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Dalla risposta all’emergenza alla prevenzione intelligente: il nuovo modello per la resilienza delle infrastrutture stradali dopo il terremoto

Un modello digitale per valutare rapidamente la transitabilità delle infrastrutture stradali dopo un sisma, supportando soccorsi, ispezioni tecniche e decisioni operative.

La gestione delle infrastrutture stradali dopo un terremoto richiede decisioni rapide, dati affidabili e procedure condivise. La relazione dell’Ing. Guerino Liberatore ad ANIDIS 2025 propone un modello innovativo per superare gli approcci reattivi e frammentati oggi diffusi. Al centro vi sono GIS, intelligenza artificiale, curve di fragilità e un cruscotto situazionale per individuare in tempo reale le tratte transitabili e quelle critiche. Un cambio di paradigma verso una governance predittiva della sicurezza.


Quando la sicurezza non basta più: serve governare l'incertezza

Per decenni il concetto di sicurezza infrastrutturale è stato associato alla capacità di una struttura di resistere ai carichi previsti dal progetto. Oggi, tuttavia, questa visione si sta evolvendo verso un approccio più ampio e integrato, basato su valutazioni del rischio (risk-based) e arricchito dal più ampio concetto di resilienza. Non basta più sapere se un ponte o una galleria siano sicuri in condizioni ordinarie: la vera sfida consiste nel comprendere come una rete infrastrutturale possa continuare a funzionare quando viene colpita da un evento eccezionale, come un terremoto.

È da questa consapevolezza che prende forma il lavoro presentato dall'Ing. Guerino Liberatore durante ANIDIS 2025, intitolato “An Innovative Governance Model for Road Infrastructure in the Prevention and Mitigation Phase of Seismic Risk”. La proposta affronta una delle criticità più rilevanti del sistema infrastrutturale italiano: l'assenza di strumenti capaci di fornire, in tempo reale, una valutazione affidabile della transitabilità delle reti stradali nelle ore immediatamente successive a un evento sismico.

Il tema assume una rilevanza strategica se si considera la configurazione della rete viaria nazionale. L'Italia dispone infatti di un patrimonio infrastrutturale esteso, in larga parte realizzato decenni fa e gestito da una pluralità di soggetti con livelli molto diversi di risorse tecniche, organizzative ed economiche. In uno scenario così frammentato, la gestione dell'emergenza rischia di dipendere da procedure eterogenee e da valutazioni non sempre coordinate.

La presente relazione è stata presentata ad ANIDIS 2025 (Assisi, 7-11 settembre) e gli autori sono: Galileo Tamasi, Guerino Liberatore, Emanuele Renzi, Luigi D'Angelo con il contributo di Alessia Oliviero.

I limiti degli approcci tradizionali dopo il sisma

Quando si verifica un terremoto, la rapidità delle decisioni può fare la differenza tra un soccorso efficace e una paralisi operativa. Eppure, gran parte delle procedure oggi utilizzate per attivare le verifiche sulle infrastrutture stradali si basa ancora su criteri relativamente semplici. Tra questi rientrano l’invio di squadre tecniche incaricate di effettuare, nel più breve tempo possibile, ispezioni diffuse sulle principali opere della rete, oppure sulla base di criteri empirici che correlano la magnitudo dell’evento e la distanza dall’epicentro per individuare le infrastrutture da ispezionare o sottoporre a limitazioni d’esercizio, una metodologia simile a quella utilizzata nel trasporto ferroviario.

Questo approccio presenta evidenti limiti. Il comportamento di una infrastruttura durante un sisma non dipende esclusivamente dalla magnitudo registrata, ma da una molteplicità di fattori che includono le condizioni geologiche locali, le caratteristiche costruttive delle opere, la vulnerabilità dei componenti e persino la presenza di fenomeni indiretti come frane, caduta massi o accumulo di detriti.

La storia sismica italiana e internazionale dimostra come anche terremoti di intensità relativamente contenuta possano provocare l'interruzione di importanti collegamenti stradali. Non sempre il problema è rappresentato dal collasso di ponti o viadotti: spesso sono sufficienti dissesti localizzati, cedimenti del terreno o ostruzioni della carreggiata per compromettere la funzionalità di un'intera rete.

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In questo contesto emerge una criticità ulteriore. Mentre nel settore ferroviario l'interruzione automatica della circolazione costituisce una misura consolidata, nella rete stradale il traffico continua normalmente anche nelle fasi immediatamente successive all'evento sismico. Ciò significa che migliaia di veicoli possono continuare a transitare su infrastrutture potenzialmente danneggiate prima che venga completata qualsiasi verifica tecnica.

L'intelligenza artificiale entra nella gestione dell'emergenza

La vera innovazione del modello proposto risiede nell'introduzione di una piattaforma digitale in ambiente GIS integrata con strumenti di intelligenza artificiale e modelli probabilistici di valutazione del danno.

Il cuore del sistema è rappresentato dall'utilizzo delle cosiddette curve di fragilità, strumenti già ampiamente utilizzati nella ricerca internazionale per descrivere la probabilità che una struttura/tratta della rete subisca determinati livelli di danneggiamento al crescere dell'intensità dell'azione sismica.

Attraverso l'acquisizione automatica dei dati del terremoto e l'elaborazione di un modello digitale della rete stradale, il sistema è in grado di stimare quasi in tempo reale il livello di vulnerabilità delle diverse tratte e dei singoli elementi infrastrutturali. Ponti, gallerie, rilevati e opere di sostegno vengono classificati secondo diversi livelli di criticità, consentendo di individuare immediatamente i punti che meritano approfondimenti urgenti.

L'obiettivo non è sostituire il giudizio dell'ingegnere, ma indirizzarlo. Le squadre tecniche possono così concentrare le proprie attività sui segmenti realmente critici, riducendo drasticamente i tempi necessari per ottenere un quadro attendibile della situazione.

In questo processo assume un ruolo fondamentale anche la metodologia VISIT, sviluppata da Ansfisa in collaborazione con l'Università di Udine. Il sistema permette di standardizzare le attività ispettive, definendo per ciascuna tipologia di infrastruttura specifiche zone di osservazione e criteri condivisi per il riconoscimento delle evidenze di danno.

Verso il "network manager" delle emergenze

Uno degli aspetti più interessanti della proposta riguarda l'introduzione di una figura di coordinamento assimilabile a un vero e proprio "network manager" della mobilità in emergenza.

Oggi, in Italia, non esiste un soggetto pubblico che svolga in modo centralizzato una funzione di instradamento della mobilità in caso di crisi infrastrutturale. Se nel quotidiano applicazioni come Google Maps riescono a suggerire percorsi alternativi in funzione del traffico, durante una calamità naturale manca un sistema nazionale capace di integrare informazioni strutturali, dati di danneggiamento e necessità operative della Protezione Civile.

Il modello proposto mira a colmare proprio questo vuoto. Attraverso un cruscotto situazionale aggiornato costantemente, sarebbe possibile individuare le rotte più sicure per l'arrivo dei soccorsi, pianificare evacuazioni, garantire il trasporto di beni essenziali e mantenere operativa la rete logistica anche in condizioni fortemente degradate.

Si tratta di un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico. L'obiettivo non è semplicemente conoscere lo stato delle infrastrutture, ma governare dinamicamente la funzionalità dell'intero sistema territoriale.

Dalla gestione reattiva alla resilienza predittiva

La visione delineata da Liberatore si inserisce in un percorso più ampio che coinvolge Ansfisa, il Dipartimento della Protezione Civile e numerosi soggetti istituzionali impegnati nella costruzione di un ecosistema digitale nazionale per la sicurezza infrastrutturale.

L'integrazione con l'Archivio Nazionale delle Opere Pubbliche, la creazione di database interoperabili e il collegamento con le future tecnologie di comunicazione veicolo-infrastruttura (V2X) rappresentano i prossimi passi di un percorso destinato a trasformare radicalmente la gestione del rischio.

L'ambizione finale è chiara: superare un modello fondato prevalentemente sulla risposta all'emergenza per costruire un sistema capace di anticipare gli scenari di crisi, supportare le decisioni in tempo reale e garantire livelli sempre più elevati di sicurezza e continuità operativa.

In un Paese ad alta sismicità come l'Italia, dove la resilienza delle infrastrutture coincide spesso con la resilienza delle comunità, la sfida non è più soltanto resistere al terremoto. È continuare a funzionare dopo il terremoto.

DI SEGUITO L'INTERVENTO DI GUERINO LIBERATORE.


Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'aiuto di strumenti di IA (ChatGpT)

Leggi la memoria integrale, pubblicata su ScienceDirect.

IN SINTESI
- La gestione delle emergenze sismiche richiede l’adozione di strumenti e procedure più avanzati rispetto agli approcci tradizionali. Sia i criteri empirici basati sulla relazione magnitudo-distanza, sia le campagne ispettive post-evento condotte da squadre tecniche risultano spesso insufficienti per valutare tempestivamente la reale funzionalità della rete stradale. Inoltre, durante lo svolgimento delle ispezioni, le infrastrutture restano frequentemente aperte al traffico, con la conseguente possibilità che veicoli e utenti transitino su opere il cui livello di danneggiamento non è ancora stato accertato.
-L'Italia presenta criticità strutturali e organizzative: un patrimonio infrastrutturale invecchiato e una gestione frammentata tra numerosi enti rendono complessa una risposta coordinata alle emergenze.
-Il modello proposto utilizza strumenti digitali avanzati: GIS, intelligenza artificiale e curve di fragilità consentono di stimare in tempo reale la probabilità di danno e la transitabilità delle infrastrutture.
-Le ispezioni diventano più efficaci e mirate: grazie a un sistema di triage tecnico preliminare e alla metodologia VISIT, le squadre possono concentrarsi sulle opere più critiche, riducendo tempi e risorse impiegate.
-L'obiettivo è passare da una gestione reattiva a una governance predittiva: attraverso un "network manager" e un cruscotto situazionale condiviso, sarà possibile ottimizzare soccorsi, evacuazioni e continuità operativa della rete stradale dopo il sisma.

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