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Dispositivi di protezione anticaduta, la sicurezza nel lavoro in quota

Nei lavori in quota la sicurezza passa dall’adozione corretta dei dispositivi anticaduta: imbracature, cordini, linee vita e sistemi di ancoraggio. Questo approfondimento tecnico offre una panoramica su progettazione, norme e manutenzione, per garantire protezione efficace e conformità normativa nei cantieri


Dispositivi anticaduta nel lavoro in quota: non singoli DPI, ma sistemi progettati

Scarpe antinfortunistiche, elmetti di protezione, guanti da lavoro, in sinergia ai DPI anticaduta di III Categoria, permettono agli operatori di lavorare in sicurezza ove esista il rischio di caduta dall’alto.

In un precedente articolo abbiamo parlato del sistema anticaduta, con approfondimento ai DPI imbracatura e cordino.

Occupiamoci ora di esempi operativi di lavoro in quota e dell’importanza della progettazione dell’intero sistema di messa in sicurezza, per garantire l’operatore in tutte le sue attività. 

Esempi operativi di lavoro in quota secondo la norma UNI EN 363:2019

Posizionamento

Sistema di protezione individuale delle cadute che permette all’operatore di lavorare in tensione/trattenuta, con operatore saldamente posizionato sui suoi piedi, legato con apposita imbracatura per evitarne la caduta (esempio classico elettricista su scala) (UNI 11560:2022);

posizionamento_-sicurpal.jpg

Trattenuta:

Sistema di protezione individuale delle cadute che impedisce al lavoratore di raggiungere le zone ove esista il pericolo di caduta dall’alto (UNI 11560:2022);

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I sistemi anticaduta Kratos di SICURPAL

I cordini sono utilizzati come elemento intermedio per collegare l’imbracatura dell’addetto al punto d’ancoraggio.
Essi possono essere di due tipi: di trattenuta o di arresto della caduta.
I cordini di trattenuta servono a limitare gli spostamenti del lavoratore in modo che questi non possa raggiungere in alcun modo le zone a rischio caduta.

Arresto caduta:

Sistema di protezione individuale che arresta l’eventuale caduta libera dell’operatore, limitando la forza d’urto sul corpo del lavoratore durante l’evento avverso.

arresto-caduta_sicurpal.jpg

Rimane il problema del recupero della persona, che deve essere risolto nel minor tempo possibile e con un sistema di salvataggio adeguato.

Come previsto dal D.Lgs. 81/2008 e s.m.i, art.77, si rende indispensabile l’addestramento all’utilizzo dei sistemi di protezione individuali per tutti coloro che eseguono lavorazioni in quota.
A tal fine Sicurform fornisce formazione per gli operatori, teorica e pratica, sull’utilizzo corretto di questi dispositivi individuali.

Aggiornamento normativo sui sistemi anticaduta

Il quadro tecnico dei sistemi anticaduta deve essere letto alla luce delle norme oggi vigenti. La UNI EN 363:2019 definisce le configurazioni dei sistemi individuali di protezione contro le cadute, distinguendo tra trattenuta, posizionamento sul lavoro, accesso su fune, arresto caduta e salvataggio.
Per i sistemi di ancoraggio permanenti in copertura il riferimento aggiornato è la UNI 11560:2022, che ha superato la precedente edizione del 2014 e riguarda individuazione, configurazione, installazione, uso, ispezione e manutenzione dei sistemi destinati all’utilizzo con DPI contro le cadute dall’alto.
Accanto a questa, la UNI 11900:2023 definisce il profilo dell’installatore di sistemi di ancoraggio permanenti in copertura, mentre la UNI EN 17235:2024 aggiorna il quadro europeo per i dispositivi di ancoraggio permanenti e i ganci di sicurezza.
Per progettisti, installatori, coordinatori della sicurezza, datori di lavoro e RSPP, questo significa valutare il sistema anticaduta non come somma di singoli dispositivi, ma come soluzione progettata, installata, utilizzata, ispezionata e mantenuta in modo coerente con il rischio reale di caduta.


Quanto è importante la progettazione del sistema anticaduta?

In situazione di arresto caduta, i DPI di III Categoria, in particolare, devono essere progettati in modo che:

  • Il DPI non si aprano o si rompano;
  • La forza trasmessa al corpo dell’operatore durante l’arresto della caduta non superi i 6 kN : per questo motivo devono essere sempre utilizzati dispositivi con dissipatori di energia;
  • La traiettoria di caduta sia prevista e calcolata: il corpo dell’operatore è soggetto a oscillazioni con il conseguente rischio di urto con elementi sporgenti o contro il suolo stesso;
  • La distanza libera di caduta e il dislivello siano ridotti al minimo;
  • Sia eseguito preventivamente il calcolo della distanza di arresto – distanza verticale tra il punto della caduta e la posizione finale di equilibrio dopo l’arresto;
  • Sia eseguito preventivamente il calcolo del tirante d’aria - distanza minima necessaria ad arrestare in sicurezza un lavoratore in un sistema di arresto caduta.

Ispezione e manutenzione DPI

L’attrezzatura utilizzata durante l’attività lavorativa, o anche quella non utilizzata per un lungo periodo, deve essere periodicamente controllata per mantenere la propria efficienza, come previsto dalla norma EN 365:2005.

L’utilizzo di attrezzatura non manutenuta potrebbe compromettere, in modo anche grave, la sicurezza sul lavoro.

I DPI devono essere sottoposti a controllo prima dell’uso e a ispezioni periodiche da parte di personale competente o formato, secondo le indicazioni del fabbricante. Le verifiche devono accertare l’assenza di difetti visibili, parti mancanti, tagli, abrasioni, deformazioni, corrosione, usura, danneggiamenti dei connettori, delle cuciture, degli assorbitori di energia e delle marcature.

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Questo approfondimento offre un quadro operativo sui dispositivi anticaduta per il lavoro in quota, con attenzione alla corretta integrazione tra DPI, sistemi di ancoraggio, progettazione, addestramento, ispezione e manutenzione.
Il contenuto è stato aggiornato richiamando i principali riferimenti tecnici oggi vigenti, tra cui UNI EN 363:2019, UNI EN 365:2005, UNI 11560:2022, UNI 11900:2023 e UNI EN 17235:2024.
Per progettisti, coordinatori della sicurezza, RSPP, datori di lavoro e operatori, il punto centrale resta uno: la sicurezza in quota non dipende dalla presenza del singolo DPI, ma dalla coerenza dell’intero sistema rispetto alle condizioni reali di lavoro, al rischio di caduta e alle procedure di emergenza.
La redazione di INGENIO


FAQ TECNICHE: Dispositivi anticaduta per lavoro in quota | Ingenio

Che cosa sono i dispositivi anticaduta per il lavoro in quota?
Sono DPI e componenti di sistema destinati a prevenire o arrestare la caduta dall’alto di un operatore.
Comprendono imbracature, cordini, assorbitori di energia, connettori, dispositivi retrattili, punti di ancoraggio, linee vita e sistemi di trattenuta o arresto caduta.
Non vanno considerati come elementi isolati, ma come parti di un sistema individuale di protezione contro le cadute.
La loro efficacia dipende da scelta corretta, compatibilità dei componenti, progettazione, addestramento e manutenzione.

In quali contesti si utilizzano i dispositivi anticaduta?
Si utilizzano nei lavori in quota quando esiste rischio di caduta dall’alto e non è possibile eliminare il pericolo con misure collettive.
I contesti tipici sono coperture, facciate, ponteggi, strutture industriali, manutenzioni impiantistiche, scale, passerelle, lucernari, edifici storici e coperture metalliche.
La scelta del sistema dipende dal tipo di attività: trattenuta, posizionamento, accesso, arresto caduta o salvataggio.
Ogni configurazione richiede una valutazione specifica del rischio e delle condizioni geometriche del luogo di lavoro.

Quali norme tecniche regolano i sistemi anticaduta?

Il riferimento generale per i sistemi individuali di protezione contro le cadute è la UNI EN 363:2019, che definisce le diverse configurazioni di protezione, tra cui trattenuta, posizionamento sul lavoro, accesso su fune, arresto caduta e salvataggio.

Per le istruzioni d’uso, la manutenzione, l’ispezione periodica, la riparazione, la marcatura e l’imballaggio dei DPI anticaduta resta centrale la UNI EN 365:2005.

Per i sistemi di ancoraggio permanenti in copertura il riferimento aggiornato è la UNI 11560:2022, che riguarda criteri di individuazione, configurazione, installazione, uso, ispezione e manutenzione dei sistemi destinati a essere utilizzati con DPI contro le cadute dall’alto.

Per la figura professionale dell’installatore di sistemi di ancoraggio permanenti in copertura va considerata anche la UNI 11900:2023, che definisce requisiti di conoscenza, abilità, autonomia e responsabilità.

Per i dispositivi di ancoraggio permanenti e i ganci di sicurezza il quadro europeo è stato aggiornato con la UNI EN 17235:2024, da leggere anche alla luce dell’Errata Corrige EC 1-2026, entrata in vigore il 26 febbraio 2026.

Restano inoltre rilevanti la UNI EN 795:2012 e la UNI CEN/TS 16415:2013 per comprendere il quadro tecnico dei dispositivi di ancoraggio e l’uso da parte di più operatori, ma per i sistemi permanenti è necessario leggere il tema alla luce degli aggiornamenti più recenti.

Sul piano legislativo, il riferimento principale rimane il D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., in particolare per gli obblighi del datore di lavoro, la scelta dei DPI, la formazione, l’addestramento e l’uso corretto dei dispositivi di protezione individuale.

Quali sono i principali vantaggi di un sistema anticaduta correttamente progettato?
Un sistema anticaduta progettato correttamente riduce il rischio di caduta libera, limita la forza trasmessa al corpo e consente di controllare la traiettoria dell’operatore.
Permette inoltre di verificare il tirante d’aria, la distanza di arresto e il rischio di urto contro elementi sporgenti o contro il suolo.
La progettazione evita l’uso improprio dei DPI e consente di definire procedure di accesso, uso, emergenza e recupero.
Il vantaggio tecnico è la trasformazione della sicurezza da semplice dotazione a prestazione verificabile.

Che cosa deve considerare il progettista nella scelta del sistema anticaduta?
Il progettista deve valutare quota di lavoro, posizione dell’ancoraggio, percorso dell’operatore, effetto pendolo, distanza libera disponibile e compatibilità tra componenti.
Nel caso di arresto caduta, è essenziale verificare che la forza massima trasmessa all’operatore sia contenuta entro i limiti previsti dal sistema e che siano presenti dissipatori di energia.
Devono essere calcolati tirante d’aria e distanza di arresto, considerando lunghezza del cordino, estensione del dissipatore, altezza dell’operatore e margine di sicurezza.
Serve anche una procedura di recupero: arrestare la caduta non significa aver concluso la gestione dell’emergenza.

Come devono essere gestiti ispezione e manutenzione dei DPI anticaduta?
I DPI anticaduta devono essere controllati prima dell’uso e sottoposti a ispezioni periodiche da parte di personale competente o formato secondo le indicazioni del fabbricante.
La UNI EN 365:2005 riguarda proprio istruzioni, manutenzione, ispezione periodica, riparazione, marcatura e imballaggio dei dispositivi contro le cadute dall’alto. 
Vanno verificati tagli, abrasioni, deformazioni, corrosione, cuciture, connettori, dissipatori, marcature e scadenze indicate dal produttore.
Un DPI danneggiato, non tracciato o privo di controllo documentato può compromettere gravemente la sicurezza dell’operatore.

Quali errori evitare nei lavori in quota con dispositivi anticaduta?
Il primo errore è pensare che indossare un’imbracatura sia sufficiente: senza ancoraggio corretto, tirante d’aria adeguato e procedura di recupero, il sistema può non funzionare.
Un secondo errore è usare componenti non compatibili tra loro o non coerenti con la configurazione di lavoro.
Sono critici anche il mancato addestramento, l’assenza di ispezioni periodiche e la sottovalutazione dell’effetto pendolo.
Infine, non va confusa la trattenuta con l’arresto caduta: sono logiche operative diverse e richiedono scelte progettuali differenti.

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