Dopo il Superbonus, il bivio degli investimenti: quale futuro attende le costruzioni italiane?
Il settore delle costruzioni ha trainato la crescita italiana grazie a Superbonus e PNRR, ma la riduzione degli investimenti pubblici apre una nuova fase ricca di incognite. L'analisi di Gilberto Turati evidenzia le sfide che attendono l'edilizia nei prossimi anni.
Negli ultimi anni il settore delle costruzioni è stato il principale motore della crescita economica italiana, sostenuto prima dagli incentivi edilizi e successivamente dagli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ma cosa accadrà quando questa spinta straordinaria verrà meno? È questa la domanda al centro dell'intervento di Gilberto Turati, docente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, intervenuto a ICC 2026 (Italian Concrete Conference), svoltasi a Bergamo. Attraverso una lettura dei principali indicatori macroeconomici e dei dati della finanza pubblica, Turati ha delineato uno scenario che impone una riflessione profonda sul futuro dell'edilizia, degli investimenti pubblici e dell'intero sistema produttivo italiano.
L'Italia campione europeo degli investimenti: un boom senza precedenti
Osservando l'andamento degli investimenti degli ultimi quindici anni emerge un dato difficilmente contestabile: l'Italia ha vissuto una fase espansiva che non trova riscontri nelle principali economie europee. Dopo il crollo provocato dalla pandemia nel 2020, il Paese ha registrato un recupero eccezionalmente rapido, arrivando a livelli di investimento superiori di circa il 40% rispetto ai valori pre-pandemia. Una crescita decisamente più marcata rispetto a Germania, Francia e persino Spagna, che ha orientato gran parte delle proprie risorse verso le energie rinnovabili e gli investimenti in impianti e macchinari.
Secondo Turati, questa dinamica non è stata casuale ma il risultato della combinazione di due grandi fattori. In una prima fase il ruolo determinante è stato svolto dai bonus edilizi, con il Superbonus in testa, che hanno sostenuto in maniera straordinaria il comparto residenziale. Successivamente, una volta esaurita la spinta degli incentivi fiscali, il testimone è passato agli investimenti pubblici finanziati dal PNRR, che hanno alimentato soprattutto il comparto delle opere non residenziali. Il risultato è stato un ciclo economico estremamente favorevole per tutta la filiera delle costruzioni e delle professioni tecniche.
I numeri evidenziano infatti come le costruzioni abbiano registrato un rimbalzo vicino al 45%, mentre attività professionali quali ingegneria, progettazione, consulenza tecnica e servizi collegati abbiano beneficiato di incrementi dell'ordine del 40%. Un'accelerazione che, sottolinea Turati, non ha trovato equivalenti negli altri comparti produttivi italiani.
Il PNRR oltre i cantieri: il vero obiettivo erano le riforme
Nell'analisi proposta dal docente dell'Università Cattolica emerge un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico. Il PNRR non nasce infatti come semplice programma di investimenti, ma come grande progetto di trasformazione strutturale dell'economia europea.
Richiamando anche una celebre affermazione dell'ex Presidente del Consiglio Mario Draghi, Turati ricorda come il Piano sia stato concepito innanzitutto come un programma di riforme capace di aumentare il potenziale di crescita del Paese. Gli investimenti rappresentano certamente la parte più visibile, ma costituiscono solo uno degli strumenti attraverso cui perseguire gli obiettivi di lungo periodo individuati dall'Unione Europea: digitalizzazione, transizione ecologica e inclusione sociale.
In questa prospettiva il giudizio sul PNRR non può ancora considerarsi definitivo. Alcuni effetti, tuttavia, sono già evidenti. Turati ricorda come il contributo del Piano alla crescita economica sia stato determinante: secondo le analisi richiamate durante il convegno, senza il PNRR l'economia italiana sarebbe probabilmente entrata in recessione nel 2026. Un risultato che conferma l'importanza della spesa pubblica in una fase economica particolarmente complessa, pur lasciando aperta la valutazione sugli effetti strutturali che emergeranno soltanto nei prossimi anni.
Sostenibilità, AI e infrastrutture: a ICC 2026 il dialogo tra i leader mondiali del calcestruzzo
L'Italian Concrete Conference 2026 ha riunito a Bergamo i presidenti di fib e ACI insieme a CTE e AICAP, dando vita a un confronto internazionale sulle prospettive del calcestruzzo strutturale. Al centro del dibattito sostenibilità, innovazione, digitalizzazione e sviluppo delle competenze. INGENIO era Media Partner dell'evento.
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Il nodo della finanza pubblica: perché il ciclo espansivo rischia di esaurirsi
Se il recente passato racconta una stagione di crescita, il futuro appare decisamente più complesso. La relazione di Turati concentra infatti l'attenzione sui vincoli della finanza pubblica italiana e sulle nuove regole fiscali europee, che imporranno una progressiva riduzione del disavanzo.
Il Documento di Finanza Pubblica disegna un percorso di rientro che comporterà inevitabilmente una contrazione della spesa pubblica. Tra le voci destinate a ridursi vi è proprio la spesa in conto capitale, quella che finanzia gli investimenti pubblici. Secondo i dati illustrati, il peso di questa componente passerà dal 5,9% del PIL nel 2025 al 4,6% nel 2029, mentre gli investimenti pubblici scenderanno dal 3,8% al 3,5% del prodotto interno lordo. Tradotto in valori assoluti significa diversi miliardi di euro in meno destinati alle opere pubbliche.
Il problema, osserva Turati, è che ridurre gli investimenti risulta politicamente molto più semplice rispetto alla compressione della spesa corrente, come stipendi della pubblica amministrazione o prestazioni sociali. Di conseguenza il comparto delle costruzioni rischia di essere uno dei primi a subire gli effetti della necessaria disciplina di bilancio.
A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge il peso crescente degli interessi sul debito pubblico. In uno scenario caratterizzato da possibili tensioni geopolitiche e da un eventuale ritorno a politiche monetarie più restrittive, l'aumento del costo del debito potrebbe sottrarre ulteriori risorse agli investimenti produttivi.
Superbonus: una misura dai risultati contrastanti
Uno dei passaggi più stimolanti dell'intervento riguarda inevitabilmente il Superbonus.
Il docente non nasconde una valutazione critica sulla misura. Alla luce del costo complessivo sostenuto dallo Stato, stimato in circa 170 miliardi di euro, ritiene difficile difendere l'efficienza economica dello strumento. Non si tratta soltanto di una questione di sostenibilità finanziaria, ma anche di equità distributiva: secondo Turati, le modalità con cui è stato costruito il meccanismo hanno finito per favorire interventi che difficilmente possono essere considerati prioritari sotto il profilo dell'interesse collettivo.
Ciò non significa ignorarne gli effetti positivi. Il Superbonus ha certamente sostenuto il PIL, incrementato il valore del patrimonio immobiliare e prodotto benefici in termini di efficienza energetica e riduzione dei consumi. Tuttavia, nella valutazione complessiva proposta dal professore, questi risultati non sono stati sufficienti a compensare l'enorme impatto sui conti pubblici. Il ritorno economico generato dall'intervento, pur significativo, non avrebbe consentito di recuperare integralmente le risorse impiegate.
Il futuro delle costruzioni dipenderà dalla qualità delle politiche pubbliche
L'intervento di Gilberto Turati restituisce un messaggio chiaro al settore delle costruzioni. La straordinaria stagione di crescita alimentata da incentivi fiscali e PNRR non potrà essere considerata permanente. I margini della finanza pubblica si stanno restringendo e il comparto dovrà progressivamente confrontarsi con un contesto caratterizzato da minori risorse disponibili.
La vera sfida, quindi, non sarà semplicemente trovare nuovi finanziamenti, ma utilizzare in modo più efficiente quelli disponibili, privilegiando investimenti realmente capaci di aumentare la produttività del Paese, accompagnati da riforme strutturali che ne amplifichino gli effetti nel lungo periodo. Solo in questo modo sarà possibile evitare che, esaurita la spinta degli strumenti straordinari, il settore delle costruzioni torni a vivere una fase di stagnazione dopo essere stato, per diversi anni, il principale motore della crescita economica italiana.
DI SEGUITO L'INTERVENTO INTEGRALE DI GILBERTO TURATI
Il testo è stato elaborato mediante la videoregistrazione dell'intervento, con l'aiuto di strumenti di IA (ChatGpT).
IN SINTESI
-L'Italia ha guidato la crescita europea degli investimenti grazie alla combinazione tra Superbonus e PNRR, con il settore delle costruzioni protagonista della ripresa economica.
-Il PNRR ha sostituito il Superbonus come motore del comparto, spostando il focus dall'edilizia residenziale alle opere pubbliche e agli investimenti infrastrutturali.
-Il vero obiettivo del PNRR è rafforzare il potenziale di crescita del Paese, attraverso riforme strutturali nei campi della digitalizzazione, della transizione ecologica e dell'inclusione sociale.
-La fine della stagione espansiva è vicina: i vincoli della finanza pubblica e le nuove regole europee porteranno a una riduzione della spesa per investimenti nei prossimi anni.
-Il Superbonus ha sostenuto crescita ed edilizia, ma il suo costo è stato eccessivo rispetto ai benefici economici e fiscali ottenuti, rendendo necessario ripensare le future politiche di incentivo.
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