Il clima cambia più in fretta degli edifici: serve una progettazione adattiva
Le nostre case sono davvero pronte al clima del futuro? Tra ondate di calore, notti tropicali ed eventi meteorologici estremi, l'articolo propone una riflessione sul futuro della progettazione edilizia, mostrando come architettura, innovazione tecnologica e comportamento degli occupanti possano contribuire a realizzare edifici più adattivi, resilienti e capaci di garantire comfort e benessere anche nel clima di domani.
Il cambiamento climatico impone di volgere lo sguardo verso una nuova progettazione: dall'efficienza energetica all'edificio adattivo, capace di garantire comfort e resilienza anche con l’evoluzione climatica di domani.
L’edificio adattivo rappresenta l’evoluzione dell’edificio efficiente: non deve soltanto consumare meno, ma mantenere comfort e prestazioni anche in un clima che cambia. Ondate di calore, notti tropicali ed eventi estremi impongono di ripensare involucro, schermature, ventilazione e gestione degli impianti. Strategie bioclimatiche, BACS, SRI e comportamento degli occupanti diventano così parti di un unico sistema progettuale. L’articolo analizza questo cambio di paradigma e il ruolo del progettista nel costruire oggi edifici capaci di funzionare bene anche nel clima di domani.
Dall'efficienza energetica al comfort adattivo: perché il clima non stazionario cambia i criteri di progettazione
Le nostre case sono davvero pronte al clima del futuro?
Negli ultimi trent'anni il settore delle costruzioni ha mostrato il suo importante contributo nella mitigazione dei consumi energetici degli edifici. Si hanno isolamenti sempre più performanti e serramenti ad alta efficienza, la riduzione dei ponti termici è uno degli aspetti maggiormente presi in considerazione in fase progettuale e realizzativa, infine, il ricorso a sistemi impiantistici evoluti e a fonti rinnovabili hanno consentito di soddisfare il più possibile i fabbisogni energetici del patrimonio edilizio, contribuendo agli obiettivi di decarbonizzazione imposti a livello europeo.
È altresì vero che il clima è cambiato con una rapidità superiore a quella con cui si è evoluto il modo di progettare gli edifici, dalla componente normativa agli aspetti più spiccatamente realizzativi.
Le estati sono sempre più lunghe e caratterizzate da ondate di calore persistenti; le notti tropicali riducono la possibilità di raffrescare naturalmente gli ambienti; gli eventi meteorologici estremi, come precipitazioni intense, grandinate e raffiche di vento, sono sempre più frequenti e mettono alla prova strutture ed infrastrutture.
In questo scenario, la mera valutazione di un edificio sulla base del suo fabbisogno energetico invernale non è più sufficiente. La domanda che progettisti, mondo della ricerca e organi di amministrazione dovrebbero iniziare a porsi è semplice quanto provocatoria:
“Gli edifici che stiamo progettando oggi saranno ancora in grado di garantire comfort, sicurezza e benessere nel clima che caratterizzerà i prossimi cinquant'anni?”
L'obiettivo non è mettere in discussione le norme tecniche o le strategie progettali che hanno guidato e guidano l'evoluzione dell'efficienza energetica degli edifici, bensì riconoscere che oggi la sfida assume una nuova declinazione.
In questa prospettiva, i comfort estivo assume un significato: lascia la sola veste di requisito prestazionale per assumere anche quello di indicatore della qualità del progetto e della capacità di un edificio di garantire benessere, comfort e resilienza lungo la sua vita utile.
Non stazionarietà del clima: perché i dati storici non bastano più
Il clima non è stazionario.
Per decenni la progettazione degli edifici ha fatto riferimenti a dati climatici rappresentativi dei diversi territori ma sulla base di serie storiche disponibili al momento della progettazione, assumendo che le caratteristiche del clima rimanessero sostanzialmente stabili durante il ciclo di vita dell’edificio.
Oggi questo scenario è profondamente cambiato ed è venuta progressivamente meno l'ipotesi di stazionarietà del clima.
Il cambiamento climatico è molto di più di “temperature più elevate”. Significa convivere con un clima sempre meno prevedibile, pur con algoritmi predittivi sempre più performanti, caratterizzato da estati più lunghe e calde, ondate di calore persistenti, un numero crescente di notti tropicali e una maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi, come precipitazioni intense, grandinate e raffiche di vento di elevata intensità. Non cambiano soltanto i valori medi delle variabili climatiche, ma anche la frequenza, l'intensità e la distribuzione temporale con cui questi fenomeni si manifestano.
Per la prima volta nella storia recente dell’edilizia, non stiamo progettando edifici per un clima noto, ma per un clima in evoluzione.
Questa condizione, definita in climatologia non stazionarietà del clima, descrive il venir meno dell'ipotesi che il clima mantenga nel tempo caratteristiche statistiche stabili. Gli edifici progettati oggi dovranno garantire prestazioni elevate anche in condizioni climatiche significativamente diverse da quelle attuali.
La vita utile di progetto di un edificio ordinario è generalmente assunta pari ad almeno 50 anni, secondo le Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018). Progettare oggi significa quindi immaginare come l'edificio si comporterà nel clima della seconda metà del secolo.
La progettazione contemporanea è quindi chiamata ad affiancare all'efficienza energetica un nuovo obiettivo: la capacità adattività dell’edificio, intesa come la capacità di mantenere nel tempo comfort, sicurezza e qualità dell’ambiente costruito anche al variare delle condizione climatiche.
Dalla progettazione invernale al controllo degli apporti termici estivi
Abbiamo progettato gli edifici giusti… per il clima di allora?
La progettazione energetica degli edifici è sempre stata il riflesso delle esigenze del proprio tempo. Per molti decenni l'obiettivo principale è stato ridurre le dispersioni termiche, contenere i consumi per il riscaldamento e migliorare l'efficienza dell'involucro edilizio. Una scelta perfettamente coerente con il contesto climatico, normativo ed energetico dell'epoca, in cui il fabbisogno di energia per il riscaldamento rappresentava la quota predominante del bilancio energetico degli edifici.
Da questa impostazione sono derivati involucri sempre più performanti: elevati livelli di isolamento termico, serramenti ad alta efficienza, riduzione dei ponti termici, maggiore tenuta all'aria e impianti sempre più evoluti hanno contribuito a ridurre in modo significativo i consumi energetici e le emissioni climalteranti. Si tratta di un percorso che ha prodotto risultati importanti e che costituisce ancora oggi uno dei pilastri della progettazione sostenibile.
Sarebbe quindi un errore considerare superato questo approccio. Piuttosto, è necessario riconoscere che il contesto in cui gli edifici operano è profondamente cambiato.
Se in passato la principale criticità era limitare le dispersioni di calore durante la stagione invernale, oggi è altrettanto importante controllare gli apporti termici estivi, evitare il surriscaldamento degli ambienti e garantire condizioni di comfort anche durante ondate di calore sempre più frequenti e persistenti.
Per molti anni la progettazione energetica si è concentrata soprattutto sulla riduzione delle dispersioni di calore verso l'esterno; oggi è altrettanto importante governare gli apporti termici in ingresso.
Questo è il vero cambiamento di paradigma che sta interessando il settore delle costruzioni. Non si tratta di rinunciare all'efficienza energetica raggiunta negli ultimi decenni, ma di completarla. Un edificio performante non è soltanto ben isolato: è un edificio progettato per sfruttare la massa termica, controllare la radiazione solare, favorire la ventilazione naturale e utilizzare gli impianti solo quando realmente necessario.
Quando, in Italia, il comfort estivo nasceva dal progetto
L'architettura italiana conserva esempi di strategie passive sviluppate molto prima della diffusione della climatizzazione meccanica.
• Portici di Bologna → l'ombreggiamento continuo contribuisce ancora oggi al comfort degli spazi pubblici e alla mitigazione del microclima urbano.
• Stanze dello scirocco (territorio palermitano) → ambienti ipogei che sfruttavano massa termica, ventilazione naturale e, in alcuni casi, raffrescamento evaporativo per creare condizioni di benessere durante l'estate
Architettura bioclimatica e strategie passive: le soluzioni già disponibili
Se il cambiamento climatico ci impone di ripensare il modo di progettare gli edifici, vale la pena ricordare che molte delle soluzioni oggi considerate innovative affondano le proprie radici nella storia dell'architettura. Per secoli gli edifici sono stati progettati senza il supporto di impianti di climatizzazione.
L'architettura bioclimatica mediterranea: cortili, porticati, massa termica
Il comfort termoigrometrico era affidato all'architettura, che sfruttava orientamento, forma dell'edificio, ventilazione naturale, ombreggiamento e proprietà termiche dei materiali per adattarsi alle condizioni climatiche locali.
L'architettura vernacolare mediterranea rappresenta uno degli esempi più efficaci di questo approccio. Cortili interni, porticati, logge, muri ad elevata massa termica, aperture contrapposte e sistemi di schermatura non erano semplici elementi compositivi, ma vere strategie bioclimatiche nate dall'osservazione del clima e del territorio.

Simulazione energetica, monitoraggio e BACS al servizio delle strategie passive
Oggi non si tratta di tornare alle tecniche costruttive del passato, ma di recuperarne i principi progettuali e integrarli con le conoscenze e le tecnologie disponibili. Simulazione energetica dinamica, materiali innovativi, sistemi di monitoraggio, Building Automation and Control Systems (BACS) e Smart Readiness Indicator (SRI) consentono di valorizzare le strategie passive, ottimizzando il funzionamento degli impianti solo quando realmente necessario.
Smart Readiness Indicator (SRI)
Lo Smart Readiness Indicator (SRI) misura quanto un edificio sia "intelligente" nel gestire energia, comfort e impianti. Un edificio con un elevato SRI è capace di adattarsi alle condizioni climatiche, alle esigenze degli occupanti e alla disponibilità di energia, migliorando prestazioni e qualità dell'ambiente interno.
Per approfondire leggi l'articolo.
Più che scegliere tra architettura tradizionale e innovazione tecnologica, la sfida consiste nel metterle in dialogo. Solo dall'integrazione tra strategie passive e sistemi intelligenti possono nascere edifici capaci di garantire comfort, efficienza energetica e resilienza anche in un clima profondamente diverso da quello per cui sono stati progettati.
Dall'edificio efficiente all'edificio adattivo
Per molti anni il settore delle costruzioni ha misurato la qualità di un edificio principalmente attraverso le sue prestazioni energetiche.
Un edificio efficiente era, ed è tuttora, un edificio capace di ridurre i consumi, limitare le dispersioni e garantire elevate prestazioni della componente attiva e della componente passiva di un edificio. Oggi, tuttavia, questo approccio non è sufficiente. Il cambiamento climatico e le correlate mutate esigenze degli occupanti richiedono edifici non solo efficienti, ma anche capaci di adattarsi.
L’obiettivo non è più mantenere le condizioni interne perfettamente costanti, quanto piuttosto garantire comfort, sicurezza e qualità dell’ambiente interno al variare del clima e del relativo uso.
Che cos'è l'edificio adattivo: definizione e involucro come interfaccia climatica
Nasce il concetto di edificio adattivo (adaptive building): un edificio in gradi di modificare dinamicamente il proprio comportamento in funzione di condizioni esterne, utilizzo degli spazi e esigenze degli utenti. L’involucro edilizio è dunque volto a rappresentare una vera e propria interfaccia climatica capace di regolare scambi energetici, sfruttare risorse naturali e collaborare con gli impianti per mantenere il comfort con il minimo impiego di energia.

BACS e Smart Readiness Indicator: la tecnologia necessaria ma non sufficiente
Questa evoluzione, dunque, è garantita dall’interazione tra strategie passive e tecnologie cosiddette intelligenti. Sensori e sistemi di automazione (BACS), insieme a strumenti di valutazione dello SRI consentono di gestire l’edificio con quella dinamicità richiesta dalle reali esigenze pesate sulle condizioni climatiche.
Il comfort adattivo: il ruolo attivo degli occupanti
La tecnologia dunque è necessaria ma non sufficiente. Pensare che il comfort dipende dall’accensione del climatizzatore significa ridurre un fenomeno complesso in una risposta impiantistica.
Il benessere termoigrometrico è il risultato dell’interazione tra ambiente, edificio e persona: oltre alla temperatura esterna, entrano in gioco la temperatura media radiante, l’umidità, la velocità dell’aria, il livello di attività metabolica (MET) e l’isolamento termico dell’abbigliamento (CLO).
Da questa consapevolezza nasce il concetto di comfort adattivo, secondo il quale gli occupanti non sono soggetti passivi, ma partecipano attivamente alla costruzione del proprio benessere.
Aprire una finestra al momento opportuno, utilizzare correttamente le schermature solari, favorire la ventilazione notturna, modulare l'abbigliamento o adattare alcune abitudini quotidiane sono azioni apparentemente semplici che possono contribuire in modo significativo al comfort percepito e alla riduzione dei consumi energetici.
L'edificio adattivo nasce proprio dall'integrazione di questi elementi. Non è soltanto un edificio dotato di tecnologie avanzate, ma un sistema nel quale architettura, impianti, automazione e comportamento umano collaborano per raggiungere un obiettivo comune: garantire benessere, efficienza energetica e resilienza in un clima in continua evoluzione.

Per molti anni ci siamo chiesti quanta energia consumasse un edificio. Oggi dobbiamo iniziare a chiederci come continuerà a comportarsi quando il clima sarà diverso da quello per cui è stato progettato.
EPBD IV, NTC 2018 e i nuovi requisiti minimi: il quadro normativo di riferimento
Le norme progettano per il clima di ieri o per quello di domani?
Questa domanda è volutamente provocatoria.
Le norme tecniche non progettano gli edifici, ma forniscono ai progettisti criteri condivisi per garantirne sicurezza, efficienza energetica e comfort. Ogni aggiornamento normativo rappresenta la sintesi delle migliori conoscenze scientifiche disponibili in un determinato momento storico e costituisce il riferimento imprescindibile per la progettazione.
Negli ultimi anni, tuttavia, il quadro normativo europeo ha intrapreso un'importante evoluzione.
La Direttiva (UE) 2024/1275 (EPBD IV) non si limita più a promuovere edifici energeticamente efficienti, ma introduce una visione più ampia, orientata alla decarbonizzazione del patrimonio edilizio, alla digitalizzazione, alla flessibilità, integrazione delle fonti rinnovabile e ad una gestione intelligente dell’edificio.
Nella stessa direzione volge la norma UNI EN ISO 52120-1, che riconosce il ruolo strategico dei BACS nel miglioramento dell’efficienza energetica e nella gestione dinamica degli impianti. Anche il quadro normativo nazionale è stato recentemente aggiornato.
Il D.M. 28 ottobre 2025, in vigore dallo scorso giugno, ha rivisto i precedenti "Requisiti minimi", adeguando la disciplina italiana all'evoluzione della normativa europea, mentre le UNI/TS 11300 continuano a rappresentare il riferimento per la valutazione della prestazione energetica degli edifici.
Sul fronte della sicurezza strutturale, le Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018) e gli Eurocodici, in particolare l'Eurocodice 1 (EN 1991-1-4) per le azioni del vento, costituiscono ancora oggi il riferimento per il dimensionamento delle costruzioni. Tuttavia, l’aumento della frequenza e dell’intensità di fenomeni quali ondate di calore, precipitazioni estreme, grandinate, downbrust e raffiche di vento pone una inevitabile riflessione: in un clima non più stazionario, sarà sempre più importante aggiornare progressivamente anche gli scenari climatici di riferimento su cui si fonda la progettazione.
Questa considerazione non mette in discussione l'affidabilità delle norme vigenti, ma evidenzia come il progetto non possa limitarsi alla sola verifica della conformità normativa. Il progettista è chiamato a interpretare il contesto, valutare l'intero ciclo di vita dell'edificio e adottare soluzioni capaci di mantenere elevate prestazioni anche in condizioni climatiche differenti da quelle considerate oggi.
La domanda iniziale può quindi essere riformulata.
Più che chiederci se le norme progettino per il clima di ieri o per quello di domani, dovremmo domandarci se siamo pronti a utilizzare il quadro normativo come punto di partenza, integrandolo con una progettazione orientata alla resilienza, alla capacità adattiva e alla qualità dell'abitare.
In fondo, le norme definiscono il livello minimo di prestazione richiesto; il progetto dovrebbe aspirare al migliore livello di prestazione possibile per il futuro.
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FAQ tecniche - Edificio adattivo: comfort e resilienza nel clima che cambia
FAQ 1 – Le case costruite oggi sono già progettate per il clima del futuro?
Non necessariamente. Gli edifici attuali rispettano le normative vigenti, ma sono progettati sulla base delle conoscenze e dei dati climatici disponibili oggi. L'evoluzione del clima rende sempre più importante affiancare all'efficienza energetica anche criteri di adattamento e resilienza.
FAQ 2 – Perché il comfort estivo sta diventando sempre più importante nella progettazione?
Perché estati più lunghe, ondate di calore e notti tropicali aumentano il rischio di surriscaldamento degli edifici. Oggi non è più sufficiente limitare le dispersioni invernali: occorre progettare involucri capaci di controllare anche gli apporti termici estivi.
FAQ 3 – Che differenza c'è tra un edificio efficiente e un edificio adattivo?
Un edificio efficiente riduce i consumi energetici. Un edificio adattivo, oltre a essere efficiente, è in grado di modificare il proprio comportamento in funzione delle condizioni climatiche, delle esigenze degli occupanti e delle modalità di utilizzo, mantenendo comfort e prestazioni nel tempo.
FAQ 4 – Quali strategie passive aiutano a migliorare il comfort estivo?
Tra le principali rientrano il corretto orientamento dell'edificio, l'ombreggiamento, la massa termica dell'involucro, la ventilazione naturale, il raffrescamento notturno e il controllo della radiazione solare. Queste strategie riducono il ricorso alla climatizzazione meccanica.
FAQ 5 – Che ruolo hanno BACS e Smart Readiness Indicator (SRI)?
I Building Automation and Control Systems (BACS) consentono di gestire in modo intelligente impianti e sistemi tecnologici. Lo Smart Readiness Indicator (SRI) valuta la capacità dell'edificio di utilizzare queste tecnologie per migliorare efficienza energetica, comfort e flessibilità operativa.
FAQ 6 – Il comfort dipende solo dall'impianto di climatizzazione?
No. Il comfort termico dipende dall'interazione tra edificio, ambiente e occupanti. Oltre alla temperatura dell'aria, incidono la temperatura media radiante, l'umidità, la velocità dell'aria, l'attività metabolica (MET), l'abbigliamento (CLO) e il modo in cui le persone utilizzano l'edificio.
FAQ 7 – È ancora corretto progettare gli edifici utilizzando i dati climatici storici?
Le norme tecniche utilizzano i migliori dati disponibili al momento della loro elaborazione e rappresentano il riferimento fondamentale per la progettazione. Tuttavia, la crescente non stazionarietà del clima rende sempre più importante affiancare alla conformità normativa una progettazione capace di considerare l'evoluzione delle condizioni climatiche lungo l'intero ciclo di vita dell'edificio.
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