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Data center in Italia: crescita, consumi energetici e nuove regole tra Europa, Stato e Regioni

La crescita dei data center impone un nuovo equilibrio tra infrastrutture digitali, consumo energetico e pianificazione territoriale. In Italia il quadro normativo è in rapida evoluzione, tra direttive europee, linee guida ministeriali e iniziative regionali. L’articolo analizza regole, procedure autorizzative e criticità operative.

I data center sono infrastrutture strategiche, ma con impatti rilevanti su energia, ambiente e territorio. Per progettisti e tecnici è fondamentale comprendere il quadro normativo che disciplina localizzazione, valutazioni ambientali, connessioni alla rete e recupero energetico. Questo contributo offre una lettura sistematica delle norme europee e italiane, con particolare attenzione al ruolo delle Regioni e agli strumenti urbanistici.


Data center: definizioni chiave

Data center
Infrastruttura fisica progettata per ospitare server, sistemi di archiviazione dati e apparati di rete, operativa 24 ore su 24, essenziale per servizi digitali, cloud e applicazioni critiche.
Hyperscale data center

Centro dati di grandi dimensioni, caratterizzato da elevata potenza installata e scalabilità, tipicamente gestito da grandi provider cloud internazionali.
Colocation

Modello in cui il gestore del data center mette a disposizione spazi, energia e raffreddamento per server di clienti terzi.
Edge data center

Struttura di dimensioni ridotte localizzata vicino agli utenti o alle fonti di dati, per ridurre latenza e traffico di rete.
HPC (High Performance Computing)

Infrastruttura specializzata che concentra elevate capacità di calcolo per simulazioni complesse, modellazioni avanzate e applicazioni scientifiche.
Recupero del calore

Riutilizzo dell’energia termica prodotta dal funzionamento dei server, ad esempio tramite reti di teleriscaldamento o sistemi energetici locali.


 

La crescita dei data center

Al mondo, nel 2024, se ne contavano 10.332. Di questi oltre cinquemila negli Usa e più di duemila in Europa. In Italia, alla stessa data, ne sono stati censiti 168: un dato, quest’ultimo, che colloca il nostro Paese al tredicesimo posto nella classifica globale.

L’oggetto del discutere si chiama Data Center, vale a dire le infrastrutture fisiche indispensabili per il funzionamento dei sistemi informatici, quali server, archiviazione dati, reti. Impianti attivi 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, in grado di garantire l’operatività di servizi essenziali quali Internet, IA, cloud, servizi bancari e pagamenti elettronici, app e social media, pubblica amministrazione e sanità digitali, logistica e e-commerce.

I dati, aggiornati al settembre 2025, provengono dal rapporto presentato a Cernobbio da Teha (The European House Ambrosetti) e la multiutilty del nord A2A.

  

Grafico con i numeri di data center nel mondo
Al 2024 il numero di data center nel mondo superava le diecimila e trecento unità. (Fonte, elaborazione Teha Group) (Credits: “L’Italia dei Data Center”, Teha-A2A; 2025)

    

Grafico del numero di Data center presenti in Italia
Sempre al 2024, in Italia erano attivi 168 data center, concentrati soprattutto in Lombardia e nell’area milanese in particolare. (Fonte, elaborazione Teha Group su dati Data Center Map Italy e Osservatorio Data Center Politecnico di Milano; 2025) (Fonte: elaborazione Teha Group su dati Data Center Map Italy e Osservatorio Data Center Politecnico)

  

Crescita dei data center in Italia: numeri, distribuzione territoriale e ruolo di Milano

Proseguendo con i numeri, dei 168 data center attivi ben 67 sono collocati in Lombardia, 21 nel Lazio, 14 nel Veneto, 11 in Toscana, 10 in Emilia-Romagna; il resto sparsi in tutte le regioni. La potenza nominale complessiva del totale dei data center è di 513 MW (+17% sul 2023), di cui 318 MW in Lombardia e 238 nella Città metropolitana di Milano. In Italia, i data center occupano una superficie di 333.341 metri quadrati (+15% rispetto al 2023).

Milano è tra le città leader emergenti nel mercato europeo, con una potenza energetica installata superiore a Madrid (172 MW), Varsavia (144 MW) e Zurigo (110 MW). Sono queste ultime le capitali che più di altre in questa fase di mercato stanno attirando l’interesse degli investitori: il nord Europa (Francia, Irlanda, Inghilterra, Olanda e Germania), con gli hub storici di Parigi, Dublino, Londra, Amsterdam e Francoforte, sta registrando segnali di rallentamento a causa della saturazione del mercato.

  

Grafico coi numeri dei data center in Lombardia
A Milano e nell’area metropolitana si concentra il maggior numero di data center (Fonte, elaborazione Teha Group su dati Politecnico di Milano; 2025) (Credits, “L’Italia dei Data Center”; Teha-2A, 2025)

  

L’Italia è uno dei mercati emergenti a livello europeo e già oggi la data economy nazionale vale oltre 60 miliardi di euro, dato che colloca il nostro Paese al quarto posto in Europa (al 2030, secondo i dati del Rapporto Teha-A2A, il valore potrebbe raggiungere e superare i 95 miliardi).

Consumi energetici dei data center: scenari al 2035 e impatto sulla rete elettrica

I consumi elettrici a livello globale sono in rapidissimo aumento: si stima che crescano fino a quattro volte rispetto ai livelli del 2024.

Sempre al 2024, il consumo mondiale di elettricità delle infrastrutture che ospitano server e armadi informatici vale 371 Twh (circa l’1% del consumo globale totale di elettricità), con una previsione al 2035 di circa 1.600 Twh, vale a dire il 4% del totale dei consumi elettrici mondiali.

Anche la potenza energetica nominale, sempre secondo Teha-A2A, potrebbe crescere: se alla fine del 2024 era di 0,51 Mw, secondo lo scenario tendenziale al 2035 salirebbe a 2,3 Mw, mentre se si dovesse considerare uno scenario full-potential si arriverebbe alla quota 4,6 Gw. Per raggiungere tali obiettivi servirebbero investimenti fino a 35 miliardi di euro e 69 miliardi nello scenario full potential.

  

Andamento di consumo elettrico mondiale dei data center
Entro il 2035 si prevede che il consumo elettrico mondiale dei data center possa crescere fino a 4 volte rispetto ai livelli registrati nel 2024 (Fonte, elaborazione Teha Group su dati IEA e Bloomberg NEF; 2025) (Credits, “L’Italia dei Data Center”; Teha-A2A, 2025)

  

Poi ci sono le richieste di connessione alla rete Terna, che aumentano in modo esponenziale: nel 2023 erano 85, ad agosto del 2025 sono schizzate a 342, con una richiesta di 55 Gw (va detto che le richieste di connessione alla rete non equivalgono a altrettanti nuovi data center...). Comunque sia, l’80% delle richieste rivolte a Terna sono concentrate nel Nord Italia (il 55% in Lombardia).

    

Gli scenari di sviluppo

Il Rapporto Teha-A2A ci dice che, nel 2024, l’incidenza sui consumi elettrici nazionali (312,3 Twh) dei data center esistenti (5,8 Twh) è dell’1,9%; nello scenario tendenziale al 2035 raffrontato allo scenario definito dal Piano nazionale energia clima potrebbe diventare del 7,4% (24,5 su 330,7 Twh), mentre nello scenario full potential la percentuale salirebbe al 12,7%.

I data center insomma richiedono sempre più energia dalla rete primaria e quello dell’energia diventa uno dei temi più caldi, al punto che in altre parti del mondo alcuni operatori, nel medio e lungo termine, ricorrono al nucleare (Microsoft) e ai reattori modulari di piccola taglia (Google), mentre altri, nel breve termine, pensano di ricorrere alle piccole turbine a gas a ciclo semplice.

     

Le ricadute economiche

Lo sviluppo dei data center sul territorio nazionale - si legge nello studio - potrebbe portare benefici economici significativi, contribuendo alla crescita del Prodotto interno lordo e potrebbe creare tra occupati diretti, indiretti e indotto, nello scenario tendenziale al 2035, 77 mila nuovi occupati, numero che potrebbe crescere fino a 152 mila nello scenario full potential.

  

Andamento del valore economico della Data Economy
Nel 2024 il valore economico della Data Economy supera i 60 miliardi di euro (fonte, elaborazione Teha Group su dati Osservatorio Data Center Politecnico di Milano; 2025) (Credits, “L’Italia dei Data Center”; Teha-A2A, 2025)

   

Governare la crescita dei data center: rischi ambientali ed esempi internazionali

Nel loro rapporto i ricercatori di Teha e A2A, mettono in guardia rispetto ai possibili rischi di un sviluppo incontrollato dei data center e indicano nella governance attenta una delle carte da giocare, onde evitare quanto accaduto in Irlanda dove i consumi elettrici sono arrivati al 21% del totale, andando a superare quelli delle abitazioni o come in Virginia, stato in cui si concentra la maggior parte dei data center delle aziende tech statunitensi, dove il consumo idrico è aumentato del 65% rispetto a quello del 2019, arrivando a 7 miliardi di litri nel 2023.

 

Recupero del calore dai data center e teleriscaldamento: opportunità e limiti

Lo sfruttamento dell’energia termica generata dai data center (si tratterebbe, sempre nello scenario full potential, di 9,5 Twh), se impiegata nelle reti di teleriscaldamento consentirebbe di soddisfare il fabbisogno termico di circa 800 mila famiglie equivalenti.

Va anche detto che i casi di città dotate di rete di teleriscaldamento in Italia non sono poi molte. Secondo i dati del GSE, in uno studio effettuato nel 2023, in Italia alla fine del 2021 risultavano complessivamente in esercizio 334 sistemi di teleriscaldamento, mentre i Comuni su cui esiste almeno una rete sono 289, distribuiti in 13 regioni e province autonome del Centro e Nord Italia. L’estensione delle reti di teleriscaldamento si attesta intorno ai 5.200 chilometri. La volumetria complessivamente riscaldata nel Paese è poco inferiore a 400 milioni di metri cubi. Le utenze residenziali rappresentano il 62% della volumetria; seguono il settore terziario (35%) e le utenze industriali (3%).

 

Due casi studio

Nello studio Teha-A2A vengono presentati due casi recenti di data center allacciati alla rete di teleriscaldamento locale.
Il primo riguarda il data center collocato all’interno della centrale termoelettrica di Lamarmora di A2A a Brescia, in cui si generano 16 Gwh termici: grazie al suo allaccio alla rete di teleriscaldamento, viene soddisfatto il fabbisogno termico di oltre 1.350 appartamenti equivalenti, evitando l’emissione in atmosfera di 3.500 tonnellate di CO2 equivalente.

Il secondo caso si riferisce al data center Avalon 3 di Retelit nel municipio 6 di Milano, che ha una capacità di 3,2 Mw: una volta allacciato alla rete di teleriscaldamento di Milano servirà più di 1.250 appartamenti equivalenti con un risparmio energetico di 1.300 tonnellate equivalenti di petrolio, evitando l’emissione in atmosfera di 3.300 tonnellate di CO2 equivalente.

 

Il caso Lombardia: linee guida regionali e pianificazione territoriale

Milano e la sua area metropolitana è sicuramente la zona di maggior interesse per gli operatori del settore.
Il Dipartimento di architettura e studi urbani del Politecnico di Milano, con la ricerca ProdAction, ha individuato nell’area metropolitana milanese 27 data center, mentre 11 sono in costruzione e 18 in valutazione (i dati si riferiscono ai primi di dicembre). Il totale coinvolge 22 comuni della Città metropolitana di Milano.

La dimensione media dei nuovi centri dati è tre volte più grande di quelli in attività. È probabile che non tutti i 18 progetti attualmente in valutazione verranno realizzati, ma se lo fossero, al 2028, la potenza totale raggiungerebbe 1,9 Gw (oggi la potenza installata è di circa 200 Mw) e le superfici urbanizzate sarebbero pari a 200 ettari. Degli 11 progetti in costruzione, 4 sono su greenfield (aree agricole e libere), mentre sui 18 in valutazione 6 sono su greenfield.

In totale quindi sui data center in programma 10 sono su aree libere e agricole (34%) corrispondenti al 46% del totale delle aree impiegate per i data center in programma.

  

Normativa europea e italiana sui data center: obblighi energetici e ambientali

Il quadro normativo europeo 

A livello europeo la direttiva 2023/1791 (Energy Efficiency Directive), che stabilisce obblighi di trasparenza energetica per i data center con potenza installata maggiore o uguale a 500 Kw, è stata recepita in Italia dall’articolo 16 del decreto legge 131 del 2024. In base a questa norma gli operatori devono pubblicare annualmente informazioni su potenza installata, traffico dati, consumi e performance secondo gli indicatori europei.

Sempre la direttiva del 2023, attraverso il Regolamento delegato Ue 2024/1364 -Classificazione dei data center, introduce un sistema europeo di classificazione e reporting energetico-ambientale dei data center, finalizzato alla trasparenza e alla comparabilità delle prestazioni, distinguendo i data center in enterprise (aziendale), colocation (affitto di spazi per il proprio hardware) e co-hosting (affitto di spazio fisico all'interno di data center di terzi per i propri server e apparati), senza incidere direttamente sui procedimenti autorizzativi urbanistici o ambientali nazionali.

Anche la direttiva (Ue) 2024/1785 sulle emissioni industriali (Ied) incide sui data center in relazione agli impianti di combustione e ai gruppi elettrogeni di elevata potenza eventualmente presenti, introducendo nuovi requisiti emissivi, sistemi di gestione ambientale obbligatori e piani di trasformazione tecnologica.

Normativa europea in sintesi

Direttiva (UE) 2023/1791 – Energy Efficiency Directive
Introduce obblighi di trasparenza energetica per i data center ≥ 500 kW (consumi, potenza, indicatori di performance).
Regolamento delegato (UE) 2024/1364

Sistema europeo di classificazione e reporting energetico-ambientale dei data center (enterprise, colocation, co-hosting).
Direttiva (UE) 2024/1785 – Emissioni industriali (IED)

Rilevante per gruppi elettrogeni e impianti di combustione ad alta potenza

  

Il quadro normativo nazionale

L’Italia non ha ancora una normativa sui data center. A livello parlamentare, nel marzo 2025, la Commissione IX Trasporti e Telecomunicazioni della Camera ha adottato un testo unificato (progetto di legge A.C. 1928), che raggruppa diverse proposte di legge depositate da parte di cinque gruppi parlamentari (Azione, Lega, Fratelli d’Italia, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle), con cui si delega il governo all’organizzazione, realizzazione, sviluppo e potenziamento dei centri di elaborazione dati.

Il 6 agosto scorso, gli uffici del Bilancio dello Stato hanno prodotto uno studio relativo al PdL A.C. 1928 del quale si riportano i principali contenuti.

Secondo il progetto di legge A.C. 1928, entro sei mesi dalla data in vigore della legge, il governo deve adottare uno o più decreti legislativi per la disciplina dei centri di elaborazione dati e per il coordinamento delle procedure per la realizzazione e l’organizzazione degli stessi. Il decreto (o i decreti) dovranno rispettare alcuni principi e criteri.
La norma dovrà prevedere una disciplina di carattere generale per l’organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento dei centri di elaborazione dati, comprese le infrastrutture necessarie all'allacciamento alla rete elettrica e di telecomunicazioni, definendo procedure autorizzative semplificate e vincolate a termini massimi per la costruzione di nuove infrastrutture e un relativo codice Ateco dedicato.

Inoltre, la proposta di legge del governo dovrà prevedere, per l’intero territorio nazionale, procedimenti amministrativi semplificati e unici, nonché percorsi di valutazione e approvazione dei progetti di nuovi centri di elaborazione dati, celeri e con termini certi, definendo le funzioni e le responsabilità di ciascuna autorità competente e accordando priorità ai progetti relativi alle aree industriali dismesse o in dismissione o che prevedano l’utilizzo di soluzioni energetiche pulite, la sperimentazione di sistemi innovativi di teleriscaldamento e di raffreddamento e la riduzione del consumo di acqua.
Terzo punto importante del PdL 1928 riguarda l’assimilazione, dei nuovi data center, ai progetti di pubblica utilità indifferibili e urgenti, che vengono così considerati di «interesse pubblico prevalente», in quanto funzionali allo sviluppo socio-economico nazionale, prevedendo pertanto l'adozione di un procedimento semplificato per la valutazione di impatto ambientale (Via) e l'autorizzazione integrata ambientale (Aia).

Il futuro testo di legge dovrà inoltre introdurre misure di deroga alle norme e agli strumenti urbanistici per l’attuazione degli interventi necessari alla realizzazione dei centri di elaborazione dati, prevedendo, per lo svolgimento della Via, il rafforzamento della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale Via e Vas, quale centro di supervisione, raccolta e sintesi delle richieste integrative formulate dalle autorità competenti, allo scopo di assicurare un efficiente coordinamento tra i differenti livelli decisionali.

La proposta di legge dovrà indicare come destinazione d'uso dei nuovi data center la funzione produttiva e direzionale, in grado di ospitare infrastrutture tecnologiche o di rete, favorendo la riqualificazione delle aree industriali dismesse, prevedendo deroghe alla normativa vigente in materia di dotazione obbligatoria di parcheggi.

Il testo dovrà contenere un sistema di agevolazioni, anche attraverso incentivi finanziari, per il riutilizzo e la riqualificazione di siti nei quali siano presenti impianti di produzione energetica alimentati a carbone, dismessi o in dismissione, per la realizzazione di nuovi centri di elaborazione dati e delle infrastrutture energetiche di supporto, promuovendo impianti di produzione che assicurino continuità e stabilità nella fornitura di energia elettrica e termica circolare e a basse emissioni di carbonio.

Infine, nel PdL è previsto che si dovranno promuovere gli investimenti pubblici e privati necessari per garantire, dove tecnicamente possibile, l’autoproduzione energetica dei centri di elaborazione dati e la costruzione di infrastrutture per il recupero e il riutilizzo del calore di scarto dei medesimi, come le reti di teleriscaldamento, anche prevedendo contributi a favore degli enti locali nel cui territorio è situata un nuovo data center.

Normativa italiana in sintesi

Decreto-legge 131/2024, art. 16
Recepimento degli obblighi europei su monitoraggio e pubblicazione dei dati energetici.
Progetto di legge A.C. 1928

Delega al Governo per una disciplina organica dei data center: procedure autorizzative semplificate, interesse pubblico prevalente, integrazione VIA–AIA, priorità a brownfield e recupero del calore.
Linee guida MASE 2024

Definiscono criteri e procedure per VIA, screening e AIA in base alla potenza dei gruppi elettrogeni e agli impatti cumulativi.

  

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FAQ Data center: risposte rapide su energia e autorizzazioni

Quando un data center è soggetto a VIA o AIA in Italia?

La procedura da seguire varia in relazione alla potenza termica nominale complessiva dei gruppi elettrogeni di emergenza, ai sensi del decreto legislativo 152 del 2006: da 50 a 150 MW viene svolta la verifica di assoggettabilità alla procedura di Via; oltre i 150 MW la valutazione di impatto è obbligatoria. Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Quest’ultima è obbligatoria quando la potenza termica complessiva supera 50 MW. Se la potenza supera 300 MW, la competenza diventa statale.

Perché i data center pongono criticità energetiche e ambientali?

I data center sono infrastrutture che fanno registrare alti consumi di energia elettrica, in quanto sono funzionanti 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, con potenze tra loro molto variabili. Il consumo mondiale di energia tende a crescere in maniera esponenziale, così come alto è il prelievo di acque di falda. Per questi motivi è necessario che il complesso che ospita il data center sia almeno dotato di impianti di produzione di energia fotovoltaica e impianti geotermici e di soluzioni di gestione sostenibile delle acque di falda. Là dove esistono le condizioni tecniche ed economiche si può prevedere di collegare l’impianto a una rete di teleriscaldamento di quartiere o di dar vita alla comunità energetica rinnovabile.


Conclusioni
I data center rappresentano un’infrastruttura essenziale per la competitività digitale del Paese, ma la loro diffusione richiede regole chiare, valutazioni ambientali integrate e scelte localizzative coerenti con la pianificazione territoriale. I dati mostrano come energia, consumo di suolo e recupero del calore siano i nodi tecnici centrali per il prossimo decennio. In questo contesto, il ruolo delle Regioni e degli strumenti di coordinamento tra urbanistica, ambiente ed energia diventa decisivo per evitare sviluppi incontrollati e massimizzare i benefici economici e ambientali per i territori.

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