Dalla vigilanza alla gestione predittiva: come cambia la sicurezza dei ponti italiani
Le attività ispettive sui ponti italiani stanno evolvendo verso sistemi integrati di monitoraggio e gestione del rischio. Le nuove istruzioni operative ANSFISA rafforzano classificazione delle vulnerabilità, controllo continuo e standardizzazione delle procedure ispettive.
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L’articolo analizza l’evoluzione delle attività ispettive sulle infrastrutture stradali italiane alla luce dell’aggiornamento delle istruzioni operative delle Linee Guida Ponti e delle attività di ANSFISA. Il focus riguarda il passaggio da controlli episodici a sistemi strutturati di monitoraggio continuo, classificazione del rischio e gestione integrata della sicurezza infrastrutturale. Particolare attenzione è dedicata alle reti locali gestite da enti territoriali, alla standardizzazione delle pratiche ispettive e all’introduzione di criteri avanzati per la valutazione del rischio idraulico e geotecnico. L’articolo approfondisce inoltre il ruolo crescente di sensori, digital twin e sistemi di monitoraggio dinamico nella manutenzione delle opere esistenti. INGENIO propone una lettura tecnica rivolta a gestori infrastrutturali, progettisti, ispettori e professionisti impegnati nella sicurezza di ponti e viadotti
Monitoraggio continuo e classificazione del rischio: come evolvono le ispezioni sui ponti
L’attività ispettiva sulle infrastrutture stradali italiane sta attraversando una fase di trasformazione profonda. Non si tratta soltanto di aumentare il numero dei controlli o di estendere il monitoraggio a una quota maggiore di opere d’arte, ma di ridefinire il rapporto tra conoscenza tecnica, gestione del rischio e organizzazione dei gestori. È questo il messaggio più interessante che emerge dall’intervento di Armando Lanzi di ANSFISA, effettuato in occasione del III Convegno FABRE, incentrato sull’evoluzione delle attività ispettive e sull’aggiornamento delle istruzioni operative delle Linee Guida Ponti.
Negli ultimi anni il sistema italiano della vigilanza tecnica si è progressivamente spostato da una logica prevalentemente reattiva verso un modello più strutturato e continuo di sorveglianza. I numeri illustrati da Lanzi raccontano infatti un incremento costante delle ispezioni dal 2021 al 2025, con circa 8.500 chilometri di rete controllata e 2.800 opere ispezionate. Un dato che assume ancora più valore se si considera la sostanziale stabilità del personale disponibile.
La vera novità, tuttavia, non è quantitativa ma metodologica. L’esperienza maturata sul campo sta mostrando come il problema della sicurezza infrastrutturale non possa più essere affrontato unicamente attraverso verifiche episodiche o campagne straordinarie. La crescente attenzione verso il monitoraggio continuo, la classificazione del rischio e la standardizzazione dei criteri ispettivi evidenzia la necessità di costruire sistemi di gestione della sicurezza realmente integrati.
Il nodo delle reti locali e della capacità gestionale
Uno degli aspetti più rilevanti richiamati nella relazione riguarda la distribuzione reale della rete stradale italiana. La maggior parte delle infrastrutture non appartiene infatti ai grandi concessionari o ad ANAS, ma è gestita da comuni, province ed enti locali. Questo elemento modifica radicalmente il quadro tecnico e operativo del settore.
Le amministrazioni territoriali dispongono spesso di risorse economiche limitate, strutture tecniche ridotte e livelli di digitalizzazione ancora molto eterogenei. In questo contesto, l’introduzione delle Linee Guida Ponti e delle relative istruzioni operative ha avuto un effetto importante: ha imposto un linguaggio tecnico comune e ha avviato un processo di omogeneizzazione delle pratiche ispettive.
L’esperienza maturata da ANSFISA sembra confermare che le criticità rilevate sulle opere locali non differiscono in modo sostanziale da quelle delle grandi reti. Le distribuzioni delle classi di attenzione risultano infatti piuttosto simili tra i diversi gestori, con una quota significativa di opere collocata nelle fasce di attenzione alta o medio-alta. Questo dato è particolarmente interessante perché suggerisce che il problema della sicurezza infrastrutturale italiana non dipende esclusivamente dalla tipologia di gestore, ma dall’età diffusa del patrimonio, dall’esposizione ambientale e dalla storica insufficienza delle attività manutentive programmate.
Per i professionisti tecnici questo significa che il tema centrale non sarà più soltanto la valutazione della singola opera, ma la capacità di costruire modelli organizzativi efficienti. In altre parole, la gestione dell’infrastruttura diventa un problema di governance tecnica oltre che di ingegneria strutturale.
Dalle ispezioni statiche al monitoraggio dinamico
L’aggiornamento delle istruzioni operative adottato nel 2025 rappresenta un passaggio strategico proprio in questa direzione. Le nuove schede ispettive e difettologiche, insieme alla revisione dei criteri di valutazione della difettosità, puntano infatti a ridurre la variabilità interpretativa tra ispettori e gestori.
Ma l’elemento più innovativo riguarda probabilmente l’introduzione di procedure più avanzate per la classificazione del rischio idraulico e del rischio frana. Negli ultimi anni è diventato evidente come molte vulnerabilità infrastrutturali non siano legate soltanto al degrado strutturale, ma anche agli effetti sempre più intensi del cambiamento climatico. Scalzamenti, erosioni, instabilità geotecniche e fenomeni di dissesto rappresentano oggi fattori determinanti nella valutazione della sicurezza di ponti e viadotti.
La conseguenza è un progressivo superamento della distinzione tradizionale tra ingegneria strutturale e gestione territoriale. Il tecnico che si occupa di ponti deve sempre più confrontarsi con modelli idrologici, dinamiche geomorfologiche e sistemi di allerta ambientale.
In questo scenario assume particolare importanza anche il tema del monitoraggio continuo. La discussione richiamata da Lanzi sul possibile prolungamento della validità delle verifiche di transitabilità in presenza di sistemi di monitoraggio apre una questione cruciale per il futuro del settore: il passaggio da controlli periodici basati su scadenze temporali a modelli adattivi basati sul comportamento reale dell’opera.
Si tratta di un cambio culturale prima ancora che tecnologico. Sensori, digital twin e piattaforme di acquisizione dati hanno valore soltanto se inseriti all’interno di procedure decisionali chiare e di catene di responsabilità ben definite. Il rischio, altrimenti, è accumulare enormi quantità di dati senza riuscire a trasformarli in decisioni manutentive efficaci.
Per questo motivo il settore infrastrutturale italiano sembra avviarsi verso una nuova fase, nella quale la competenza richiesta ai professionisti sarà sempre più interdisciplinare. Accanto alla capacità di valutazione strutturale serviranno competenze nella gestione dei dati, nell’analisi del rischio e nell’organizzazione dei processi manutentivi.
La sicurezza delle infrastrutture non dipenderà più soltanto dalla robustezza delle opere, ma dalla qualità dei sistemi con cui verranno osservate, interpretate e gestite nel tempo.
DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI ARMANDO LANZI.
Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con strumenti di IA.
IN SINTESI
-Le attività ispettive sui ponti italiani stanno evolvendo da controlli episodici a sistemi continui di monitoraggio e gestione integrata del rischio infrastrutturale.
-ANSFISA ha registrato un forte incremento delle ispezioni tra il 2021 e il 2025, controllando circa 8.500 km di rete e 2.800 opere.
-Le nuove istruzioni operative delle Linee Guida Ponti puntano a standardizzare criteri ispettivi, classificazione della difettosità e valutazione del rischio.
-Cresce l’attenzione verso rischio idraulico, frane, erosioni e dissesti legati ai cambiamenti climatici, sempre più centrali nella sicurezza di ponti e viadotti.
-Sensori, digital twin e monitoraggio continuo stanno trasformando la gestione infrastrutturale, richiedendo competenze interdisciplinari tra ingegneria, dati e manutenzione.
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