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La Gestione Informativa Digitale nella domanda pubblica tra mercificazione e acculturamento

La Gestione Informativa Digitale non coincide con l’acquisto di modelli BIM o servizi esterni. Per applicare realmente il Codice dei Contratti, le stazioni appaltanti devono sviluppare competenze, processi e architetture dei dati capaci di accompagnare l’intero ciclo di vita dell’opera.

La Gestione Informativa Digitale richiesta dal Codice dei Contratti Pubblici presuppone che stazioni appaltanti ed enti concedenti governino dati, responsabilità e processi lungo il ciclo di vita dell’opera. Non può quindi essere ridotta alla produzione di modelli BIM tridimensionali o alla completa esternalizzazione delle funzioni strategiche. L’articolo distingue il supporto operativo al RUP dalla consulenza organizzativa e richiama il ruolo di ontologie, dizionari dei dati, knowledge graph e continuità informativa.


Contratti pubblici digitali: il vero nodo non è il BIM, ma la continuità informativa

Le richieste cogenti in tema di Gestione Informativa Digitale previste dal Codice dei Contratti Pubblici sono state effettivamente comprese e condivise dalle stazioni appaltanti e dagli enti concedenti?

Se considerate nella loro totalità le committenze pubbliche, la risposta, nonostante i lodevoli sforzi di SNA per l’azione formativa tesa alla qualificazione delle stazioni appaltanti, deve essere recisamente negativa, per una serie di ragioni, in parte comprensibili.

Professor Angelo Ciribini.
Professor Angelo Ciribini. (Ingenio)

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A questa criticità può essere fatto fronte con processi di completa esternalizzazione delle funzioni, inerenti al livello dell’organizzazione e del procedimento tecnico-amministrativo, tagliando un nodo gordiano? Anche in questo caso, la risposta deve essere negativa, con l’aggiunta di alcune aggravanti che, nel medio periodo, potrebbero rivelarsi devastanti.

Prima di tutto, non è corretto confondere servizi di supporto al singolo Responsabile Unico del Progetto con servizi strategici di consulenza organizzativa.

In secondo luogo, non esiste una metodologia BIM consolidata, bensì esiste il tentativo di formalizzare processi digitalizzati incentrati sui dati grazie all’Information Management a scala internazionale.

In terzo luogo, la nozione di modello informativo è stata completamente ridisegnata dalla revisione delle norme internazionali della serie EN ISO 19650, che saranno pubblicate nel prossimo futuro, tanto che persino la terminologia convenzionale (da OIR a PIR) sarà fondamentalmente ridisegnata, poiché l’oggetto dei dati e delle informazioni, che non risiede più esclusivamente nei tradizionali modelli informativi (in realtà, spesso solo mere rappresentazioni tridimensionali), non è più incentrato sul Progetto (sul procedimento tecnico-amministrativo), bensì sul ciclo di vita dell’opera.

A partire da una nozione di modello informativo impostata su KB Graph, DB Graph, RDF e altro, occorre condividere ontologie e modelli di dati, nonché dizionari dei dati, non certo assecondare la produzione casuale dei cosiddetti modelli 3D BIM in una ottica procedurale formalistico documentale di CI, OdGI, PdGI stereotipati.

Le riflessioni che si stanno conducendo sul piano comunitario e internazionale sulla definizione di contenitore informativo sono eloquenti: altrettanto le ipotesi sulla modellazione dei processi informativi o decisionali da semi automatizzare.

Non si rende un buon servizio al settore e al Paese se non si predeterminano architetture semantiche, se non si procede a introdurre nell’ecosistema digitale dei contratti pubblici un sistema integrato per la continuità informativa, dalla programmazione economico-sociale degli investimenti pubblici alla gestione patrimoniale: un compito da iniziative interministeriali urgente.

A prescindere dalla perniciosa confusione tra livello organizzativo e procedimentale, esternalizzare le azioni strategiche, dal DOCFAP in poi, significa impedire una progressiva evoluzione professionale del capitale umano all’interno delle stazioni appaltanti e degli enti concedenti, cosicché l’avvento dei sistemi artificiali avanzati causerà la sostituzione e non il potenziamento delle risorse umane delle amministrazioni pubbliche.

Immaginare, poi, che si supportino le stazioni appaltanti nei servizi di verifica del progetto, di direzione dei lavori e di collaudo tecnico-amministrativo in assenza almeno di linee guida ministeriali specifiche rappresenta un grave azzardo, tenendo conto che manchi l’esperienza maturata in questi ambiti, non certo riconducibile a qualche intervento su modellini informativi tridimensionali, senza contare quanto vastò sia ormai l’armamentario digitale.

Solo anime belle potrebbero concentrarsi ora sul 3D BIM, contraddicendo il senso ultimo contenuto nel Codice.

Che, ancora, si coinvolgano soggetti esterni acquisiti a catalogo nelle procedure di affidamento dei contratti pubblici solleva notevoli perplessità, così come sul ruolo di vari soggetti in catene di fornitura al servizio di stazioni appaltanti ignote all’avvio della acquisizione dei servizi nei confronti delle controparti contrattuali professionali e imprenditoriali.

Non è assolutamente condivisibile che, in un passaggio di trasformazione digitale verso l’Intelligenza Artificiale, si proceda a mercificare la Gestione Informativa Digitale. Si rifletta attentamente su questa deriva, antitetica a una rigorosa strategia di digitalizzazione del settore.

Non ci si lamenti poi se la digitalizzazione fallisca o, più probabilmente, apra la strada a intelligenze aliene molto prima del previsto.

Non ci si augura di essere cassandre, ma è davvero un gioco facile.

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