga utilizzata una quota minima di materiali a basse emissioni e di origine europea. Tuttavia oggi non esiste ancora una definizione armonizzata di calcestruzzo low carbon valida a livello comunitario.
Questo crea un problema tecnico ma anche strategico. Senza criteri condivisi, il rischio è introdurre obblighi difficilmente applicabili oppure penalizzare il settore rispetto ad altri materiali già dotati di classificazioni ambientali consolidate.
È proprio qui che la marcatura CE assume una funzione politica oltre che tecnica: costruire un linguaggio comune europeo per definire prestazioni ambientali, tracciabilità e conformità del materiale.
Le criticità per il settore: costi, controlli e variabilità del materiale
Naturalmente il percorso non è privo di criticità. La stessa Bertagnoli evidenzia le forti perplessità presenti nel comparto produttivo.
Uno dei temi più discussi riguarda la disparità tra il calcestruzzo industriale immesso sul mercato — che sarebbe soggetto a marcatura CE — e quello prodotto direttamente in cantiere dall’utilizzatore, che potrebbe restare escluso dagli stessi obblighi.
Il settore teme inoltre che il sistema europeo non riesca a tenere adeguatamente conto della natura fortemente variabile del calcestruzzo, materiale influenzato da condizioni climatiche, materie prime, logistica e specificità locali.
A questo si aggiunge il timore di un incremento significativo dei costi amministrativi e organizzativi necessari per implementare controlli di produzione, dichiarazioni ambientali e gestione digitale dei dati.
Tuttavia il messaggio che emerge dalla relazione è chiaro: il dibattito non può essere affrontato soltanto in termini di obblighi burocratici. La posta in gioco riguarda la possibilità per il calcestruzzo di restare centrale nel futuro mercato europeo delle costruzioni sostenibili.
Per questo motivo ERMCO sta partecipando attivamente al confronto con la Commissione Europea e con il CEN TC104 per cercare di costruire una norma che concili sostenibilità, competitività industriale e reale applicabilità tecnica.
DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI GRAZIA BERTAGNOLI.
Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'aiuto di strumenti IA (ChatGpT)
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