EPBD, il nodo irrisolto del raffrescamento: il vulnus italiano che frena la vera efficienza energetica
L’efficienza energetica degli edifici, tradizionalmente centrata sul riscaldamento, deve oggi includere il controllo del surriscaldamento estivo. La nuova visione europea spinge verso edifici più resilienti, capaci di garantire comfort e ridurre i consumi anche nei mesi caldi.
L’Europa ha già spostato il focus dalla sola protezione invernale alla capacità degli edifici di garantire anche comfort estivo, qualità ambientale interna e resilienza climatica. In Italia, però, il quadro regolatorio resta ancora fortemente sbilanciato sul contenimento delle dispersioni termiche. È su questo scarto che SIMA e Griesser Italia accendono oggi i riflettori, chiedendo una normativa più coerente con la realtà climatica e con il ruolo strategico delle schermature solari esterne intelligenti.
Dall’efficienza invernale alla sfida del comfort estivo
Per anni l’efficienza energetica in edilizia è stata raccontata quasi esclusivamente con il lessico dell’inverno. Isolare, trattenere, ridurre le dispersioni, conservare il calore. Una grammatica tecnica consolidata, certamente necessaria, ma oggi non più sufficiente. Perché mentre il quadro climatico cambia, le città si surriscaldano e le ondate di calore diventano più frequenti, una parte decisiva della prestazione reale degli edifici si gioca ormai sul fronte estivo. Ed è proprio qui che si apre una questione tutta italiana.
Il punto non è che il raffrescamento sia del tutto assente dai metodi di calcolo della prestazione energetica. Il punto è che, nel nostro Paese, l’impianto regolatorio continua a essere costruito soprattutto attorno a una logica invernale. La classificazione climatica fondata sui gradi giorno di riscaldamento, la cultura progettuale centrata sulla tenuta termica dell’involucro, la prevalenza di indicatori storicamente pensati per limitare le perdite di calore hanno finito per lasciare in secondo piano una domanda ormai decisiva: quanto un edificio è realmente capace di non surriscaldarsi?
La nuova EPBD va invece in una direzione diversa. L’Europa sta chiarendo che la prestazione energetica non può più essere letta solo come capacità di ridurre i consumi per il riscaldamento, ma deve comprendere anche la gestione del calore estivo, la qualità dell’ambiente interno e la resilienza dell’edificio rispetto a condizioni climatiche sempre più estreme. È un cambio di paradigma netto. E non solo teorico.
Nel nuovo assetto europeo acquistano infatti maggiore rilievo anche i Cooling Degree Days, cioè gli indicatori climatici che misurano il fabbisogno di raffrescamento. È un passaggio cruciale, perché riconosce formalmente ciò che tecnici, progettisti e utenti stanno già sperimentando: un edificio può risultare efficiente sulla carta e al tempo stesso essere fragile d’estate, esposto al surriscaldamento, dipendente dalla climatizzazione e poco capace di offrire benessere reale a chi lo abita.
I Cooling Degree Days (CDD)
I Cooling Degree Days (CDD), o gradi giorno di raffrescamento, sono un indice climatico utilizzato per valutare quanto le temperature esterne superino una determinata soglia di comfort e, quindi, per stimare il fabbisogno di raffrescamento degli edifici. In ambito edilizio ed energetico rappresentano un parametro molto utile perché consentono di leggere in modo sintetico la pressione climatica estiva su un immobile, supportando il dimensionamento degli impianti, la valutazione dei consumi e le strategie progettuali per limitare il surriscaldamento. All’aumentare dei CDD cresce infatti la necessità di climatizzazione e diventa sempre più centrale progettare involucri e sistemi capaci di garantire comfort interno ed efficienza energetica anche nei periodi più caldi.
Qui si colloca il vulnus che Griesser Italia e la Società Italiana di Medicina Ambientale stanno portando all’attenzione del settore. Non una questione marginale, non una richiesta di parte, ma una lacuna di sistema. In un Paese mediterraneo come l’Italia, dove il tema del caldo estremo è ormai strutturale, continuare a leggere l’efficienza degli edifici con una lente ancora prevalentemente invernale rischia di produrre un paradosso tecnico ed economico: edifici meglio protetti dal freddo, ma non abbastanza preparati al sole.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ambienti che si surriscaldano facilmente, maggiore ricorso agli impianti di climatizzazione, aumento dei consumi elettrici estivi, picchi di domanda energetica, peggioramento del comfort interno e maggiore esposizione delle persone fragili allo stress termico. In altre parole, una prestazione energetica teorica che non sempre coincide con la qualità ambientale effettivamente sperimentata.
Schermature solari esterne: da elemento accessorio a leva strategica
È in questo contesto che le schermature solari esterne intelligenti smettono di essere percepite come elementi accessori e tornano a occupare il loro ruolo corretto: dispositivi tecnologici centrali nella strategia energetica dell’edificio. La ragione è semplice e fisica prima ancora che normativa. Il sole va fermato prima che entri. Se la radiazione attraversa il vetro, una parte del carico termico è già stata trasferita all’interno. Se invece viene intercettata all’esterno, il problema viene ridotto a monte.
La differenza tra schermare fuori e schermare dentro non è un dettaglio progettuale. È una differenza di prestazione. Le schermature interne possono attenuare abbagliamento e luce diretta, ma quando il calore è già penetrato nell’edificio il margine di efficacia si riduce. Le schermature esterne, al contrario, agiscono là dove il guadagno solare può ancora essere controllato prima di trasformarsi in surriscaldamento, discomfort e domanda di raffrescamento meccanico.
La ricerca scientifica disponibile è coerente su questo punto. Gli studi più recenti mostrano che i sistemi di ombreggiamento esterno, soprattutto se mobili e regolabili, possono abbattere in modo molto significativo il fabbisogno di raffrescamento, migliorare il comfort termico e visivo e contribuire a una migliore gestione della luce naturale. È un beneficio che interessa contemporaneamente consumi, benessere, qualità percettiva e prestazioni complessive dell’involucro.
Non si tratta solo di tecnologia, ma di cultura progettuale. Perché il nodo vero è superare una visione ancora troppo semplificata dell’efficienza energetica, dove il problema principale è conservare energia all’interno dell’edificio, senza interrogarsi abbastanza su quanta energia solare entri quando non dovrebbe. In un clima che cambia, l’efficienza non coincide più soltanto con la capacità di trattenere il caldo utile. Coincide sempre di più con la capacità di governare il calore indesiderato.
Da questo punto di vista, il ruolo di Griesser Italia assume un significato che va oltre il prodotto. La filiale italiana di un gruppo internazionale storico nel settore delle schermature solari si fa oggi portavoce, insieme a SIMA, di una questione che riguarda l’intero comparto del costruito. L’obiettivo non è soltanto promuovere una soluzione tecnica, ma contribuire ad aprire una discussione più avanzata sul modo in cui l’Italia recepisce e traduce l’indirizzo europeo.
La questione riguarda infatti anche il rapporto tra energia e salute. Un edificio surriscaldato non è solo un edificio inefficiente. È anche un ambiente che può compromettere concentrazione, qualità del sonno, produttività, comfort percepito e benessere delle persone. Il caldo indoor non è più soltanto un tema impiantistico. È un tema sanitario, sociale e prestazionale, che investe scuole, uffici, ospedali, residenze, strutture per anziani e in generale tutti gli spazi della vita quotidiana.
Qui l’interlocuzione con SIMA è particolarmente significativa. La medicina ambientale osserva l’edificio non come semplice contenitore energetico, ma come determinante di salute. Luce, temperatura, qualità dell’aria, abbagliamento, ventilazione e stress termico non sono fattori secondari. Sono componenti che incidono concretamente sulla qualità della vita e sulla vulnerabilità umana. Da questo punto di vista, rafforzare il tema del raffrescamento passivo e del controllo solare esterno significa anche agire in chiave preventiva.
Ma c’è un ulteriore livello che merita attenzione, ed è quello della sostenibilità complessiva della soluzione. Oggi il mercato chiede sistemi durevoli, affidabili, manutenibili, progettati con materiali di qualità e con una crescente attenzione alla riciclabilità e alla riduzione dell’impronta ambientale. Le schermature solari esterne intelligenti entrano pienamente in questa logica quando non sono pensate come semplice complemento, ma come parte integrata di una strategia edilizia più robusta, più longeva e più coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione.
In questa prospettiva, la qualità costruttiva e dei materiali diventa parte del ragionamento. Durata, resistenza, prestazioni nel tempo, attenzione alla filiera, possibilità di riciclo, riduzione degli impatti lungo il ciclo di vita non sono elementi laterali. Sono ciò che distingue una risposta tecnica occasionale da una vera soluzione industriale orientata alla transizione.
Per il mondo di Ingenio, cioè per progettisti, ingegneri, architetti, tecnici dell’involucro e operatori dell’ambiente costruito, la questione è quindi molto concreta. Se la normativa continua a parlare soprattutto il linguaggio del riscaldamento, mentre il clima e l’Europa chiedono di parlare anche quello del raffrescamento, il rischio è quello di un ritardo progettuale e regolatorio che il mercato reale ha già superato.
La domanda da porsi è allora semplice. Ha ancora senso valutare l’efficienza dell’edificio senza dare un peso più esplicito e strutturale alla protezione solare esterna e al controllo del surriscaldamento? Ha senso continuare a investire sul contenimento delle dispersioni senza riconoscere che la sfida energetica dei prossimi anni passerà sempre di più dai picchi estivi, dalla resilienza climatica e dalla qualità dell’ambiente interno?
La risposta, oggi, appare sempre meno rinviabile. L’Italia ha bisogno di completare il proprio recepimento culturale e tecnico della EPBD, traducendo in modo più coerente il tema del comfort estivo all’interno della regolazione nazionale, dei criteri prestazionali e delle politiche di riqualificazione. Significa dare maggiore centralità agli indicatori di raffrescamento, valorizzare il ruolo delle schermature solari esterne e riconoscere che l’efficienza non può più essere misurata soltanto in funzione del freddo.
È questa, in fondo, la sollecitazione che SIMA e Griesser Italia stanno lanciando al settore. Non una battaglia specialistica, ma una presa di posizione che tocca il cuore dell’edilizia contemporanea. Perché nel tempo del riscaldamento globale la vera efficienza energetica non è solo quella che conserva il calore quando serve. È quella che impedisce all’edificio di trasformarsi, nei mesi caldi, in una macchina che accumula sole, consuma energia e riduce il benessere.
Norme UNI di riferimento per il raffrescamento e il comfort estivo
Il quadro normativo UNI mette già a disposizione diversi strumenti tecnici utili per affrontare in modo più completo il tema del raffrescamento, del surriscaldamento e del controllo solare, anche se spesso non pienamente valorizzati nel sistema regolatorio nazionale
Tra i riferimenti principali:
-UNI 10349-1:2016 – Fornisce i dati climatici convenzionali per la valutazione delle prestazioni energetiche degli edifici, includendo parametri utili anche per la climatizzazione estiva.
-UNI/TR 10349-2:2016 – Definisce i dati climatici di progetto, fondamentali per il dimensionamento degli impianti e per la valutazione del rischio di surriscaldamento.
-UNI 10349-3:2016 – Introduce il calcolo dei gradi giorno, compresi quelli di raffrescamento (Cooling Degree Days), offrendo un riferimento diretto per la lettura climatica estiva.
-UNI/TS 11300-1:2014 – Regola il calcolo del fabbisogno energetico dell’edificio per climatizzazione invernale ed estiva, considerando anche apporti solari e ombreggiamento.
-UNI EN ISO 52016-1:2018/NA – Definisce il metodo di calcolo dei fabbisogni energetici per riscaldamento e raffrescamento secondo l’impianto EPB europeo, aggiornato con appendice nazionale italiana.
-UNI EN ISO 52022-1:2018 – Fornisce i metodi per valutare le prestazioni solari e luminose dei componenti edilizi, incluse le schermature associate alle superfici vetrate.
-UNI EN 14501:2021 – Classifica le schermature solari in base alle prestazioni termiche e visive, includendo controllo dell’abbagliamento, fattore solare e uso della luce naturale.
-UNI EN ISO 52120-1:2022– Inquadra il ruolo dei sistemi di automazione e controllo degli edifici, evidenziando il contributo delle schermature intelligenti alla prestazione energetica complessiva.
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