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Dissesto idrogeologico: “Più risorse ma rischio in aumento. Serve una nuova governance della prevenzione”

Il Centri Studi del CNI e quello del CNG lanciano l’allarme sull’aggravarsi del dissesto idrogeologico in Italia: aumentano le aree a rischio, gli eventi climatici estremi e le emergenze, nonostante il forte incremento delle risorse pubbliche stanziate negli ultimi anni.

Il dissesto idrogeologico continua ad aggravarsi in tutta Italia, spinto dall’aumento degli eventi climatici estremi e dalla crescente fragilità del territorio. Nonostante il forte incremento delle risorse pubbliche destinate alla messa in sicurezza, aumentano le aree esposte a rischio frane e alluvioni. Secondo gli ultimi dati ISPRA, quasi un quarto della superficie nazionale è ormai interessato da criticità idrogeologiche. Il problema, oggi, non riguarda solo i finanziamenti disponibili, ma soprattutto la capacità di programmare, coordinare e realizzare interventi efficaci di prevenzione.


Oltre 5 mln di italiani vivono in aree a rischio frana, 7 sono esposti al pericolo alluvione

In occasione della terza Giornata nazionale sulla prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico (programma in allegato in fondo all'articolo ndr), in programma il 12 maggio, il centro Studi CNI e quello del CNG lanciano un nuovo allarme sullo stato del territorio italiano: aumentano gli investimenti pubblici, ma cresce anche l’estensione delle aree a rischio e si moltiplicano le emergenze legate a frane e alluvioni.

Secondo le ultime analisi ISPRA, le aree a rischio frana sono passate dal 20% al 23% della superficie nazionale rispetto al 2021, con un incremento del 15% delle zone esposte. Oltre 5 milioni di cittadini vivono in aree a rischio frana e quasi 7 milioni risultano esposti al rischio alluvione.

Per il CNI il quadro climatico rende ormai evidente il legame tra dissesto idrogeologico e cambiamenti climatici. L’alternanza sempre più frequente tra piogge torrenziali concentrate in poche ore e lunghi periodi di siccità produce effetti di impermeabilizzazione del terreno che favoriscono frane, smottamenti e allagamenti. Nel gennaio 2026, in alcune aree del Mezzogiorno, in appena 72 ore è caduta la quantità di pioggia normalmente distribuita nell’arco di tre mesi.

Negli ultimi dieci anni le temperature medie in Italia sono aumentate di 0,44 gradi centigradi, con incrementi superiori a un grado nelle principali aree urbane. Gli eventi meteorologici estremi sono cresciuti in modo significativo, passando da circa 300 episodi nel 2022 a oltre 370 nel 2025.

Più fondi, ma il rischio continua a crescere

Le recenti frane di Niscemi, in Sicilia, di Silvi in Abruzzo e di Petacciato in Molise dimostrano, secondo gli ingegneri italiani, quanto il territorio nazionale resti fragile e quanto le politiche di contrasto al dissesto mostrino ancora limiti strutturali, nonostante l’aumento delle risorse disponibili.

Negli ultimi cinque anni lo Stato ha infatti raddoppiato gli stanziamenti destinati alla tutela del territorio: tra il 2020 e il 2025 sono stati messi a disposizione oltre 11 miliardi di euro, pari a più della metà delle risorse complessivamente stanziate negli ultimi 26 anni. La media annua degli investimenti è passata dai 777 milioni del periodo 2010-2019 agli attuali 1,8 miliardi di euro.

Per il CNI, però, il peggioramento del quadro di rischio dimostra che il problema non è soltanto finanziario, ma soprattutto organizzativo e gestionale. “Se aumentano le risorse e contemporaneamente peggiorano le condizioni del territorio – sottolinea il Consiglio Nazionale degli Ingegneri – significa che le politiche adottate presentano criticità profonde”.

Tre, in particolare, le priorità individuate dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri. La prima riguarda l’aggiornamento delle norme tecniche e dei criteri progettuali alla luce dei nuovi scenari climatici. Molte opere idrauliche e sistemi di drenaggio urbano sono stati progettati per regimi di precipitazione ormai superati e non risultano adeguati a fronteggiare eventi estremi sempre più frequenti.

La seconda priorità è rappresentata dalla necessità di disporre di cartografie del rischio più dettagliate e costantemente aggiornate, accompagnate da sistemi avanzati di monitoraggio e allerta precoce.

Il nodo della governance e della prevenzione

Il terzo nodo, ritenuto il più critico, riguarda invece la governance delle politiche di contrasto al dissesto idrogeologico. Secondo i due Centri Studio, l’attuale sistema risulta eccessivamente frammentato, con competenze distribuite tra numerose amministrazioni e senza una reale cabina di regia nazionale.

Le criticità sono state evidenziate più volte anche dalla Corte dei Conti, che ha segnalato sovrapposizioni di competenze, difficoltà di coordinamento, lentezza decisionale, carenza di strutture tecniche e insufficiente capacità progettuale degli enti locali.

Il Piano nazionale ProteggItalia, varato nel 2019 per coordinare gli interventi e le risorse disponibili, non avrebbe prodotto gli effetti sperati proprio a causa della debolezza del sistema di governance e della frammentazione amministrativa.

Per il CNI è quindi necessario “ridefinire e semplificare l’intera architettura istituzionale” dedicata alla prevenzione del dissesto idrogeologico, creando una struttura centrale di coordinamento capace di programmare interventi di lungo periodo e di garantire una gestione più efficace delle risorse.

Al tempo stesso occorre rafforzare le competenze tecniche delle amministrazioni locali, oggi spesso prive di professionalità specializzate in idrologia e idrogeologia. In questo quadro, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri richiama anche il ruolo strategico dei liberi professionisti come patrimonio di competenze a supporto degli enti territoriali.

“L’Italia – conclude la nota– deve uscire dalla logica dell’emergenza permanente e costruire finalmente una vera cultura della prevenzione. Le risorse stanziate rappresentano un’occasione storica, ma senza una visione sistemica, una governance efficace e una programmazione stabile il rischio è quello di continuare a rincorrere le emergenze senza riuscire a ridurre davvero la vulnerabilità del territorio”.

IN ALLEGATO IL PROGRAMMA DELLA TERZA GIORNATA NAZIONALE SU PREVENZIONE E MITIGAZIONE DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO.

LA NOTA STAMPA INTEGRALE DEL CENTRO STUDI CNI E CNG È SCARICABILE IN ALLEGATO.


Il testo è stato elaborato con strumenti di IA (ChatGpT).

Articolo integrale in PDF

L’articolo nella sua forma integrale è disponibile attraverso il LINK riportato di seguito.
Il file PDF è salvabile e stampabile.

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