Finanza di progetto, Mazzetti: "Subito una legge ponte e poi la riforma del Codice"
Dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea che ha ridimensionato la finanza di progetti, l'On. Erica Mazzetti ha presentato una risoluzione per impegnare il Governo ad intervenire subito con una legge ponte transitoria e, parallelamente, la riscrittura delle regole del Codice Appalti sul project financing.
"La sentenza della Corte di Giustizia UE del 5 febbraio scorso, sul vecchio codice appalti, ha ridimensionato uno degli strumenti principali con cui, ad oggi, Comuni e Regioni realizzavano opere e servizi: il diritto di prelazione nella finanza di progetto. Una decisione che rischia di bloccare decine di procedure già avviate in tutta Italia e di lasciare senza risposta un bisogno di investimenti pubblici, proprio nel momento in cui finiscono i fondi del PNRR". Cosi si è espressa in materia di finanza di progetto l'On. Erica Mazzetti, che ha presentato in VIII Commissione una risoluzione per impegnare il Governo ad intervenire subito, con voto favorevole di tutti i gruppi "che ringrazio per la comprensione e disponibilità".
All'origine del problema: la questione del promotore nella finanza di progetto
La Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza 5 febbraio 2026, causa C-810/24, ha assunto una posizione molto netta sulla prelazione del promotore nella finanza di progetto, ritenendola incompatibile con il diritto UE. La sentenza riguarda formalmente la disciplina dell’art. 183, comma 15, del vecchio D.Lgs. 50/2016, ma ha importanti ricadute anche sull’attuale disciplina del project financing.
Il punto centrale è il diritto di prelazione riconosciuto al promotore.
Nel modello italiano, il promotore presenta una proposta di finanza di progetto che, dopo la valutazione dell'amministrazione, viene posta a base di una gara. Se il promotore non risulta primo, può però entro 15 giorni adeguare la propria offerta a quella dell’aggiudicatario iniziale e ottenere comunque l’aggiudicazione, rimborsando a quest’ultimo le spese sostenute per la preparazione dell’offerta, entro il limite previsto del 2,5% dell'investimento.
Secondo la Corte, questo meccanismo rimette in discussione la graduatoria già formata e attribuisce al promotore un vantaggio concreto che gli altri concorrenti non hanno: può infatti modificare ex post la propria offerta, allineandola a quella risultata migliore.
La Corte ritiene quindi che la prelazione violi il principio di parità di trattamento degli offerenti previsto dalla direttiva 2014/23/UE sulle concessioni
Le possibili 'contromosse': disciplina transitoria e riscrittura delle regole del Codice Appalti
"La Corte non ha messo in discussione la finanza di progetto in sé. Anzi. Ha detto chiaramente che serve più concorrenza e meno privilegi – spiega Mazzetti, promotrice del provvedimento –. Il problema è il diritto di prelazione riconosciuto al promotore, cioè la possibilità di adeguare la propria offerta a quella del migliore in gara e prendersi, comunque, l'appalto. Per l'Europa ciò è incompatibile con i principi di parità e libertà di stabilimento".
"Oggi oltre il 60% delle gare di partenariato pubblico-privato passa da questa procedura. Per lavori e servizi siamo sopra l'80%. Molte amministrazioni si trovano nel mezzo del percorso e ora non sanno come andare avanti. Serve certezza del diritto, altrimenti si rischia il danno erariale e le opere ferme", rimarca Mazzetti.
"Per questo, la risoluzione impegna il Governo su due fronti. Primo: una disciplina transitoria urgente. Dobbiamo mettere in sicurezza le procedure già partite, nel rispetto della sentenza ma senza fermare i cantieri. Secondo: riscrivere l'articolo 193 del Codice dei Contratti. La proposta a iniziativa privata deve restare, perché è uno strumento liberale che funziona e porta innovazione. Ma va resa pienamente concorrenziale: via la prelazione, ma con accorgimenti nei punteggi e nel dialogo competitivo, più trasparenza, più pubblicità, criteri chiari fin dall'inizio. E serve anche un rimborso spese equo per chi partecipa fino alla fine e mette a disposizione progetti e competenze".
"Senza capitale privato non riusciremo a fare la transizione energetica, a innovare i servizi, a mantenere in piedi le infrastrutture ed anche a fare a pieno il piano casa. Lo Stato da solo non ce la fa più. In quest'ottica, il partenariato pubblico-privato deve diventare un rapporto collaborativo vero, orientato al risultato alla fiducia e apertura al mercato, non un meccanismo con scorciatoie. Con questa risoluzione, tutto l'arco parlamentare, chiede al Governo di agire subito, per dare risposte alle amministrazioni e per adeguarci all'Europa senza rinunciare a fare opere", conclude la parlamentare azzurra.
LA SENTENZA E' SCARICABILE IN ALLEGATO
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