Fallibilismo: la forma della libertà, Un pensiero in memoria di Dario Antiseri
Il testo ricorda Dario Antiseri attraverso la lente del fallibilismo: la conoscenza come costruzione provvisoria, sempre esposta a revisione critica. Questo approccio diventa un criterio per il lavoro del progettista e dell’imprenditore: decidere senza dogmi, assumere il limite, usare il confronto come strumento di qualità. Nelle trasformazioni urbane e nelle scelte energetiche, ogni progetto incorpora una visione dell’uomo e della libertà. Il “cantiere” del sapere diventa un metodo per migliorare decisioni, processi e responsabilità.
In questi giorni ho letto della scomparsa del Prof. Dario Antiseri. Non l’ho mai conosciuto personalmente come avrei voluto, ma mi è capitato più volte di ascoltarlo in incontri pubblici. E ogni volta, per me, non era solo una lezione accademica: era una conferma.
Ho atteso e riletto elementi che definiscono per me essenza e valore.
Opero da sempre in un orizzonte culturale che sento vicino al pensiero di Luigi Giussani e all’esperienza della Compagnia delle Opere: centralità della persona, libertà come responsabilità, impresa come espressione di un progetto di vita condiviso. Non un’impresa neutra, ma un’impresa che genera valore per le persone e nella comunità.
Quando ascoltavo Antiseri ritrovavo, su un piano filosofico, ciò che ho sempre cercato di vivere sul piano professionale. Il suo riferimento a Karl Popper — il fallibilismo, il rifiuto delle verità imposte, la difesa della società aperta — e la sua critica a Karl Marx e a ogni costruzione deterministica della storia non erano, ai miei occhi, semplici posizioni teoriche. Erano un invito alla responsabilità personale.
Se l’uomo è limitato e fallibile, nessun sistema — né pubblico né privato — può sostituirsi alla coscienza e alla libertà delle persone. Anche l’attenzione al mercato come processo di scoperta la leggo così: non un’ideologia, ma il riconoscimento che la realtà è più ricca di qualunque pianificazione e che il valore nasce dall’iniziativa concreta degli individui.
Nel mio lavoro di architetto e imprenditore cerco di tradurre ogni giorno questa responsabilità in scelte operative. Progettare significa tenere insieme tecnica, diritto, economia, territorio e persone. Significa dirigere un’orchestra complessa senza mai dimenticare che il fine non è l’opera in sé, ma la vita che quell’opera renderà possibile.
Sto lavorando a Casa Futuro, un progetto che prova a ripensare l’abitare come sintesi tra energia, comunità e impresa responsabile e mi sarebbe piaciuto poterne discutere con Antiseri, sottoporlo al suo sguardo critico. Non per essere rassicurato, ma per essere sfidato. Perché ciò che una narrazione priva di teoremi ha lasciato, pur senza averlo frequentato personalmente, è proprio questo: la certezza che la libertà chiede rigore, che il mercato non assolve nessuno, che la fede non esonera dalla responsabilità. E che ogni giorno, nel lavoro, siamo chiamati a dare forma concreta a ciò in cui diciamo di credere.
Forse è questo il punto che più mi accompagna: la consapevolezza che il pensiero non precede la vita come un progetto esecutivo, ma la attraversa come una tensione continua. Antiseri mi ha sempre restituito questa immagine del sapere: non un sistema compiuto, ma un cantiere. E chi progetta conosce bene la dignità dei cantieri, il loro carattere provvisorio, la loro ostinazione a cercare una forma pur sapendo che ogni forma resterà aperta.
Nelle trasformazioni urbane, nei processi di rigenerazione, nelle scelte energetiche che oggi ridefiniscono il modo di abitare, questa idea diventa concreta. Ogni decisione è un’ipotesi sull’uomo. Ogni spazio costruito contiene una visione implicita della libertà, della relazione, del limite. Non esistono progetti neutri: esistono responsabilità più o meno consapevoli.
È qui che avverto la vicinanza tra quell’impostazione filosofica e la pratica quotidiana dell’architettura. L’errore non è uno scarto da eliminare, ma una condizione da assumere. Il confronto non è una perdita di tempo, ma il luogo in cui il progetto respira. La complessità non è un ostacolo, ma il materiale stesso del lavoro.
Casa Futuro nasce dentro questa consapevolezza. Non come risposta definitiva, ma come domanda costruita: su come energia, comunità e impresa possano generare luoghi capaci di durare senza irrigidirsi, di innovare senza perdere radici, di accogliere la fragilità come parte della qualità. Mi sarebbe piaciuto discuterne con lui perché alcune intelligenze non servono a confermare, servono ad alzare il livello delle domande.
In fondo, ciò che resta non è una teoria ma un orientamento dello sguardo. L’idea che la libertà non coincida con l’assenza di vincoli, bensì con la capacità di abitare il limite senza smettere di progettare. Che l’impresa possa essere gesto culturale prima ancora che economico. Che l’architettura, quando è autentica, non produce oggetti ma possibilità di vita.
Ed è forse questo il lascito più silenzioso: lavorare sapendo che nulla è definitivo, ma che proprio per questo ogni scelta conta.
Dario Antiseri
Dario Antiseri (Trapani, 1940 – Roma, 2024) è stato uno dei più autorevoli filosofi italiani contemporanei, noto per i suoi studi in filosofia della scienza, epistemologia e filosofia politica. Allievo e interprete del razionalismo critico di Karl Popper, ha contribuito in modo decisivo alla diffusione in Italia del fallibilismo, secondo cui la conoscenza scientifica è sempre provvisoria e aperta alla revisione critica. Professore alla LUISS Guido Carli di Roma, Antiseri ha affiancato all’attività accademica un’intensa opera divulgativa, diventando autore di manuali e saggi ampiamente utilizzati nelle scuole e nelle università. Il suo pensiero ha intrecciato epistemologia e teoria della società aperta, sostenendo il valore del pluralismo, del dialogo e della libertà critica come condizioni del progresso culturale e scientifico. Attraverso un linguaggio chiaro e accessibile, ha svolto un ruolo fondamentale nel rendere comprensibili temi complessi, consolidando la sua figura di ponte tra ricerca filosofica e dibattito pubblico.

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