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Stabilizzare i versanti con il drenaggio profondo: il caso della frana di Po Shan (Hong Kong)

Le gallerie drenanti stabilizzano le grandi frane profonde riducendo le pressioni interstiziali e abbassando la falda, anziché contrastarne meccanicamente il movimento. Agendo sulla causa idrogeologica dell'instabilità aumentano la tensione efficace e il fattore di sicurezza del versante, come dimostra il caso Po Shan a Hong Kong.

Le grandi frane profonde rappresentano uno dei fenomeni geologici più complessi e pericolosi per la sicurezza del territorio, delle infrastrutture e degli insediamenti urbani. Numerosi studi hanno dimostrato come l’acqua sotterranea costituisca uno dei principali fattori di controllo dell’equilibrio dei versanti, influenzando direttamente le pressioni interstiziali, la resistenza al taglio dei terreni e l’evoluzione dei movimenti franosi. In questo contesto, le gallerie drenanti si sono affermate come una delle tecniche più efficaci per la stabilizzazione di grandi masse instabili, soprattutto nei casi in cui le dimensioni del fenomeno rendano impraticabili gli interventi strutturali tradizionali.

L’articolo analizza il ruolo dell’acqua nell’innesco e nella riattivazione delle frane profonde, illustrando i meccanismi geotecnici che governano la perdita di stabilità dei versanti. Vengono inoltre descritte le principali tipologie di gallerie impiegate per il drenaggio e il controllo delle acque sotterranee, i criteri progettuali, le tecniche costruttive e i meccanismi attraverso cui tali opere contribuiscono all’aumento del fattore di sicurezza del pendio. Particolare attenzione è dedicata alla riduzione delle pressioni interstiziali, all’abbassamento della falda e alla riorganizzazione del regime idrogeologico interno al versante.

Infine, viene evidenziato come le gallerie drenanti rappresentino una soluzione strategica per la mitigazione del rischio franoso, consentendo di intervenire direttamente sulle cause dell’instabilità e garantendo benefici duraturi nel tempo. L’esperienza maturata in numerosi contesti internazionali conferma, infatti, che il controllo delle acque sotterranee costituisce uno degli strumenti più efficaci per la gestione e la stabilizzazione delle grandi frane profonde.


Acqua sotterranea e pressioni interstiziali: il meccanismo che governa le grandi frane profonde

La stabilità dei versanti rappresenta una delle problematiche più complesse ed affascinanti dell’ingegneria geotecnica. I fenomeni franosi costituiscono infatti il risultato dell’interazione tra fattori geologici, geomorfologici, idrologici e climatici che agiscono contemporaneamente all’interno di sistemi naturali estremamente complessi. In molte aree montane e collinari del mondo, la presenza di versanti caratterizzati da condizioni di equilibrio precario espone territori, infrastrutture e insediamenti abitativi a livelli di rischio elevati.

Le grandi frane profonde si differenziano dai fenomeni superficiali per la loro scala e per la profondità delle superfici di scorrimento. Mentre le frane superficiali interessano generalmente pochi metri di terreno e sono spesso associate a eventi meteorici di breve durata, le grandi instabilità profonde possono coinvolgere volumi dell’ordine di milioni o decine di milioni di metri cubi, estendendosi a profondità di decine o addirittura centinaia di metri.

In questi contesti, le tecniche di consolidamento tradizionali mostrano spesso limiti significativi. Realizzare muri di sostegno, paratie o opere di contrasto direttamente capaci di opporsi alle enormi forze generate da tali masse può risultare tecnicamente difficile e, in molti casi, economicamente insostenibile. Per questo motivo l’ingegneria geotecnica moderna tende sempre più a intervenire sulle cause che determinano l’instabilità piuttosto che tentare di contrastarne esclusivamente gli effetti.

Grande frana interessante le infrastrutture e le abitazioni del versante Tirrenico nei pressi di Maratea (PZ)
Figura 1 – Grande frana interessante le infrastrutture e le abitazioni del versante Tirrenico nei pressi di Maratea (PZ). La Grande frana si inserisce in un contesto più ampio di enormi scendimenti gravitativi lungo la fascia costiera che proseguono nei fondali marini dove, la profonda depressione del Mar Tirreno, esercita un ruolo fondamentale di richiamo (M. Chiarelli)

Tra le tecniche che meglio incarnano questa filosofia progettuale vi è l’impiego delle gallerie drenanti profonde. Queste opere consentono di modificare il regime idrogeologico interno del versante, riducendo le pressioni dell’acqua che spesso rappresentano il principale fattore di controllo dell’equilibrio geomeccanico.

L’esperienza maturata in numerosi interventi realizzati in Europa, Asia e Nord America ha dimostrato che il drenaggio profondo può produrre incrementi di stabilità molto significativi, anche in fenomeni di dimensioni eccezionali.

Acqua sotterranea e pressioni interstiziali: il meccanismo dell'instabilità

Il ciclo dell'acqua all'interno del versante

Per comprendere perché le gallerie drenanti siano così efficaci è necessario analizzare il ruolo svolto dall’acqua nei processi di instabilità dei versanti.

Dal punto di vista geotecnico, un pendio naturale può essere considerato come un sistema nel quale le forze resistenti e le forze destabilizzanti si trovano in un delicato equilibrio. La gravità tende costantemente a spingere la massa verso valle, mentre la resistenza meccanica dei terreni e delle rocce si oppone a questo movimento. L’acqua è uno degli elementi che più influenzano tale equilibrio.

Quando le precipitazioni si infiltrano nel sottosuolo, alimentano falde e circuiti idrici sotterranei che possono estendersi per centinaia di metri all’interno del versante. In condizioni favorevoli, il sistema naturale di drenaggio è in grado di smaltire l’acqua senza provocare alterazioni significative. Tuttavia, quando l’apporto idrico supera la capacità drenante del pendio, iniziano ad accumularsi pressioni che modificano profondamente il comportamento meccanico dei materiali.

L’effetto più importante riguarda la diminuzione della tensione efficace. In termini semplici, una parte del peso del terreno non viene più trasmessa direttamente attraverso il contatto tra le particelle solide, ma viene sostenuta dall’acqua presente nei pori. Ciò comporta una riduzione dell’attrito interno e della resistenza al taglio.

Questo fenomeno assume particolare rilevanza nelle grandi frane profonde, dove la superficie di scorrimento si sviluppa spesso lungo livelli argillosi o zone alterate già caratterizzate da una resistenza relativamente bassa. In tali condizioni, anche variazioni modeste delle pressioni interstiziali possono provocare accelerazioni significative del movimento.

Rappresentazione schematica semplificata dello studio di progetto degli interventi di consolidamento di una grande frana nei pressi di Maratea (PZ)
Figura 2 – Rappresentazione schematica semplificata dello studio di progetto degli interventi di consolidamento di una grande frana nei pressi di Maratea (PZ) (M. Chiarelli)

L’acqua contribuisce inoltre ad aumentare il peso complessivo della massa instabile e può generare spinte idrauliche lungo superfici di discontinuità, amplificando ulteriormente le condizioni di instabilità. È proprio questa combinazione di effetti che rende il controllo delle acque sotterranee uno degli strumenti più potenti per la stabilizzazione dei versanti.

Il ciclo dell’acqua all’interno del versante

Per comprendere il ruolo dell’acqua è utile immaginare il versante come una gigantesca struttura naturale attraversata continuamente da flussi idrici.

Quando la pioggia raggiunge il suolo, solo una parte dell’acqua scorre superficialmente lungo i corsi d’acqua. Una quota significativa si infiltra nel terreno attraverso:

  • pori dei terreni sciolti;
  • fratture delle rocce;
  • giunti stratigrafici;
  • faglie e zone di alterazione;
  • cavità e discontinuità naturali.

L’acqua infiltrata inizia, quindi, un percorso spesso molto lento e complesso verso le zone più profonde del sottosuolo.

In un versante possono coesistere diversi sistemi acquiferi:

  • falde profonde;
  • falde sospese;
  • livelli saturi localizzati;
  • circuiti idrici all’interno di ammassi rocciosi fratturati.

Questa rete sotterranea può estendersi per centinaia di metri e accumulare enormi quantità d’acqua.

Quando il sistema di drenaggio naturale non è più in grado di smaltire rapidamente l’acqua infiltrata, iniziano a svilupparsi condizioni favorevoli all’instabilità.

L’acqua e la perdita di resistenza dei terreni

Il meccanismo più importante attraverso il quale l’acqua influenza la stabilità riguarda la riduzione della resistenza al taglio dei materiali.

Per comprendere questo fenomeno è utile considerare il comportamento microscopico di un terreno.

In un terreno asciutto o poco saturo, il peso del versante viene trasmesso principalmente attraverso il contatto diretto tra le particelle solide.

I granuli si sostengono reciprocamente e sviluppano forze di attrito che contribuiscono alla stabilità.

Quando invece i pori si riempiono d’acqua e questa entra in pressione, parte del carico viene trasferita al fluido.

Il risultato è una diminuzione della forza che tiene premute tra loro le particelle solide. Dal punto di vista meccanico, il terreno diventa progressivamente meno resistente.

È come se la struttura interna del materiale perdesse parte della propria capacità di opporsi allo scorrimento.

Questo fenomeno costituisce uno dei principi fondamentali della meccanica dei terreni ed è alla base di gran parte dei dissesti gravitativi.

La pressione interstiziale: il vero motore delle grandi frane

L’acqua contenuta nei vuoti del terreno esercita una pressione chiamata pressione interstiziale.

Si tratta di una grandezza fondamentale perché controlla direttamente la resistenza meccanica del versante.

Quando la pressione interstiziale aumenta:

  • diminuisce la tensione efficace;
  • si riduce la resistenza al taglio;
  • aumenta la probabilità di scorrimento.

Nelle grandi frane profonde il movimento è spesso strettamente correlato all’andamento delle pressioni interstiziali.

Le reti di monitoraggio installate nei versanti instabili mostrano frequentemente che:

  • durante periodi secchi le pressioni diminuiscono;
  • le velocità di movimento rallentano;
  • durante periodi piovosi le pressioni aumentano;
  • la frana accelera.

In molti casi la correlazione è talmente evidente da consentire la previsione delle fasi di accelerazione sulla base dell’andamento piezometrico.

L’innalzamento della falda e la destabilizzazione del pendio

L’innalzamento della falda acquifera è uno dei principali fattori che possono provocare l’innesco o la riattivazione di grandi frane profonde. In molti versanti, infatti, la stabilità dipende dall’equilibrio tra le forze che tendono a far scivolare la massa verso valle e quelle che si oppongono al movimento. Quando la quantità di acqua presente nel sottosuolo aumenta, questo equilibrio può essere compromesso.

Le cause dell’innalzamento della falda sono generalmente legate a periodi di precipitazioni intense o prolungate, allo scioglimento della neve, a infiltrazioni provenienti da bacini artificiali o a modifiche antropiche del sistema di drenaggio naturale. L’acqua infiltrata penetra progressivamente nel sottosuolo e può impiegare settimane o mesi per raggiungere gli strati più profondi del versante. Per questo motivo le frane spesso accelerano con un certo ritardo rispetto agli eventi meteorologici che le hanno innescate.

Dal punto di vista geotecnico, il principale effetto dell’innalzamento della falda è l’aumento delle pressioni interstiziali, ossia delle pressioni esercitate dall’acqua contenuta nei pori del terreno. Quando queste pressioni crescono, diminuisce la tensione efficace, cioè la quota di carico realmente sostenuta dallo scheletro solido del terreno. Di conseguenza si riduce la resistenza al taglio dei materiali e il versante diventa più vulnerabile allo scorrimento.

Rappresentazione schematica in pianta e sezione di un pozzo drenante di grande diametro con pompa
Figura 3 – Rappresentazione schematica in pianta e sezione di un pozzo drenante di grande diametro con pompa eventuale installata a fondo pozzo per l’aggottamento e allontanamento dell’acqua – Massimo Chiarelli (2026). (M. Chiarelli)

Nelle grandi frane profonde questo fenomeno è particolarmente critico perché le superfici di scorrimento si sviluppano spesso lungo livelli argillosi, zone alterate o contatti geologici caratterizzati da resistenza già ridotta. L’aumento della pressione dell’acqua in corrispondenza di tali superfici può ridurre ulteriormente l’attrito disponibile e favorire il movimento della massa instabile.

L’acqua contribuisce inoltre ad aumentare il peso complessivo del versante. La saturazione dei terreni comporta infatti un incremento delle forze gravitazionali che agiscono verso valle. In pratica l’acqua esercita una doppia azione destabilizzante: da un lato riduce la resistenza del terreno, dall’altro aumenta le forze che tendono a provocare lo scivolamento.

Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dalla formazione di sovrapressioni localizzate. Nei versanti costituiti da materiali con diversa permeabilità, l’acqua può accumularsi sopra strati poco permeabili, generando zone caratterizzate da pressioni molto elevate. Queste aree rappresentano spesso i punti più sensibili all’innesco della frana.

Per tali ragioni, il controllo della falda costituisce uno degli obiettivi principali degli interventi di stabilizzazione. Opere come gallerie drenanti, dreni suborizzontali e pozzi drenanti consentono di abbassare il livello piezometrico e ridurre le pressioni interstiziali, migliorando significativamente le condizioni di stabilità del versante.

In conclusione, l’innalzamento della falda acquifera rappresenta uno dei meccanismi più importanti nella genesi delle grandi frane, poiché altera direttamente il comportamento geomeccanico del pendio. La comprensione dei processi di infiltrazione e circolazione delle acque sotterranee è quindi fondamentale per la valutazione del rischio e per la progettazione di efficaci interventi di mitigazione.

L'influenza delle attività antropiche sul regime idrico

Anche le attività antropiche possono modificare profondamente il regime idrico di un versante.

Tra i fattori più comuni si possono citare:

  • perdite da acquedotti;
  • dispersioni da reti fognarie;
  • irrigazione intensiva;
  • deviazioni dei corsi d’acqua;
  • costruzione di invasi artificiali;
  • urbanizzazione diffusa.

In alcuni casi questi interventi alterano il delicato equilibrio idrogeologico naturale e contribuiscono alla riattivazione di fenomeni franosi preesistenti.

Il drenaggio profondo: intervenire sulla causa dell'instabilità

Poiché l’acqua costituisce il principale fattore di controllo della stabilità di molti versanti, il drenaggio rappresenta spesso l’intervento più razionale.

Le opere drenanti, tra cui gallerie, dreni suborizzontali, pozzi drenanti e trincee drenanti, mirano a:

  • abbassare il livello piezometrico;
  • ridurre le pressioni interstiziali;
  • intercettare le vie di flusso sotterranee;
  • limitare la formazione di sovrapressioni.

Dal punto di vista geotecnico, questi interventi agiscono direttamente sulla causa dell’instabilità anziché contrastarne semplicemente gli effetti.

Gallerie per la stabilizzazione dei versanti: funzioni e tipologie

Le gallerie realizzate all’interno di un versante instabile rappresentano una delle più avanzate applicazioni dell’ingegneria geotecnica e idrogeologica. A differenza delle opere superficiali, che agiscono prevalentemente sugli effetti dell’instabilità, le gallerie consentono di intervenire direttamente nelle zone profonde del pendio, dove spesso si sviluppano i meccanismi che controllano l’evoluzione della frana.

La loro funzione può essere molto diversa a seconda della natura del dissesto, delle caratteristiche geologiche del sito e degli obiettivi progettuali. In alcuni casi il loro scopo principale è il drenaggio delle acque sotterranee; in altri consentono di raggiungere superfici di scorrimento profonde per eseguire monitoraggi, indagini o interventi di consolidamento. Nei progetti più complessi, una stessa galleria può svolgere simultaneamente più funzioni.

Evoluzione storica delle gallerie drenanti: dal Giappone alle Alpi

L’impiego delle gallerie drenanti per la stabilizzazione dei versanti ha una storia lunga oltre un secolo. Le prime applicazioni sistematiche risalgono alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo, quando gli ingegneri impegnati nella realizzazione di infrastrutture ferroviarie e stradali, iniziarono a osservare la stretta relazione tra presenza di acqua e instabilità dei pendii.

Con il passare dei decenni, l’esperienza accumulata in numerosi interventi dimostrò che il drenaggio profondo poteva rappresentare una soluzione estremamente efficace per il controllo delle grandi frane. Particolarmente significativo fu il contributo proveniente dal Giappone, dove le condizioni climatiche e geomorfologiche favoriscono la frequente insorgenza di movimenti franosi.

Rappresentazione di una galleria drenante e di alleggerimento di un versante instabile soggetto ad una DGPV – Ipotesi di intervento
Figura 4 – Rappresentazione di una galleria drenante e di alleggerimento di un versante instabile soggetto ad una DGPV – Ipotesi di intervento (M. Chiarelli)

A partire dagli anni Cinquanta e Sessanta, il Giappone sviluppò una vera e propria scuola di progettazione dedicata alle opere drenanti profonde. Migliaia di gallerie e sistemi di drenaggio furono realizzati per la protezione di centri abitati, infrastrutture e aree agricole. I risultati ottenuti contribuirono in modo decisivo alla diffusione di questa tecnologia in molti altri Paesi.

Anche nelle regioni alpine europee le gallerie drenanti trovarono ampia applicazione. In Svizzera, Austria, Francia e Italia numerosi versanti instabili furono stabilizzati attraverso reti di cunicoli drenanti associati a perforazioni profonde. Queste esperienze hanno fornito una vasta base di dati che oggi costituisce il riferimento per la progettazione moderna.

La filosofia geotecnica del drenaggio profondo

L’aspetto più interessante delle gallerie drenanti risiede nella loro filosofia progettuale.

Tradizionalmente, molte opere di stabilizzazione sono concepite per aumentare direttamente le forze resistenti. Muri, paratie, tiranti e ancoraggi cercano di opporsi al movimento sviluppando una resistenza meccanica aggiuntiva.

Le gallerie drenanti seguono invece una logica differente. Esse non cercano di trattenere la frana, ma di modificare le condizioni che la rendono possibile.

In termini geotecnici, l’obiettivo consiste nel ridurre le pressioni interstiziali e aumentare le tensioni efficaci all’interno del versante. Questo approccio produce un miglioramento della resistenza al taglio lungo le superfici di scorrimento e porta il sistema verso una nuova condizione di equilibrio.

Si tratta di una strategia particolarmente efficace nelle grandi frane profonde, dove la presenza dell’acqua rappresenta spesso il principale fattore destabilizzante. In tali situazioni il drenaggio non costituisce semplicemente un’opera accessoria, ma diventa il vero elemento centrale dell’intervento di stabilizzazione.

Per questo motivo le gallerie drenanti sono oggi considerate una delle soluzioni più eleganti e potenti dell’ingegneria geotecnica: invece di combattere la frana con la forza, ne modificano le condizioni interne fino a ridurne naturalmente la propensione al movimento.

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FAQ TECNICHE: Gallerie drenanti per la stabilizzazione di grandi frane profonde | Ingenio

Che cos'è una galleria drenante profonda?

È un'opera in sotterraneo scavata al di sotto del livello piezometrico che si comporta come collettore drenante: intercetta le zone a elevata pressione e crea una via di deflusso a gravità. Attorno ad essa si sviluppa un cono di depressione piezometrica che può estendersi per centinaia di metri, riducendo le pressioni interstiziali nella massa instabile.

Quando il drenaggio profondo è preferibile alle opere di sostegno?

Quando la massa instabile ha volumi e superfici di scorrimento tali da rendere muri, paratie o ancoraggi tecnicamente difficili o economicamente insostenibili. È indicato in frane profonde lente, DGPV, ammassi rocciosi fratturati, terreni argillosi sovraconsolidati e versanti a forte circolazione idrica, dove conviene agire sulla causa anziché sull'effetto.

Quali vantaggi prestazionali offrono le gallerie drenanti?

Aumentano la tensione efficace e la resistenza al taglio lungo le superfici di scorrimento, incrementando il fattore di sicurezza in modo permanente e senza pompaggio continuo. Agiscono sulla causa idrogeologica, offrono benefici duraturi e possono fungere da accesso per monitoraggio, indagini e consolidamenti successivi.

Come si progetta il sistema galleria–dreni radiali?

La galleria opera da collettore centrale; da essa partono dreni sub-orizzontali e sub-verticali disposti a ventaglio verso le zone più permeabili e pressurizzate, con lunghezze talvolta superiori a 300÷500 m. Il posizionamento deriva dal modello idrogeologico del versante e dalla geometria della superficie di scorrimento. [Verificare valori di interasse, diametro e portata di progetto].

Quali controlli e manutenzione richiedono nel tempo?

L'effetto stabilizzante si sviluppa in fasi (drenaggio iniziale, formazione del cono di depressione, nuovo equilibrio dopo alcuni anni), quindi va monitorato con piezometri, inclinometri ed estensimetri, idealmente integrati in un Early Warning System. Sono necessari ispezioni periodiche dei dreni, controllo dell'efficienza drenante e verifica delle soglie di allarme.

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