Efficienza energetica, l’Italia non è tutta uguale: i dati ENEA Regione per Regione
Consumi, diagnosi energetiche, Certificati Bianchi, Conto Termico e fondi di coesione: ENEA porta il Rapporto sull’Efficienza Energetica alla scala regionale. I nuovi dati consentono di leggere come cambia, territorio per territorio, il ricorso agli strumenti per ridurre i consumi e sostenere gli investimenti in efficienza.
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Le nuove schede regionali ENEA 2026 permettono di leggere l’efficienza energetica italiana alla scala territoriale, mettendo a confronto consumi, diagnosi energetiche, Certificati Bianchi, Conto Termico e utilizzo delle risorse pubbliche. I dati evidenziano differenze significative tra Regioni, ma non definiscono una classifica: mostrano piuttosto modelli diversi di sviluppo, tecnologie prevalenti e potenziali opportunità di riqualificazione.
Efficienza energetica: ENEA pubblica i dati Regione per Regione
L'efficienza energetica italiana non può essere letta soltanto attraverso un indicatore nazionale. Struttura produttiva, consumi, caratteristiche del patrimonio costruito, diffusione delle diagnosi e capacità di utilizzare incentivi e risorse pubbliche cambiano sensibilmente da un territorio all'altro.
È proprio questa dimensione territoriale che emerge dalle schede regionali del Rapporto Annuale sull'Efficienza Energetica 2026, pubblicate da ENEA il 10 settembre 2026.
Si tratta di un approfondimento distinto dal Rapporto Annuale nazionale presentato il 9 luglio, giunto alla quindicesima edizione e dedicato all'andamento complessivo delle politiche e degli strumenti per l'efficienza energetica.
Per tutte le Regioni ENEA mette a disposizione non soltanto la scheda di sintesi, ma anche i relativi dati in formato elaborabile. L'elemento interessante, quindi, non è semplicemente disporre di venti fotografie territoriali: è la possibilità di incrociare indicatori diversi per comprendere come si sta traducendo concretamente la transizione energetica nei territori.
Consulta le schede Regione per Regione
Cosa contengono le schede regionali ENEA 2026
Ogni scheda è articolata attorno a cinque gruppi di informazioni: bilancio energetico regionale di sintesi, diagnosi energetiche, Titoli di Efficienza Energetica, Conto Termico e Politiche di Coesione 2014-2020.
I periodi di riferimento non sono però identici per tutti gli indicatori.
Il bilancio energetico fotografa il 2024; le diagnosi energetiche riportano i dati 2025; per Certificati Bianchi e Conto Termico le schede ricostruiscono anche serie storiche, mentre per le Politiche di Coesione vengono indicati risparmi energetici e avanzamento finanziario.
È un aspetto importante ai fini della lettura: le schede non costituiscono una graduatoria unica di efficienza energetica, ma un cruscotto composto da indicatori differenti.
Efficienza energetica nei territori: tre Regioni a confronto
| Regione | Consumi finali energetici 2024 (ktep) | Imprese con diagnosi 2025 | Siti con diagnosi 2025 | TEE emessi cumulati al 2025 | Pompe di calore – CT 2025 | Biomasse – CT 2025 |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Lombardia | 20.897 | 130 | 190 | 14.912.218 | 1.436 | 16.940 |
| Emilia-Romagna | 11.931 | 70 | 78 | 5.845.812 | 759 | 7.573 |
| Lazio | 8.064 | 25 | 27 | 2.343.210 | 3.165 | 4.706 |
Il confronto tra Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio evidenzia profili molto differenti per consumi energetici, diagnosi, Certificati Bianchi e utilizzo del Conto Termico. I valori assoluti devono essere letti considerando dimensione, struttura produttiva e caratteristiche del territorio. Fonte: elaborazione INGENIO su dati ENEA, RAEE 2026.
Dal consumo di energia alla struttura economica del territorio
Il primo livello di analisi è rappresentato dal bilancio energetico regionale, espresso in ktep.
Per ogni Regione sono ricostruiti produzione, saldo import-export, consumo interno, trasformazioni e consumi finali, distinti inoltre per vettore energetico e settore di utilizzo.
È quindi possibile capire non soltanto quanta energia viene utilizzata, ma soprattutto dove viene consumata e attraverso quali fonti.
Il confronto, tuttavia, richiede cautela. Un territorio ad alta intensità manifatturiera non può essere confrontato in termini assoluti con una Regione prevalentemente terziaria o con una struttura demografica molto più contenuta.
Un esempio è la Lombardia, dove i consumi finali energetici indicati per il 2024 raggiungono circa 20.897 ktep: oltre 5.000 ktep sono attribuiti all'industria, circa 5.800 ai trasporti e oltre 10.000 agli altri settori, dei quali circa 9.600 riconducibili al civile.
In Emilia-Romagna, invece, i consumi finali energetici riportati sono circa 11.931 ktep, con un'incidenza rilevante tanto dell'industria quanto dei trasporti e del settore civile.
Il dato assoluto, quindi, dice molto della dimensione del sistema regionale, ma non è sufficiente da solo per stabilire quale territorio sia “più efficiente”.
Diagnosi energetiche: il peso del sistema produttivo emerge dai dati 2025
Un secondo indicatore particolarmente interessante per energy manager, EGE, ESCo e progettisti riguarda le diagnosi energetiche trasmesse a ENEA ai sensi dell'articolo 8 del D.Lgs. 102/2014.
Le schede consentono di distinguere le imprese per settore ATECO e di individuare grandi imprese, imprese energivore e soggetti dotati di certificazione ISO 50001.
Anche qui emergono profili territoriali differenti.
In Lombardia, ad esempio, per il 2025 vengono contabilizzate 130 imprese e 190 siti oggetto di diagnosi nella tabella ENEA; la componente manifatturiera è nettamente prevalente, con 62 imprese e 77 siti.
In Emilia-Romagna le imprese riportate sono 70, per complessivi 78 siti, e anche in questo caso il manifatturiero rappresenta il nucleo principale: 40 imprese e 43 siti.
Nel Lazio il quadro è diverso: la scheda registra 25 imprese e 27 siti, con una distribuzione settoriale più frammentata e un peso manifatturiero decisamente inferiore rispetto alle due Regioni precedenti.
Non si tratta necessariamente di una misura della maggiore o minore attenzione all'efficienza. Il dato riflette anche la diversa composizione del tessuto produttivo regionale e la presenza di soggetti rientranti nel perimetro dell'obbligo di diagnosi.
Ed è proprio questa correlazione fra energia ed economia territoriale uno degli elementi più interessanti offerti dalle nuove schede.
Certificati Bianchi: una geografia dell'efficienza nel sistema produttivo
Un ulteriore livello di lettura riguarda i Titoli di Efficienza Energetica (TEE), o Certificati Bianchi.
Le tabelle ENEA ricostruiscono per Regione l'andamento cumulato dei risparmi energetici associati al meccanismo, distinguendoli per tipologia di energia risparmiata e metodologia di valutazione.
Il dato diventa particolarmente significativo se letto insieme alle diagnosi energetiche.
Un territorio caratterizzato da un'elevata concentrazione industriale può infatti presentare contemporaneamente un maggior numero di soggetti sottoposti a diagnosi e una maggiore diffusione di progetti capaci di produrre risparmi certificabili.
Per il professionista il punto non è tanto individuare quale Regione abbia emesso “più certificati”, quanto capire in quali contesti territoriali esiste un tessuto produttivo maggiormente strutturato per trasformare gli interventi di efficienza in risparmi misurabili e valorizzabili.
Conto Termico: il territorio racconta anche quali tecnologie vengono utilizzate
Tra i dati probabilmente più interessanti per il settore delle costruzioni e dell'impiantistica vi sono quelli relativi al Conto Termico nella Pubblica Amministrazione.
Le schede distinguono gli interventi per tecnologia: involucro opaco, chiusure trasparenti, generatori a condensazione, schermature, edifici NZEB, illuminazione, building automation, pompe di calore, biomasse, solare termico, sistemi ibridi e altre tipologie.
Ed è proprio qui che la scala regionale rende visibili differenze che il dato nazionale inevitabilmente tende a nascondere.
Nel 2025, ad esempio, la scheda della Lombardia riporta 1.436 interventi con pompe di calore e 16.940 interventi con generatori a biomassa; per gli edifici NZEB sono indicati 32 interventi.
Il Lazio presenta una combinazione differente: nel 2025 risultano 3.165 interventi con pompe di calore, contro 4.706 relativi ai generatori a biomassa.
Sono numeri che non consentono da soli di stabilire quale Regione sia più virtuosa, ma mostrano qualcosa di probabilmente più utile al mercato: la penetrazione delle tecnologie e degli strumenti incentivanti non segue uno schema uniforme sul territorio nazionale.

Per progettisti, produttori, ESCo e pubbliche amministrazioni, la lettura territoriale permette quindi di individuare mercati e fabbisogni differenti.
Pompe di calore, biomasse, involucro e NZEB: perché i numeri vanno letti insieme
Un errore sarebbe interpretare ogni voce separatamente.
La crescita delle pompe di calore, per esempio, deve essere correlata alla struttura del patrimonio edilizio, alle condizioni climatiche, alle caratteristiche degli impianti esistenti e alle politiche territoriali. Lo stesso vale per la diffusione delle biomasse, molto condizionata dalle caratteristiche geografiche e insediative.
Analogamente, pochi interventi NZEB non significano necessariamente scarso interesse per la riqualificazione energetica: numero e valore economico degli interventi sono variabili differenti, così come differente è la complessità di una riqualificazione dell'involucro rispetto alla sostituzione di un generatore.
È quindi dall'incrocio degli indicatori che le schede acquistano valore.
Fondi di coesione: non conta soltanto quanta energia viene risparmiata
L'ultima sezione delle schede riguarda le Politiche di Coesione 2014-2020 e riporta, per gli interventi considerati, dati sui kWh annui risparmiati, finanziamento pubblico, impegni e pagamenti.
Per amministrazioni pubbliche e professionisti impegnati nella programmazione energetica territoriale è forse uno degli indicatori più interessanti.
Il tema non è infatti soltanto il potenziale tecnico di riduzione dei consumi, ma la capacità di trasformare le risorse finanziarie disponibili in interventi completati e risultati energetici misurabili.
Da questo punto di vista, l'analisi regionale può diventare uno strumento utile anche per valutare l'efficacia delle politiche pubbliche e individuare eventuali margini di sviluppo.
Non una classifica delle Regioni, ma una mappa delle opportunità di riqualificazione
La disponibilità dei dataset XLS rende possibile costruire confronti ben più articolati di quelli contenuti nelle singole schede.
È però importante non confondere volume degli interventi con performance energetica.
Una Regione più popolosa, industrializzata o con un patrimonio edilizio maggiore tenderà fisiologicamente a presentare valori assoluti superiori. Per confrontare realmente le performance territoriali sarebbe necessario normalizzare i dati, ad esempio rispetto a popolazione, PIL, numero di imprese, superficie edilizia, consumi complessivi o numero di amministrazioni presenti.
È proprio questo, tuttavia, uno dei possibili sviluppi più interessanti del lavoro messo a disposizione da ENEA.
Le nuove schede permettono di passare dalla domanda generica “quanto è efficiente l'Italia?” a domande molto più operative.
Dove sono concentrate le diagnosi energetiche? Quali tecnologie intercettano maggiormente gli incentivi? Dove il sistema produttivo genera più interventi misurabili? Quali territori riescono a trasformare meglio le risorse pubbliche in risparmio energetico?
Per chi opera nella progettazione, nei servizi energetici e nella riqualificazione del patrimonio costruito, questa lettura territoriale può diventare anche una mappa delle opportunità professionali e di mercato.
Dalla fotografia nazionale ai territori: perché i nuovi dati ENEA sono utili ai professionisti
Il Rapporto Annuale 2026 aveva restituito il quadro complessivo dell'efficienza energetica italiana e dei risultati prodotti nel 2025. Le schede pubblicate il 10 settembre compiono un passaggio ulteriore: portano quella fotografia all'interno dei territori.
Ed è probabilmente questa la chiave più utile per leggerle.
Non emerge una sola Italia dell'efficienza energetica, ma venti sistemi energetici, produttivi e amministrativi con caratteristiche differenti. Individuare questi divari non serve a costruire una semplice graduatoria tra Regioni; serve piuttosto a capire dove gli strumenti funzionano maggiormente, quali tecnologie stanno trovando spazio e dove esistono ancora margini significativi di intervento.
Per progettisti, EGE, energy manager, ESCo, imprese e pubbliche amministrazioni, i dataset ENEA possono quindi trasformarsi da strumento statistico a base conoscitiva per programmare investimenti, politiche e strategie di riqualificazione energetica.
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