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Riqualificazione energetica degli edifici: detrazioni ENEA, pompe di calore e flessibilità per la transizione europea

Le detrazioni fiscali per l’efficienza energetica mostrano una netta contrazione degli interventi, ma restano una leva decisiva per orientare la riqualificazione degli edifici. Il Rapporto ENEA 2026 distingue risultati, dati e modalità di rilevazione di Ecobonus, Bonus Casa, Bonus Facciate e SuperEcobonus.

Il Rapporto ENEA 2026 analizza gli interventi agevolati attraverso Ecobonus, Bonus Casa, Bonus Facciate e SuperEcobonus, evidenziando investimenti, tecnologie installate e risparmi energetici. Le banche dati non sono però direttamente sovrapponibili: cambiano unità di riferimento, contenuti delle comunicazioni, ruolo del tecnico e periodo osservato. Nell’Ecobonus 2025 risultano 305.035 schede, investimenti per 3,62 miliardi di euro e una riduzione degli interventi del 47,81% rispetto al confronto disponibile per il 2024.


Detrazioni fiscali, elettrificazione e flessibilità energetica: come cambia il ruolo degli edifici 

La riqualificazione energetica del patrimonio edilizio non può più essere letta soltanto come una somma di interventi destinati a ridurre i consumi delle singole abitazioni. La progressiva elettrificazione degli usi finali, la diffusione delle fonti rinnovabili, lo sviluppo dei sistemi di accumulo e la digitalizzazione degli impianti stanno modificando il ruolo degli edifici all’interno del sistema energetico.

Gli immobili possono infatti diventare nodi attivi, capaci non solo di consumare energia, ma anche di produrla, accumularla e modulare i propri carichi in funzione della disponibilità della rete. In questo scenario, le politiche di incentivazione assumono una funzione strategica, perché sostengono la diffusione delle tecnologie efficienti e consentono di osservare concretamente quali soluzioni vengono adottate, con quali investimenti e con quali risultati.

Il Rapporto annuale ENEA sulle detrazioni fiscali *(in fondo in PDF in allegato) si inserisce in questo quadro, presentando i principali effetti degli interventi di miglioramento energetico agevolati attraverso Bonus Casa, Ecobonus, Bonus Facciate e SuperEcobonus.

Il documento analizza le informazioni trasmesse all’Agenzia in relazione ai lavori realizzati, alle tecnologie installate, alle spese sostenute e ai risparmi energetici stimati. La lettura dei risultati richiede però una particolare attenzione, perché le diverse agevolazioni sono disciplinate da regole differenti e generano banche dati non completamente omogenee.

LEGGI ANCHE: Efficienza energetica degli edifici: dopo Superbonus ed Ecobonus, quali incentivi sosterranno la riqualificazione?

Elettrificazione e decarbonizzazione: il nuovo scenario europeo

La decarbonizzazione dei consumi energetici è diventata uno dei principali pilastri delle politiche climatiche dell’Unione europea. Per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, l’Europa sta promuovendo l’elettrificazione degli usi finali, la riduzione del ricorso ai combustibili fossili e una maggiore integrazione delle fonti rinnovabili nel settore edilizio.

Un passaggio centrale di questa strategia è rappresentato dalla Direttiva europea sulla prestazione energetica nell’edilizia, EPBD IV, che dovrà essere recepita dagli Stati membri adattandone le disposizioni ai rispettivi contesti nazionali.

La direttiva punta a ridurre progressivamente i consumi del patrimonio immobiliare esistente e a guidare la trasformazione degli edifici europei verso un parco a emissioni zero entro il 2050.

Per le nuove costruzioni, lo standard degli Zero Emission Buildings sarà applicato dal 1° gennaio 2028 agli edifici di proprietà di enti pubblici e dal 1° gennaio 2030 a tutti gli altri nuovi edifici. La normativa prevede inoltre un percorso di graduale eliminazione delle caldaie alimentate esclusivamente da combustibili fossili, a partire dalla cessazione degli incentivi finanziari per l’installazione di nuovi apparecchi autonomi di questo tipo dal 2025, salvo alcune eccezioni previste dalla disciplina europea.

La trasformazione richiesta non riguarda quindi soltanto il miglioramento dell’isolamento termico o la sostituzione di un generatore. Coinvolge il rapporto complessivo tra involucro, impianti, produzione energetica, sistemi di controllo e reti elettriche.

Pompe di calore e diversificazione delle tecnologie

In questo scenario, le pompe di calore stanno assumendo un ruolo di primo piano nella strategia europea di elettrificazione dei consumi termici. Grazie alla capacità di trasferire calore dall’ambiente esterno agli spazi interni utilizzando una quantità relativamente contenuta di energia elettrica, queste tecnologie possono raggiungere livelli di efficienza superiori rispetto ai generatori tradizionali.

Il loro contributo alla decarbonizzazione aumenta quando l’energia elettrica utilizzata proviene da fonti rinnovabili, prodotte localmente o immesse nella rete.

Il tema assume particolare rilevanza considerando il peso del patrimonio edilizio sui consumi energetici e sulle emissioni europee. La riqualificazione degli edifici costituisce quindi una condizione essenziale per il conseguimento degli obiettivi climatici dell’Unione.

Le pompe di calore non rappresentano tuttavia l’unica tecnologia disponibile. La neutralità climatica richiederà il contributo di un insieme articolato di soluzioni, da selezionare in funzione:

  • delle caratteristiche costruttive e impiantistiche dell’edificio;
  • della qualità dell’involucro;
  • delle condizioni climatiche;
  • delle temperature richieste dai terminali;
  • dei profili di utilizzo dell’energia;
  • della disponibilità delle reti;
  • degli spazi tecnici;
  • della possibilità di integrare fonti rinnovabili.

Solare termico, sistemi ibridi, teleriscaldamento efficiente, accumuli termici ed elettrici, fotovoltaico e altre tecnologie rinnovabili potranno assumere un ruolo differente a seconda del contesto applicativo. In molti casi, i migliori risultati energetici ed economici non derivano dall’impiego di una soluzione unica, ma dall’integrazione coordinata di più sistemi.

La diversificazione tecnologica e l’analisi puntuale del profilo di carico della singola utenza rappresentano quindi un approccio più efficace rispetto all’applicazione indiscriminata di configurazioni standardizzate.

REPowerEU e la crescita delle pompe di calore

Il piano REPowerEU ha rafforzato gli obiettivi europei di diffusione delle tecnologie rinnovabili per il riscaldamento, con l’intento di ridurre più rapidamente la dipendenza dal gas e aumentare la sicurezza energetica.

Secondo le valutazioni della European Heat Pump Association richiamate nel Rapporto ENEA, il raggiungimento degli obiettivi climatici europei richiederebbe circa 60 milioni di installazioni di pompe di calore entro il 2030.

Lo sviluppo del comparto costituisce anche un’importante opportunità industriale per l’Europa. A differenza di altri settori della transizione energetica, come quello fotovoltaico, caratterizzato da una forte concentrazione produttiva in Cina, la filiera europea delle pompe di calore conserva capacità produttive, know-how, ricerca e occupazione distribuiti in diversi Stati membri.

Sostenere la domanda di queste tecnologie può quindi contribuire contemporaneamente alla riduzione delle emissioni, alla sicurezza energetica e al consolidamento di una filiera industriale strategica.

Incentivi stabili per sostenere la transizione

La diffusione delle tecnologie efficienti non dipende soltanto dalla loro maturità tecnica. Un ruolo decisivo è svolto dalle politiche pubbliche e dalla loro capacità di sostenere gli investimenti in maniera stabile, efficace e continuativa. Il principale ostacolo resta il costo iniziale degli interventi, spesso superiore rispetto a quello delle soluzioni tradizionali. L’investimento può crescere ulteriormente quando la sostituzione degli impianti viene associata:

  • alla riqualificazione dell’involucro;
  • all’installazione di impianti fotovoltaici;
  • all’introduzione di batterie;
  • alla realizzazione di accumuli termici;
  • all’adozione di sistemi BACS;
  • all’adeguamento della distribuzione e dei terminali.

Bonus, detrazioni fiscali e contributi pubblici possono ridurre questa barriera economica, ampliare la platea dei beneficiari e favorire lo sviluppo di economie di scala.

L’esperienza maturata negli ultimi anni mostra però che l’efficacia delle politiche non dipende esclusivamente dalla generosità dell’incentivo. La prevedibilità delle misure e la loro continuità nel tempo sono altrettanto importanti. Cambiamenti frequenti, riduzioni improvvise delle aliquote, scadenze ravvicinate e modifiche normative non programmate alimentano l’incertezza di famiglie, professionisti e imprese. Queste oscillazioni possono rallentare gli investimenti, rendere più difficile la programmazione produttiva e generare forti variazioni nella domanda.

La transizione energetica richiede invece un quadro stabile, credibile e orientato al lungo periodo, capace di sostenere il mercato senza produrre accelerazioni difficili da governare o contrazioni improvvise delle attività.

Dalle utenze passive alle risorse di flessibilità

Uno degli aspetti più innovativi della nuova fase di elettrificazione riguarda il cambiamento del ruolo degli impianti all’interno della rete elettrica. Per molto tempo, le pompe di calore, i sistemi di climatizzazione e gli altri dispositivi elettrici installati negli edifici sono stati considerati esclusivamente come nuovi carichi da alimentare.

La digitalizzazione sta modificando questa impostazione. Grazie a sistemi di regolazione evoluti, accumuli termici ed elettrici, contatori intelligenti e piattaforme di gestione, gli impianti possono diventare risorse attive di flessibilità energetica.

Una pompa di calore può, ad esempio, aumentare il proprio assorbimento nei momenti in cui la produzione fotovoltaica o eolica è abbondante e ridurlo durante i picchi della domanda.

Il calore prodotto può essere immagazzinato sfruttando:

  • l’inerzia termica dell’edificio;
  • un serbatoio di acqua tecnica;
  • l’accumulo per l’acqua calda sanitaria;
  • sistemi dedicati di accumulo termico.

Il consumo viene così spostato nel tempo senza compromettere il comfort interno. Gli impianti possono inoltre partecipare a programmi di demand response e, progressivamente, ai mercati della flessibilità, contribuendo al bilanciamento tra domanda e produzione.

In un sistema energetico sempre più alimentato da fonti variabili, come il solare e l’eolico, questa capacità di adattamento diventa essenziale per garantire stabilità, efficienza e sicurezza della rete.

La flessibilità degli edifici nella EPBD IV

Il tema della flessibilità energetica è affrontato anche nell’ambito del progetto Concerted Action EPBD VI, al quale per l’Italia partecipano ENEA e CTI. Le attività dedicate alla flessibilità si concentrano sui requisiti introdotti dalla EPBD IV e sulla capacità degli edifici a emissioni zero di reagire ai segnali esterni. Questi segnali possono riguardare:

  • il prezzo dell’energia;
  • la disponibilità di produzione rinnovabile;
  • la congestione della rete;
  • la richiesta di riduzione dei carichi;
  • la necessità di spostare i consumi;
  • le esigenze del gestore del sistema elettrico.

L’edificio non viene quindi più considerato come un elemento isolato, ma come una componente integrata in un’infrastruttura energetica interconnessa.

La sua prestazione non dipenderà soltanto dalla quantità complessiva di energia consumata, ma anche dalla capacità di adattare il funzionamento degli impianti e di utilizzare l’energia nei momenti più favorevoli. Le attività del progetto hanno evidenziato come la flessibilità degli edifici sia destinata a diventare uno dei pilastri della futura infrastruttura energetica europea.

La sua integrazione nei quadri normativi nazionali e nelle metodologie di valutazione rimane tuttavia ancora limitata in numerosi Stati membri.

Tecnologie mature, regole ancora incomplete

Le principali tecnologie necessarie per rendere gli edifici flessibili sono già disponibili. Tra queste rientrano:

  • contatori intelligenti;
  • Building Automation and Control Systems;
  • piattaforme digitali di monitoraggio;
  • sensori e dispositivi connessi;
  • sistemi di gestione dell’energia;
  • accumuli termici ed elettrici;
  • algoritmi di previsione e ottimizzazione;
  • dispositivi per la regolazione automatica dei carichi.

Il principale ostacolo non è quindi rappresentato esclusivamente dalla disponibilità tecnologica, ma dalla maturità del quadro regolatorio necessario a sostenerne l’impiego su larga scala. Restano da rafforzare il coordinamento tra i soggetti coinvolti, gli standard comuni, l’accesso ai dati e l’interoperabilità tra edifici, reti, aggregatori e operatori energetici. In assenza di protocolli condivisi, il rischio è quello di disporre di apparecchiature evolute ma non pienamente capaci di comunicare tra loro o di offrire servizi al sistema elettrico.

Le esperienze avviate negli Stati membri mostrano comunque alcune direzioni promettenti:

  • l’integrazione della flessibilità nelle normative edilizie;
  • lo sviluppo dello Smart Readiness Indicator;
  • il sostegno ai sistemi di accumulo;
  • la diffusione delle comunità energetiche;
  • la sperimentazione dei programmi di demand response;
  • l’introduzione di requisiti di interoperabilità.

Lo Smart Readiness Indicator può assumere un ruolo particolarmente significativo, poiché consente di valutare la capacità dell’edificio di adattare il proprio funzionamento alle esigenze degli occupanti e ai segnali provenienti dalla rete.

Ripensare la pianificazione delle reti elettriche

La crescente diffusione di pompe di calore, veicoli elettrici, impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo sta modificando anche il modo in cui le reti devono essere pianificate e dimensionate. L’elettrificazione determinerà un aumento della domanda, ma i nuovi carichi non si comporteranno necessariamente in maniera rigida e simultanea.

Una parte rilevante dei consumi potrà essere programmata, modulata o spostata nel tempo.

Una pompa di calore può anticipare la produzione termica prima di un picco di domanda. Un veicolo elettrico può essere ricaricato durante le ore di maggiore produzione fotovoltaica. Una batteria può accumulare energia quando è disponibile in abbondanza e restituirla nei momenti più critici. Parallelamente, la crescita delle fonti rinnovabili non programmabili rende più complesso mantenere in ogni istante l’equilibrio tra domanda e offerta. La pianificazione delle reti non può quindi basarsi soltanto sulla somma teorica delle potenze installate. Deve considerare i comportamenti reali degli utenti, la contemporaneità dei carichi, la produzione locale e il contributo potenziale della flessibilità.

Un approccio fondato su dati più accurati può ridurre il rischio di sovradimensionamenti, contenere i costi infrastrutturali e migliorare l’affidabilità del sistema.

Contatori intelligenti, dati e interoperabilità

La flessibilità energetica richiede anche un’infrastruttura digitale adeguata. Contatori evoluti, scambio di informazioni in tempo reale, protocolli aperti e accesso ai dati energetici rappresentano condizioni essenziali per il funzionamento delle future smart grid. La disponibilità dei dati permette di conoscere i profili di consumo, prevedere la domanda, individuare i momenti di maggiore produzione rinnovabile e attivare automaticamente strategie di regolazione. In questo contesto si inserisce la Heat Pump Accelerator Platform, iniziativa promossa dalla Commissione europea insieme alla European Heat Pump Association, a VITO e al Fraunhofer ISE.

L’obiettivo è favorire la piena integrazione delle pompe di calore nel sistema energetico digitale europeo, migliorandone l’interazione con le reti intelligenti e facilitandone la partecipazione ai servizi e ai mercati della flessibilità.

La maggiore disponibilità di dati dovrà tuttavia essere accompagnata da garanzie adeguate in materia di cybersecurity, tutela delle informazioni, controllo da parte degli utenti e trasparenza dei sistemi utilizzati.

Italia: un potenziale elevato, ma uno sviluppo disomogeneo

L’Italia presenta condizioni favorevoli per lo sviluppo delle pompe di calore e delle tecnologie flessibili, grazie alla diffusione degli impianti fotovoltaici residenziali, alla crescita dei sistemi di accumulo e allo sviluppo delle comunità energetiche. L’integrazione tra pompe di calore, fotovoltaico, batterie, accumuli termici, contatori intelligenti e sistemi di controllo potrebbe trasformare milioni di abitazioni in nodi energetici attivi. Gli edifici potrebbero non soltanto consumare energia, ma anche produrla, accumularla, modulare i propri prelievi e contribuire alla stabilità della rete.

Il contesto nazionale offre inoltre opportunità per altre tecnologie rinnovabili e per configurazioni integrate, scelte in funzione delle caratteristiche degli edifici e delle esigenze degli utenti. In molti casi, i risultati migliori possono derivare dal coordinamento di più sistemi anziché dall’applicazione di una soluzione unica.

Il mercato italiano resta però caratterizzato da una forte disomogeneità. Tra le principali criticità si possono individuare:

  • l’instabilità degli incentivi;
  • la complessità burocratica;
  • il rapporto sfavorevole tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas;
  • il limitato accesso degli utenti ai mercati della flessibilità;
  • le differenze territoriali nella disponibilità delle reti;
  • la necessità di competenze progettuali e installative specialistiche.

Il SuperEcobonus ha accelerato la diffusione delle pompe di calore e di altri interventi di riqualificazione, ma la continua evoluzione degli strumenti fiscali ha anche generato una forte volatilità del mercato. Per trasformare questa crescita in un processo strutturale saranno necessarie politiche più stabili e prevedibili, capaci di sostenere gli investimenti di lungo periodo.

Le sfide future della transizione energetica

La crescita delle pompe di calore rappresenta uno degli elementi più rilevanti della transizione energetica, ma non l’unico. La costruzione del sistema energetico futuro richiederà un approccio aperto alla diversificazione tecnologica, capace di valorizzare le soluzioni più adatte ai differenti contesti territoriali e applicativi.

Le principali sfide riguardano:

  • la modernizzazione delle reti elettriche;
  • la gestione dei picchi della domanda;
  • l’interoperabilità tra tecnologie;
  • la sicurezza informatica;
  • l’accesso ai dati;
  • il coordinamento tra regolatori, industria e utenti;
  • lo sviluppo delle competenze;
  • la stabilità delle politiche di incentivazione.

I risultati delle attività della Concerted Action EPBD VI mostrano che la flessibilità energetica degli edifici sarà una componente fondamentale della transizione europea. Per favorirne la diffusione saranno necessari un quadro normativo più definito, strumenti di valutazione condivisi e una maggiore consapevolezza da parte di cittadini, professionisti e pubbliche amministrazioni.

Anche la condivisione delle esperienze maturate nei progetti pilota, la cooperazione tra gli stakeholder e lo scambio di buone pratiche tra gli Stati membri saranno determinanti per trasformare gli obiettivi della EPBD in applicazioni concrete.

La sfida sarà sviluppare un sistema capace di integrare efficacemente le diverse tecnologie, selezionandole sulla base delle caratteristiche dell’edificio, delle condizioni climatiche e dei profili di consumo.

Le pompe di calore rappresentano oggi una delle soluzioni più mature e con il maggiore potenziale di diffusione nel breve e medio periodo. Neutralità tecnologica, diversificazione e integrazione dei sistemi restano però condizioni indispensabili per accompagnare il percorso verso la decarbonizzazione.

Le detrazioni fiscali analizzate dal Rapporto ENEA

All’interno di questo scenario, il Rapporto annuale ENEA sulle detrazioni fiscali *(in fondo in PDF in allegato)
presenta i principali risultati degli interventi di riqualificazione energetica realizzati attraverso:

  • il Bonus Casa, disciplinato dall’articolo 16-bis del D.P.R. 917/1986 e dall’articolo 16 del D.L. 63/2013, convertito dalla Legge 90/2013;
  • l’Ecobonus, introdotto dalla Legge 296/2006 e regolato dall’articolo 14 del D.L. 63/2013;
  • il Bonus Facciate, previsto dalla Legge 160/2019;
  • il SuperEcobonus, disciplinato dall’articolo 119 del D.L. 34/2020, convertito dalla Legge 77/2020.

Per queste agevolazioni è previsto, con modalità differenti, l’obbligo di trasmettere all’ENEA i dati tecnici relativi agli interventi che determinano un risparmio energetico o comportano l’impiego di fonti rinnovabili.

La comunicazione riguarda tutti i lavori incentivati attraverso l’Ecobonus e il SuperEcobonus, oltre ad alcuni interventi ammessi al Bonus Casa e al Bonus Facciate.

Nel caso del Bonus Facciate, l’obbligo interessa gli interventi sull’involucro opaco verticale influenti dal punto di vista termico oppure quelli che comportano il rifacimento dell’intonaco per una superficie superiore al 10% della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio.

Per il Bonus Casa, gli interventi soggetti a comunicazione sono individuati in uno specifico elenco pubblicato dall’ENEA. La trasmissione riguarda anche alcune spese ammesse al Bonus Elettrodomestici.

Il Rapporto annuale 2026 analizza, per Ecobonus e Bonus Casa, gli interventi con data di fine lavori nel 2025; per il SuperEcobonus considera invece i lavori terminati entro il 31 dicembre 2025, compresi quelli conclusi negli anni precedenti.

Comunicazione ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori

L’obbligo informativo viene assolto mediante la trasmissione di una scheda descrittiva dell’intervento entro 90 giorni dalla data di conclusione dei lavori. La disciplina del SuperEcobonus prevede adempimenti più articolati. L’articolo 119, comma 13, del D.L. 34/2020 richiede infatti l’invio di un’asseverazione a intervento ultimato.

Quando il beneficiario ha scelto modalità alternative alla fruizione diretta della detrazione fiscale, come lo sconto in fattura o la cessione del credito nei casi in cui erano consentiti, l’asseverazione finale può essere stata preceduta da asseverazioni riferite agli stati di avanzamento dei lavori, secondo quanto previsto dal comma 13-bis.

Le schede relative a Ecobonus, Bonus Facciate, Bonus Casa e Bonus Elettrodomestici, definite dal rapporto come detrazioni fiscali ordinarie, vengono inviate attraverso il portale bonusfiscali.enea.it.

Per il SuperEcobonus viene invece utilizzato il portale detrazionifiscali.enea.it. In questo caso, le informazioni contenute nell’asseverazione finale vengono utilizzate anche per compilare automaticamente la scheda descrittiva dell’intervento.

Le differenze normative tra le agevolazioni si riflettono pertanto nella struttura dei portali, nelle rispettive banche dati e nella quantità e qualità delle informazioni trasmesse.

Di conseguenza, anche il metodo adottato da ENEA per analizzare e rappresentare i risultati cambia in funzione del bonus considerato.

SuperEcobonus per edificio, detrazioni ordinarie per unità immobiliare

Una prima differenza riguarda l’immobile al quale si riferisce la comunicazione. Le asseverazioni del SuperEcobonus vengono predisposte per l’intero edificio, poiché è l’edificio a dover conseguire il miglioramento di almeno due classi energetiche richiesto per accedere all’agevolazione. Le schede descrittive relative alle detrazioni ordinarie sono invece generalmente riferite alla singola unità immobiliare.

Fanno eccezione gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali.

Nel caso dell’Ecobonus, inoltre, le comunicazioni possono essere distinte anche in funzione della tipologia di lavoro effettuato. Salvo situazioni particolari, quando gli interventi ammessi alle detrazioni ordinarie vengono realizzati contemporaneamente sulle parti comuni e su quelle private dello stesso edificio, le rispettive schede descrittive rimangono separate.

Se l’agevolazione utilizzata è l’Ecobonus e le opere appartengono a differenti categorie di intervento, può essere necessario predisporre più schede anche per la stessa unità immobiliare.   L’asseverazione del SuperEcobonus è invece unica per ciascun edificio, indipendentemente dal fatto che si tratti di una costruzione unifamiliare o plurifamiliare.

Ai fini della disciplina del SuperEcobonus, viene assimilata a un edificio anche l’unità immobiliare funzionalmente indipendente, dotata di uno o più accessi autonomi dall’esterno e inserita in un fabbricato composto da più unità.

Informazioni tecniche ed economiche: livelli di dettaglio differenti

Una seconda differenza riguarda il grado di approfondimento delle informazioni tecniche ed economiche richieste per i singoli interventi. I dati raccolti mediante le schede dell’Ecobonus e le asseverazioni del SuperEcobonus sono in larga parte analoghi e comprendono informazioni dettagliate sulle caratteristiche dell’edificio, sugli impianti, sui costi e sugli effetti energetici dei lavori.

Per il Bonus Casa, invece, la raccolta dei dati è più semplificata. Le schede non richiedono:

  • la descrizione dell’impianto di riscaldamento preesistente;
  • la dichiarazione della congruità delle spese sostenute;
  • la stima del risparmio annuo di energia primaria non rinnovabile conseguito.

La diversa articolazione delle informazioni condiziona inevitabilmente il livello di dettaglio e la confrontabilità delle successive elaborazioni statistiche.

Chi può compilare e trasmettere la documentazione

Una terza differenza riguarda il soggetto che può predisporre e inviare le schede descrittive. Nel Bonus Casa, anche alla luce della Risoluzione n. 46/E del 2019 dell’Agenzia delle Entrate, la relativa semplicità dei dati richiesti consente al beneficiario di compilare e trasmettere autonomamente la comunicazione.

Per l’Ecobonus, questa possibilità è prevista soltanto per alcune categorie di intervento. Negli altri casi, la scheda descrittiva deve essere sottoscritta da un tecnico abilitato. La presenza del professionista è invece sempre necessaria per le asseverazioni relative al SuperEcobonus. Ne deriva una differente qualità e omogeneità dei dati tecnici presenti nelle banche dati ENEA.

Le informazioni possono infatti essere elaborate da professionisti specializzati oppure, nei casi consentiti, direttamente dai beneficiari dell’agevolazione.

Invii tardivi e consolidamento delle banche dati

Un’ulteriore differenza sostanziale riguarda il funzionamento del portale delle detrazioni ordinarie e di quello dedicato al SuperEcobonus. Per tutte le agevolazioni, la trasmissione dei dati deve essere effettuata entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori.

Il portale bonusfiscali.enea.it consente tuttavia l’invio tardivo delle schede descrittive fino al termine previsto per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno fiscale di riferimento. I dati delle detrazioni ordinarie possono quindi considerarsi consolidati soltanto dopo tale scadenza, quando la sezione del portale relativa a uno specifico anno di conclusione dei lavori viene definitivamente chiusa.

Il portale detrazionifiscali.enea.it, utilizzato per il SuperEcobonus, non applica lo stesso limite temporale. Le asseverazioni possono pertanto essere corrette o integrate per un periodo più lungo.

Questa differenza determina anche una diversa impostazione del Rapporto annuale.  Per le detrazioni ordinarie vengono analizzati gli interventi conclusi esclusivamente nell’anno preso in esame. Per il SuperEcobonus, invece, il rapporto considera tutte le asseverazioni riferite a lavori terminati entro la fine dello stesso anno, comprese quelle relative a interventi completati negli anni precedenti.

Quali interventi considera il Rapporto ENEA 2026

Il Rapporto annuale 2026 esamina le asseverazioni finali del SuperEcobonus relative agli interventi conclusi entro il 31 dicembre 2025, comprese quelle riferite a lavori ultimati negli anni precedenti. Per le altre agevolazioni fiscali, l’analisi riguarda invece le schede descrittive degli interventi terminati nel solo 2025.

I dati considerati sono quelli contenuti nelle comunicazioni non tardive, vale a dire trasmesse entro il 31 marzo 2026.

I risultati relativi alle detrazioni ordinarie non sono quindi ancora completamente definitivi.

Potranno subire variazioni a seguito di correzioni, annullamenti o nuovi invii effettuati dal 1° aprile 2026 fino alla scadenza prevista per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno fiscale 2025. Per il SuperEcobonus, i risultati riportati tengono conto anche delle attività avviate nel corso del 2026 per migliorare la coerenza e l’affidabilità della banca dati.

Come vengono calcolati i risparmi energetici

I risparmi conseguiti attraverso gli interventi incentivati vengono espressi in termini di riduzione annua dei consumi di energia primaria non rinnovabile.

I valori riportati nel rapporto si basano sulle stime indicate nelle schede e nelle asseverazioni trasmesse all’ENEA. Nel SuperEcobonus, il risparmio energetico è sempre calcolato dal professionista incaricato dell’asseverazione. Per l’Ecobonus, il calcolo può essere effettuato automaticamente dal sistema nei casi più semplici, sulla base delle caratteristiche essenziali dell’impianto di climatizzazione invernale esistente e dell’involucro edilizio.

Per gli interventi più complessi, la valutazione viene invece predisposta dal soggetto che compila la scheda descrittiva. Nel Bonus Casa, il risparmio energetico non viene richiesto direttamente all’interno della comunicazione.

ENEA procede quindi a una stima basata sui consumi associabili a impianti di riscaldamento con prestazioni standard, differenziati in funzione della zona climatica. Anche queste diverse modalità di calcolo devono essere considerate nell’interpretazione dei risultati, perché i valori derivano da procedure, livelli di approfondimento e responsabilità professionali non uniformi.

Il rapporto prosegue infine con l’indicazione delle sigle utilizzate nelle tabelle e nei grafici, necessarie per interpretare correttamente i dati relativi agli interventi, agli investimenti e ai risparmi energetici conseguiti.

Ecobonus 2025: nuove aliquote e investimenti in calo

La revisione delle aliquote, i nuovi limiti alle detrazioni e il ridimensionamento della cessione del credito e dello sconto in fattura hanno modificato profondamente il quadro dell’Ecobonus. Nel 2025 gli investimenti hanno superato i 3,6 miliardi di euro, ma il numero degli interventi comunicati all’ENEA è diminuito di quasi il 48% rispetto all’anno precedente.

Dopo le restrizioni introdotte tra il 2023 e il 2024 dal D.L. 11/2023, dal D.L. 212/2023 e dal D.L. 39/2024, la Legge di Bilancio 2025 ha riformato anche il sistema delle detrazioni fiscali per l’efficienza energetica.

Il comma 10 dell’articolo 1 della Legge 207/2024 ha introdotto nel D.P.R. 917/1986 l’articolo 16-ter, che prevede un ulteriore limite alle spese detraibili per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 75.000 euro. Il tetto varia in funzione del reddito e del numero di figli presenti nel nucleo familiare e si aggiunge ai limiti previsti dalle singole agevolazioni.

Ecobonus: aliquote del 50% e del 36%

Dal 2025 il precedente sistema di aliquote differenziate in base alla tipologia di intervento è stato sostituito da due percentuali principali:

  • 50% per le spese sostenute dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento per interventi sull’abitazione principale;
  • 36% negli altri casi.

Come precisato dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare 8/E del 19 giugno 2025, il criterio si applica anche ai lavori sulle parti comuni condominiali, considerando la destinazione dell’unità immobiliare alla quale è attribuita la relativa quota di spesa.

La Legge di Bilancio 2026, Legge 199/2025, ha confermato le stesse aliquote anche per le spese sostenute nel 2026. Per il 2027 è invece prevista una riduzione al 36% per l’abitazione principale e al 30% negli altri casi.

Stop agli incentivi per le caldaie autonome a combustibili fossili

Dal 2025 non sono più ammesse all’Ecobonus le spese sostenute per sostituire gli impianti esistenti con caldaie autonome alimentate esclusivamente da combustibili fossili. L’esclusione riguarda le caldaie a condensazione e i generatori d’aria calda a condensazione alimentati da fonti fossili. Restano invece agevolabili, nel rispetto dei requisiti previsti, i microcogeneratori, i generatori a biomassa, le pompe di calore ad assorbimento alimentate a gas e i sistemi ibridi.

Nei dati ENEA relativi agli interventi conclusi nel 2025 compaiono ancora alcune installazioni di caldaie a condensazione. Si tratta di lavori per i quali almeno una parte della spesa era stata sostenuta entro il 31 dicembre 2024 e risultava quindi ancora detraibile secondo la disciplina precedente.

Nel 2025 investimenti per 3,6 miliardi di euro

Entro il 31 marzo 2026 sono state trasmesse all’ENEA 305.035 schede relative a interventi conclusi nel 2025. Il numero non coincide necessariamente con quello degli immobili coinvolti, poiché per una stessa unità possono essere inviate più comunicazioni in relazione alle diverse categorie di lavori.

Gli investimenti complessivi, calcolati sulla base delle spese congrue dichiarate, ammontano a 3.616,92 milioni di euro, mentre il risparmio energetico annuo stimato raggiunge 842,35 GWh. Rispetto ai dati del 2024 disponibili alla fine di marzo 2025, emerge una forte contrazione:

  • interventi: -47,81%;
  • investimenti: -42,52%;
  • risparmio energetico stimato: -55%.

Il confronto deve essere valutato con cautela, poiché i dati del 2025 non sono ancora definitivi, mentre quelli consolidati del 2024 comprendono le comunicazioni trasmesse o aggiornate fino alla chiusura del portale ENEA, avvenuta il 31 ottobre 2025.

La riduzione coincide comunque con una fase segnata da aliquote meno favorevoli, dalla sostanziale scomparsa della cessione del credito e dello sconto in fattura e dalla necessità, per le famiglie, di anticipare direttamente il costo degli interventi.

Quasi l’88% della spesa riguarda le abitazioni

Il patrimonio residenziale continua a rappresentare il principale ambito di applicazione dell’Ecobonus. Nel 2025 ha assorbito l’87,79% degli investimenti nazionali e ha prodotto l’81,04% del risparmio energetico complessivo.

In tutte le Regioni la quota della spesa destinata alle abitazioni supera l’80%, variando dall’81,85% del Trentino-Alto Adige al 95,62% del Molise.

Ecobonus 2025. Distribuzione nazionale e regionale degli investimenti per destinazione d'uso dell'edificio.
Ecobonus 2025. Distribuzione nazionale e regionale degli investimenti per destinazione d'uso dell'edificio.

La Lombardia concentra il 28,02% degli investimenti nazionali e il 28,69% dei risparmi energetici, seguita dal Veneto con il 13,64% degli investimenti e il 14,92% dei risparmi. Rapportando i risultati al numero di abitazioni censite dall’ISTAT nel 2023, Veneto e Trentino-Alto Adige registrano i valori più elevati di investimento unitario, mentre il Veneto è primo anche per risparmio energetico normalizzato.

Ecobonus 2025. Distribuzione nazionale e regionale dei risparmi energetici per destinazione d'uso dell'edificio.
Ecobonus 2025. Distribuzione nazionale e regionale dei risparmi energetici per destinazione d'uso dell'edificio. (Report su Detrazioni Fiscali ENEA)

La forte concentrazione degli interventi nel Nord Italia mostra come l’accesso agli incentivi dipenda non solo dalle condizioni climatiche, ma anche dalla capacità economica delle famiglie di anticipare le spese e dalla presenza di imprese e professionisti specializzati. Per sostenere la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio serviranno quindi regole più stabili e strumenti accessibili anche ai contribuenti con minore disponibilità finanziaria.

Dalle detrazioni alla nuova infrastruttura energetica

I dati raccolti da ENEA consentono di misurare gli effetti delle politiche di incentivazione, ma acquistano un significato ancora più ampio se letti alla luce della trasformazione del sistema energetico europeo. Gli interventi sull’involucro, le pompe di calore, il fotovoltaico, gli accumuli e i sistemi di automazione non rappresentano soltanto strumenti per diminuire il fabbisogno del singolo edificio. Quando sono correttamente progettati e integrati, possono contribuire alla gestione della domanda, alla valorizzazione dell’energia rinnovabile e alla stabilità della rete.

In questa prospettiva, gli incentivi fiscali continuano a rappresentare una leva strategica, purché vengano inseriti in una politica stabile, coerente e orientata al lungo periodo.

Il loro valore non consiste soltanto nella riduzione del costo iniziale degli interventi, ma anche nella capacità di indirizzare il mercato, favorire l’innovazione e sostenere lo sviluppo di un patrimonio edilizio più efficiente, digitale e flessibile.

La transizione energetica richiederà quindi di superare una visione frammentata degli interventi e di considerare l’edificio come parte integrante di una nuova infrastruttura energetica.

Un’infrastruttura nella quale involucro, impianti, fonti rinnovabili, accumuli, dati e sistemi di controllo dovranno funzionare in maniera coordinata, adattandosi alle esigenze degli utenti e alle condizioni della rete.

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FAQ TECNICHE: Detrazioni ENEA e flessibilità energetica degli edifici

Che cosa si intende per flessibilità energetica di un edificio?

È la capacità dell’edificio di modificare nel tempo produzione, accumulo e consumo di energia in risposta a segnali esterni. I segnali possono riguardare prezzo dell’elettricità, disponibilità di energia rinnovabile, congestione della rete o richieste di riduzione dei carichi. La modulazione deve avvenire senza compromettere comfort, sicurezza e funzionalità degli impianti.

In quali edifici possono essere applicate le strategie di flessibilità?

Le strategie sono applicabili a edifici residenziali, terziari, pubblici, produttivi e complessi con consumi programmabili. Il potenziale dipende dalla qualità dell’involucro, dall’inerzia termica, dai profili di occupazione e dalla presenza di impianti controllabili. Pompe di calore, accumuli, fotovoltaico e ricarica dei veicoli elettrici ampliano la capacità di modulazione.

Qual è il rapporto tra flessibilità energetica ed EPBD IV?

La Direttiva (UE) 2024/1275 punta a un patrimonio edilizio a emissioni zero entro il 2050 e introduce una maggiore integrazione tra edifici, rinnovabili e sistemi digitali. I nuovi edifici pubblici dovranno essere a emissioni zero dal 2028; per gli altri nuovi edifici il termine è il 2030.

Come si progetta l’integrazione tra pompe di calore, fotovoltaico e BACS?

La progettazione deve partire dai profili orari di fabbisogno, dalle temperature di esercizio dei terminali e dalla producibilità fotovoltaica. Occorre dimensionare accumuli termici ed elettrici, logiche di priorità, setpoint, fasce operative e limiti di potenza. Il BACS deve coordinare i sottosistemi e registrare dati sufficienti a verificare consumi, comfort e risposta ai segnali esterni.

Quali detrazioni fiscali sono considerate nel Rapporto ENEA 2026?

Il Rapporto esamina gli interventi agevolati attraverso Ecobonus, Bonus Casa, Bonus Facciate e SuperEcobonus. Le misure riguardano interventi che producono risparmio energetico o prevedono l’impiego di fonti rinnovabili negli edifici esistenti. Per Ecobonus e Bonus Casa sono analizzati i lavori conclusi nel 2025; per il SuperEcobonus il periodo osservato comprende gli interventi terminati dal 2020 al 2025.
Il testo deve mantenere distinta la disciplina fiscale propria di ciascuna agevolazione.

Perché i dati delle diverse detrazioni non sono direttamente confrontabili?

Le agevolazioni utilizzano portali, schede e livelli di approfondimento differenti.
Le comunicazioni delle detrazioni ordinarie sono generalmente riferite alla singola unità immobiliare, mentre le asseverazioni SuperEcobonus riguardano l’intero edificio.
Cambiano inoltre le informazioni su impianti preesistenti, congruità delle spese e risparmio di energia primaria non rinnovabile.
Il numero delle schede non coincide quindi necessariamente con quello degli immobili o degli interventi complessivi.

4. Quali interventi devono essere comunicati all’ENEA?

Devono essere comunicati tutti gli interventi ammessi all’Ecobonus e al SuperEcobonus. Per Bonus Casa e Bonus Facciate l’obbligo riguarda soltanto le opere con effetti sul risparmio energetico o sull’utilizzo delle fonti rinnovabili previste dalla disciplina applicabile.
La comunicazione avviene mediante una scheda descrittiva o, per il SuperEcobonus, attraverso l’asseverazione tecnica.

Entro quale termine deve essere inviata la comunicazione ENEA?

La scheda descrittiva deve essere trasmessa entro 90 giorni dalla data di conclusione dei lavori. Per il SuperEcobonus è prevista l’asseverazione finale del tecnico e, nei casi ammessi, possono essere presenti asseverazioni relative agli stati di avanzamento. Le modalità di invio e gestione degli invii tardivi non sono identiche tra il portale delle detrazioni ordinarie e quello del SuperEcobonus.
La data di fine lavori deve quindi essere individuata e documentata correttamente.

Come vengono calcolati i risparmi energetici riportati da ENEA?

I risultati sono espressi come riduzione annua dei consumi di energia primaria non rinnovabile. Nel SuperEcobonus il calcolo viene predisposto dal professionista che redige l’asseverazione. Nell’Ecobonus può essere elaborato automaticamente dal portale per gli interventi più semplici oppure determinato dal tecnico negli altri casi.
Per il Bonus Casa ENEA applica stime basate su prestazioni standard, poiché il risparmio non è sempre inserito direttamente nella comunicazione.

Fonte: ENEA

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