Niscemi, la frana non si ferma. Già 1500 gli evacuati
Una nuova frana colpisce Niscemi dopo giorni di piogge intense, costringendo all’evacuazione centinaia di residenti. Chiuse le principali strade provinciali, cresce il rischio isolamento per il comune nisseno.
La frana che minaccia il comune di Niscemi continua a evolversi e presenta uno scenario definito «particolarmente complesso» dalla Protezione civile nazionale. Dopo un sopralluogo nell’area interessata, il capo del Dipartimento, Fabio Ciciliano, ha confermato che non si tratta di un dissesto localizzato, ma di un intero costone collinare che sta lentamente scivolando verso la piana di Gela.
Alla ricognizione ha partecipato anche il professore Nicola Casagli, della componente scientifica del Dipartimento della Protezione Civile, che ha evidenziato come il movimento franoso sia ancora attivo e coinvolga l’intera collina su cui poggia una parte significativa del centro abitato. I rilievi aerei effettuati nelle ultime ore hanno mostrato fratture diffuse e in rapida evoluzione: in una sola notte la spaccatura principale si è estesa per circa un chilometro, mentre l’altezza del fronte di frana è aumentata fino a raggiungere i 30–45 metri.
Nel corso della riunione del Centro operativo comunale, alla presenza del presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e del capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina, Ciciliano è stato netto: anche le abitazioni che appaiono strutturalmente integre ma si affacciano sull’orlo della frana non potranno più essere abitate. «Bisogna essere onesti – ha dichiarato – e iniziare fin da subito a pensare a una delocalizzazione definitiva».
Attualmente le persone costrette a lasciare la propria casa sono circa 1.500, ma il numero potrebbe aumentare nelle prossime settimane. Le autorità stanno valutando anche l’estensione della zona interdetta, portando il perimetro di sicurezza da 100 a 150 metri dal costone instabile.
Sul fronte della sicurezza, a Niscemi è giunto anche il procuratore di Gela, Salvatore Vella, che ha effettuato un sopralluogo nella zona rossa. Il magistrato ha segnalato possibili criticità legate all’ordine pubblico e al rischio di sciacallaggio, sottolineando la necessità di rafforzare la vigilanza in un’area molto estesa. Al momento, ha precisato, non risultano procedimenti penali aperti, poiché non sono emerse ipotesi di reato.
Intanto il Consiglio dei ministri ha già stanziato i primi fondi per far fronte all’emergenza. Per gli sfollati sono previsti i contributi del fondo per l’autonoma sistemazione (Cas): 400 euro mensili a famiglia, più 100 euro per ogni componente, fino a un massimo di 900 euro al mese per un anno. La procedura, attivata a seguito delle ordinanze di sgombero, dovrebbe concludersi in pochi giorni. A comunicarlo ai capigruppo è stato il presidente dell’Assemblea siciliana, Gaetano Galvagno.

Sul fronte della sicurezza, a Niscemi è giunto anche il procuratore di Gela, Salvatore Vella, che ha effettuato un sopralluogo nella zona rossa. Il magistrato ha segnalato possibili criticità legate all’ordine pubblico e al rischio di sciacallaggio, sottolineando la necessità di rafforzare la vigilanza in un’area molto estesa. Al momento, ha precisato, non risultano procedimenti penali aperti, poiché non sono emerse ipotesi di reato.
Intanto il Consiglio dei ministri ha già stanziato i primi fondi per far fronte all’emergenza. Per gli sfollati sono previsti i contributi del fondo per l’autonoma sistemazione (Cas): 400 euro mensili a famiglia, più 100 euro per ogni componente, fino a un massimo di 900 euro al mese per un anno. La procedura, attivata a seguito delle ordinanze di sgombero, dovrebbe concludersi in pochi giorni. A comunicarlo ai capigruppo è stato il presidente dell’Assemblea siciliana, Gaetano Galvagno.
L'analisi di Ispra
In una nota ISPRA analizza la situazione affermando che "l’abitato di Niscemi si sviluppa su un pianoro delimitato, ai margini del centro urbano, da una scarpata naturale. Dal punto di vista geologico, l’area è caratterizzata da sabbie con livelli di arenaria poggianti su argille, una combinazione che favorisce l’innesco di fenomeni di instabilità.
La zona di Sante Croci era già stata colpita da un evento franoso di vaste proporzioni il 12 ottobre 1997. Più in generale, il territorio comunale di Niscemi è storicamente interessato da dissesti franosi, come documentato dall’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), che censisce attualmente oltre 684.000 frane sull’intero territorio nazionale. In seguito all’evento del 25 gennaio, i geologi della Regione Siciliana – Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia – sono impegnati nei sopralluoghi e nelle attività di mappatura della frana, finalizzate all’aggiornamento dell’Inventario IFFI e del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI).
L’ISPRA, in collaborazione con Regioni e Province autonome, effettua un monitoraggio quotidiano dei principali eventi franosi e dei relativi danni a edifici, beni culturali, infrastrutture di comunicazione e al tessuto economico e produttivo, rendendo disponibili le informazioni sulla piattaforma nazionale IdroGEO. La piattaforma, accessibile anche da smartphone, è stata sviluppata per favorire il coinvolgimento delle comunità locali e accrescere la consapevolezza dei cittadini sui rischi che insistono sul proprio territorio. Attraverso la funzione “Verifica pericolosità”, è possibile cercare un indirizzo o geolocalizzarsi sulla mappa per conoscere il livello di pericolosità da frana e alluvione entro un raggio di 500 metri dal punto di interesse.
Nell’ambito dei propri compiti istituzionali di raccolta, elaborazione e diffusione dei dati sul dissesto idrogeologico, l’ISPRA pubblica con cadenza triennale il Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia, che rappresenta il quadro di riferimento ufficiale sulla pericolosità e sul rischio idrogeologico nel Paese. Come evidenziato dall’ultimo rapporto, presentato lo scorso luglio, il 94,5% dei comuni italiani è esposto a rischio di frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera; il 19,2% del territorio nazionale ricade in aree a maggiore pericolosità per frane e alluvioni; 1 milione e 280 mila abitanti vivono in zone a pericolosità da frana elevata e molto elevata, mentre 6 milioni e 800 mila persone sono esposte al rischio di alluvioni nello scenario a pericolosità idraulica media, con tempi di ritorno compresi tra 100 e 200 anni.
Tutti questi dati sono messi a disposizione del Paese per supportare le attività di prevenzione e mitigazione del rischio. In un’ottica di innovazione tecnologica, l’Istituto promuove inoltre la sperimentazione di strumenti avanzati per il monitoraggio delle frane, come il fotomonitoraggio tramite sensori fotografici in grado di documentare nel tempo l’evoluzione del territorio e l’impiego dell’Intelligenza Artificiale per la raccolta, l’analisi e l’archiviazione delle informazioni sugli eventi franosi. Tali tecnologie consentono anche di migliorare l’accessibilità e l’usabilità dei dati per i cittadini sulla piattaforma IdroGEO, grazie allo sviluppo di un assistente virtuale capace di dialogare con l’utente e fornire informazioni puntuali sul dissesto idrogeologico".
Dissesto idrogeologico in Italia: aumenta del 15% il territorio a rischio frane, ma le spiagge mostrano segnali positivi
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