Deumidificazione a energia termica negli impianti HVAC: come funziona e quando conviene
La deumidificazione termica rappresenta una soluzione efficace per la gestione dei carichi latenti negli impianti HVAC. Consente di ridurre i consumi elettrici e migliorare il controllo igrometrico rispetto ai sistemi a compressione. Tuttavia, la sua applicazione è vantaggiosa solo in presenza di fonti termiche disponibili e in contesti con elevata domanda di deumidificazione.
La deumidificazione a energia termica è una tecnologia HVAC basata su materiali essiccanti che consente di separare la gestione dei carichi latenti da quelli sensibili. Risolve i limiti dei sistemi tradizionali a compressione, riducendo il consumo elettrico e l’impatto ambientale grazie all’utilizzo di calore a bassa temperatura o di recupero. Trova applicazione in edifici ad alta intensità di umidità (ospedali, musei, industrie), mentre resta poco diffusa nel residenziale per costi e complessità impiantistica.
Perché il controllo dell’umidità è centrale nella progettazione HVAC
Nel contesto attuale, caratterizzato da vincoli ambientali sempre più stringenti e da una rapida evoluzione delle tecnologie energetiche, l’adozione di soluzioni ad elevata efficienza e ridotto impatto ambientale rappresenta una priorità strategica per il settore edilizio.
In tale scenario, il controllo dell’umidità negli ambienti confinati assume un ruolo determinante, influenzando il comfort termoigrometrico, la salute degli occupanti, la durabilità delle strutture e la qualità dell’aria interna (Indoor Air Quality, IAQ).
Il comfort interno costituisce un parametro fondamentale per il benessere degli occupanti in edifici residenziali, commerciali e applicazioni specialistiche, quali musei, impianti industriali, strutture sanitarie e serre.
Oltre al controllo della temperatura, la regolazione dell’umidità relativa risulta essenziale per garantire condizioni ambientali salubri. Livelli elevati di umidità possono generare disagio, favorire la proliferazione microbica, aggravare patologie respiratorie e accelerare fenomeni di degrado dei materiali, quali corrosione e biodeterioramento.
Range ottimale di umidità relativa: valori e implicazioni progettuali
La letteratura indica che il range ottimale di umidità relativa per il comfort si colloca tra il 40% e il 60%. Valori superiori sono associati a condizioni microclimatiche sfavorevoli e a un incremento del rischio di contaminazione biologica, in particolare per la crescita di muffe, con conseguente deterioramento della qualità dell’aria interna e potenziali effetti sulla salute.
In questo contesto, i deumidificatori rappresentano dispositivi finalizzati al controllo dell’umidità negli ambienti confinati, operando sia per il mantenimento delle condizioni termoigrometriche di progetto sia per la rimozione dell’umidità in eccesso. Essi trovano applicazione nel miglioramento del comfort ambientale e nel recupero di materiali danneggiati dall’umidità.
Consumi energetici della deumidificazione: impatti su HVAC e sostenibilità
Nonostante l’elevata efficacia, i sistemi di deumidificazione tradizionali rappresentano una quota non trascurabile del fabbisogno energetico degli edifici, raggiungendo valori fino al 15% in specifici contesti climatici e applicativi. Tale incidenza evidenzia la necessità di sviluppare tecnologie alternative più sostenibili.
L’interazione tra comfort abitativo ed efficienza energetica costituisce una delle principali sfide del XXI secolo.
Nelle società industrializzate, circa il 90% del tempo viene trascorso all’interno degli edifici, dove i sistemi di Heating, Ventilation and Air Conditioning (HVAC) possono rappresentare fino al 50% della domanda energetica complessiva.
La crescente richiesta di ambienti climatizzati, comprensiva dei carichi sensibili e latenti, è destinata a determinare un incremento significativo della domanda energetica globale.
Nel panorama delle tecnologie per il controllo igrometrico, i sistemi convenzionali si basano prevalentemente su cicli frigoriferi a compressione di vapore (vapor-compression mechanical dehumidifiers). Il principio operativo prevede il raffreddamento dell’aria umida al di sotto della temperatura di rugiada, con conseguente condensazione del vapore acqueo e separazione della fase liquida.
Nonostante la consolidata diffusione, tale tecnologia presenta limitazioni intrinseche. La fase di condensazione comporta elevati consumi di energia elettrica, che si traducono in un significativo fabbisogno di energia primaria e in un incremento della domanda energetica complessiva del sistema.
Inoltre, l’impiego di refrigeranti fluorurati con elevato Global Warming Potential (GWP) introduce impatti ambientali rilevanti, sia in termini di emissioni dirette sia in caso di perdite accidentali.
RIFERIMENTI NORMATIVI
UNI EN 16798-1:2019 – Prestazione energetica degli edifici - Ventilazione per edifici
UNI EN ISO 7730 – Ergonomia degli ambienti termici
UNI EN 13779 - Ventilazione negli edifici non residenziali
Deumidificazione dell’aria: principi fisici e tecnologie a confronto
La deumidificazione può essere realizzata mediante due principali approcci.
Deumidificazione a condensazione: funzionamento e limiti energetici
Raffreddamento dell’aria – Basato su cicli a compressione di vapore, questa soluzione raffredda l’aria umida fino al di sotto della temperatura di rugiada, determinando la condensazione del vapore acqueo sulle superfici dello scambiatore. I sistemi storici utilizzavano refrigeranti Clorofluorocarburi (CFC) e Idroclorofluorocarburi (HCFC), oggi vietati per il loro impatto sullo strato di ozono. I sistemi attuali impiegano HFC (Idrofluorocarburi) e HFO (Idrofluoroolefine): sebbene non ozono-lesivi, alcuni HFC presentano valori di GWP superiori a 2000, con un impatto climatico significativo. Inoltre, il processo richiede frequentemente una fase di post-riscaldamento dell’aria trattata, con ulteriore incremento della domanda energetica.
Deumidificazione a essiccante: vantaggi nella gestione dei carichi latenti
Assorbimento tramite materiali igroscopici (approccio/termico) - In questo caso, l’aria umida attraversa un materiale essiccante che assorbe il vapore acqueo. Il processo è esotermico e comporta un aumento della temperatura dell’aria e una riduzione del contenuto di umidità assoluta. Questa proposta consente una gestione più efficiente dei carichi latenti, maggiore flessibilità operativa e una riduzione dei consumi elettrici, soprattutto quando integrato con fonti termiche a bassa temperatura. (Fig.1)

Sistemi di deumidificazione a energia termica: tipologie e funzionamento
Classificazione delle tecnologie termicamente attivate
Le tecnologie di deumidificazione a energia termica si articolano in tre macro-categorie principali:
Sistemi a essiccante solido
Basati su materiali igroscopici come silica gel, allumina attivata e setacci molecolari, questi sistemi operano mediante adsorbimento del vapore acqueo presente nell’aria, seguito da una fase di rigenerazione termica del materiale essiccante. Il processo si fonda su un equilibrio dinamico tra capacità di adsorbimento e apporto energetico, che consente al mezzo poroso di trattenere selettivamente le molecole d’acqua grazie alla sua elevata area superficiale specifica. Durante la rigenerazione, il calore fornito rompe i legami fisici tra il vapore e la superficie del materiale, ripristinando la sua capacità igroscopica e permettendo un funzionamento continuo in ciclo. Questa tecnologia risulta particolarmente efficace in condizioni di bassa temperatura e umidità relativa elevata, dove i sistemi a condensazione mostrano prestazioni limitate.
Aspetti progettuali chiave:
- capacità di adsorbimento
- temperatura di rigenerazione (tipicamente 150–250 °C)
- geometria del rotore o del letto fisso
- rapporto tra portata aria di processo e aria di rigenerazione
L’ottimizzazione di tali parametri consente di massimizzare la capacità di rimozione dell’umidità totale e l’efficienza energetica del sistema.
Sistemi a essiccante liquido
Utilizzano soluzioni saline (LiCl, LiBr, CaCl₂) per assorbire l’umidità mediante differenza di pressione di vapore.
Parametri critici:
- pressione di vapore equivalente
- viscosità e densità della soluzione
- temperatura di cristallizzazione
- calore di diluizione
Questi sistemi presentano elevata flessibilità impiantistica e lunga vita utile (fino a 25 anni), ma richiedono particolare attenzione a fenomeni di trascinamento della soluzione e corrosione.
Sistemi termoelettrici
Fondati sull’effetto Peltier, consentono la deumidificazione tramite raffreddamento localizzato senza l’uso di refrigeranti.
Caratteristiche:
- elevata compattezza
- applicazioni su piccola scala
- coefficiente di prestazione limitato ma migliorabile
Attualmente, questi sistemi sono più indicati per contesti domestici o microclimatici.
Nella Tabella 1 sono riportate le caratteristiche dei sistemi tradizionali di deumidificazione a compressore e quelli di deumidificazione a motore termico.
TABELLA 1 Sistemi tradizionali di deumidificazione a compressore e i sistemi di deumidificazione a motore termico:
|
Caratteristica |
Sistemi a compressore (tradizionali) |
Sistemi a motore termico (essiccanti) |
|
Principio di funzionamento |
Raffreddano l’aria con un compressore per condensare l’umidità |
Usano materiali essiccanti che assorbono l’umidità, rigenerati con calore |
|
Fonte energetica principale |
Energia elettrica (alta potenza) |
Calore a bassa temperatura (solare, recupero di calore, biomassa) |
|
Efficienza energetica |
Moderata, peggiora in climi molto umidi |
Elevata, soprattutto in climi caldi-umidi |
|
Separazione carichi sensibile/latente / UNI EN 16798 |
Non separa: raffreddamento e deumidificazione avvengono insieme |
Separa: gestisce umidità e temperatura in modo indipendente |
|
Impatto ambientale |
Maggiori emissioni di CO₂ per consumo elettrico |
Ridotte emissioni grazie all’uso di fonti rinnovabili |
|
Costi operativi |
Più alti nel lungo periodo (energia elettrica) |
Più bassi se integrati con fonti di calore rinnovabili |
|
Costi iniziali |
Relativamente bassi |
Più elevati (tecnologia avanzata e materiali essiccanti) |
|
Applicazioni tipiche |
Uso domestico e commerciale standard |
Edifici sostenibili, ospedali, musei, archivi, laboratori |
|
Manutenzione |
Semplice, componenti diffusi |
Più complessa, richiede rigenerazione essiccanti |
|
Comfort e qualità dell’aria |
Buona, ma con rischio di aria troppo fredda |
Elevata: aria trattata senza eccessivo raffreddamento |
Come funziona la deumidificazione a energia termica negli impianti HVAC
I sistemi di deumidificazione basati su riscaldamento operano in un ampio intervallo di condizioni ambientali, garantendo prestazioni stabili anche in presenza di variazioni termiche significative.
Richiedono una manutenzione ridotta e possono raggiungere valori elevati di efficienza. Al contrario, le soluzioni a raffreddamento risultano vincolate a condizioni climatiche calde, mostrano efficienze inferiori e generano livelli di rumore più elevati, oltre a offrire una portabilità limitata.
L’impiego di calore di scarto nei sistemi termici rappresenta la configurazione più conveniente e sostenibile dal punto di vista energetico, rendendo questa tecnologia idonea a un ampio ventaglio di applicazioni HVAC (Heating, Ventilation and Air Conditioning).

I sistemi di deumidificazione a energia termica si distinguono per la capacità di integrare fonti termiche alternative, tra cui:
- Motori a combustione interna alimentati a gas naturale, GPL o biogas;
- Fonti di calore esterne come acqua calda, vapore o recupero termico industriale;
- Fonti rinnovabili o calore di scarto proveniente da altri processi HVAC.
Il cuore del processo è un ciclo termodinamico che utilizza l’energia termica come fonte primaria, differenziandosi dai deumidificatori a compressione elettrica e consentendo una riduzione significativa del fabbisogno di energia elettrica e dell’impatto ambientale complessivo.
L’impiego del calore come vettore energetico permette inoltre una maggiore integrazione con sistemi di recupero termico e con fonti rinnovabili a bassa exergia, ampliando il campo applicativo della tecnologia.
Nonostante tali vantaggi, permangono alcune criticità: l’elevato ingombro dei sistemi a essiccante, la necessità di temperature di rigenerazione medio‑alte, la maggiore complessità impiantistica e i costi iniziali superiori, che ne limitano l’adozione in contesti con requisiti di spazio o budget più restrittivi.
La progettazione di sistemi di deumidificazione termica richiede l’analisi integrata di diversi indicatori chiave:
- Efficienza di deumidificazione (kg di acqua rimossa per kWh)
- Capacità di rimozione dell’umidità
- Coefficiente di prestazione (COP)
- Fabbisogno termico di rigenerazione
- Consumo energetico specifico.
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🔧 FAQ TECNICHE PER PROGETTISTI
1. Quando conviene progettare un sistema di deumidificazione a energia termica?
La deumidificazione a energia termica è conveniente in presenza di elevati carichi latenti continui e quando è disponibile una fonte di calore a bassa temperatura (recupero termico, solare, cogenerazione). Risulta particolarmente efficace in ospedali, musei, industrie, piscine e ambienti ad alta umidità. In ambito residenziale standard, invece, la soluzione è generalmente sovradimensionata e meno conveniente rispetto ai sistemi frigoriferi tradizionali.
2. Come si dimensiona un sistema di deumidificazione in base ai carichi latenti?
Il dimensionamento si basa sulla portata di umidità da rimuovere (kg/h), calcolata a partire da:
- affollamento
- ventilazione (aria esterna)
- processi interni
-
infiltrazioni
È necessario determinare il contenuto di umidità dell’aria (g/kg aria secca) e la differenza tra condizioni iniziali e di progetto. Il sistema deve garantire la rimozione del carico latente mantenendo le condizioni termoigrometriche richieste.
3. Qual è la differenza operativa tra deumidificazione a condensazione e a essiccante?
I sistemi a condensazione raffreddano l’aria sotto il punto di rugiada per separare l’umidità, con elevato consumo elettrico e necessità di post-riscaldamento.
I sistemi a essiccante, invece, assorbono il vapore tramite materiali igroscopici e utilizzano calore per la rigenerazione, consentendo una gestione più efficiente dei carichi latenti e una separazione tra controllo dell’umidità e della temperatura.
4. Quali sono i principali parametri da verificare nella progettazione di un sistema a essiccante?
I parametri chiave includono:
- capacità di deumidificazione (kg/h)
- temperatura di rigenerazione (tipicamente 150–250 °C per solidi)
- portata aria di processo e di rigenerazione
- efficienza energetica (kg acqua/kWh)
-
COP del sistema
Questi elementi influenzano direttamente prestazioni, consumi e dimensionamento dell’impianto.
5. Come influisce la disponibilità di calore sulla scelta del sistema?
La disponibilità di calore è determinante. I sistemi termici diventano altamente efficienti se alimentati da:
- recupero di calore industriale
- impianti solari termici
-
cogenerazione
In assenza di queste fonti, l’uso di energia termica dedicata può annullare i benefici energetici rispetto ai sistemi elettrici tradizionali.
6. È possibile integrare la deumidificazione termica con sistemi VMC o HVAC tradizionali?
Sì, i sistemi a essiccante possono essere integrati con unità di ventilazione meccanica controllata (VMC) e sistemi HVAC per separare il trattamento dei carichi latenti da quelli sensibili. Questa configurazione migliora l’efficienza complessiva dell’impianto e consente un controllo più preciso delle condizioni termoigrometriche.
7. Quali sono i limiti principali dei sistemi di deumidificazione a energia termica?
I principali limiti riguardano:
- maggiore complessità impiantistica
- ingombri più elevati
- costi iniziali superiori
-
necessità di una fonte termica per la rigenerazione
Questi fattori ne limitano l’adozione in contesti con vincoli di spazio o budget.
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